mercoledì 8 febbraio 2012

Di tanto in tanto...

[i fatti] Di tanto in tanto ricevo un numero elevato di visite dall'inghilterra

[l'esperienza]
In passato, coincidenza o meno, nei giorni successivi a queste visite si verificava qualche annuncio da parte di Apple (a onor del vero, non sempre è successo...)

[l'attualità]
Oggi sto ricevendo molte più visite dal Regno Unito che non dall'Italia

[il futuro] Domani proverò a fare qualche ipotesi su lanci o annunci imminenti

Fiori di ghiaccio

Un post un po' interlocutorio, giusto per rievocare la mia passione per la fotografia.
Un mese fa, o giù di lì, il mio paesello è rimasto avvolto nella nebbia per diversi giorni di seguito(bastava spostarsi di 10km o anche meno per ritrovarsi al sole). L'aria umida, unita al freddo intenso, causavano dei forti fenomeni di brinamento, fenomeni che sui rami spogli delle piante causano la formazione di cristalli di ghiaccio simili a fiori di ghiaccio.
La foto è stata realizzata alla seconda giornata di brinamento: dopo una settimana (e prima che tornasse il sole a sciogliere tutto) c'erano praticamente degli agglomerati di ghiaccio molto meno suggestivi ;)
La foto è stata realizzata con l'iPhone, macchina fotografica "di fortuna", sicuramente non paragonabile ad una reflex, ma che in certe occasioni è molto utile e offre una qualità comparabile a quella di molte compatte.

lunedì 6 febbraio 2012

La nicchia di iBooks

Ripresento anche qui un mio articolo uscito giovedì scorso su Punto-Informatico, articolo che, a seguito della nuova e più chiara EULA, potrebbe assumere qualche tono un po' meno "drastico": la nuova licenza dice chiaramente che i contenuti rimangono di proprietà dell'autore e possono essere rivenduti (ovviamente in un formato diverso) in altri luoghi. Questo fa si che un libro possa essere potenzialmente preparato con strumenti indipendenti dalla piattaforma, pubblicato dove e come si vuole, e importato in iBooks solo per customizzazioni volte ad offrire la miglior impaginazioen possibile per l'iPad (perlomeno per chi lo volesse vendere anche su iBookstore). In ogni caso, qui di seguito, l'articolo di settimana scorsa:

Prima di scrivere in merito a questo tema ho raccolto informazioni, pareri, umori, visto le prime recensioni, eseguito di persona alcune prove, e sentiti i giudizi (sia quelli pro che quelli contro). Al di là del numero di articoli che sono già stati pubblicati in merito, questo non è un argomento di facile interpretazione, anche perché coinvolge diversi ambiti e può dar luogo a diverse chiavi di lettura in ognuno di questi settori. Il tema di cui sto parlando è quello scaturito dall'evento durante il quale la Apple ha presentato iBooks Author e l'accordo con gli editori di testi scolastici.

Partiamo da quest'ultimo per una semplice questione di percorso narrativo, e quindi partiamo dall'origine del tutto. In base a quello che ci racconta Walter Isaacson nella sua biografia, Jobs riteneva che il mondo dell'istruzione avesse bisogno di nuovi strumenti di studio e affrontò questo discorso direttamente con Obama. Ovviamente l'attenzione del CEO di Apple sull'argomento non era disinteressata, visto che la proposta verteva sull'utilizzo di iPad in luogo dei libri di testo, con evidente ritorno d'immagine per Apple (oltre che ritorno economico). Quanto possa essere buona l'idea dei libri digitali è difficile dirlo: personalmente credo che sia più importante il contenuto di un libro di testo piuttosto che lo strumento utilizzato dallo studente per fruirne. Sia la versione cartacea che quella digitale hanno i loro pro e contro, ma se il contenuto è di bassa qualità, non sarà certo la multimedialità offerta dal formato digitale a renderlo un buon libro.

Un volume cartaceo è costoso, pesante e soggetto ad usura, ma permette di prendere appunti velocemente con una matita ed è sempre a disposizione, anche dopo 20-30-50 anni (ammesso che non sia troppo usurato, che non sia andato perso, e che i suoi contenuti siano ancora "attuali"). Un libro digitale costa meno (perlomeno grazie agli attuali accordi che Apple è riuscita a raggiungere con gli editori), se ne possono mettere a decine in un iPad da 600g, non è soggetto ad usura, si può effettuare una copia di backup facilmente ed eventualmente duplicare su più iPad associati al medesimo account, nonché scaricare da iCloud tutte le volte che si vuole (perlomeno finché è presente sullo store). Potenzialmente un libro digitale è anche "aggiornabile" dall'editore, sia per correggere eventuali errori sia per aggiornarlo a nuovi contenuti e mantenerlo attuale. Di contro è meno immediato per prendere appunti (anche se gli appunti presi sono più facilmente rintracciabili e consultabili) e non vi è alcuna certezza che, anche solo tra 10 anni, sarà ancora leggibile.

