Settimana scorsa ho fatto qualche considerazione sui possibili sviluppi del display dell'iPhone (considerazioni che bene o male sono sostenute anche da altri).
Oggi vorrei invece parlare dello schermo del fantomatico iPad nano; restiamo nel campo delle vaghe ipotesi perché, nonostante i numerosi indizi, non c'è la minima certezza che questo dispositivo verrà mai alla luce: desiderato da molti (me compreso, anche se con forti dubbi sulla reale utilizzabilità) ma dichiarato inutile da Jobs, potrebbe arrivare tra le nostre mani come primo segno tangibile dei cambiamenti portati da Tim Cook (a onor del vero alcuni cambiamenti ci sono già stati, ma non a livello di linee di prodotto). In realtà mi viene un po' difficile pensare che un nuovo dispositivo come l'iPad nano possa entrare in produzione a soli 6 mesi dalla scomparsa di Jobs, senza che Jobs ci abbia messo lo zampino: più facile pensare che lo stesso Jobs sia ritornato sui suoi passi pensando che leggere un libro su uno schermo in verticale grande grossomodo la metà di quello dell'iPad, non è molto dissimile da leggere un libro sull'iPad con orientamento orizzontale... se ci aggiungiamo le voci che vogliono uno schermo AMOLED per l'iPad nano, e la recente impennata d'interesse di Apple verso il mercato dell'editoria digitale, il discorso potrebbe quadrare. Il famoso iPad nano potrebbe anche non essere un tablet in miniatura ma una sorta di eBook reader evoluto: nell'eBook reader "puro" Apple (o perlomeno Jobs) non ci ha mai creduto ma in questo caso, essendo un dispositivo basato su iOS, sarebbe in grado di far funzionare anche le applicazioni che già girano sui tablet e smartphone della mela, potrebbe chiamarsi iBooks (e non "iPad nano") e potrebbe puntare a far concorrenza al Kindle Fire piuttosto che agli altri tablet Android (o comunque puntare a quel settore specifico di mercato, a metà strada tra l'eBook-reader e il tablet). Idealmente, per una serie di motivi che andrò a spiegare in seguito, lo schermo dovrebbe essere da 7,85" ed avere la stessa risoluzione dell'iPad-non-retina (cioé 1024x768) quindi dal punto di vista della applicazioni farebbe riferimento a quelle per iPad; per via delle dimensioni dello schermo mi aspetto però che la variante iOS per questo dispostivo abbia alcune caratteristiche più vicini alla versione per iPhone (per esempio potrebbe non girare le icone del desktop in modalità landscape, oltre ad avere meno icone nel dock, nelle cartelle, o in ogni pagina).
Ma torniamo a ragionare sul display: dando per scontato che, per questioni tecniche e di compatibilità dei formati, la risoluzione sia di 1024x768 (sicuramente non può essere quella da 2048x1536, che già si fatica a produrre sui 10") se spalmiamo questi pixel su un display da 7,85" otteniamo una definizione di 163 dpi, decisamente inferiore ai 264 dpi del nuovo iPad, ma comunque superiore ai 132 dpi delle prime due generazioni del tablet Apple. Al di là del confronto con gli altri iPad, i più attenti avranno sicuramente notato che 163 dpi corrispondono alla stessa definizione dell'iPhone 3GS e dei suoi predecessori, quindi anche a livello di usabilità della GUI non si andrebbe incontro ad alcun controsenso, a patto di derivare alcune caratteristiche dell'interfaccia dalla versione iPhone di iOS, come accennato sopra.
Vista in quest'ottica l'idea comincia a stuzzicare anche me, anche se rimango un po' dubbioso sulla reale utilizzabilità di uno schermo di queste dimensioni in determinati contesti: non a caso vedo questo potenziale nuovo dispositivo puntare al segmento degli eBook reader evoluti, piuttosto che a quello dei tablet... chissà "se" e "cosa" salterà fuori...
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mercoledì 18 aprile 2012
martedì 14 febbraio 2012
[10 anni fa] Piccole curiosità
Il febbraio del 2002 non fu un mese denso di notizie... rileggendo gli articoli di 10 anni fa si parla delle solite cose, dello SPAM, delle lotte tra i gestori della telefonia (sia fissa che mobile) e della diffusione di internet in Italia: 10 anni fa solo una famiglia su 2 aveva un computer, e solo una su 3 aveva una connessione di qualche tipo alla rete. Non mancava inoltre, anche 10 anni fa, le solite polemiche su quale sistema fosse più sicuro tra Windows e Linux.
Sicurezza a parte, microsoft se la vedeva con Be Incorporated, che la accusava di aver costretto (o convinto con metodi poco trasparenti) i produttori di computer a non installare BeOS come sistema operativo alternativo sui loro computer (con particolare riferimento agli accordi con Hitaci e Compaq). La causa si risolse nel settembre del 2003 con un accordo tra le parti, accordo che prevedeva la caduta delle accuse di comportamento lesivo della concorrenza dietro il pagamento di 23 milioni di dollari da parte di Microsoft. Difficile dire come sarebbe oggi l'informatica se BoOS fosse in stato in grado di raggiungere una massa critica di utenti ma secondo me, dopo che Apple decise di scartarlo in favore di NeXT, il suo destino era ormai segnato.
Tra le notizie più curiose dell'epoca vorrei segnalarne due.
La prima riguarda un curioso telefono (fisso) prodotto da Amstrad che, oltre ad offrire la possibilità di connettersi ad internet e inviare mail aveva la possibilità di emulare lo ZX-Spectrum sfruttando il display integrato, un LCD a toni di grigio... idea bizzarra o quantomeno inconsueta quella di dedicarsi ai vecchi videogames restando attaccati ad un telefono fisso.
La seconda è il Meta Pad, un oggetto che secondo IBM avrebbe dovuto rivoluzionare il concetto dell'informatica, racchiudendo processore memoria e hard-disk in un dispositivo piccolo e leggero da mettersi i tasca e collegare ad un infinità di altri dispositivi: tastiera e monitor, notebook, palmari, e quant'altro. Gli stetticismi non mancarono, e non sto nemmeno a dirvi che fine ha fatto il prototipo di questa idea...
Infine, visto che in questo periodo si è parlato molto di eBook, iBooks, ed evoluzione digitale dei libri, vorrei segnalarvi questo articolo di 10 anni fa, articolo che riprendeva un discorso iniziato qualche mese prima e che ipotizzava libri multimediali su CD-ROM da affiancare a quelli di carta. All'epoca, probabilmente, non si riusciva ancora ad immaginare l'evoluzione degli eReader, l'avvento di tablet, e la direzione intrapresa oggi nella memorizzazione dati che, direzione che a mio avviso si sta evolvendo verso la sparizione del supporto ottico... fermo restando che la carta è ancora ben lontana dallo sparire: chissà cosa racconteremo in merito all'argomento tra altri 10 anni, nel 2022...
