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sabato 22 dicembre 2012

I numeri, bisogna saperli leggere...


...e le verità non vanno raccontate solo a metà.

Qualche giorno fa uscì la notizia (uno studio realizzato da MoPro) che la pubblicazione di Google Maps sull'App Store, avesse provocato una forte impennata nell'adozione di iOS6, addirittura del 29%.

Apriti cielo!!!

Ve li immaginate i soliti detrattori, quelli il cui unico (triste) scopo nella vita è contestare Apple, quelli che per settimane hanno spalato m**** sulle nuove mappe di iOS, come hanno accolto questa notizia? Come se davvero ci fosse così tanta gente che non aveva aggiornato iOS a causa delle mappe di Apple; sicuramente c'è anche chi ha fatto questo ragionamento, ma vi assicuro (per "interviste" dirette) che molta gente non ha nemmeno capito che la nuova applicazione delle mappe ha la cartografia di Apple e non più quella di Google...

In ogni caso, come ho già avuto modo di evidenziare altre volte, i numeri delle statistiche bisogna saperli leggere, altrimenti possono dare informazioni "truffaldine"...

Pare (non avendo approfondito più di tanto, non mi pronuncio, per non cadere nell'errore opposto) che l'incremento registrato da MoPro non sia da mettere in relazione con la pubblicazione di Google Maps, ma piuttosto con il lancio dell'iPhone 5 in Cina (e anche lì ci sarebbero dei dati su cui discutere, ma non oggi) e la riprova starebbe nel fatto che, un altro studio realizzato da Chitika, evidenzia che se si limita la statistica ai mercati di USA e Canada non si registra alcun picco di adozione di iOS6 (lo studio di MoPro invece era a livello mondiale, quindi includeva anche i 2 milioni di iPhone 5 venduti nel primo week-end cinese).

Da parte mia posso dire che in realtà neanche lo studio di Chitika può avere una valenza assoluta, perché USA e Canada sono i due paesi dove probabilmente le mappe di Apple hanno riscontrato il minor numero di problemi, soprattutto per quanto riguarda i punti di interesse... ma pensate che qualcuno dei detrattori di cui sopra abbia avuto la decenza di pubblicare anche questo secondo studio? Evidentemente per qualcuno la verità non sta nel mezzo, ma sta solo nella metà che vi racconta... 


giovedì 8 marzo 2012

Nuovo iPad, fine delle chiacchiere

Di seguito il mio commento all'evento di ieri (articolo pubblicato oggi su Punto-Informatico)

L'attesa che si genera intorno alla presentazione di nuovi prodotti Apple è diventata ormai un rituale che si consuma attraverso un procedimento quasi standard. Molti mesi prima iniziano rumor in grado di dire tutto e il contrario di tutto (l'argomento "rumor" rilancia le visite dei siti), si stimano date a ripetizione per il lancio del prodotto (un po' come in una danza della pioggia in cui tutti ballano finché piove, e a nessuno viene in mente che la danza funziona semplicemente perché si continua a ballare finché l'evento si è presentato), e infine ci si divide in due dopo il lancio: da un lato quelli che plaudono sempre e comunque, dall'altro quelli che si lamentano sempre e comunque.

In mezzo sfumature indefinite di chi crede che un prodotto sia migliore o peggiore semplicemente in base al fatto che abbia incrementato o meno la numerazione del nome. Per tentare di fugare ogni possibile discussione in merito, Apple ha deciso di eliminare ogni numero dal nome del nuovo iPad, scelta quantomeno inconsueta ma che rientra in una logica di definizione di prodotto che lo avvicina maggiormente ai Mac, che non hanno alcuna numerazione.

Al di là delle questioni sul nome, l'evento di presentazione del nuovo iPad è stata una delle migliori dimostrazioni di questo rituale: i primi annunci risalgono addirittura allo scorso autunno, anzi, ancora prima, perché nell'autunno del 2011 ci sarebbe dovuto essere il lancio di iPad 3 con display Retina, o perlomeno questo è quello che pensavano i delusi di iPad 2, quelli che avrebbero voluto lo schermo ad altissima risoluzione un anno fa (quanto tecnicamente non era ancora disponibile, e probabilmente nemmeno gestibile a livello di potenza del processore). Tra indiscrezioni, mockup, foto di pezzi di ricambio più o meno ufficiali (forse trafugati da qualche magazzino), notizie frammentarie dei fornitori delle singole parti (da prendere sempre con le pinze) e le immancabili nuove custodie, si è così giunti all'annuncio ufficiale del 7 marzo. Ma anche questo non è bastato a placare dicerie e supposizioni, perché la foto dell'invito mostrava un pezzo di iPad senza tasto home, dettaglio che ha scatenato ulteriori inutili discussioni in merito (con tanto di misure sulle distanze tra le icone del dock o la loro corrispondenza con l'immagine di sfondo, per capire se iPad potesse veramente aver perso l'unico tasto fisico a disposizione).

In gni caso, giunta l'ora dell'evento Tim Cook ha presentato al mondo il nuovo iPad rispettando in tutto e per tutto le aspettative: processore grafico quad-core per gestire al meglio il Retina Display da 2048x1536, fotocamera posteriore da 5 Mpixel (ma senza flash) con capacità di registrazione di video a 1080p, connettività LTE, stessa autonomia, e stesso prezzo di iPad 2 (che resterà in vendita a un prezzo ribassato). Inoltre, anche Apple TV è stata aggiornata con un nuovo modello dotato di processore A5 single core (quindi di potenza inferiore rispetto ad iPad 2 e iPhone 4S) e uscita video fullHD, a differenza del modello precedente che offriva solo un'uscita video 720p. Infine, l'atteso aggiornamento di iOS alla versione 5.1, passo quasi obbligato per supportare il nuovo hardware, è occasione per correggere qualche bug e inserire qualche nuova funzionalità (per esempio il linguaggio giapponese in Siri, la possibilità di dettare del testo nelle lingue conosciute da Siri, il riconoscimento facciale multiplo per la fotocamera e altri piccoli dettagli). Restando sul software c'è stato l'aggiornamento di numerose applicazioni, tra cui Garageband (che acquista la possibilità di sincronizzare più dispostivi per suonare contemporaneamente diversi strumenti) e iMovie, ma la novità maggiore è la comparsa di iPhoto in versione iOS, una versione che ha ben poco da invidiare alla controparte per Mac e che evidenzia in modo chiaro la volontà di Apple di spingere iPad come fulcro della cosiddetta "era post-PC".

Tirando le somme, quanto è innovativo il nuovo iPad? Sicuramente un display a risoluzione così elevata accontenterà chi lo utilizza per leggere, nonostante e-ink sia considerata ancora la tecnologia migliore per leggere a lungo senza stancare la vista. Del processore, onestamente, credo che non debba importare più di tanto il fatto che sia un A5X piuttosto che un A6: l'importante è che fornisca prestazioni adeguate al sistema e alle applicazioni, senza penalizzare l'autonomia; non è ancora chiaro se l'Apple A5X sfrutti già l'architettura Macroscalar recentemente brevettata da Apple, ma è lecito pensare che questa novità verrà introdotta da Apple solo nelle prossime generazioni di processori.

Se dal punto di vista dell'hardware c'è poco da dire (o ridire), dal punto di vista del software iOS 5.1 non aggiunge molto al sistema che già conosciamo, né va ad implementare quelle funzionalità che ancora mancano e che rendono quasi d'obbligo, per esempio, l'utilizzo di App di terze parti per gestire più liberamente lo scambio dei documenti tra le varie applicazioni (per esempio utilizzando Phone Drive e Dropbox). C'è anche da dire che iOS 5.1 non è e non vuole essere una major release, quindi non è detto che iOS 6 (già intravisto in circolazione) non possa portare aria nuova anche sotto questo aspetto, e magari dare anche una maggiore libertà di gestione delle proprie librerie su iOS. Per gli utenti italiani inoltre c'è qualche cruccio in più legato al lancio in differita (anche se ritardato di una sola settimana) e alla mancata integrazione della lingua italiana in Siri, integrazione che comunque è prevista entro il 2012.

lunedì 6 febbraio 2012

La nicchia di iBooks

Ripresento anche qui un mio articolo uscito giovedì scorso su Punto-Informatico, articolo che, a seguito della nuova e più chiara EULA, potrebbe assumere qualche tono un po' meno "drastico": la nuova licenza dice chiaramente che i contenuti rimangono di proprietà dell'autore e possono essere rivenduti (ovviamente in un formato diverso) in altri luoghi. Questo fa si che un libro possa essere potenzialmente preparato con strumenti indipendenti dalla piattaforma, pubblicato dove e come si vuole, e importato in iBooks solo per customizzazioni volte ad offrire la miglior impaginazioen possibile per l'iPad (perlomeno per chi lo volesse vendere anche su iBookstore). In ogni caso, qui di seguito, l'articolo di settimana scorsa:

Prima di scrivere in merito a questo tema ho raccolto informazioni, pareri, umori, visto le prime recensioni, eseguito di persona alcune prove, e sentiti i giudizi (sia quelli pro che quelli contro). Al di là del numero di articoli che sono già stati pubblicati in merito, questo non è un argomento di facile interpretazione, anche perché coinvolge diversi ambiti e può dar luogo a diverse chiavi di lettura in ognuno di questi settori. Il tema di cui sto parlando è quello scaturito dall'evento durante il quale la Apple ha presentato iBooks Author e l'accordo con gli editori di testi scolastici.

