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martedì 22 maggio 2012

Preso al volo

Qualche tempo fa parlavo dell'evoluzione delle interfaccie e delle modalità di interazione tra uomo e computer che, a mio avviso, si sta inequivocabilmente orientando verso un utilizzo sempre più preponderante delle gestures (perlomeno in ambito consumer).
In quel contesto, pensando al futuro, accennavo anche un paragone con il film "Minority Report", pur considerando quel futuro ancora lontano e forse anche poco pratico per un utilizzo reale della macchina.
Pur non avendo cambiato idea sull'effettiva praticità di questa soluzione (di grande effetto ma utile solo in contesti ben brecisi e limitati) mi devo forse ricredere su quanto una simile modalità di interazione possa essere lontana nel tempo: LEAP propone un dispositivo in grado sfruttare telecamere e raggi infrarossi per comprendere i movimenti delle mani davanti allo schermo e trasformarli in comandi molto precisi; pur non essendo ancora disponibile per la vendita, chi fosse interessato a preordinarla può farlo ad un prezzo molto interessante (circa 70 dollari) e se il video mostrato sul sito corrisponde alla realtà, le potenzialità sono comunque molto interessanti... vi consiglio di guardarlo.

lunedì 23 aprile 2012

Interfacce, questione di convergenze e divergenze [1/3]

Riporto oggi la prima parte di un articolo pubblicato stamane su Punto-Informatico. Nei giorni a seguire le restanti parti.

Nell'estate del 2009 descrivevo i possibili sviluppi delle interfacce uomo-computer, considerando anche le possibili evoluzioni dell'hardware. La strada intravista in quell'occasione cominciò a diventare più evidente l'anno successivo, quando Apple introdusse il Magic Tackpad: si trattava di un modo come un altro per portare sul Mac tutte quelle gesture diventate di uso comune sugli schermi touch di smartphone e tablet.

Ho già avuto modo di raccontare come un approccio semplificato all'informatica possa essere più che sufficiente per molti utenti consumer (o anche per alcuni utenti professionali, in determinati ambiti o per utilizzi specifici) e la nuova generazione di tablet, che si tratti di iPad o di un qualsiasi tablet Android, ha segnato l'inizio di quella che molti chiamano "l'era Post-PC", definizione che per il momento non mi sento di condividere completamente: è vero che il tablet può sostituire il PC in alcune situazioni (anche completamente per alcuni utenti) ma, non potendolo rimpiazzare in tutto e per tutto, per il momento resta ancora un dispositivo che affianca il normale computer. L'era Post-PC non è ancora arrivata.

Detto questo non possiamo dimenticare che, nel solo 2011, Apple ha venduto più dispositivi iOS di quanti Mac abbia mai venduto in tutta la sua storia; anche guardando all'ultimo trimestre fiscale non è difficile notare come, pur tralasciando iPod Touch (le cui cifre di vendita non sono certo esigue ma quantificabili tra i 15 e i 20 milioni di unità) sommando le vendite di iPhone e iPad si ottiene un numero che è 10 volte quello dei Mac. A fronte di questi numeri non dovrebbe sorprendere più di tanto il fatto che Apple punti, almeno in parte, a ricreare sul Mac la stessa esperienza d'uso che gli utenti già conoscono tramite iOS: per Apple non si tratta solo di sperimentare nuove forme di interazione tra l'utente e il computer, ma anche di un modo per conquistare nuovi utenti nel settore desktop, conquistarli offrendo loro un'ambiente già noto e una metodologia d'uso col quale hanno già dimestichezza.

La convergenza delle interfacce non è certo una prerogativa di Apple, ma ognuno la affronta in modi diverso: di seguito andremo ad esaminare come si stanno muovendo i tre principali attori del settore computer e mobile, ovvero Microsoft, Apple e Google. L'analisi partirà da Apple perché temporalmente è quella che ha iniziato per prima questo processo e perché, guardando a quello che possiamo trovare ora sul mercato, è quella che (con i suoi pro e contro) ha fatto più passi in questi direzione e offre maggiori spunti di discussione.