Sicurezza a parte, microsoft se la vedeva con Be Incorporated, che la accusava di aver costretto (o convinto con metodi poco trasparenti) i produttori di computer a non installare BeOS come sistema operativo alternativo sui loro computer (con particolare riferimento agli accordi con Hitaci e Compaq). La causa si risolse nel settembre del 2003 con un accordo tra le parti, accordo che prevedeva la caduta delle accuse di comportamento lesivo della concorrenza dietro il pagamento di 23 milioni di dollari da parte di Microsoft. Difficile dire come sarebbe oggi l'informatica se BoOS fosse in stato in grado di raggiungere una massa critica di utenti ma secondo me, dopo che Apple decise di scartarlo in favore di NeXT, il suo destino era ormai segnato.
Tra le notizie più curiose dell'epoca vorrei segnalarne due.
La prima riguarda un curioso telefono (fisso) prodotto da Amstrad che, oltre ad offrire la possibilità di connettersi ad internet e inviare mail aveva la possibilità di emulare lo ZX-Spectrum sfruttando il display integrato, un LCD a toni di grigio... idea bizzarra o quantomeno inconsueta quella di dedicarsi ai vecchi videogames restando attaccati ad un telefono fisso.
La seconda è il Meta Pad, un oggetto che secondo IBM avrebbe dovuto rivoluzionare il concetto dell'informatica, racchiudendo processore memoria e hard-disk in un dispositivo piccolo e leggero da mettersi i tasca e collegare ad un infinità di altri dispositivi: tastiera e monitor, notebook, palmari, e quant'altro. Gli stetticismi non mancarono, e non sto nemmeno a dirvi che fine ha fatto il prototipo di questa idea...
Infine, visto che in questo periodo si è parlato molto di eBook, iBooks, ed evoluzione digitale dei libri, vorrei segnalarvi questo articolo di 10 anni fa, articolo che riprendeva un discorso iniziato qualche mese prima e che ipotizzava libri multimediali su CD-ROM da affiancare a quelli di carta. All'epoca, probabilmente, non si riusciva ancora ad immaginare l'evoluzione degli eReader, l'avvento di tablet, e la direzione intrapresa oggi nella memorizzazione dati che, direzione che a mio avviso si sta evolvendo verso la sparizione del supporto ottico... fermo restando che la carta è ancora ben lontana dallo sparire: chissà cosa racconteremo in merito all'argomento tra altri 10 anni, nel 2022...
lunedì 6 febbraio 2012
La nicchia di iBooks
Ripresento anche qui un mio articolo uscito giovedì scorso su Punto-Informatico, articolo che, a seguito della nuova e più chiara EULA, potrebbe assumere qualche tono un po' meno "drastico": la nuova licenza dice chiaramente che i contenuti rimangono di proprietà dell'autore e possono essere rivenduti (ovviamente in un formato diverso) in altri luoghi. Questo fa si che un libro possa essere potenzialmente preparato con strumenti indipendenti dalla piattaforma, pubblicato dove e come si vuole, e importato in iBooks solo per customizzazioni volte ad offrire la miglior impaginazioen possibile per l'iPad (perlomeno per chi lo volesse vendere anche su iBookstore). In ogni caso, qui di seguito, l'articolo di settimana scorsa:
Prima di scrivere in merito a questo tema ho raccolto informazioni, pareri, umori, visto le prime recensioni, eseguito di persona alcune prove, e sentiti i giudizi (sia quelli pro che quelli contro). Al di là del numero di articoli che sono già stati pubblicati in merito, questo non è un argomento di facile interpretazione, anche perché coinvolge diversi ambiti e può dar luogo a diverse chiavi di lettura in ognuno di questi settori. Il tema di cui sto parlando è quello scaturito dall'evento durante il quale la Apple ha presentato iBooks Author e l'accordo con gli editori di testi scolastici.
Partiamo da quest'ultimo per una semplice questione di percorso narrativo, e quindi partiamo dall'origine del tutto. In base a quello che ci racconta Walter Isaacson nella sua biografia, Jobs riteneva che il mondo dell'istruzione avesse bisogno di nuovi strumenti di studio e affrontò questo discorso direttamente con Obama. Ovviamente l'attenzione del CEO di Apple sull'argomento non era disinteressata, visto che la proposta verteva sull'utilizzo di iPad in luogo dei libri di testo, con evidente ritorno d'immagine per Apple (oltre che ritorno economico). Quanto possa essere buona l'idea dei libri digitali è difficile dirlo: personalmente credo che sia più importante il contenuto di un libro di testo piuttosto che lo strumento utilizzato dallo studente per fruirne. Sia la versione cartacea che quella digitale hanno i loro pro e contro, ma se il contenuto è di bassa qualità, non sarà certo la multimedialità offerta dal formato digitale a renderlo un buon libro.
Un volume cartaceo è costoso, pesante e soggetto ad usura, ma permette di prendere appunti velocemente con una matita ed è sempre a disposizione, anche dopo 20-30-50 anni (ammesso che non sia troppo usurato, che non sia andato perso, e che i suoi contenuti siano ancora "attuali"). Un libro digitale costa meno (perlomeno grazie agli attuali accordi che Apple è riuscita a raggiungere con gli editori), se ne possono mettere a decine in un iPad da 600g, non è soggetto ad usura, si può effettuare una copia di backup facilmente ed eventualmente duplicare su più iPad associati al medesimo account, nonché scaricare da iCloud tutte le volte che si vuole (perlomeno finché è presente sullo store). Potenzialmente un libro digitale è anche "aggiornabile" dall'editore, sia per correggere eventuali errori sia per aggiornarlo a nuovi contenuti e mantenerlo attuale. Di contro è meno immediato per prendere appunti (anche se gli appunti presi sono più facilmente rintracciabili e consultabili) e non vi è alcuna certezza che, anche solo tra 10 anni, sarà ancora leggibile.