Partiamo da quest'ultimo per una semplice questione di percorso narrativo, e quindi partiamo dall'origine del tutto. In base a quello che ci racconta Walter Isaacson nella sua biografia, Jobs riteneva che il mondo dell'istruzione avesse bisogno di nuovi strumenti di studio e affrontò questo discorso direttamente con Obama. Ovviamente l'attenzione del CEO di Apple sull'argomento non era disinteressata, visto che la proposta verteva sull'utilizzo di iPad in luogo dei libri di testo, con evidente ritorno d'immagine per Apple (oltre che ritorno economico). Quanto possa essere buona l'idea dei libri digitali è difficile dirlo: personalmente credo che sia più importante il contenuto di un libro di testo piuttosto che lo strumento utilizzato dallo studente per fruirne. Sia la versione cartacea che quella digitale hanno i loro pro e contro, ma se il contenuto è di bassa qualità, non sarà certo la multimedialità offerta dal formato digitale a renderlo un buon libro.

Un volume cartaceo è costoso, pesante e soggetto ad usura, ma permette di prendere appunti velocemente con una matita ed è sempre a disposizione, anche dopo 20-30-50 anni (ammesso che non sia troppo usurato, che non sia andato perso, e che i suoi contenuti siano ancora "attuali"). Un libro digitale costa meno (perlomeno grazie agli attuali accordi che Apple è riuscita a raggiungere con gli editori), se ne possono mettere a decine in un iPad da 600g, non è soggetto ad usura, si può effettuare una copia di backup facilmente ed eventualmente duplicare su più iPad associati al medesimo account, nonché scaricare da iCloud tutte le volte che si vuole (perlomeno finché è presente sullo store). Potenzialmente un libro digitale è anche "aggiornabile" dall'editore, sia per correggere eventuali errori sia per aggiornarlo a nuovi contenuti e mantenerlo attuale. Di contro è meno immediato per prendere appunti (anche se gli appunti presi sono più facilmente rintracciabili e consultabili) e non vi è alcuna certezza che, anche solo tra 10 anni, sarà ancora leggibile.

Il dubbio nasce in quanto, nello specifico della proposta di Apple, siamo di fronte ad un formato proprietario che lo lega indissolubilmente ad iPad, a iOS e all'applicazione iBooks 2 (senza considerare la questione dei DRM per i libri venduti su iBookstore), quindi ci sono diverse spade di Damocle sia a livello hardware che software. Sotto questo aspetto un libro digitale è più simile ad un software che non ad un libro vero e proprio in quanto, come il software, è soggetto a requisiti di compatibilità con il sistema sul quale andrà a funzionare. Non è un mistero che molti libri multimediali erano finora venduti come applicazioni, e non come ebook: per esempio Pinocchio o The Elements. È davvero questo il futuro dell'editoria digitale (sia che si parli di testi scolastici che a livello generale)? Messa in questi termini la risposta è no, perché il legame a doppio filo con Apple, con iBookstore e con iPad è troppo forte, così forte che potrebbe anche decretare l'insuccesso dell'operazione messa in piedi da Apple. Per capire meglio questo legame e valutare possibili cambi di strategia da parte di Apple, procediamo con l'analisi prendendo in esame l'altro elemento della catena: iBooks Author.

Questo tool fornito gratuitamente da Apple (utilizzabile solo da chi possiede un Mac con Lion, anche se pare si riesca a farlo andare anche su Snow Leopard) permette di creare dei libri multimediali inserendo immagini, video, oggetti 3D e molte altre cose, soprattutto se si ha dimistichezza con codice HTML e Javascript. Il risultato può essere messo in vendita su iBookstore (ed è l'unica possibilità concessa da Apple se lo si vuole vendere), distribuito gratuitamente attraverso iTunes U, oppure esportato nel formato iBooks per essere distribuito gratuitamente ad altre persone che possiedono un iPad: nelle intenzioni di Apple quest'ultima possibilità potrebbe essere sfruttata dai professori per distribuire dispense ai propri studenti, ammesso che ogni studente abbia un iPad, il che costituisce ancora una volta un vincolo per molti versi inaccettabile.

Se anche la scuola fornisse un iPad in comodato d'uso ai propri studenti come strumento di studio (cosa che in effetti avviene in alcune università USA) ci si potrebbe chiedere se sia giusto che per lo studio venga utilizzato uno strumento chiuso e un formato proprietario. In realtà questa domanda ce la si sarebbe dovuta porre già prima, visto che non tutte le scuole utilizzano sistemi operativi opensource (e relativo software), né c'è libertà totale degli studenti nella scelta dei libri di testo: ma questo è un altro discorso, e cadere dalla padella alla brace non è certo il modo migliore per risolvere la questione. Tornando a parlare più specificatamente del formato, "iBooks" è un formato proprietario ideato da Apple che in un certo senso va a fare concorrenza a ePub3 (standard che in realtà non ha ancora preso piede né a livello di distribuzione né a livello di supporto).

Gli svantaggi di un formato proprietario rispetto ad uno standard sono evidenti a tutti, soprattutto parlando della distribuzione di libri, e ancor più se parliamo di libri di testo: ma se ePub3 non soddisfa ancora tutte le esigenze bisogna trovare un'altra soluzione alternativa. Cosa potrebbe fare Apple in tal senso? Spinta dalle richieste degli utenti e dei potenziali acquirenti dei libri, potrebbe rendere pubbliche le specifiche del suo formato, così che tutti lo possano implementare anche su altri dispositivi o direttamente sul computer. Al momento Apple non ha alcun interesse a fare una cosa del genere visto che la situazione attuale le permette di controllare tutta la catena: dalla realizzazione del libro con un Mac e iBooks Author, alla sua pubblicazione su iBookstore, alla sua fruizione esclusiva attraverso iPad. Finché Apple si troverà in una posizione dominante (posizione che le consente anche di ottenere determinati accordi con gli editori dei libri di testo scolastici) sarà difficile smuoverla.

Se la diffusione dei tablet Android comincerà a diventare importante (così com'è successo nel settore degli smartphone), tutti inizieranno a guardarsi un po' intorno, un po' come successe anni fa con iPod e la musica. Per la musica tutto si è risolto nel migliore dei modi, con l'eliminazione dei DRM e la possibilità di ascoltare ovunque i brani comprati su iTunes: per i libri l'auspicio è che succeda la stessa cosa e che Apple conceda l'apertura del suo formato, perlomeno per la distribuzione gratuita (per la vendita su iBookstore si può anche comprendere che si sia una sorta di rapporto di esclusiva, così come c'è anche sui canali tradizionali tra autore ed editore) oppure che permetta di esportare i libri in ePub 3, sempre per quanto concerne la distribuzione gratuita. Difficile prevedere come andrà a finire, ma la situazione peggiore è quella che non vede alcun cambiamento nella strategia di Apple e che gli editori si trovino a pubblicare due differenti versioni dei loro testi, esattamente come avviene oggi per le applicazioni: si rimarrebbe nell'ipotesi di stallo fatta sopra, ovvero quella per cui un libro digitale realizzato in un formato è proprietario, è più simile ad un software che non ad un libro vero e proprio, cosa assolutamente non auspicabile nell'idea di una libera diffusione della cultura.

Approfondendo ulteriormente il discorso delle dispense: un docente che decidesse di distribuire materiale di studio nel formato iBooks obbligherebbe gli studenti all'utilizzo di iPad (fermo restando la possibilità di iBooks Author di esportare anche in PDF, con i dovuti limiti della multimedialità). Di fatto però già molti corsi universitari distribuiscono lezioni in formato podcast da scaricare attraverso iTunes U (che ora ha un'applicazione dedicata per archiviarli in modo più "ordinato") e, come accennato sopra, negli USA ci sono alcune scuole che forniscono iPad ai propri studenti come strumento didattico: giusta o sbagliata che sia questa soluzione, resta il fatto che in parte è una soluzione già adottata, quindi sollevare la questione adesso è un po' come chiudere il cancello del recinto quando i buoi sono già scappati. Viceversa l'esportazione di un formato aperto (o l'apertura parziale del formato iBooks) consentirebbe quantomeno di eliminare il legame con iPad, permettendo a tutti di poter usufruire delle dispense create da iBooks Author anche con altri tablet, se non direttamente dal computer.