Il dubbio nasce in quanto, nello specifico della proposta di Apple, siamo di fronte ad un formato proprietario che lo lega indissolubilmente ad iPad, a iOS e all'applicazione iBooks 2 (senza considerare la questione dei DRM per i libri venduti su iBookstore), quindi ci sono diverse spade di Damocle sia a livello hardware che software. Sotto questo aspetto un libro digitale è più simile ad un software che non ad un libro vero e proprio in quanto, come il software, è soggetto a requisiti di compatibilità con il sistema sul quale andrà a funzionare. Non è un mistero che molti libri multimediali erano finora venduti come applicazioni, e non come ebook: per esempio Pinocchio o The Elements. È davvero questo il futuro dell'editoria digitale (sia che si parli di testi scolastici che a livello generale)? Messa in questi termini la risposta è no, perché il legame a doppio filo con Apple, con iBookstore e con iPad è troppo forte, così forte che potrebbe anche decretare l'insuccesso dell'operazione messa in piedi da Apple. Per capire meglio questo legame e valutare possibili cambi di strategia da parte di Apple, procediamo con l'analisi prendendo in esame l'altro elemento della catena: iBooks Author.

Questo tool fornito gratuitamente da Apple (utilizzabile solo da chi possiede un Mac con Lion, anche se pare si riesca a farlo andare anche su Snow Leopard) permette di creare dei libri multimediali inserendo immagini, video, oggetti 3D e molte altre cose, soprattutto se si ha dimistichezza con codice HTML e Javascript. Il risultato può essere messo in vendita su iBookstore (ed è l'unica possibilità concessa da Apple se lo si vuole vendere), distribuito gratuitamente attraverso iTunes U, oppure esportato nel formato iBooks per essere distribuito gratuitamente ad altre persone che possiedono un iPad: nelle intenzioni di Apple quest'ultima possibilità potrebbe essere sfruttata dai professori per distribuire dispense ai propri studenti, ammesso che ogni studente abbia un iPad, il che costituisce ancora una volta un vincolo per molti versi inaccettabile.

Se anche la scuola fornisse un iPad in comodato d'uso ai propri studenti come strumento di studio (cosa che in effetti avviene in alcune università USA) ci si potrebbe chiedere se sia giusto che per lo studio venga utilizzato uno strumento chiuso e un formato proprietario. In realtà questa domanda ce la si sarebbe dovuta porre già prima, visto che non tutte le scuole utilizzano sistemi operativi opensource (e relativo software), né c'è libertà totale degli studenti nella scelta dei libri di testo: ma questo è un altro discorso, e cadere dalla padella alla brace non è certo il modo migliore per risolvere la questione. Tornando a parlare più specificatamente del formato, "iBooks" è un formato proprietario ideato da Apple che in un certo senso va a fare concorrenza a ePub3 (standard che in realtà non ha ancora preso piede né a livello di distribuzione né a livello di supporto).

Gli svantaggi di un formato proprietario rispetto ad uno standard sono evidenti a tutti, soprattutto parlando della distribuzione di libri, e ancor più se parliamo di libri di testo: ma se ePub3 non soddisfa ancora tutte le esigenze bisogna trovare un'altra soluzione alternativa. Cosa potrebbe fare Apple in tal senso? Spinta dalle richieste degli utenti e dei potenziali acquirenti dei libri, potrebbe rendere pubbliche le specifiche del suo formato, così che tutti lo possano implementare anche su altri dispositivi o direttamente sul computer. Al momento Apple non ha alcun interesse a fare una cosa del genere visto che la situazione attuale le permette di controllare tutta la catena: dalla realizzazione del libro con un Mac e iBooks Author, alla sua pubblicazione su iBookstore, alla sua fruizione esclusiva attraverso iPad. Finché Apple si troverà in una posizione dominante (posizione che le consente anche di ottenere determinati accordi con gli editori dei libri di testo scolastici) sarà difficile smuoverla.