Il dubbio nasce in quanto, nello specifico della proposta di Apple, siamo di fronte ad un formato proprietario che lo lega indissolubilmente ad iPad, a iOS e all'applicazione iBooks 2 (senza considerare la questione dei DRM per i libri venduti su iBookstore), quindi ci sono diverse spade di Damocle sia a livello hardware che software. Sotto questo aspetto un libro digitale è più simile ad un software che non ad un libro vero e proprio in quanto, come il software, è soggetto a requisiti di compatibilità con il sistema sul quale andrà a funzionare. Non è un mistero che molti libri multimediali erano finora venduti come applicazioni, e non come ebook: per esempio Pinocchio o The Elements. È davvero questo il futuro dell'editoria digitale (sia che si parli di testi scolastici che a livello generale)? Messa in questi termini la risposta è no, perché il legame a doppio filo con Apple, con iBookstore e con iPad è troppo forte, così forte che potrebbe anche decretare l'insuccesso dell'operazione messa in piedi da Apple. Per capire meglio questo legame e valutare possibili cambi di strategia da parte di Apple, procediamo con l'analisi prendendo in esame l'altro elemento della catena: iBooks Author.
Questo tool fornito gratuitamente da Apple (utilizzabile solo da chi possiede un Mac con Lion, anche se pare si riesca a farlo andare anche su Snow Leopard) permette di creare dei libri multimediali inserendo immagini, video, oggetti 3D e molte altre cose, soprattutto se si ha dimistichezza con codice HTML e Javascript. Il risultato può essere messo in vendita su iBookstore (ed è l'unica possibilità concessa da Apple se lo si vuole vendere), distribuito gratuitamente attraverso iTunes U, oppure esportato nel formato iBooks per essere distribuito gratuitamente ad altre persone che possiedono un iPad: nelle intenzioni di Apple quest'ultima possibilità potrebbe essere sfruttata dai professori per distribuire dispense ai propri studenti, ammesso che ogni studente abbia un iPad, il che costituisce ancora una volta un vincolo per molti versi inaccettabile.
Se anche la scuola fornisse un iPad in comodato d'uso ai propri studenti come strumento di studio (cosa che in effetti avviene in alcune università USA) ci si potrebbe chiedere se sia giusto che per lo studio venga utilizzato uno strumento chiuso e un formato proprietario. In realtà questa domanda ce la si sarebbe dovuta porre già prima, visto che non tutte le scuole utilizzano sistemi operativi opensource (e relativo software), né c'è libertà totale degli studenti nella scelta dei libri di testo: ma questo è un altro discorso, e cadere dalla padella alla brace non è certo il modo migliore per risolvere la questione. Tornando a parlare più specificatamente del formato, "iBooks" è un formato proprietario ideato da Apple che in un certo senso va a fare concorrenza a ePub3 (standard che in realtà non ha ancora preso piede né a livello di distribuzione né a livello di supporto).
Gli svantaggi di un formato proprietario rispetto ad uno standard sono evidenti a tutti, soprattutto parlando della distribuzione di libri, e ancor più se parliamo di libri di testo: ma se ePub3 non soddisfa ancora tutte le esigenze bisogna trovare un'altra soluzione alternativa. Cosa potrebbe fare Apple in tal senso? Spinta dalle richieste degli utenti e dei potenziali acquirenti dei libri, potrebbe rendere pubbliche le specifiche del suo formato, così che tutti lo possano implementare anche su altri dispositivi o direttamente sul computer. Al momento Apple non ha alcun interesse a fare una cosa del genere visto che la situazione attuale le permette di controllare tutta la catena: dalla realizzazione del libro con un Mac e iBooks Author, alla sua pubblicazione su iBookstore, alla sua fruizione esclusiva attraverso iPad. Finché Apple si troverà in una posizione dominante (posizione che le consente anche di ottenere determinati accordi con gli editori dei libri di testo scolastici) sarà difficile smuoverla.
Se la diffusione dei tablet Android comincerà a diventare importante (così com'è successo nel settore degli smartphone), tutti inizieranno a guardarsi un po' intorno, un po' come successe anni fa con iPod e la musica. Per la musica tutto si è risolto nel migliore dei modi, con l'eliminazione dei DRM e la possibilità di ascoltare ovunque i brani comprati su iTunes: per i libri l'auspicio è che succeda la stessa cosa e che Apple conceda l'apertura del suo formato, perlomeno per la distribuzione gratuita (per la vendita su iBookstore si può anche comprendere che si sia una sorta di rapporto di esclusiva, così come c'è anche sui canali tradizionali tra autore ed editore) oppure che permetta di esportare i libri in ePub 3, sempre per quanto concerne la distribuzione gratuita. Difficile prevedere come andrà a finire, ma la situazione peggiore è quella che non vede alcun cambiamento nella strategia di Apple e che gli editori si trovino a pubblicare due differenti versioni dei loro testi, esattamente come avviene oggi per le applicazioni: si rimarrebbe nell'ipotesi di stallo fatta sopra, ovvero quella per cui un libro digitale realizzato in un formato è proprietario, è più simile ad un software che non ad un libro vero e proprio, cosa assolutamente non auspicabile nell'idea di una libera diffusione della cultura.
Approfondendo ulteriormente il discorso delle dispense: un docente che decidesse di distribuire materiale di studio nel formato iBooks obbligherebbe gli studenti all'utilizzo di iPad (fermo restando la possibilità di iBooks Author di esportare anche in PDF, con i dovuti limiti della multimedialità). Di fatto però già molti corsi universitari distribuiscono lezioni in formato podcast da scaricare attraverso iTunes U (che ora ha un'applicazione dedicata per archiviarli in modo più "ordinato") e, come accennato sopra, negli USA ci sono alcune scuole che forniscono iPad ai propri studenti come strumento didattico: giusta o sbagliata che sia questa soluzione, resta il fatto che in parte è una soluzione già adottata, quindi sollevare la questione adesso è un po' come chiudere il cancello del recinto quando i buoi sono già scappati. Viceversa l'esportazione di un formato aperto (o l'apertura parziale del formato iBooks) consentirebbe quantomeno di eliminare il legame con iPad, permettendo a tutti di poter usufruire delle dispense create da iBooks Author anche con altri tablet, se non direttamente dal computer.
Si tratterebbe di una soluzione più che accettabile per la distribuzione gratuita che non penalizzerebbe gli altri tablet ma favorirebbe comunque i tool e il modello di distribuzione ideato da Apple, con conseguente ritorno d'immagine e possibilità di aumentare il mercato di iBookstore. L'eventualità di diventare monopolisti nella distribuzione di libri scolastici digitali, oltre ad essere utopistica, andrebbe sicuramente incontro a provvedimenti da parte dell'antitrust, quindi Apple farebbe bene a trovare la giusta via di mezzo per gestire al meglio questa situazione.