Si tratterebbe di una soluzione più che accettabile per la distribuzione gratuita che non penalizzerebbe gli altri tablet ma favorirebbe comunque i tool e il modello di distribuzione ideato da Apple, con conseguente ritorno d'immagine e possibilità di aumentare il mercato di iBookstore. L'eventualità di diventare monopolisti nella distribuzione di libri scolastici digitali, oltre ad essere utopistica, andrebbe sicuramente incontro a provvedimenti da parte dell'antitrust, quindi Apple farebbe bene a trovare la giusta via di mezzo per gestire al meglio questa situazione.

Infine, al di là del discorso istruzione, iBooks Author può rappresentare una possibilità per chi ha un libro nel cassetto e non è ancora riuscito a trovare un editore che (a torto o a ragione) sia disposto a credere nella sua idea. L'autoproduzione di libri non è certo una novità, ma il sistema messo in piedi da Apple semplifica ulteriormente le cose, annulla i costi (ammesso di avere un Mac) e rende possibile la realizzazione immediata anche di quei libri che sono un po' più complessi di un semplice racconto testuale. Di fatto nemmeno questo sistema è una novità al 100 per cento visto che, restando nel campo delle pubblicazioni digitali, Amazon consente l'autopubblicazione digitale già da diverso tempo, sempre con sistemi più o meno chiusi per la gestione dei diritti che in certe occasioni hanno generato confusione sugli scaffali digitali dedicati al Kindle.

L'entrata in scena di Apple nella vendita di libri ha dapprima cambiato lo scenario (e le percentuali di guadagno) di Amazon, e ora ci si prepara ad una nuova sfida sul fronte dell'autoproduzione: fermo restando che una qualunque di queste scelte si porta dietro problemi DRM. Anzi: se per Amazon c'è qualche possibilità in più di fruizione (con app per i vari tablet e smartphone, o per il computer), per Apple c'è l'ulteriore vincolo di iPad: attualmente i libri realizzati con iBook Author sono formattati ad hoc per iPad e si possono leggere solo col tablet della Mela. In aggiunta a questo, anche i libri venduti sull'iBookstore non si possono leggere né tramite iTunes, né sul Mac, né in altro modo che non sia l'apposita applicazione per iOS, il che è un vincolo troppo forte per immaginare che il futuro dell'editoria digitale si sviluppi in questa direzione.

Per quanto attiene quindi l'autopubblicazione, se lavorare con un editore vero e proprio è cosa totalmente diversa (soprattutto se parliamo di un piccolo editore che collabora direttamente con lo scrittore per una stesura ottimale del libro, o di scrittori di fama che hanno accordi particolari con i grandi editori), è anche vero che il fenomeno della "vanity press" è abbastanza diffuso: iBooks Author, visti tutti i limiti e i vincoli attuali di cui abbiamo parlato sopra non rappresenta al momento nulla di speciale se non l'ennesima alternativa alle possibilità che già esistono. Resta quindi da capire se, passata l'euforia iniziale legata all'effetto novità, il modello di produzione Apple saprà imporsi nel panorama editoriale: o se, invece, iBooks Author non sia destinato a rimanre confinato in una nicchia.

lunedì 30 gennaio 2012

Un'anno di Mac App Store

Un'anno fa, a inizio gennaio, nasceva il Mac App Store, ovvero l'omologo per Mac (cioé per OS X) dell'iTunes App Store, il negozio di applicazioni per iPhone, iPod touch e iPad inaugurato nell'estate del 2008.
Nonostante gli annunci in pompa magna di Apple, il Mac App Store nasceva un po' in sordina per la preoccupazione che potesse diventare l'unico sistema per installare software sul proprio computer, un vincolo ritenuto da molti troppo stringente. La preoccupazione è aumentata quando Apple ha deciso di imporre agli sviluppatori l'ulteriore vincolo della della sandbox
per tutti i software che verranno pubblicati sullo store ma, almeno per il momento, questa preoccupazione si è rivelata infondata: il software rimane sempre installabile anche attraverso i metodi più "tradizionali" (che quindi non devono sottostare al vincolo della sandbox) e semmai Apple dovesse prendere una decisione così drastica, discuteremo degli pro e dei contro di questa decisione, nonché del cambiamento di rotta preso da Apple. Una situazione di questo tipo potrebbe significare l'addio definitivo al mondo professionale, che già ultimamente sembra godere di minori attenzioni rispetto al passato, quando Apple produceva anche gli Xserve... o forse la casa di Cupertino ha deciso semplicemente di rivolgersi ad una diversa tipologia di professionisti (basti pensare al cambiamento introdotto con Final Cut X).

Ma torniamo all'argomento principale: il Mac App Store. Un'anno fa, dicevamo, il negozio di Apple partiva al rallentatore, anche se già da subito non mancarono casi eclatanti di software in grado di fare la fortuna dei proprio sviluppatori, uno su tutti l'ottimo Pixelmator, software di fotoritocco in grado di accontenare anche gli utenti più esigenti (e forse anche qualche piccolo professionista) senza chiamare in causa prodotti ben più costosi. Al di là del mio giudizio su Pixelmator, il Mac App Store è andato via via crescendo di giorno in giorno conquistando un numero sempre maggiore di sviluppatori. Molti software (in particolare i giochi di maggior successo) derivano direttamente dalle versioni omologhe per iOS, e questo costituisce un enorme vantaggio per chi sviluppa software: non che basti una ricomplata per rendere il prodotto universale, anzi, spesso c'è molto da lavorare per fare il porting da iOS a OS X, ma se parte del lavoro è già stata fatta, e si può contare su un veicolo sicuro di distribuzione (tutti i Mac-user hanno il Mac App Store installato dove cercare facilmente il software di cui hanno bisogno) la voglia di produrre software per Mac aumenta... Penso di poter affermare con tutta certezza che, grazie al Mac App Store, mai come in questo momento il Mac abbia avuto tanto software disponibile, forse non ancora per tutti i compiti, ma sicuramente per tutte le tasche... si, perché un altro vantaggio del Mac App Store è che la forte concorrenza, unita alle grandi possibilità di realizzare buoni numeri di vendita, ha portato ad un livellamento verso il basso dei costi, anche se non così spinto come accade per iOS (ma dopotutto gli "iDevice" vendono quasi dieci volte tanto rispetto ai Mac).

Il Mac App Store offre poi anche dei vantaggi indiretti agli utenti: il software acquistato col proprio account si può installare su più macchine (sempre che siano associate al medesimo account) può essere riscaricato tutte le volte che serve, si viene automaticamente avvisati ad ogni aggiornamento, e non porta con se nessuna complicazione di licenza, numeri seriali, chiavi hardware, attivazioni via internet, chiamate ai call center o altre amenità utili solo ad infastidire chi compra il software regolarmente (perché chi lo copia illegalmente, oltre a non averlo pagato, non deve neppure subirsi tutte queste trafile...)

Cosa significa tutto ciò? Apple ha fatto segno un'altra volta prendendo non solo due, ma tre piccioni con una fava: fidelizza gli sviluppatori, aumenta il parco software in grado di attiare nuovi clienti (che a loro volta vengono fidelizzati grazie al software associato al loro account) e fa cassa col il 30% dei ricavi. Con un tale circolo vizioso non ci sarebbe troppo da stupirsi se in futuro dovesse davvero decidere di "isolare" il Mac dal resto del mondo creando qualcosa che di fatto sarebbe un enorme iPhone (visto che già l'iPad è una sorta di "grosso iPhone") ma una soluzione del genere implicherebbe la convergenza dei due mondi, cosa che non può essere fatta da un momento all'altro, e soprattutto eventualità che porterebbe a delle grosse problematiche. L'esempio più banale è proprio quello relativo allo sviluppo: su iOS non è possibile "compilare codice" quindi se anche il Mac diventasse un grosso sistema iOS, chi svilupperebbe le applicazioni? Dando per scontato che Apple non voglia introdurre troppe complicazioni in iOS, va da sè che il Mac dovrebbe continuare a conservare le dovute differenze e una certa autonomia, pur andando magari a convergere su alcuni aspetti dell'interfaccia. Questo significa che il Mac App Store non diventerà mai l'unico veicolo per installare software? Purtroppo no, però ci sono delle buone probabilità per sperare che le cose rimarranno grossomodo come sono ora, e per il momento godiamoci la possibilità di avere sempre più software a disposizione; probabilmente qualche risposta in più l'avremo quando si inizierà a parlare del successore di Lion.

giovedì 19 gennaio 2012

2 cose brevi

La prima è un CVD su quello che ho postato stamattina (che, ad onor del vero, avevo preparato qualche giorno fa e messo in programmazione per stamane). Nel caso vi fosse sfuggito, Apple ha appena presentato un software per Mac per realizzare libri interattivi e multimediali, libri che saranno visualizzabili sugli iDevice grazie ad una nuova versione di iBooks.