Al di là del lancio del Magic Trackpad di cui abbiamo parlato sopra, l'arrivo del Mac App Store a inizio 2011 (omologo dell'iTunes App Store per iOS), e l'uscita di Lion nell'estate dello stesso anno, hanno segnato l'inizio vero e proprio alla convergenza: Apple ha unificato l'aspetto grafico di alcune applicazioni (in particolare agenda e rubrica, che in Lion sono esteticamente identiche alla controparte su iPad), ha portato sul Mac il concetto di applicazioni a pieno schermo (concetto un po' diverso da quello di una finestra a pieno schermo, visto che presuppone anche un adattamento dell'interfaccia), ha implementato le gesture per scorrere gli spazi di lavoro (così come su iPad si scorrono le applicazioni aperte in multitasking), e ha migrato da iOS intere applicazioni come Facetime e Launchpad (una sorta di layer per avviare le applicazioni in stile iOS, che a mio avviso andrebbe rivisto per offrire qualche possibilità in più di personalizzazione).

L'annuncio di Mountain Lion non ha fatto che rafforzare le similitudini con iOS: nella prossima versione del sistema operativo per Mac, Apple aggiungerà applicazioni come "note" e "promemoria" (sincronizzabili attraverso iCloud), rimpiazzerà iChat con un'applicazione in grado di scambiare messaggi con iOS, e porterà anche su Mac il centro notifiche. Tra le altre novità derivate da questo processo di convergenza, non mancano quelle soggette a critiche più meno feroci, in particolare Gatekeeper: una sorta di "centro di controllo" in grado di verificare la provenienza delle applicazioni e il relativo certificato digitale che le associa in modo univoco allo sviluppatore. Secondo alcuni l'integrazione di questo sistema di controllo prelude ad un futuro in cui si potranno installare solo applicazioni provenienti dal Mac App Store, come a sigillare una transizione definitiva di OSX verso iOS (dove da sempre, jailbreak a parte, si possono installare solo applicazioni provenienti da iTunes App Store). Nonostante le polemiche, dalle preferenze di Mountain Lion sarà possibile decidere se installare software proveniente solo del Mac App Store, applicazioni di altra provenienza ma comunque certificate, oppure qualsiasi tipo di applicazione: per il momento non c'è quindi alcuna forzatura in tal senso.

Al di là di questo, è evidente che l'attuale processo di convergenza messo in atto da Apple veda più OSX avvicinarsi a iOS che non il viceversa, una tendenza spiegata sia da questioni numeriche dei dispositivi venduti (come visto sopra) sia dal fatto che iOS offra un maggior ventaglio di novità rispetto alla classica metafora del desktop che è nata quasi trent'anni fa. Dietro il vantaggio di un'uniformità di interazione con i diversi tipi di dispositivi si nascondono anche alcuni difetti: prima di tutto, per poter sfruttare al meglio l'interazione tramite gesture è indispensabile utilizzare un trackpad, che sia quello integrato nei portatili oppure il Magic Trackpad da affiancare alla tastiera; una possibile alternativa è rappresentata dal Magic Mouse ma in questo caso le possibilità di interazione sono più limitate (e anche più scomode).

Utilizzando un mouse normale si rinuncia alla gesture, e per chi vuole affiancare un mouse ad un trackpad (situazione più che comune quando è richiesta la precisione che solo un mouse può dare) lo spazio sulla scrivania aumenta: forse non è un caso che Apple, da un po' di tempo a questa parte, proponga tastiere senza tastierino numerico. Questioni hardware a parte, l'attuale versione di OSX mostra alcune disuniformità di interfaccia legate al momento di transizione: l'obiettivo è quello di trarre vantaggio dall'utilizzo delle applicazioni a pieno schermo, ma questo presuppone un lavoro di adeguamento dell'interfaccia da parte degli sviluppatori, e comunque per alcune applicazioni potrebbe non aver senso lavorare a tutto schermo (la stessa rubrica indirizzi di Apple non prevede questa possibilità). Non mancano inoltre diverse critiche ad alcune funzionalità modificate o rimosse, come il salvataggio automatico delle diverse versioni di ogni documento (accompagnato dalla sparizione del "Salva con nome...") o l'eliminazione delle frecce per lo scrolling dei documenti (inutili se si utilizzano le gesture di scrolling dinamico, ma potenzialmente utili per chi utilizza un mouse "normale").