Infine, al di là del discorso istruzione, iBooks Author può rappresentare una possibilità per chi ha un libro nel cassetto e non è ancora riuscito a trovare un editore che (a torto o a ragione) sia disposto a credere nella sua idea. L'autoproduzione di libri non è certo una novità, ma il sistema messo in piedi da Apple semplifica ulteriormente le cose, annulla i costi (ammesso di avere un Mac) e rende possibile la realizzazione immediata anche di quei libri che sono un po' più complessi di un semplice racconto testuale. Di fatto nemmeno questo sistema è una novità al 100 per cento visto che, restando nel campo delle pubblicazioni digitali, Amazon consente l'autopubblicazione digitale già da diverso tempo, sempre con sistemi più o meno chiusi per la gestione dei diritti che in certe occasioni hanno generato confusione sugli scaffali digitali dedicati al Kindle.
L'entrata in scena di Apple nella vendita di libri ha dapprima cambiato lo scenario (e le percentuali di guadagno) di Amazon, e ora ci si prepara ad una nuova sfida sul fronte dell'autoproduzione: fermo restando che una qualunque di queste scelte si porta dietro problemi DRM. Anzi: se per Amazon c'è qualche possibilità in più di fruizione (con app per i vari tablet e smartphone, o per il computer), per Apple c'è l'ulteriore vincolo di iPad: attualmente i libri realizzati con iBook Author sono formattati ad hoc per iPad e si possono leggere solo col tablet della Mela. In aggiunta a questo, anche i libri venduti sull'iBookstore non si possono leggere né tramite iTunes, né sul Mac, né in altro modo che non sia l'apposita applicazione per iOS, il che è un vincolo troppo forte per immaginare che il futuro dell'editoria digitale si sviluppi in questa direzione.
Per quanto attiene quindi l'autopubblicazione, se lavorare con un editore vero e proprio è cosa totalmente diversa (soprattutto se parliamo di un piccolo editore che collabora direttamente con lo scrittore per una stesura ottimale del libro, o di scrittori di fama che hanno accordi particolari con i grandi editori), è anche vero che il fenomeno della "vanity press" è abbastanza diffuso: iBooks Author, visti tutti i limiti e i vincoli attuali di cui abbiamo parlato sopra non rappresenta al momento nulla di speciale se non l'ennesima alternativa alle possibilità che già esistono. Resta quindi da capire se, passata l'euforia iniziale legata all'effetto novità, il modello di produzione Apple saprà imporsi nel panorama editoriale: o se, invece, iBooks Author non sia destinato a rimanre confinato in una nicchia.
Prima di scrivere in merito a questo tema ho raccolto informazioni, pareri, umori, visto le prime recensioni, eseguito di persona alcune prove, e sentiti i giudizi (sia quelli pro che quelli contro). Al di là del numero di articoli che sono già stati pubblicati in merito, questo non è un argomento di facile interpretazione, anche perché coinvolge diversi ambiti e può dar luogo a diverse chiavi di lettura in ognuno di questi settori. Il tema di cui sto parlando è quello scaturito dall'evento durante il quale la Apple ha presentato iBooks Author e l'accordo con gli editori di testi scolastici.
Partiamo da quest'ultimo per una semplice questione di percorso narrativo, e quindi partiamo dall'origine del tutto. In base a quello che ci racconta Walter Isaacson nella sua biografia, Jobs riteneva che il mondo dell'istruzione avesse bisogno di nuovi strumenti di studio e affrontò questo discorso direttamente con Obama. Ovviamente l'attenzione del CEO di Apple sull'argomento non era disinteressata, visto che la proposta verteva sull'utilizzo di iPad in luogo dei libri di testo, con evidente ritorno d'immagine per Apple (oltre che ritorno economico). Quanto possa essere buona l'idea dei libri digitali è difficile dirlo: personalmente credo che sia più importante il contenuto di un libro di testo piuttosto che lo strumento utilizzato dallo studente per fruirne. Sia la versione cartacea che quella digitale hanno i loro pro e contro, ma se il contenuto è di bassa qualità, non sarà certo la multimedialità offerta dal formato digitale a renderlo un buon libro.
Un volume cartaceo è costoso, pesante e soggetto ad usura, ma permette di prendere appunti velocemente con una matita ed è sempre a disposizione, anche dopo 20-30-50 anni (ammesso che non sia troppo usurato, che non sia andato perso, e che i suoi contenuti siano ancora "attuali"). Un libro digitale costa meno (perlomeno grazie agli attuali accordi che Apple è riuscita a raggiungere con gli editori), se ne possono mettere a decine in un iPad da 600g, non è soggetto ad usura, si può effettuare una copia di backup facilmente ed eventualmente duplicare su più iPad associati al medesimo account, nonché scaricare da iCloud tutte le volte che si vuole (perlomeno finché è presente sullo store). Potenzialmente un libro digitale è anche "aggiornabile" dall'editore, sia per correggere eventuali errori sia per aggiornarlo a nuovi contenuti e mantenerlo attuale. Di contro è meno immediato per prendere appunti (anche se gli appunti presi sono più facilmente rintracciabili e consultabili) e non vi è alcuna certezza che, anche solo tra 10 anni, sarà ancora leggibile.
Il dubbio nasce in quanto, nello specifico della proposta di Apple, siamo di fronte ad un formato proprietario che lo lega indissolubilmente ad iPad, a iOS e all'applicazione iBooks 2 (senza considerare la questione dei DRM per i libri venduti su iBookstore), quindi ci sono diverse spade di Damocle sia a livello hardware che software. Sotto questo aspetto un libro digitale è più simile ad un software che non ad un libro vero e proprio in quanto, come il software, è soggetto a requisiti di compatibilità con il sistema sul quale andrà a funzionare. Non è un mistero che molti libri multimediali erano finora venduti come applicazioni, e non come ebook: per esempio Pinocchio o The Elements. È davvero questo il futuro dell'editoria digitale (sia che si parli di testi scolastici che a livello generale)? Messa in questi termini la risposta è no, perché il legame a doppio filo con Apple, con iBookstore e con iPad è troppo forte, così forte che potrebbe anche decretare l'insuccesso dell'operazione messa in piedi da Apple. Per capire meglio questo legame e valutare possibili cambi di strategia da parte di Apple, procediamo con l'analisi prendendo in esame l'altro elemento della catena: iBooks Author.
Questo tool fornito gratuitamente da Apple (utilizzabile solo da chi possiede un Mac con Lion, anche se pare si riesca a farlo andare anche su Snow Leopard) permette di creare dei libri multimediali inserendo immagini, video, oggetti 3D e molte altre cose, soprattutto se si ha dimistichezza con codice HTML e Javascript. Il risultato può essere messo in vendita su iBookstore (ed è l'unica possibilità concessa da Apple se lo si vuole vendere), distribuito gratuitamente attraverso iTunes U, oppure esportato nel formato iBooks per essere distribuito gratuitamente ad altre persone che possiedono un iPad: nelle intenzioni di Apple quest'ultima possibilità potrebbe essere sfruttata dai professori per distribuire dispense ai propri studenti, ammesso che ogni studente abbia un iPad, il che costituisce ancora una volta un vincolo per molti versi inaccettabile.