La seconda è che oggi è uscito un mio articolo su Punto-Informatico che parla dei risultati fiscali degli ultimi 5 anni di Apple, articolo che riporterò anche qui un pezzo per volta (vista la lunghezza).

Apple-mania...

Apple ci ha abituato alle sue manie, che periodicamente variano introducendo nuovi elementi nel suo ecosistema.

Tutto iniziò verso la fine del 1999 con iMovie, software per montare i filmati importati dalla propria videocamera DV tramite la firewire (che tutti i Mac, o quasi, avevano, ma ben pochi PC ne erano dotati). Da iMovie si passava poi a iDVD, e col passaere degli anni iMovie ha acquisito la capacità di montare filmati in HD, si è completamente rinnovato come intefaccia, ed è arrivato anche su iOS.

Poi arrivò l'iPod e l'era delle musica, con tanto di iTunes Music Store. Per chi la musica non la vuole solo ascoltare ma anche creare, più tardi arriva anche Garageband, anch'esso disponibile pure su iOS.

Dopo video e musica, è l'ora delle foto: iPhoto (l'abbiamo visto ieri in occasione dell'appuntamento con "10 anni fa") arriva nel 2002, e molti anni dopo viene affiancato da Aperture. Ma non solo: l'iPhone, che inizialmente sembra snobbare l'argomento, di modello in modello monta fotocamere sempre migliori e include la possibilità di scattare foto HDR.

Per chi non si accontenta, Apple mette nelle mani di tutti la possibilità di sviluppare applicazioni con Xcode: non solo mania delle App acquistate, ma anche mania di sviluppo che si traduce in un esplosione di applicazioni sull'App Store (purtroppo con qualche ripercussione anche sulla qualità).

Oggi la novità potrebbe riguardare il campo dell'editoria: pare che Apple si prepari a lanciare un tool per la creazione di libri digitali. Se fosse qualcosa alla portata di tutti, potrebbe significare che ognuno potrà scrivere il proprio libro e pubblicarlo sull'AppStore... assisteremo ad una nuova mania?

PS: dall'analisi sono stati volutamente esclusi i software professionali (a parte un breve accenno ad Aperture) meno soggetti alle manie.

giovedì 15 dicembre 2011

[cs] Active nel mondo con App Store

[comunicato stampa]

Active Software è una azienda che produce in Italia da molti anni programmi per Apple e Windows.

Active ha inserito su App Store una dozzina dei suoi programmi, molti dei quali sono in vendita in tutto il mondo nella loro versione inglese.

Il programma più venduto in Italia è Fatturiamo! mentre quello che ha riscosso maggior successo nel mondo è Personal Finance.

Active può vantare clienti da Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Turchia, Cile, Brasile, Spagna, Argentina... oltre ai molti clienti italiani.

Cercate Active su App Store e troverete le icone rosse e tonde che caratterizzano i nostri programmi.

Active
Active Software è il principale distributore, sviluppatore e localizzatore di programmi per la piattaforma Macintosh in Italia. Operando da Gorizia raggiunge ovunque i propri clienti. I software distribuiti da Active sono disponibili nei principali rivenditori Apple e su App Store

http://www.active-software.com/

martedì 13 dicembre 2011

[cs] Il Mac App Store di Apple tocca quota 100 milioni di download

[comunicato stampa]

CUPERTINO, California— 12 Dicembre, 2011— Apple ha annunciato oggi che oltre 100 milioni di app sono state scaricate in meno di un anno dal Mac App Store. Con migliaia di app gratuite e a pagamento, il Mac App Store regala la spettacolare esperienza dell’App Store anche agli utenti Mac, che possono ora trovare nuove, fantastiche app, acquistarle con un account iTunes, scaricarle e installarle in un unico passaggio. Apple ha rivoluzionato il settore delle applicazioni con l’App Store, che conta ora oltre 500.000 app e da cui gli utenti hanno scaricato oltre 18 miliardi di app e continuano a scaricarne più di 1 miliardo al mese.
“In soli tre anni l’App Store ha cambiato il modo in cui gli utenti scaricano le app mobili, e ora il Mac App Store sta rivoluzionando il tradizionale settore dei software per PC,” ha dichiarato Philip Schiller, Senior Vice President di Worldwide Product Marketing per Apple. “Con oltre 100 milioni di download in meno di un anno, il Mac App Store è in negozio di software per computer più vasto e con il più elevato tasso di crescita al mondo.”

“Con i prodotti Autodesk sull’App Store e sul Mac App Store, possiamo raggiungere centinaia di milioni di utenti Apple in tutto il mondo,” ha affermato Amar Hanspal, Senior Vice President di Platform Solutions and Emerging Business per Autodesk. “Con il nostro AutoCAD WS gratuito e i più potenti strumenti di disegno professionale offerti da AutoCAD LT, usiamo il Mac App Store per distribuire nuovi prodotti e raggiungere un numero sempre maggiore di nuovi clienti Mac.”

“Il Mac App Store ci consente di raggiungere sempre più utenti e ha completamente rivoluzionato il nostro ciclo di sviluppo e distribuzione,” ha dichiarato Saulius Dailide del Pixelmator Team. “Offrire Pixelmator 2.0 in esclusiva sul Mac App Store ci consente di semplificare gli aggiornamenti del nostro software di editing delle immagini e di stare un passo avanti alla concorrenza.”

“In meno di un anno abbiamo deciso di concentrare la distribuzione di djay per Mac solo sul Mac App Store,” ha affermato Karim Morsy, CEO di algoriddim. “Con pochi clic, tantissimi clienti in 123 Paesi possono accedere alla nostra app djay per Mac. Non ci saremmo mai riusciti con i canali tradizionali.”

Il Mac App Store offre migliaia app nelle categorie Istruzione, Giochi, Grafica e design, Mode e tendenze, Produttività, Utility e tante altre. Gli utenti possono sfogliare le app nuove e degne di nota, scoprire le più richieste e le preferite della redazione, cercare nelle categorie o nelle top gratuite e top redditizie, nonché consultare le valutazioni e le recensioni di altri utenti. Il Mac App Store è incluso in Mac OS® X Lion ed è disponibile come aggiornamento software per i Mac con Mac OS X Snow Leopard®. Per saperne di più, visitate www.apple.com/it/mac/app-store.

Gli sviluppatori Mac fissano il prezzo delle loro app, trattengono il 70% dei ricavi delle vendite, non hanno spese per le app gratuite e non devono pagare i costi di hosting, marketing o pagamenti tramite carta di credito. Per maggiori informazioni sullo sviluppo di app per il Mac App Store, visitate developer.apple.com/programs/mac.

mercoledì 26 ottobre 2011

Steve e Walter

Sto leggendo (con la dovuta calma, causa poco tempo a disposizione) la biografia di Stebe Jobs... l'ho acquistata in formato digitale, un po' per la comodità di avela sempre in tasca (cosa un po' difficile con un tomo da 600 pagine) così da poterne leggere un po' ogni volta che ho un buco libero, e un po' pensando che lui, probabilmente, avrebbe preferito così.
Ho sempre pensato che leggere libri sui 3.5" di uno smartphone non fosse una grande trovata, e tutto sommato sono ancora dello stesso parere; c'è però un grande vantaggio del formato elettronico, perlomeno per le mie abitudini attuali, ed è quello di avere i libri sempre con se, pronti per essere sfogliati in qualsiasi momento.
Attualmente ho 26 libri sul mio iPhone, e la biografia di Jobs non è il primo libro che leggo sul piccolo schermo del melafonino; ne ho già letti altri sette e tre sono in attesa per essere letti nei prossimi mesi; gli altri sono manuali che sfoglio solo all'occorrenza.
Nonostante lo scetticismo iniziale (che in realtà non è ancora passato del tutto), una volta riarrangiate le dimensioni dei font a proprio piacimento, la lettura degli eBook è abbastanza piacevole; diverso il caso dei PDF per i quali, secondo me, ci vogliono i 10" dell'iPad... inoltre, in certi luoghi o in certe circostranze, il libro cartaceo è quasi d'obbligo: mai mi metterei a leggere in spiaggia su un iPhone o un iPad, per esempio...

Premesso questo, ci sono due considerazioni che vorrei fare.

La prima riguarda questo mio cambio di abitudini influenzato nuovamente da un device di Apple. Vent'anni fa ci fu il passaggio da PC a Mac (anche se continuo ad usare sia Mac che Windows e, più raramente, Linux); poi l'iPod cambiò le mie abitudini di ascolto musicale e di acquisti della musica (anche se non compro solo da iTunes ma anche da altri store digitali, e talvolta compro ancora anche CD veri e propri); poi venne l'epoca delle App, e quindi anche dei giochi portatili, prima sll'iPod Touch e ora sull'iPhone, che mi ha fatto ritirare la PSP nel cassetto, dove ancora giace dall'estate del 2008 (non mi vergogno, nonostante i miei 39 anni, ad ammettere di essere un videogiocatore incallito ;). Ora è la volta dei libri... non ho rimpiazzato i libri di carta che, ripeto, sono ancora irrinunciabili in certe occasioni ma sto cominciando a sfruttare anche gli eBook, che in altre occasioni sono più comodi.