L'idea di Apple è presumibilmente quella di semplificare l'interazione, come avviene con iOS, ma davanti ad un computer si lavora in modo un po' diverso e alcune differenze devono necessariamente rimanere: chissà se con Mountain Lion riusciranno ad aggiustare un po' il tiro, procedendo nella convergenza, ma lasciando il giusto spazio di azione anche alle caratteristiche più specifiche di OSX.

lunedì 14 novembre 2011

Ride bene chi ride ultimo. Giusto, Ken?

Ripropongo, anche su queste pagine, un mio articolo pubblicato venerdì scorso su Punto-Informatico:

"There is no reason for any individual to have a computer in his home."
[Ken Olson, 1977]
(Nessun individuo ha alcun motivo per avere un computer in casa propria)

Chi di voi non ha sorriso leggendo questa frase? Si tratta di una di quelle frasi celebri che qualcuno vorrebbe non aver mai detto, un po' come "I think there is a world market for maybe five computers" (Credo che il mercato mondiale sia forse di 5 computer) (attribuita a Thomas J.Watson, 1943), oppure "640K dovrebbero essere sufficienti per chiunque" (attribuita a Bill Gates, anche se non c'è nulla che lo possa confermare: anzi, l'interessato smentisce). In realtà, visto come si sta modificando il panorama informatico, questa frase potrebbe rivelarsi, se non vera, nemmeno così falsa come poteva sembrare fino ad un paio di anni fa: anche se per arrivare in questa situazione siamo passati per qualche decennio di evoluzione (o di "involuzione", come direbbe qualche mio amico parlando del passaggio attualmente in corso).

Ma facciamo un passo indietro prendendo spunto da qualche esperienza personale: il mio primo computer fu uno ZX-Spectrum ma a quei tempi ero troppo giovane e spensierato per addentrarmi nei meandri della programmazione, e non andai più in là di qualche esperimento di dubbia utilità (come un clone di Space Invaders che però si esauriva in un unico livello). Qualche anno più tardi avevo tra le mani un 286 con quale feci molte più cose; in particolare, dopo aver scoperto il fascino dei frattali, tradussi in GW-Basic l'algoritmo matematico per la generazione di questi interessanti oggetti geometrici. In quegli anni, parlo grossomodo degli anni '80, il computer era una macchina utilizzata perlopiù da appassionati (come nel mio caso) o da chi doveva lavorarci. Le prime versioni AutoCAD, per esempio, arrivarono proprio in quel periodo.

Non esisteva Internet (non perlomeno come la conosciamo ora, visto l'Italia fu connessa alla rete nel 1986, ma il World Wide Web nacque ufficialmente nel 1991), né tantomeno esistevano FaceBook o Twitter... Al massimo, per chi proprio non sapeva cosa farci, il computer poteva essere utilizzato come una costosa console, ma in realtà era più divertente giocare con un Nintendo NES o con un Sega Master System, a meno di non possedere una macchina come l'Amiga.

In ogni caso, un quarto di secolo fa, era molto più probabile che chi possedeva un computer fosse una persona interessata all'informatica, alla programmazione, o all'esecuzione di compiti specifici per il quale il computer cominciava ad essere indispensabile. Col passare degli anni il computer ha seguito la sua naturale evoluzione commerciale cercando di conquistare mercati sempre più ampi, e ci è riuscito prima di tutto grazie alla proposta di nuovi software che poco per volta hanno ampliato lo spettro di possibili utilizzi del computer stesso. L'incremento della potenza e della versatilità ha fatto si che il computer prendesse piede nelle aziende sostituendo tecnigrafi, macchine da scrivere, strumenti vari di progettazione e quant'altro (basti pensare alle tipografie, o al fotoritocco). L'arrivo della GUI e l'abbassamento dei costi hanno fatto il resto: il computer ha iniziato a diffondersi anche nelle case anche per banali scopi di svago, e con l'arrivo di Internet (in particolare della banda larga) il fenomeno è esploso.