Se anche la scuola fornisse un iPad in comodato d'uso ai propri studenti come strumento di studio (cosa che in effetti avviene in alcune università USA) ci si potrebbe chiedere se sia giusto che per lo studio venga utilizzato uno strumento chiuso e un formato proprietario. In realtà questa domanda ce la si sarebbe dovuta porre già prima, visto che non tutte le scuole utilizzano sistemi operativi opensource (e relativo software), né c'è libertà totale degli studenti nella scelta dei libri di testo: ma questo è un altro discorso, e cadere dalla padella alla brace non è certo il modo migliore per risolvere la questione. Tornando a parlare più specificatamente del formato, "iBooks" è un formato proprietario ideato da Apple che in un certo senso va a fare concorrenza a ePub3 (standard che in realtà non ha ancora preso piede né a livello di distribuzione né a livello di supporto).
Gli svantaggi di un formato proprietario rispetto ad uno standard sono evidenti a tutti, soprattutto parlando della distribuzione di libri, e ancor più se parliamo di libri di testo: ma se ePub3 non soddisfa ancora tutte le esigenze bisogna trovare un'altra soluzione alternativa. Cosa potrebbe fare Apple in tal senso? Spinta dalle richieste degli utenti e dei potenziali acquirenti dei libri, potrebbe rendere pubbliche le specifiche del suo formato, così che tutti lo possano implementare anche su altri dispositivi o direttamente sul computer. Al momento Apple non ha alcun interesse a fare una cosa del genere visto che la situazione attuale le permette di controllare tutta la catena: dalla realizzazione del libro con un Mac e iBooks Author, alla sua pubblicazione su iBookstore, alla sua fruizione esclusiva attraverso iPad. Finché Apple si troverà in una posizione dominante (posizione che le consente anche di ottenere determinati accordi con gli editori dei libri di testo scolastici) sarà difficile smuoverla.
Se la diffusione dei tablet Android comincerà a diventare importante (così com'è successo nel settore degli smartphone), tutti inizieranno a guardarsi un po' intorno, un po' come successe anni fa con iPod e la musica. Per la musica tutto si è risolto nel migliore dei modi, con l'eliminazione dei DRM e la possibilità di ascoltare ovunque i brani comprati su iTunes: per i libri l'auspicio è che succeda la stessa cosa e che Apple conceda l'apertura del suo formato, perlomeno per la distribuzione gratuita (per la vendita su iBookstore si può anche comprendere che si sia una sorta di rapporto di esclusiva, così come c'è anche sui canali tradizionali tra autore ed editore) oppure che permetta di esportare i libri in ePub 3, sempre per quanto concerne la distribuzione gratuita. Difficile prevedere come andrà a finire, ma la situazione peggiore è quella che non vede alcun cambiamento nella strategia di Apple e che gli editori si trovino a pubblicare due differenti versioni dei loro testi, esattamente come avviene oggi per le applicazioni: si rimarrebbe nell'ipotesi di stallo fatta sopra, ovvero quella per cui un libro digitale realizzato in un formato è proprietario, è più simile ad un software che non ad un libro vero e proprio, cosa assolutamente non auspicabile nell'idea di una libera diffusione della cultura.
Approfondendo ulteriormente il discorso delle dispense: un docente che decidesse di distribuire materiale di studio nel formato iBooks obbligherebbe gli studenti all'utilizzo di iPad (fermo restando la possibilità di iBooks Author di esportare anche in PDF, con i dovuti limiti della multimedialità). Di fatto però già molti corsi universitari distribuiscono lezioni in formato podcast da scaricare attraverso iTunes U (che ora ha un'applicazione dedicata per archiviarli in modo più "ordinato") e, come accennato sopra, negli USA ci sono alcune scuole che forniscono iPad ai propri studenti come strumento didattico: giusta o sbagliata che sia questa soluzione, resta il fatto che in parte è una soluzione già adottata, quindi sollevare la questione adesso è un po' come chiudere il cancello del recinto quando i buoi sono già scappati. Viceversa l'esportazione di un formato aperto (o l'apertura parziale del formato iBooks) consentirebbe quantomeno di eliminare il legame con iPad, permettendo a tutti di poter usufruire delle dispense create da iBooks Author anche con altri tablet, se non direttamente dal computer.
Si tratterebbe di una soluzione più che accettabile per la distribuzione gratuita che non penalizzerebbe gli altri tablet ma favorirebbe comunque i tool e il modello di distribuzione ideato da Apple, con conseguente ritorno d'immagine e possibilità di aumentare il mercato di iBookstore. L'eventualità di diventare monopolisti nella distribuzione di libri scolastici digitali, oltre ad essere utopistica, andrebbe sicuramente incontro a provvedimenti da parte dell'antitrust, quindi Apple farebbe bene a trovare la giusta via di mezzo per gestire al meglio questa situazione.
Infine, al di là del discorso istruzione, iBooks Author può rappresentare una possibilità per chi ha un libro nel cassetto e non è ancora riuscito a trovare un editore che (a torto o a ragione) sia disposto a credere nella sua idea. L'autoproduzione di libri non è certo una novità, ma il sistema messo in piedi da Apple semplifica ulteriormente le cose, annulla i costi (ammesso di avere un Mac) e rende possibile la realizzazione immediata anche di quei libri che sono un po' più complessi di un semplice racconto testuale. Di fatto nemmeno questo sistema è una novità al 100 per cento visto che, restando nel campo delle pubblicazioni digitali, Amazon consente l'autopubblicazione digitale già da diverso tempo, sempre con sistemi più o meno chiusi per la gestione dei diritti che in certe occasioni hanno generato confusione sugli scaffali digitali dedicati al Kindle.
L'entrata in scena di Apple nella vendita di libri ha dapprima cambiato lo scenario (e le percentuali di guadagno) di Amazon, e ora ci si prepara ad una nuova sfida sul fronte dell'autoproduzione: fermo restando che una qualunque di queste scelte si porta dietro problemi DRM. Anzi: se per Amazon c'è qualche possibilità in più di fruizione (con app per i vari tablet e smartphone, o per il computer), per Apple c'è l'ulteriore vincolo di iPad: attualmente i libri realizzati con iBook Author sono formattati ad hoc per iPad e si possono leggere solo col tablet della Mela. In aggiunta a questo, anche i libri venduti sull'iBookstore non si possono leggere né tramite iTunes, né sul Mac, né in altro modo che non sia l'apposita applicazione per iOS, il che è un vincolo troppo forte per immaginare che il futuro dell'editoria digitale si sviluppi in questa direzione.