La seconda considerazione riguarda invece in modo più diretto la biografia di Jobs scritta da Walter Isaacson, un libro molto piacevole da leggere. Jobs, dice lo stesso Isaacson (e non ho motivo di dubitare della sua parola) non ha posto alcun veto e nemmeno a voluto leggere il libro per atorizzare o meno la pubblicazione di alcune parti; anzi, ha incoraggiato tutti (amici e nemici) a raccontare sinceramente le loro esperianze personali con Jobs. Quello che ne esce è un racconto piacevole, un racconto che mette in luce tutti gli aspetti della personalità contraddittoria di quello che, nel bene e nel male, è stato un grande personaggio di questa epoca. Non è né spudoratamente lodevole (come lo sono certi giornalisti quando parlano di Apple, o di Jobs), né inutilmente polemico (come altri libri che ho letto prima della biografia e dei quali al momento non vi ho detto nulla... magari lo farò più avanti). E' un racconto disincantato fatto sia dalla parole di Walter (che con 40 intervite e altri colloqui informali ha avuto modo di conoscere bene Steve) sia dalle parole di tutti quelli che Steve l'hanno conosciuto, amato, e odiato. E' una lettura che consiglio a tutti gli appassionati di Apple, i curiosi che vogliono sapere come mai Steve riuscisse ad "incantare" così tante persone, e anche i soliti criticoni che spesso e volentieri vanno contro Steve e contro Apple pur non conoscendo davvero la storia di Jobs e della società che fondò con Wozniak; molti dettagli della sua gioventù lasciando trasparire il modo in cui ha formato il suo carattere il perché della sua cura maniacale su ogni dettaglio, e anche alcune cose più curiose come l'idea dell'unibody (che secondo me deriva da uno dei lavori che faceva il padre), l'"arte" di contrattare i prezzi (sempre imparata dal padre in tenera età), o l'esperienza nel frutteto (mele...) di Friedland.
Ci sono molte altre cose ancora, ma non posso certo raccontarvele tutte visto che ad ogni pagina si scopre qualcosa di nuovo... vi consiglio veramente di leggerlo.

mercoledì 7 settembre 2011

La nuvola delle applicazioni smarrite

iCloud si preannuncia come una grossa cosa, anche se non è ancora ben chiaro quanto sfrutterà realmente il nuovo DataCenter del North Carolina (pare che utilizzerà i servizi offerti da Microsoft Azure e Amazon AWS).
Al di là di questo, che per l'utente è trasparente, tra le novità di iCloud ci sarà la possibilità di avere sempre sotto controllo tutte le applicazioni comprate col proprio account, così da poterle riscaricare, al bisogno, in ogni momento... questo servizio, in realtà, è disponibile da sempre: fin dalla nascita dell'App Store era possibile acquistare dall'iPhone e poi scaricare (senza ulteriori pagamenti) anche su un iPod Touch o sul computer di casa (utile per il backup della libreria). Ora però tutta la vostra cronologia degli acquisti è in bella mostra, e potete visualizzarla sia per intero, che limitata alle applicazioni non presenti sul device, con tanto di nuvoletta che propone il download, così che tutti capiscano che la possono riscaricare senza pagare dazio. Tutto questo è molto interessante, ma c'è un "ma"... come ben spiegato dalla pagina informativa di iTunes "Gli acquisti effettuati in passato potrebbero non essere disponibili se non sono più offerti sull'iTunes Store".
Questa cosa può essere comprensibile sia nei confronti dello sviluppatore (che, anche se ci piacerebbe, non è obbligato ad aggiornare la sua applicazione all'infinito), sia nei confronti di Apple (che potrebbe rimetterci la faccia a proporre un'App che va in crash perché incompatibile con le nuove versioni di iOS)... ma l'utente?
Qualche giorno fa parlavo con un mio amico (neo-utente iPad) di come stampare direttamente da iOS e, siccome la sua stampante è una HP, la prima cosa che gli ho detto è stata quella di scaricarsi HP iPrint (applicazione di cui ho già parlato in altre occasioni)... peccato che andando sullo store l'applicazione non ci sia più. Siccome io ce l'ho, installata e funzionante sul mio iPhone 4 (nonché sull'iPod Touch e l'iPhone 3G di mia moglie) incuriosito sfoglio da iTunes la mia pagina dei vecchi acquisti, e non c'è neanche lì... fortunatamente, oltre ad averla installata ce l'ho anche nella mia libreria di iTunes, debitamente backuppata: non c'è nulla che mi assicura che funzionerà anche con iOS5, ma perlomeno potrò continuare ad utilizzarla sul vecchio iPod Touch e sull'iPhone 3G.
Il succo del discorso è che iCloud, pur con tutte le buone intenzioni, non potrà metterci al sicuro da tutto, e un backup della vostra libreria di applicazioni acquistate vi conviene sempre tenerlo, prima che queste spariscano dallo store... ma anche così facendo potrebbero insorgere altri problemi, forse poco probabili, ma potenzialmente in agguato: un aggiornamento di un'applicazione che tolga il supporto a vecchie versioni di iOS, renderebbe l'applicazione stessa non più funzionante sui vecchi dispositivi, con l'aggravante che se avete scaricato l'update da iTunes, non avete più modo di recuperare la versione precedente che funziona sul vecchio dispositivo e nemmeno la potrete recuperare da iCloud; l'unica possibilità è quella di archiviare anche le vecchie versioni ogni volta che iTunes, facendo l'update, le mette nel cestino... ma diventerebbe un lavoro troppo oneroso sia in termini di tempo che in termini di spazio, senza considerare che sarebbe opportuno verificare "a mano" quali delle vecchie versioni conviene mantenere: una cosa che va contro ogni logica degli automatismi introdotti da iCloud, una cosa che al limite si potrebbe fare solo per quella-determinata-applicazione-di-cui-non-posso-assolutamente-fare-a-meno-e-della-quale-non-c'è-nessuna-alternativa (e al momento, vista la varietà di scelta presente sullo store, fortunatamente non me ne viene in mente nessuna).
In definitiva, al di là del backup preventivo della libreria di iTunes (che è sempre un bene fare) non resta che confidare nel buon operato degli sviluppatori, e rassegnarsi al fatto che per sfruttare le cose nuove è indispensabile aggiornare con una certa frequenza (3 anni?) anche l'hardware; l'alternativa, che piaccia o meno, è quella di tenersi il vecchio hardware rinunciando però alle nuove funzioni e ai nuovi automatismi... oppure guardare fuori dall'ecosistema Apple... ma non mi risulta che Android offra prospettive migliori sotto questo profilo, anzi, la variabilità dell'hardware e le differenze tra le versioni 2.x e la versioni 3.x rendono più problematica anche la compatibilità dello stesso software su diversi dispositivi.

martedì 14 giugno 2011

[cs] Active con MyClub 2 su App Store

[comunicato stampa]

Aumenta la presenza di Active su App Store.

Gorizia, 14 giugno 2011. MyClub 2, il programma che permette la gestione di club ed associazioni, è ora disponibile su App Store.

MyClub 2 è adatto per associazioni sportive, partiti, Fitness club, Palestre, Tennis club, Golf club, Rotary o Lions club o altri, parrocchie e per qualunque club che ha la necessità di gestire i soci e/o gli iscritti ai corsi (allievi, atleti, ecc.) oltre che la propria gestione contabile.

MyClub 2 si aggiunge a Fatturiamo, MyHealth e Personal Business, già presenti su App Store.

Active. Stay tuned.

Active
Active Software è il principale distributore, sviluppatore e localizzatore di programmi per la piattaforma Macintosh in Italia. Operando da Gorizia raggiunge ovunque i propri clienti. I software distribuiti da Active sono disponibili nei principali rivenditori Apple in tutta Italia
http://www.active-software.com/

venerdì 10 giugno 2011

[Oggi rispondiamo a...] Correre con l'iPhone [aggiornato]

[2012.03.30, aggiornamento. Dopo due anni di fermata "quasi forzata", da un paio di settimane ho finalmente ripreso la mia modesta attività di jogging; visto che questo post rimane sempre uno dei più gettonati, e visto che ho deciso di correre portandomi appresso l'iPhone (giusto per la curiosità di monitorare la mia attività) ho deciso di aggiornare questo "vecchio" articolo aggiungendo una quarta applicazione, che è quella che ho deciso di usare; l'applicazione in questione è SportsTracker e la trovate in fondo]

Tempo fa avevo inaugurato una rubrica chiamata (con poca originalità) L'angolo della posta. Per vari motivi mi viene un po' difficile dare una certa continuità a queste rubrica, però potrei introdurre una piccola variante che sicuramente può risultare maggiormente d'aiuto ai lettori del blog... sfogliando i dati di accesso, in particolare le chiavi di ricerca che portano a queste pagine, mi capita a volte di trovare delle richieste che in realtà non possono trovare una vera risposta tra i miei commenti, ma semplicemente c'è una coincidenza di parole che trova corrispondenza in qualche articolo.
E' il caso (frequente) della frase "correre con iPhone" (o simili) che portano inebitabilmente a questa pagina, ma che sicuramente non soddisfa la domanda del visitatore, che con tutta probabilità non cercava giochi di corsa ma applicazioni per mantenersi in forma. Vorrei quindi segnalare tre applicazioni dedicate agli sportivi, applicazioni che ho scaricato con l'intento di provarle, ma che sarei bugiardo se vi dicessi che le ho provate di persona (da quando mi ritrovo ad essere due volte papà, il tempo libero scarseggia anche per l'allenamento fisico...). In ogni caso, le applicazioni sono:

Nike+ GPS. gratuita, con una buona media di voti (4/5). Permette di impostare gli obiettivi, di confrontarsi con gli amici, di memorizzare il tracciato e di scaricare i propri dati sul sito dell'immancabile community.