Una diffusione così vasta dei computer si scontra (se vogliamo metterla in questi termini) con l'esigenza primaria che portò alla nascita del computer stesso, ovvero la passione per l'informatica. Oggi la stragrande maggioranza delle persona che lavora o si diletta davanti ad un computer non "utilizza"
il computer in quanto tale, ma lo utilizza come strumento per fare determinate cose: non sa programmarlo, spesso e volentieri non sa nemmeno come funziona, e non si azzarda minimamente ad aprire il terminale (o il prompt del comandi per chi utilizza Windows); oggi, ma anche dieci anni fa, chi si siede davanti ad un computer utilizza le applicazioni che girano sullo stesso, e se gli manca un'applicazione lancia il browser, la cerca con Google, e la scarica. Se usa un Mac, dall'inizio di quest'anno è più probabile che lanci il Mac App Store, che pur non essendo esaustivo gli permette di fare ricerche più mirate, ma poco cambia.

Riallacciandomi a quanto detto sopra, se negli anni '80 non avevo altra scelta che darmi da fare per programmare l'algoritmo di generazione dei frattali, oggi in pochi minuti ho scaricato dall'App Store 3 applicazioni che fanno la stessa cosa (anzi, ne fanno molte di più e le fanno molto meglio); ne ho subito buttata una che non mi piaceva, e una seconda l'ho buttata dopo aver verificato che era significativamente più lenta della terza. Certo, la soddisfazione di vedere il proprio algoritmo prendere forma non ha prezzo, ma ognuno ha le proprie esigenze: io, oggi come oggi, non avrei il tempo di mettermi a scrivere nemmeno dieci righe di codice per diletto. Un grafico professionista potrebbe semplicemente aver bisogno di un frattale per inserire un'immagine particolare in un suo lavoro, e altri ancora potrebbero semplicemente essere interessati dall'argomento ma non avere la sufficiente esperienza matematica e/o informatica, magari perché esercitano professioni completamente differenti delle quali (al contrario dell'informatica o della matematica) sono espertissime. Non possiamo certo pretendere che ognuno sia esperto di ogni cosa e abbia il tempo necessario per potersi programmare tutto ciò di cui ha bisogno, e nemmeno possiamo pretendere che il computer sia acquistato solo dagli informatici, altrimenti avrebbe la stessa diffusione di 30 anni fa (cosa che, forse, a certi "puristi" dell'informatica non dispiacerebbe).

A questo punto possiamo chiudiamo il cerchio con quanto detto in apertura: ultimamente le vendite di computer non sono esaltanti, mentre quelle dei tablet (in particolare di iPad, anche grazie a un vantaggio iniziale) sono in forte crescita. Sono in molti ad aver visto un legame tra le due cose, ed anche a mio avviso il legame esiste: esiste almeno in parte e almeno per tutte quelle persone che l'informatica "fine a se stessa" non la conoscono, per quelli che utilizzano il computer come strumento per eseguire dei compiti relativamente semplici, per quelli che alle prese con un sistema "completo", tra aggiornamenti, antivirus, applicazioni da installare, e configurazioni non proprio immediate, possono trovarsi in difficoltà e chiamano in continuazione l'amico esperto di turno, il parente smanettone, o il vicino disponibile.

iPad (che a mio modo di vedere non è un computer) mette fine a questa situazione permettendo a molte persone di fare cose che altrimenti non avrebbero mai fatto, persone che non avrebbero mai comprato un computer, persone che di fronte ad un computer si trovano impacciate, o persone che pur avendo un computer ci fanno così poco (email, Internet, Facebook, giochi) che possono farlo più comodamente e con meno problemi, utilizzando un iPad (o un altro tablet con Andoid... ma non certo un tablet con un sistema "completo"). Certo non è la soluzione ideale per tutti i compiti e per tutte le persone (anzi, fino all'arrivo di iOS 5 e iCloud, iPad non era nemmeno un macchina totalmente "indipendente"), ma stiamo parlando di dispositivo in grado di sostituire il computer per tutte quelle persone che il computer non lo sanno e non lo vorrebbero nemmeno usare, ma che lo usano solo per svolgere un compito. L'importante è che ci sia davvero un'App che fa davvero quello di cui hanno bisogno.

Chissà che in un futuro nemmeno troppo lontano, l'evoluzione e la diffusione dei tablet non faccia si che si verifichi quello che disse Ken Olson 34 anni fa.

domenica 9 maggio 2010

Speranza mancata...