Per quanto attiene quindi l'autopubblicazione, se lavorare con un editore vero e proprio è cosa totalmente diversa (soprattutto se parliamo di un piccolo editore che collabora direttamente con lo scrittore per una stesura ottimale del libro, o di scrittori di fama che hanno accordi particolari con i grandi editori), è anche vero che il fenomeno della "vanity press" è abbastanza diffuso: iBooks Author, visti tutti i limiti e i vincoli attuali di cui abbiamo parlato sopra non rappresenta al momento nulla di speciale se non l'ennesima alternativa alle possibilità che già esistono. Resta quindi da capire se, passata l'euforia iniziale legata all'effetto novità, il modello di produzione Apple saprà imporsi nel panorama editoriale: o se, invece, iBooks Author non sia destinato a rimanre confinato in una nicchia.
giovedì 19 gennaio 2012
2 cose brevi
La prima è un CVD su quello che ho postato stamattina (che, ad onor del vero, avevo preparato qualche giorno fa e messo in programmazione per stamane). Nel caso vi fosse sfuggito, Apple ha appena presentato un software per Mac per realizzare libri interattivi e multimediali, libri che saranno visualizzabili sugli iDevice grazie ad una nuova versione di iBooks.
La seconda è che oggi è uscito un mio articolo su Punto-Informatico che parla dei risultati fiscali degli ultimi 5 anni di Apple, articolo che riporterò anche qui un pezzo per volta (vista la lunghezza).
La seconda è che oggi è uscito un mio articolo su Punto-Informatico che parla dei risultati fiscali degli ultimi 5 anni di Apple, articolo che riporterò anche qui un pezzo per volta (vista la lunghezza).
martedì 6 dicembre 2011
Lontano dalla rete
A volte ritrovarsi con possibilità ridotte di collegamento ad internet è un'opportunità... troppo spesso alcuni ritmi della nostra giornata sono vincolaiti al fatto di voler fare "questo o quello" in rete, o controllare "quella cosa o quell'altra ancora", sempre alla ricerca di notizie, informazioni, risposte da un forum... per non parlare dei Social Network ("malattia" che fortunatamente non mi ha ancora colpito).
Avendo un po' più tempo a disposizione, ho quasi terminato di leggere la biografia di Steve Jobs. So che c'è chi l'ha divorata in pochi giorni e chi, comunque, l'ha già terminata da un bel pezzo... ma ognuno ha i suoi tempi, e leggerla con calma mi aiuta anche a pensare e a riflettere su tutti gli eventi passati legati al mondo Apple, eventi che adesso si possono leggere anche sotto una nuova chiave di lettura, sapendo cosa c'era dietro certi comportamenti e certe scelte.
L'ho già detto altre volte, ma più vado avanti e più sento di doverlo ribadire: la biografia di Steve Jobs, che per molti versi è anche la soria di Apple, è una lettura consigliata davvero a tutti (vorrei aggiungere "soprattutto a chi parla di Apple a sproposito", ma non voglio polemizzare...)
Avendo un po' più tempo a disposizione, ho quasi terminato di leggere la biografia di Steve Jobs. So che c'è chi l'ha divorata in pochi giorni e chi, comunque, l'ha già terminata da un bel pezzo... ma ognuno ha i suoi tempi, e leggerla con calma mi aiuta anche a pensare e a riflettere su tutti gli eventi passati legati al mondo Apple, eventi che adesso si possono leggere anche sotto una nuova chiave di lettura, sapendo cosa c'era dietro certi comportamenti e certe scelte.
L'ho già detto altre volte, ma più vado avanti e più sento di doverlo ribadire: la biografia di Steve Jobs, che per molti versi è anche la soria di Apple, è una lettura consigliata davvero a tutti (vorrei aggiungere "soprattutto a chi parla di Apple a sproposito", ma non voglio polemizzare...)
venerdì 18 novembre 2011
[10 anni fa] novembre 2001: di tutto un po', proprio come oggi
Andando a ripescare le notizie per scrivere questa serie di post, a volte mi sorprendo da come certe cose il legame con le news attuali sia tanto forte...
Solo qualche giorno fa si parlava della decisione di Adobe di abbandonare la versione mobile di Flash e proprio 10 anni fa, nel novembre del 2001, Macromedia (l'azienda che sviluppò Flash e che fu acquisita da Adobe nel 2005) preannunciava le sue intenzioni di conquistare il web rimpiazzando l'HTML con Flash, ed entrando anche nei cellulari. A pronunciare quelle parole era Stephen Elop, che dopo aver ceduto Macromedia ad Adobe ha lavorato per quasi 3 anni in Microsoft, e ora (nel ruolo di CEO) cerca di risollevare le sorti di Nokia con Windows Phone 7.
Restando in ambito Mobile, 10 anni fa era lo stesso Bill Gates ad ammettere che il PC aveva fatto la sua epoca ed era ora di una fare una svolta, passando ai tablet. "È troppo difficile da gestire [...] Ma nel prossimo futuro faremo in modo che sia molto più facile di oggi"... parole che suonano grossomodo come l'articolo che ho pubblicato qualche giorno fa. Peccato (per Microsoft) che Gates non riuscì a comprendere che la difficoltà di utilizzo non stava tanto nell'hardware ma del sistema operativo: sappiamo tutti che fine hanno fatto i tablet con la versione ad-hoc di Windows XP, mentre il successo dei tablet attuali (iPad in testa, ma anche tutti quelli con Android) con un sistema operativo ripensato per un utilizzo "a piene mani" stanno avendo un buon successo.
Continuando a parlare di "tavolette", Random House (noto editore degli States) bocciava senza mezzi termini gli eBook... inutile dire che oggi ha rifatto marcia indietro e dal suo store propone l'acquisto in formato cartaceo, eBook (ad un prezzo sensibilmente inferiore) e AudioBook (ad un prezzo mediamente superiore).