RunKeeper. anch'esso gratuito e anch'esso con una buona media di voti (4 stelle su 5). Le funzioni sembrano simili a quelle di Nike+, ma l'aspetto è meno "coreografico" e all'apparenza più professionale (anche se non è l'abito che fa il monaco)

runtastic PRO GPS Running, Jogging e Fitness Coach. All'apparenza il più completo, ed infatti non è gratuito ma costa 4.99 Euro (salvo offerte... ricordo distinatamente di avero scaricato gratis), ma è quello che ha anche una votazione più alta: 4,5 stelle. Oltre alle cose già viste sulle altre applicazioni e a diversi dettagli funzionali, permette di collegare un cardiofrequenzimetro (accessorio venduto a parte) e impostare l'allenamento in base alle zone aerobiche (anche in relazione al peso). Ne esiste anche una versione gratuita dalla quale si possono comprare, al bisogno, le singole funzioni aggiuntive.

Sports Tracker. Le funzioni di questa applicazioni non sono molto dissimili dalle altre, ma a mio avviso Sport Tracker ha due vantaggi: il primo (che in realtà, a livello peronale, non mi interessa) è il forte orientamento "social", con la possibilità di condividere online i propri allenamenti con gli amici e la possibilità di associare fotografie al percorso. Il secondo (a mio avviso ben più importante) è la maggiore semplicità di accesso ai dati registrati. Si possono anche importare dati da altri dispositivi e collegare accessori compatibili. Sports Tracker è gratuito ed è disponibile anche per Android e Symbian.

Sull'AppStore ci sono molte altre applicazioni di questo tipo, ma quelle citate sono le più importati per diffusione e valutazione.

PS: ricordate che il GPS sempre attivo duranta la corsa può ridurre notevolmente la durata della batteria, soprattutto se siete dei veri atleti che corrono a lungo (non come me che faccio al massimo mezz'oretta)... in tal caso però, forse siete già dotati di altri strumenti più specifici. [aggiornamento: dopo aver fatto alcune prove, correndo con l'iPhone 4, con musica attivata, un software di quelli citati sopra, e schermo spento (iPhone in tasca o fissato al braccio) il consumo è pari a circa il 7-8% ogni mezz'ora]

giovedì 26 maggio 2011

Active su App Store

[comunicato stampa]

Active è orgogliosa di annunciare la disponibilità di PersonalBusiness su App Store.

Dopo l'ottimo avvio su App Store dei titoli Fatturiamo e MyHealth (quest'ultimo disponibile in italiano e inglese), finalmente disponibile il glorioso PersonalBusiness, ricchissimo di utili funzionalità, ad un prezzo lancio davvero speciale.

Su App Store, a breve, tanti nuovi programmi Active.

Active. Stay tuned.

Active
Active Software è il principale distributore, sviluppatore e localizzatore di programmi per la piattaforma Macintosh in Italia. Operando da Gorizia raggiunge ovunque i propri clienti. I software distribuiti da Active sono disponibili nei principali rivenditori Apple in tutta Italia
http://www.active-software.com/

martedì 10 maggio 2011

Numeri e numeri

Ho già parlato in altre occasioni di come le statistiche possano essere ingannevoli (a tal proposito ci sarebbero diverse battute al riguardo, ma non ho tempo di citarle ora), e tanto per dare un ulteriore riprova di questa cosa, vorrei citare come esempio uno degli ultimi "studi" che dimostra come il numero di applicazioni sull'Android Market stia crescendo ad un ritmo tale che per il mese di agosto dovrebbe superare il numero di applicazioni presenti sull'App Store di Apple. Peccato che questo studio non faccia distinzione tra le applicazioni "vere" (più o meno utili) e le migliaia di sfondi animati, anch'essi venduti sull'Android Market come se fossero applicazioni (...e mi verrebbe da dire "non a caso").
Con questo non voglio polemizzare su quale dei due sistemi sia più utile (concetto che può assumere diversi significati in base all'utente) o quale dei due market abbia le applicazioni più interessanti (altro concetto liberamente interpretabile), ma semplicemente far notare come il significato di una statistica possa essere facilmente alterato, un po' come quando si dice che Apple è diventata il terzo produttore di computer al mondo, se si include l'iPad (che al momento, secondo il mio modesto parere, non è un computer)

venerdì 15 aprile 2011

iX

Pare che siano state scovati sull'App Store dei riferimenti di compatibilità delle applicazioni verso un fantomatico prodotto "iX"... Premesso che in rete se ne stanno dicendo di cotte e di crude in merito, non credo che Apple metterà mai in vendita un prodotto con un nome così "anonimo"... sono sempre più convinto (come ho già detto più volte a partire dallo scorso anno) che si tratta di un riferimento provvisorio per l'arrivo di applicazioni per AppleTV... e una AppleTV con A5 in grado di far girare i giochi che girano su iPhone 4 o su iPad 2 potrebbe dare del filo da torcere anche alle console da salotto...

martedì 15 febbraio 2011

[cs] Apple lancia gli abbonamenti sull’App Store

Tanto rumore per nulla? Forse no... Su queste pagine sono mai entrato nel merito della dispute tra Apple gli editori (europei) in merito alla politica degli abbonamenti alle riviste, ma la soluzione della doppia scelta offerta da Apple mi pare una soluzione salomonica che salva capra e cavoli. Continuo a pensare che gli acquisti in-App siano da preferire, anche per una "centralità" delle informazioni che l'utente può verificare (sta tutto sull'account e lo si può riscaricare al bisogno); gli editori dovranno scegliere se sobbarcarsi i costi di gestione (archivi, transizioni, dati utente, ecc...) incassando il 100% del prezzo, oppure lasciar fare ad Apple in cambio di un 30%... di seguito il comunicato stampa ufficiale:

CUPERTINO, California— 15 febbraio, 2011—Apple ha annunciato oggi un nuovo servizio di abbonamento disponibile per tutti gli editori di app basate su contenuti presenti sull’App Store, incluse le riviste, i quotidiani, i video, la musica, ect. Questo è lo stesso innovativo servizio di fatturazione per abbonamenti digitali che Apple ha recentemente lanciato con l’app “The Daily” di News Corp.

Gli abbonamenti acquistati all'interno dell’App Store saranno venduti con lo stesso sistema di fatturazione App Store che è stato usato per comprare miliardi di applicazioni e di acquisti in-app. Gli Editori fissano il prezzo e la durata dell’abbonamento (settimanale, mensile, bimestrale, trimestrale, semestrale o annuale). Poi, con un solo clic, i clienti scelgono la lunghezza dell’abbonamento e ricevono automaticamente l’addebito in base alla lunghezza dell’impegno scelto (settimanale, mensile, ecc.). I clienti possono rivedere e gestire tutti i propri abbonamenti dalla pagina del proprio account personale, inclusa anche la possibilità di annullare il rinnovo automatico di un abbonamento. Apple processa di tutti i pagamenti, mantenendo lo stesso 30 percento che trattiene oggi per altri acquisti In-App.

"La nostra filosofia è semplice: quando Apple porta un nuovo abbonato alla app, Apple guadagna un 30 percento, quando l'editore porta un utente esistente o un nuovo abbonato all’app, l'editore mantiene il 100 percento e Apple non guadagna nulla", ha dichiarato Steve Jobs , CEO di Apple. "Tutto ciò che richiediamo è che, se un editore sta facendo una offerta di abbonamento al di fuori dell’app, le stesse (o migliori) offerte vengano proposte all'interno della applicazione, in modo che i clienti possano facilmente abbonarsi con un clic direttamente dall’app. Crediamo che questo servizio di abbonamento innovativo fornirà agli editori una nuova opportunità per ampliare l'accesso ai loro contenuti digitali su iPad, iPod touch e iPhone, accontentando sia i nuovi abbonati che quelli già esistenti."