Lo scorso venerdì mi auguravo di poter approfondire qualche tema di quelli appena accennati, ma mi sono addirittura ritrovato nell'impossibilità di aggiornare il blog. Nulla di grave, ma una semplice mancanza di collegamento non-programmata, un "cambio di abitudini" imprevisto che può lasciare per un attimo spiazzati (visto che l'uomo è un "animale" abitudinario).
Questa pausa forzata mi ha finalmente permesso di dedicarmi ad alcune cose che ultimamente avevo un po' tralasciato ma in ogni caso, nei ritagli di tempo (anche in mancanza di news aggiornate), mi sono comunque dedicato a scrivere qualche commento che vi proporrò nei giorni a seguire.

lunedì 22 marzo 2010

[10 anni fa] gioca che ti passa

Nel marzo del 2000, il valore titolo AAPL (dopo una rapida cresciata dovuta alla "cura Jobs") raggiungeva il suo apice massimo prima dello scoppio della bolla finanziaria: a marzo si ebbe solo un "piccolo crollo" del NASDAQ che feceva presagire la pesante discesa (la vera esplosione della bolla) di qualche mese più tardi. Per Apple parlaimo di un valore intorno ai 34 dollari, ben al disotto degli attuali 210-220, ma dopo il crollo ci vollero più di 4 anni per ritornarare a questi valori.

Il marzo del 2000 fu anche il mese che vide il lancio della Playstation 2 (perlomeno in Giappone, visto che in Europa occorrerà aspettare fino a novembre); la seconda generazione di console della Sony proseguì il successo della precedente, diventando la più venduta nella storia dei videogame con oltre 140 milioni di unità. Ancora oggi, vista la grande base di installato, i giochi per PS2 trovano grandi spazi di mercato, nonostante le vendite di hardware siano tutte per la nuova generazione di console. Tutto questo è ancora più soprendente se si pensa alla partenza un po' "lenta" della tanto blasonata console della Sony, una partenza sottotono dovuta all'elevato prezzo di vendita, problemi di produzione, e difficoltà di programmazione.

Se la Playstation aveva portato la console nelle case di tutti, la Playstation 2 (grazie anche ad alcuni titoli di un certo spessore e ad alcune tematiche non proprio orientate ai "ragazzini") fece conoscere il mondo dei videogame anche ad na nuova fascia di persone più "adulte". Personalmente ho un'altra teoria in merito alla faccenda ma ne parlerò, magari, un'altra volta...

lunedì 21 dicembre 2009

"Ricordati che devi morire..."