Parlando di Apple, 10 anni fa (dopo il rilascio di MacOSX 10.1, nome in codice Puma) si cominciava a delineare il successo del nuovo sistema operativo Apple derivato da NeXT-STEP, che a sua volta derivava da un'idea di Steve Jobs nata quand'era ancora in Apple, prima della "cacciata" del 1985: il Big Mac (progetto cancellato da Gassée, che prese il posto di Jobs). Nessun nuovo hardware Apple nel novembre del 2001 ma si parlava di PPC-G5, processore tanto amato dagli affezionati vecchi utenti Apple che però ha decretato la fine dell'era PPC sui Mac (infatti, a testimonianza dei suoi ritardi cronici, nonostante se ne parlasse già nel 2001, le prime macchine con processore G5 vennero annunciate solo nel giugno del 2003).
Steve Jobs era anche tra i finanziatori di Ginger, la misteriosa invezione di Dean Kamen che tenne tutti sulle spine per molti mesi... ma questa è un'altra storia che vi racconerò il mese prossimo, perché se l'annuncio della sua rivelazione fu dato a novembre, il segreto fu svelato solo nei primi giorni di dicembre...
Solo qualche giorno fa si parlava della decisione di Adobe di abbandonare la versione mobile di Flash e proprio 10 anni fa, nel novembre del 2001, Macromedia (l'azienda che sviluppò Flash e che fu acquisita da Adobe nel 2005) preannunciava le sue intenzioni di conquistare il web rimpiazzando l'HTML con Flash, ed entrando anche nei cellulari. A pronunciare quelle parole era Stephen Elop, che dopo aver ceduto Macromedia ad Adobe ha lavorato per quasi 3 anni in Microsoft, e ora (nel ruolo di CEO) cerca di risollevare le sorti di Nokia con Windows Phone 7.
Restando in ambito Mobile, 10 anni fa era lo stesso Bill Gates ad ammettere che il PC aveva fatto la sua epoca ed era ora di una fare una svolta, passando ai tablet. "È troppo difficile da gestire [...] Ma nel prossimo futuro faremo in modo che sia molto più facile di oggi"... parole che suonano grossomodo come l'articolo che ho pubblicato qualche giorno fa. Peccato (per Microsoft) che Gates non riuscì a comprendere che la difficoltà di utilizzo non stava tanto nell'hardware ma del sistema operativo: sappiamo tutti che fine hanno fatto i tablet con la versione ad-hoc di Windows XP, mentre il successo dei tablet attuali (iPad in testa, ma anche tutti quelli con Android) con un sistema operativo ripensato per un utilizzo "a piene mani" stanno avendo un buon successo.
Continuando a parlare di "tavolette", Random House (noto editore degli States) bocciava senza mezzi termini gli eBook... inutile dire che oggi ha rifatto marcia indietro e dal suo store propone l'acquisto in formato cartaceo, eBook (ad un prezzo sensibilmente inferiore) e AudioBook (ad un prezzo mediamente superiore).
Parlando di Apple, 10 anni fa (dopo il rilascio di MacOSX 10.1, nome in codice Puma) si cominciava a delineare il successo del nuovo sistema operativo Apple derivato da NeXT-STEP, che a sua volta derivava da un'idea di Steve Jobs nata quand'era ancora in Apple, prima della "cacciata" del 1985: il Big Mac (progetto cancellato da Gassée, che prese il posto di Jobs). Nessun nuovo hardware Apple nel novembre del 2001 ma si parlava di PPC-G5, processore tanto amato dagli affezionati vecchi utenti Apple che però ha decretato la fine dell'era PPC sui Mac (infatti, a testimonianza dei suoi ritardi cronici, nonostante se ne parlasse già nel 2001, le prime macchine con processore G5 vennero annunciate solo nel giugno del 2003).
Steve Jobs era anche tra i finanziatori di Ginger, la misteriosa invezione di Dean Kamen che tenne tutti sulle spine per molti mesi... ma questa è un'altra storia che vi racconerò il mese prossimo, perché se l'annuncio della sua rivelazione fu dato a novembre, il segreto fu svelato solo nei primi giorni di dicembre...
mercoledì 26 ottobre 2011
Steve e Walter
Sto leggendo (con la dovuta calma, causa poco tempo a disposizione) la biografia di Stebe Jobs... l'ho acquistata in formato digitale, un po' per la comodità di avela sempre in tasca (cosa un po' difficile con un tomo da 600 pagine) così da poterne leggere un po' ogni volta che ho un buco libero, e un po' pensando che lui, probabilmente, avrebbe preferito così.
Ho sempre pensato che leggere libri sui 3.5" di uno smartphone non fosse una grande trovata, e tutto sommato sono ancora dello stesso parere; c'è però un grande vantaggio del formato elettronico, perlomeno per le mie abitudini attuali, ed è quello di avere i libri sempre con se, pronti per essere sfogliati in qualsiasi momento.
Attualmente ho 26 libri sul mio iPhone, e la biografia di Jobs non è il primo libro che leggo sul piccolo schermo del melafonino; ne ho già letti altri sette e tre sono in attesa per essere letti nei prossimi mesi; gli altri sono manuali che sfoglio solo all'occorrenza.
Nonostante lo scetticismo iniziale (che in realtà non è ancora passato del tutto), una volta riarrangiate le dimensioni dei font a proprio piacimento, la lettura degli eBook è abbastanza piacevole; diverso il caso dei PDF per i quali, secondo me, ci vogliono i 10" dell'iPad... inoltre, in certi luoghi o in certe circostranze, il libro cartaceo è quasi d'obbligo: mai mi metterei a leggere in spiaggia su un iPhone o un iPad, per esempio...
Premesso questo, ci sono due considerazioni che vorrei fare.
La prima riguarda questo mio cambio di abitudini influenzato nuovamente da un device di Apple. Vent'anni fa ci fu il passaggio da PC a Mac (anche se continuo ad usare sia Mac che Windows e, più raramente, Linux); poi l'iPod cambiò le mie abitudini di ascolto musicale e di acquisti della musica (anche se non compro solo da iTunes ma anche da altri store digitali, e talvolta compro ancora anche CD veri e propri); poi venne l'epoca delle App, e quindi anche dei giochi portatili, prima sll'iPod Touch e ora sull'iPhone, che mi ha fatto ritirare la PSP nel cassetto, dove ancora giace dall'estate del 2008 (non mi vergogno, nonostante i miei 39 anni, ad ammettere di essere un videogiocatore incallito ;). Ora è la volta dei libri... non ho rimpiazzato i libri di carta che, ripeto, sono ancora irrinunciabili in certe occasioni ma sto cominciando a sfruttare anche gli eBook, che in altre occasioni sono più comodi.