Gli editori che utilizzano il servizio di abbonamento Apple nella propria applicazione possono sfruttare anche altri metodi per l'acquisizione di utenti digitali al di fuori dell'applicazione. Ad esempio, gli editori possono vendere abbonamenti digitali sui propri siti web, o possono scegliere di fornire l'accesso gratuito agli abbonati esistenti. Dal momento che Apple non è coinvolta in queste operazioni, non viene applicata alcuna revenue sharing, ne’ vi è alcuno scambio di informazioni sui clienti con Apple. Gli editori devono fornire il proprio processo di autenticazione all'interno della app per gli abbonati che hanno sottoscritto al di fuori dell'applicazione. Tuttavia, Apple richiede che l’editore, qualora decidesse di vendere un abbonamento digitale separatamente, al di fuori della app, renda disponibile la stessa offerta di abbonamento, allo stesso prezzo o inferiore, a clienti che desiderano sottoscriverlo da dentro l'applicazione. Inoltre, gli editori non potrebbero fornire più, nelle loro applicazioni, i link (ad un sito web, ad esempio) che permettono al cliente di acquistare contenuti o abbonamenti al di fuori dell'applicazione.

Proteggere la privacy dei clienti è una caratteristica fondamentale di tutte le transazioni su App Store. Ai clienti che acquistano un abbonamento tramite l'App Store sarà data la facoltà di fornire all'editore il proprio nome, indirizzo email e il codice di avviamento postale al momento dell'abbonamento. L'uso di tali informazioni sarà regolato dalle norme sulla privacy dell'editore piuttosto che da quelle Apple. Gli editori possono richiedere ulteriori informazioni ai clienti dell’App Store a condizione che a tali clienti sia offerta una scelta chiara, e siano informati del fatto che eventuali informazioni aggiuntive verranno trattate nell'ambito della politica di privacy dell’editore piuttosto che da Apple.

martedì 25 gennaio 2011

Mac App Store, secondo pensiero

Queste parole fanno seguito a quelle scritte alla vigilia dell'apertura del Mac App Store, apertura che è stata di grande successo visto che nelle prime 24 ore sono state scaricate più di un milione di applicazioni, e considerando che al primo giorno le applicazioni disponibili erano solamente un migliaio, possiamo immaginare che gli sviluppatori abbiano fatto ottimi affari. Col passare dei giorni il numero di applicazioni è andato crescendo, ed è curiosono notare come ci siano numerose nuove applicazioni che, di fatto, sono la trasposizione su Mac dei corrispondenti per iOS: era indispensabile l'apertura del Mac App Store per convincere gli sviluppatori a creare software per Mac? Se così fosse, ben venga il Mac App Store, purché la voglia di pubblicare qualcosa, qualsiasi cosa, non si traduca in un affollamento di applicazioni dalla dubbia utilità: non vorrei collezionare applicazioni di rutti e scoregge, tando per fare un esempio crudo e banale...
Ma arriviamo ad altri ragionamenti: vi è mai capitato di voler riscaricare dall'App Store un'applicazione comprata molto tempo addietro, e di non trovarla più? Finché si parla di iPhone l'applicazione è un semplice file che sta nella libreria di iTunes (ammesso di averla importata anche lì, o di poterla recuperare da un backup della libreria stessa), e comunque si tratta quasi sempre di pochi Euro... o anche meno...
Passando a Mac le cose cambiano un po': non ho una libreria da backuppare, ma devo cercare il software scaricato dal Mac App Store nella cartella Applicazioni, e sperare che l'installazione non abbia disseminato altrove altri file indispensabili al funzionamento... se le cose stanno in questi termini, ho la possibilità di farmi comunque un backup per ripristinare il mio software in caso di bisogno (cambio di Hard Disk, cambio di macchina, ecc...), in caso contrario devo sperare che il software sia ancora disponibile sul Mac App Store, altrimenti (salvo soccorsi in extremis di TimeMachine) ho perso i miei soldi... e nel caso del Mac App Store possono essere ben più dei canonici 79 centesimi di Euro.
Ben venga quindi il Mac App Store, con la sua ampia offerta e i prezzi contenuti, ma ben vengano (anzi, ben restino) anche i software più complessi installabili con procedure tradizionali, quelli dove hai la tua immagine disco DMG (se non il supporto ottico vero e proprio) archiviata al sicuro e backuppata con il relativo numero seriale...
Infine un ultimo pensiero. Ripensando alle motivazioni che possono aver spinto Apple ad intraprendere questa strada, ce n'è una che a mio avviso va sicuramente menzionata, ed è legata all'evoluzione dell'hardware... pensate al MacBook Air e alla sua mancanza del drive ottico (anche se è possibile collegarne uno esterno o "prendere in prestito" quello condiviso da un altro computer). La possibilità di installare software attraverso il Mac App Store fa sentire un po' meno la mancanza del lettore, soprattutto se si ipotizza che Apple (prima o poi) potrebbe decidere di togliere il lettore anche dagli altri portatili, a tutto vantaggio delle dimensioni e lasciando più spazio per la batteria (che si tradurrebbe in maggiore autonomia).
E' ancora presto, ma si può prevedere un futuro roseo per il neonato Mac App Store, seppure con qualche dubbio che scaturisce dal legame indissolubile con lo store stesso, un vantaggio sotto certi punti di vista (più che altro una semplificazione a livello di installazzione, upgrade e verifica licenze), ma una possibile arma a doppio taglio... al momento ho installato solo due software dal Mac App Store, quindi non sono in grado di stabilire se i dati vengono scritti sempre e comunque solo nella cartella Applicazioni (e quindi facilmente backuppabili) oppure no... potrebbe essere giunto il momento di comprare una TimeCapsule (o comunque un ulteriore HD esterno molto capiente) e cominciare ad utilizzare la Time Machine (che fino ad oggi ho snobbato preferendo un semplice backup incrementale per i soli dati importanti)

lunedì 17 gennaio 2011

Il furbo, i polli, e la mancata censura

-[Il furbo]. C'è un'applicazione sull'App Store che si chiama "Spionaggio telefonico (Phone Tracker SPY PRO)" ed è nella Top 25 già da diverso tempo... per la precisione, in questo momento è in sesta (6) posizione. L'applicazione serve per fare uno scherzo: ad un amico presente gli si dice "vuoi vedere che questa App mi dice dove sei inserendo il tuo numero di telefono?"... il vostro amico resterà incredulo vendendosi identificato nel luogo esatto in cui si trova, ma l'App in realtà ha localizzato la posizione del vostro iPhone, e il trucchetto funziona perché l'amico è lì con voi (infatti anche inserendo il numero di telefono di qualcun'altro che si trova altrove, risulterà anch'esso nella vostra stessa posizione)... almeno, questo è quello che mi immagino, visto che l'applicazione non l'ho certo comprata, ma sicuramente (al di là di eventuali questione "tecniche") la legge sulla privacy non consente certo di fare una cosa del genere (è vero che esiste il "Find my iPhone," ma quella è un'altra cosa...).
-[I polli]. Il problema è che la descrizione di suddetta applicazione non accenna minimamente al fatto che si tratti di uno scherzo: parla di non meglio precisati "metodi governativi" ora resi pubblici, e ci sono un sacco di persone (ma proprio tante...) che la comprano pensando che riesca davvero a identificare la posizione di qualsiasi cellulare. Ovviamente i commenti sono tutti del tono "truffatore ridammi i miei soldi", oppure "non funziona! mi dice solo la mia posizione"... ma non mancano chicche come "possibile che tutti i miei amici risultino nel mio stesso posto?" o, ancora, "L'ho comprata nonostante le recensioni negative, ed effettivamente non funziona"... per non parlare degli arrabbiati che parlano di truffa, ma nonostante ciò danno 4 o 5 stelle come votazione (non mi pare difficile scegliere il voto minimo, ma forse l'enfasi della recensione negativa gioca brutti scherzi).
-[La mancata censura]. La cosa più disdicevole di tutta questa storia è che Apple, al momento, non ha fatto nulla per contrastare la cosa; capisco che sia difficile controllare le descrizioni di centinaia di migliaia di applicazioni in chissà quante lingue, ma non si può permettere né che l'applicazione faccia cose diverse dalla descrizione, né tantomeno che la descrizione riporti delle funzioni che in realtà non possono essere svolte. L'applicazione (con buona pace di quelli che sono contrari alla censura) andrebbe come minimo eliminata dallo store, e si dovrebbero prendere le opportune precauzioni per far si che certe cose non accadano più. Riguardo l'eventuale restituzione del maltolto (fortunatamente solo 79 centesimi), non so quale possa essere l'eventuale procedura, ma iTunes prevede la segnalazione di problemi per ogni download... se ci siete cascati, perlomeno tentateci

giovedì 6 gennaio 2011

Apple e la passione per i marketplace

In occasione dell'apertura del Mac App Store, riporto un mio commento pubblicato ieri su Punto-Informatico:

Apre domani il Mac App Store e vorrei fare una breve riflessione che parte dalla più semplice delle domande, la prima domanda che imparano anche i bambini in tenera età: perché?
Perché Apple ha voluto portare sul Mac il concetto di App Store? La risposta non è unica, e probabilmente anche la serie di risposte che mi appresto a ipotizzare non sarà esaustiva, ma quantomeno può aiutare a ragionare sul futuro della piattaforma.
La prima risposta (quella più banale, che è stata data anche da Apple all'annuncio della novità) è che si vuole portare su Mac ciò che di buono c'è su iOS, e l'App Store è stato uno dei maggiori successi di Apple degli ultimi anni, imitato da tutti i concorrenti. Questa risposta però significa tutto e niente... "tutto" perché, al di là della bontà dell'idea, si porta con se numerose altre conseguenze; "niente" perché, al di là delle reali intenzioni di Apple sul futuro di Mac OS X, attualmente il modello è applicabile solo fino ad un certo punto... ma procediamo per ordine, e analizziamo i vantaggi che potrebbero esserci per utenti, sviluppatori, e per la stessa Apple.
Innanzitutto un Mac App Store consente all'utente di avere un luogo univoco dove cercare software di ogni tipo, un sistema facile per comprare questo software e tenerlo aggiornato, e una autorizzazione all'uso associata al proprio account, senza il "disturbo" di numeri seriali da archiviare, licenze che si perdono o che non si riescono a trasferire sulle nuove macchine, o (peggio ancora) chiavi hardware che si possono guastare; inoltre, se dovesse accadere quello che è già successo sull'AppStore per iOS, la maggiore concorrenza e l'ampia visibilità (che dovrebbe assicurare più vendite) potrebbero portare a prezzi molto bassi, se non ad applicazioni gratuite che si ripagano con la pubblicità (per chi è disposto a sopportarla).
Lo sviluppatore, a fronte del 30% dei suoi incassi che finiscono nelle tasche di Apple (e del pagamento di una quota annuale di iscrizione), si trova ad usufruire di tutti quei vantaggi già noti per iOS: ha una vetrina dove milioni di persone potranno avere accesso al suo software, non deve allestire un sito o un dominio per mettere in vendita il proprio prodotto (né tantomeno deve trovare una software-house disposta a pubblicarlo) e non deve nemmeno preoccuparsi di questioni legate alle transizioni monetarie... senza contare che ha già a disposizione, gratuitamente, tutti gli strumenti di sviluppo (ma questo valeva anche prima dell'avvento di AppStore).
Per Apple il vantaggio più evidente è quello di incassare il 30% su ogni software venduto, ma questa è solo la punta dell'iceberg: il sistema del Mac App Store potrebbe attirare molti sviluppatori, il che significherebbe più software per Mac e di riflesso (visto che il software è la vera anima del computer) più Mac venduti; ma la maggiore diffusione dell'hardware richiamerebbe ancora più sviluppatori interessati alla piattaforma, in un circolo vizioso che abbiamo già visto decretare il successo di iTunes/iPod e di AppStore/iOS (cioé di tutti i device dove iOS è utilizzato: iPhone, iPod Touch e iPad)
Solo vantaggi quindi? Non è detto... ma procediamo ancora per ordine analizzando i possibili svantaggi per utenti, sviluppatori, e per Apple. La critica più gettonata è che Apple voglia creare un sistema chiuso anche su Mac, controllando l'installazione di ogni software e decidendo a monte cosa può essere installato o meno... esattamente come accade oggi sui dispositivi iOS (Jailbreak a parte). Al di là del fatto che una svolta del genere potrebbe provocare l'insurrezione tanto degli utenti quanto degli sviluppatori, si tratta di una possibilità che al momento vedo, se non impossibile, quantomeno molto remota: attualmente il Mac App Store affiancherà i tradizionali metodi di distribuzione del software, sia perché non tutti gli sviluppatori hanno interesse a passare tramite questo canale (colossi quali Adobe o Microsoft non hanno bisogno di un App Store per vendere Photoshop o Office, e nemmeno sono intenzionati a regalare il 30% del loro fatturato ad Apple), sia perché non sarebbe possibile troncare di punto in bianco qualsiasi altro canale di distribuzione o impedire lo sviluppo di software creato ad-hoc per ambiti molto specifici, se non per singoli clienti (e che quindi non avrebbe senso pubblicare sul Mac App Store). Ci sono poi altre considerazioni che allontanano questa ipotesi, per esempio il fatto che spesso l'installazione di software su Mac OS X si riduce nel copia&incolla dell'eseguibile: a meno di voler impedire una qualsiasi gestione dei files, o di voler instaurare a livello di sistema operativo un controllo preventivo su ogni file eseguibile (cosa che allo stato attuale delle cose non esiste su Snow Leopard e, a quanto ci è dato di sapere, nemmeno sul futuro Lion) è evidente che per ora, ma anche per i prossimi anni, non è pensabile impedire l'installazione delle applicazioni per altre vie.
Fugata l'ipotesi meno felice, quali altri svantaggi potrebbero esserci per l'utente? A parte l'induzione all'acquisto che lo porterebbe a spendere più di quanto spende ora in software, l'unico altro problema potrebbe essere quello di trovarsi di fronte ad 10 prodotti spazzatura a fronte di un solo prodotto buono... ma questo accade anche oggi, seppure in misura minore.
Qualche problema in più potrebbero averlo invece gli sviluppatori. E' vero che hanno la possibilità di pubblicare le proprie applicazioni in una vetrina immediatamente accessibile a mlioni di persone, ma è anche vero che stiamo parlando di una vetrina globale dove il singolo software può perdersi in mezzo a decine (se non centinaia) di prodotti simili, e dove la concorrenza spietata porterà probabilmente ad adottare una politica di bassi prezzi, politica che diventa sostenibile solo se si raggiungono determinati volumi di vendita... e spesso la bontà del software non basta ad ottenere buoni volumi. In ogni caso questo è un capitolo ancora tutto da valutare in base a come si svilupperà lo Store.
Infine, Apple: c'è qualche aspetto negativo al quale Apple potrebbe andare incontro? A parte l'eventualità di fare flop, e quindi di rimetterci la faccia (nonché gli investimenti fatti finora in termini di strutture per "contenere" il Mac App Store e la banda che dovrà assicurare agli utenti per usufruirne) non vedo grossi rischi o grossi svantaggi.
E' ancora presto per tirare le somme, ma complessivamente le premesse per fare bene ci sono, e secondo il mio parere l'unica possibilità di fallimento potrebbe arrivare da scelte sbagliate sul futuro di Mac OS X, più che dal Mac App Store... ma di questo ne riparleremo tra qualche anno...

giovedì 9 settembre 2010

[cs] Dichiarazione di Apple sulle Linee Guida seguite per la verifica delle app su App Store

Leggo (non con poca sorpresa) e pubblico il comunicato stampa di Apple:

Dichiarazione di Apple sulle Linee Guida seguite per la verifica delle app su App Store

L’App Store℠ ha rivoluzionato il modo di sviluppare e distribuire le applicazioni mobili. Con oltre 250.000 app e 6,5 miliardi di download, l’App Store è diventato la più grande piattaforma per applicazioni mobili del mondo e ha permesso agli sviluppatori di guadagnare oltre un miliardo di dollari dalla vendita delle loro app.

Il nostro desidero è di continuare a rendere l’App Store un’esperienza sempre migliore. Per questo abbiamo ascoltato i nostri sviluppatori, prendendo in considerazione le loro opinioni e il loro feedback. Sulla base dei loro suggerimenti, abbiamo deciso di apportare alcuni importanti cambiamenti alla nostra licenza iOS Developer Program per quanto concerne le sezioni 3.3.1, 3.3.2 e 3.3.9, al fine di mitigare alcune limitazioni che avevamo introdotto all’inizio dell’anno.

In particolare, abbiamo deciso di mitigare tutte le limitazioni relative agli strumenti di sviluppo usati per creare app iOS, purché tali applicazioni non comportino il download di codice. Ciò dovrebbe dare agli sviluppatori la flessibilità che desiderano, pur mantenendo un elevato livello di sicurezza, come da noi richiesto.

Inoltre, per la prima volta, pubblicheremo le Linee guida sulle modalità di revisione adottate su App Store per aiutare gli sviluppatori a comprendere meglio in che modo rivediamo e analizziamo le app che riceviamo. Ci auguriamo che questa operazione aumenti ulteriormente la nostra trasparenza, contribuendo allo sviluppo di applicazioni ancora migliori per l’App Store.

L’App Store è probabilmente una delle più importanti pietre miliari nella storia delle applicazioni mobili. Collaborando con i nostri sviluppatori, continueremo a sorprendere e deliziare i nostri utenti con app mobili sempre più innovative.