No, non voglio parlarvi di cinema (la citazione è ovviamente del celebre film "Non ci resta che piangere", con Benigni e Troisi), né lanciarvi un monito che vi ricordi la fine del mondo o il giudizio universale...
Il titolo di questo post vuole riprendere quanto affermato da Jay Sullivan (vicepresidente e sviluppatore della versione mobile di FireFox) che in recente intervista alla rivista inglese PC Pro, ha dichiarato che App Store e tutti i servizi cloni nati sulla scia del recente successo ottenuto dallo store di Apple sono destinati a scomparire. Le ragioni di questa fine ingloriosa, a detta di Sullivan, risiedono nello sviluppo delle potenzialità dei browser per smartphone, che implementando funzionalità sempre più potenti, con capacità di eseguire rendering complessi di HTML e JavaScript (e, aggiungo io in vista del futuro, anche WebGL o X3D), renderanno inutile lo sviluppo di versioni native per le singole piattaforme.
Ora, il mio massimo rispetto per le competenze di Sullivan e per Firefox (che uso quotidianamente), ma credo che qui siano da fare molte puntualizzazioni:
-non voglio mettere in dubbio che in futuro sarà così, ma vedo questo futuro ancora molto lontano, perché presuppone la disponibilità sempre ed ovunque di una connettività veloce tramite cellulare (o al limite WiFi), il che non è sempre vero.
-ammesso che tutto il mondo abbia copertura 3G o equivalente, ci sarebbero da considerare i costi per l'utente: al di là di eventuali piani flat col proprio operatore, sarebbe economicamente impensabile usare costantemente il roaming quando si è all'estero.
-ammesso che tutti gli operatori mondiali si accordino per non far pagare il roaming, se parliamo specificatamente di Apple, una grossa fetta delle vendite dell'App Store è data dagli utenti di iPod Touch, che non possono certo collegarsi alla rete 3G (e la situazione sarà ancora diversa quando uscirà l'iPad).
-l'autonomia ne risentitrebbe parecchio, anche se in futuro potrebbero esserci nuove soluzioni.
-a livello di prestazioni, pensando alle ultime creazioni della Gameloft (come N.O.V.A. e Avatar), mi viene un po' difficile immaginarle implementate via web, e mi viene anche difficile pensare che ogni volta, per fare una partitina, devo prima scaricare diversi MB di istruzioni (non dico l'applicazione completa, ma perlomeno quello indispensabile che deve stare in memoria). Anche qui, bisognerà vedere quali soluzioni tecniche ci riserverà il futuro, ma sicuramente non parlaimo di un futuro a breve, e in questo settore le previsioni a lungo termine si rivelano spesso errate.
-il modello messo il piedi da Apple è chiaro e lineare, se vogliamo "rigido" ma efficace: c'è un "luogo" dove convergono tutte le applicazioni, gli utenti fanno i loro acquisti, la gestione è affidata ad un unico referente, lo sviluppatore ha la vita semplificata (al di là poi di eventuali problemi in merito all'approvazione, ma questo è un altro discorso). Non mi è chiaro invece come dovrebbe funzionare il modello ipotizzato da Sullivan, che per "stare in piedi" non solo dev'essere fattibile tecnicamente, ma deve anche essere valido dal punto di vista economico/commerciale.
-ci sarebbe molto altro da dire, ma concludo con due considerazioni pratiche in merito a questa idea: tutti ricorderanno che Apple iniziò la commercializzazione dell'iPhone con le sole Web Applications (l'SDK e l'App Store arrivarono solo l'anno successivo), scelta che fu molto criticata e che ebbe un successo "relativo", infinitamente inferiore all'esplosione di applicazioni che si è registrata con l'App Store. Vabbé che criticare Apple va di moda, ma dire adesso che l'App Store diventerà inutile perché soppiantato dal web, mi pare quantomeno prematuro... La seconda considerazione pratica riguarda Chrome OS, il sistema operativo ideato da Google (già disponibile in beta) la cui versione definitiva dovrebbe essere rilasciata il prossimo anno. Pensato per i netbook (almeno per la sua fase iniziale), Chrome OS si base proprio su concetti simili, con il browser al centro di tutto e le net application a supporto del sistema stesso. Personalmente ho già espresso i miei dubbi in merito a questa soluzione, ma da qui ad un paio d'anni avremo la prima prova pratica su larga scala di questo concetto... certo è che Android (l'altro sistema operativo di Google, quello che equipaggia diversi smartphone) si basa su altri presupposti ed ha il suo negozio di applicazioni esattamente come Apple...

venerdì 4 dicembre 2009

Storie dalla sala macchine

SL - Quale e' il comando Unix per cancellare a raffica una serie di directory?
IO - (non molto concentrato) rm -fr
SL - erre-emme-meno-effe-erre e poi ?
IO - (sempre meno concentrato) e poi la directory da cui partire
SL - ok...barra... cosi' ?
IO - (ancora meno concentrato) e che ne so... mica lo vedo lo schermo...
SL - ok....ammazza quanto ci mette.


Se conoscete qualcosina di *nix sapete bene quale danno è stato causato da questa ingenuità!!! Quella che ho riportato sopra non è un racconto inventato, ma una storiella vera, una "storia dalla sala macchina", dove la "sala macchine" (in questo caso) non è il locale dove si comandano i motori di una nave o di un'astronave, ma quello dove si trovano i server e quant'altro è necessario a gestire un'azienda dal punto di vista "informatico".
Le storie in questione sono quelle raccolte da Davide Bianchi durante i suoi anni di lavoro come SysAdmin, ma non voglio dirvi di più se non consigliarvi di visitare il suo sito, che oltre alle storie già citate contiene anche diversi articoli e commenti interessanti (sui quali potete o meno essere d'accordo, ma che comunque inducono a riflettere).

PS: se siete curiosi di sapere com'è nata come va a finire la storiella alla quale ho accennato qui sopra, la trovate nell'elenco dei racconti più vecchi.