Se la diffusione dei tablet Android comincerà a diventare importante (così com'è successo nel settore degli smartphone), tutti inizieranno a guardarsi un po' intorno, un po' come successe anni fa con iPod e la musica. Per la musica tutto si è risolto nel migliore dei modi, con l'eliminazione dei DRM e la possibilità di ascoltare ovunque i brani comprati su iTunes: per i libri l'auspicio è che succeda la stessa cosa e che Apple conceda l'apertura del suo formato, perlomeno per la distribuzione gratuita (per la vendita su iBookstore si può anche comprendere che si sia una sorta di rapporto di esclusiva, così come c'è anche sui canali tradizionali tra autore ed editore) oppure che permetta di esportare i libri in ePub 3, sempre per quanto concerne la distribuzione gratuita. Difficile prevedere come andrà a finire, ma la situazione peggiore è quella che non vede alcun cambiamento nella strategia di Apple e che gli editori si trovino a pubblicare due differenti versioni dei loro testi, esattamente come avviene oggi per le applicazioni: si rimarrebbe nell'ipotesi di stallo fatta sopra, ovvero quella per cui un libro digitale realizzato in un formato è proprietario, è più simile ad un software che non ad un libro vero e proprio, cosa assolutamente non auspicabile nell'idea di una libera diffusione della cultura.

Approfondendo ulteriormente il discorso delle dispense: un docente che decidesse di distribuire materiale di studio nel formato iBooks obbligherebbe gli studenti all'utilizzo di iPad (fermo restando la possibilità di iBooks Author di esportare anche in PDF, con i dovuti limiti della multimedialità). Di fatto però già molti corsi universitari distribuiscono lezioni in formato podcast da scaricare attraverso iTunes U (che ora ha un'applicazione dedicata per archiviarli in modo più "ordinato") e, come accennato sopra, negli USA ci sono alcune scuole che forniscono iPad ai propri studenti come strumento didattico: giusta o sbagliata che sia questa soluzione, resta il fatto che in parte è una soluzione già adottata, quindi sollevare la questione adesso è un po' come chiudere il cancello del recinto quando i buoi sono già scappati. Viceversa l'esportazione di un formato aperto (o l'apertura parziale del formato iBooks) consentirebbe quantomeno di eliminare il legame con iPad, permettendo a tutti di poter usufruire delle dispense create da iBooks Author anche con altri tablet, se non direttamente dal computer.

Si tratterebbe di una soluzione più che accettabile per la distribuzione gratuita che non penalizzerebbe gli altri tablet ma favorirebbe comunque i tool e il modello di distribuzione ideato da Apple, con conseguente ritorno d'immagine e possibilità di aumentare il mercato di iBookstore. L'eventualità di diventare monopolisti nella distribuzione di libri scolastici digitali, oltre ad essere utopistica, andrebbe sicuramente incontro a provvedimenti da parte dell'antitrust, quindi Apple farebbe bene a trovare la giusta via di mezzo per gestire al meglio questa situazione.

Infine, al di là del discorso istruzione, iBooks Author può rappresentare una possibilità per chi ha un libro nel cassetto e non è ancora riuscito a trovare un editore che (a torto o a ragione) sia disposto a credere nella sua idea. L'autoproduzione di libri non è certo una novità, ma il sistema messo in piedi da Apple semplifica ulteriormente le cose, annulla i costi (ammesso di avere un Mac) e rende possibile la realizzazione immediata anche di quei libri che sono un po' più complessi di un semplice racconto testuale. Di fatto nemmeno questo sistema è una novità al 100 per cento visto che, restando nel campo delle pubblicazioni digitali, Amazon consente l'autopubblicazione digitale già da diverso tempo, sempre con sistemi più o meno chiusi per la gestione dei diritti che in certe occasioni hanno generato confusione sugli scaffali digitali dedicati al Kindle.

L'entrata in scena di Apple nella vendita di libri ha dapprima cambiato lo scenario (e le percentuali di guadagno) di Amazon, e ora ci si prepara ad una nuova sfida sul fronte dell'autoproduzione: fermo restando che una qualunque di queste scelte si porta dietro problemi DRM. Anzi: se per Amazon c'è qualche possibilità in più di fruizione (con app per i vari tablet e smartphone, o per il computer), per Apple c'è l'ulteriore vincolo di iPad: attualmente i libri realizzati con iBook Author sono formattati ad hoc per iPad e si possono leggere solo col tablet della Mela. In aggiunta a questo, anche i libri venduti sull'iBookstore non si possono leggere né tramite iTunes, né sul Mac, né in altro modo che non sia l'apposita applicazione per iOS, il che è un vincolo troppo forte per immaginare che il futuro dell'editoria digitale si sviluppi in questa direzione.

Per quanto attiene quindi l'autopubblicazione, se lavorare con un editore vero e proprio è cosa totalmente diversa (soprattutto se parliamo di un piccolo editore che collabora direttamente con lo scrittore per una stesura ottimale del libro, o di scrittori di fama che hanno accordi particolari con i grandi editori), è anche vero che il fenomeno della "vanity press" è abbastanza diffuso: iBooks Author, visti tutti i limiti e i vincoli attuali di cui abbiamo parlato sopra non rappresenta al momento nulla di speciale se non l'ennesima alternativa alle possibilità che già esistono. Resta quindi da capire se, passata l'euforia iniziale legata all'effetto novità, il modello di produzione Apple saprà imporsi nel panorama editoriale: o se, invece, iBooks Author non sia destinato a rimanre confinato in una nicchia.

Comportamenti discordanti [from: Tutto in una notte]

Non è che mi diverta a sparare a zero su ciò che non mi piace, ma mi devo riallacciare al mio messaggio di qualche giorno fa, quello sugli inaspettati consumi notturni del Samsung Galaxy S, per chiudere il discorso evidenziando un comportamento veramente anomalo.

Inizialmente sembrava che eliminando la sincronizzazione notturna della posta il problema si fosse risolto: la prima notte c'è stato un calo di batteria "solo" del 5%, non pochissimo rispetto al 1%-2% dell'iPhone, ma comunque accettabile.
La seconda notte invece la batteria è passata dal 59% al 36%: un calo del 23% in sette ore, senza alcun utilizzo, e col telefono in modalità offline, a mio avviso è assolutamente inaccettabile, anche se probabilmente in quel caso non avevo liberato la memoria.
La terza notte invece è successa la cosa più strana: il consumo notturno è stato bassissimo, dal 69% al 68%, ma 5-10 minuti dopo la riattivazione è letteralmente crollato al 56%: cosa mai sarà successo per consumare il 12% in pochi minuti? come se non bastasse, poco dopo pranzo (quindi dopo circa 6 ore) dal 56% me lo ritrovo quasi completamente scarico, e avevo fatto una sola telefonata di un minuto e mezzo (per la precisione un minuto e 26 secondi): boh...
La quarta e la quinta notte sembrava che tutto si fosse risolto nel migliore dei modi: avendo l'accortezza di liberare la memoria mi sono ritrovato la mattina seguente senza cali apprezzabili (rispettivamente dal 48% al 46% e dal 71% al 70%) ma stanotte siamo ritornati nel campo dell'ignoto... memoria liberata e telefono messo offline alle 23:00 circa mentre l'indicazione stava al 38%; stamattina alle 7:00, me lo ritrovo al 6% con allarme che mi dice di collegare subito il telefono al caricabatterie... -32% in una situazione in cui non avrebbe dovuto fare nulla!!!

A 'sto punto ci rinuncio: ho già sprecato troppo tempo senza giungere a nessuna conclusione. Il Galaxy S, durante la notte, verrà spento (con buona pace per tutti) e la smetterò pure di farmi certe domande sull'oggetto in questione, sperando che la prossima esperienza con un device Android sia più positiva...

(tra parentesi, qualcuno dovrebbe spiegarmi come mai con la percentuale al 35%, o giù di lì, l'indicatore grafico che sta nella barra in alto sembra indicare una carica maggiore del 50%...)

mercoledì 1 febbraio 2012

[cs] Active Presenta ModaStore versione 4.0

[comunicato stampa]

Con ModaStore tutte le fasi della gestione di un negozio di moda vengono semplificate ed il gestore ha sempre sott'occhio tutto quello che avviene nel negozio.

ModaStore permette di ottimizzare al meglio la rotazione del magazzino e conseguentemente di limitare gli esuberi di budget ordinato a discapito di un buon rendimento delle scorte.

Il programma usa un modo semplice ed intuitivo per gestire le taglie ed i colori. Si presta in modo particolare all'utilizzo in tutti i negozi di abbigliamento e calzature che, per loro natura, sono particolarmente sensibili alla moda e quindi al look dei computer Apple.

ModaStore permette di ottimizzare al meglio la rotazione del magazzino e conseguentemente di limitare gli esuberi di budget ordinato a discapito di un buon rendimento delle scorte.

ModaStore permette di gestire il magazzino partendo dagli ordini. Una volta inserito l'ordine inizierà a prendere corpo il futuro budget di acquisto stagionale.

Alcune importanti stampe dell'ordinato (stagionali o annuali, per tipologie merceologiche o per marchi) permettono con certezza di sapere quanto si andrà a spendere tra sei mesi alla consegna della merce ordinata per la prossima stagione. La cosa è importantissima: fissato un budget di acquisto, ecco che giorno dopo giorno esso prende forma.

Il programma usa un modo semplice ed intuitivo per gestire le taglie ed i colori. Si presta in modo particolare all'utilizzo in tutti i negozi di abbigliamento e calzature che, per loro natura, sono particolarmente sensibili alla moda e quindi al look dei computer Apple.

ModaStore nella versione Centro permette la gestione di un unico negozio. Può essere collegato alla versione ModaStore Perifierico per la gestione di una catena di negozi.

ModaStore gira su piattaforme AppleMacintosh e Windows.

Da da questa pagina è possibile scaricare un demo della nuova versione.

Per ulteriori informazioni sul programma, clicca qui.