La seconda considerazione riguarda invece in modo più diretto la biografia di Jobs scritta da Walter Isaacson, un libro molto piacevole da leggere. Jobs, dice lo stesso Isaacson (e non ho motivo di dubitare della sua parola) non ha posto alcun veto e nemmeno a voluto leggere il libro per atorizzare o meno la pubblicazione di alcune parti; anzi, ha incoraggiato tutti (amici e nemici) a raccontare sinceramente le loro esperianze personali con Jobs. Quello che ne esce è un racconto piacevole, un racconto che mette in luce tutti gli aspetti della personalità contraddittoria di quello che, nel bene e nel male, è stato un grande personaggio di questa epoca. Non è né spudoratamente lodevole (come lo sono certi giornalisti quando parlano di Apple, o di Jobs), né inutilmente polemico (come altri libri che ho letto prima della biografia e dei quali al momento non vi ho detto nulla... magari lo farò più avanti). E' un racconto disincantato fatto sia dalla parole di Walter (che con 40 intervite e altri colloqui informali ha avuto modo di conoscere bene Steve) sia dalle parole di tutti quelli che Steve l'hanno conosciuto, amato, e odiato. E' una lettura che consiglio a tutti gli appassionati di Apple, i curiosi che vogliono sapere come mai Steve riuscisse ad "incantare" così tante persone, e anche i soliti criticoni che spesso e volentieri vanno contro Steve e contro Apple pur non conoscendo davvero la storia di Jobs e della società che fondò con Wozniak; molti dettagli della sua gioventù lasciando trasparire il modo in cui ha formato il suo carattere il perché della sua cura maniacale su ogni dettaglio, e anche alcune cose più curiose come l'idea dell'unibody (che secondo me deriva da uno dei lavori che faceva il padre), l'"arte" di contrattare i prezzi (sempre imparata dal padre in tenera età), o l'esperienza nel frutteto (mele...) di Friedland.
Ci sono molte altre cose ancora, ma non posso certo raccontarvele tutte visto che ad ogni pagina si scopre qualcosa di nuovo... vi consiglio veramente di leggerlo.
Ho sempre pensato che leggere libri sui 3.5" di uno smartphone non fosse una grande trovata, e tutto sommato sono ancora dello stesso parere; c'è però un grande vantaggio del formato elettronico, perlomeno per le mie abitudini attuali, ed è quello di avere i libri sempre con se, pronti per essere sfogliati in qualsiasi momento.
Attualmente ho 26 libri sul mio iPhone, e la biografia di Jobs non è il primo libro che leggo sul piccolo schermo del melafonino; ne ho già letti altri sette e tre sono in attesa per essere letti nei prossimi mesi; gli altri sono manuali che sfoglio solo all'occorrenza.
Nonostante lo scetticismo iniziale (che in realtà non è ancora passato del tutto), una volta riarrangiate le dimensioni dei font a proprio piacimento, la lettura degli eBook è abbastanza piacevole; diverso il caso dei PDF per i quali, secondo me, ci vogliono i 10" dell'iPad... inoltre, in certi luoghi o in certe circostranze, il libro cartaceo è quasi d'obbligo: mai mi metterei a leggere in spiaggia su un iPhone o un iPad, per esempio...
Premesso questo, ci sono due considerazioni che vorrei fare.
La prima riguarda questo mio cambio di abitudini influenzato nuovamente da un device di Apple. Vent'anni fa ci fu il passaggio da PC a Mac (anche se continuo ad usare sia Mac che Windows e, più raramente, Linux); poi l'iPod cambiò le mie abitudini di ascolto musicale e di acquisti della musica (anche se non compro solo da iTunes ma anche da altri store digitali, e talvolta compro ancora anche CD veri e propri); poi venne l'epoca delle App, e quindi anche dei giochi portatili, prima sll'iPod Touch e ora sull'iPhone, che mi ha fatto ritirare la PSP nel cassetto, dove ancora giace dall'estate del 2008 (non mi vergogno, nonostante i miei 39 anni, ad ammettere di essere un videogiocatore incallito ;). Ora è la volta dei libri... non ho rimpiazzato i libri di carta che, ripeto, sono ancora irrinunciabili in certe occasioni ma sto cominciando a sfruttare anche gli eBook, che in altre occasioni sono più comodi.
La seconda considerazione riguarda invece in modo più diretto la biografia di Jobs scritta da Walter Isaacson, un libro molto piacevole da leggere. Jobs, dice lo stesso Isaacson (e non ho motivo di dubitare della sua parola) non ha posto alcun veto e nemmeno a voluto leggere il libro per atorizzare o meno la pubblicazione di alcune parti; anzi, ha incoraggiato tutti (amici e nemici) a raccontare sinceramente le loro esperianze personali con Jobs. Quello che ne esce è un racconto piacevole, un racconto che mette in luce tutti gli aspetti della personalità contraddittoria di quello che, nel bene e nel male, è stato un grande personaggio di questa epoca. Non è né spudoratamente lodevole (come lo sono certi giornalisti quando parlano di Apple, o di Jobs), né inutilmente polemico (come altri libri che ho letto prima della biografia e dei quali al momento non vi ho detto nulla... magari lo farò più avanti). E' un racconto disincantato fatto sia dalla parole di Walter (che con 40 intervite e altri colloqui informali ha avuto modo di conoscere bene Steve) sia dalle parole di tutti quelli che Steve l'hanno conosciuto, amato, e odiato. E' una lettura che consiglio a tutti gli appassionati di Apple, i curiosi che vogliono sapere come mai Steve riuscisse ad "incantare" così tante persone, e anche i soliti criticoni che spesso e volentieri vanno contro Steve e contro Apple pur non conoscendo davvero la storia di Jobs e della società che fondò con Wozniak; molti dettagli della sua gioventù lasciando trasparire il modo in cui ha formato il suo carattere il perché della sua cura maniacale su ogni dettaglio, e anche alcune cose più curiose come l'idea dell'unibody (che secondo me deriva da uno dei lavori che faceva il padre), l'"arte" di contrattare i prezzi (sempre imparata dal padre in tenera età), o l'esperienza nel frutteto (mele...) di Friedland.
Ci sono molte altre cose ancora, ma non posso certo raccontarvele tutte visto che ad ogni pagina si scopre qualcosa di nuovo... vi consiglio veramente di leggerlo.
giovedì 3 giugno 2010
eBook-reader vs iPad: breve considerazione
La scorsa settimana ho avuto la possibilità di maneggiare un eBook reader della Sony. Non ricordo il modello preciso, ma il prezzo era intorno ai 300 Euro... mica poco, ma è un prezzo medio visto ma ci sono lettori che arrivano a costare il doppio, e altri molto più economici.
In realtà il prezzo, come ho avuto modo di osservare più volte, a meno di situazioni "estreme" è una variabile molto relativa: 300, 400, o anche 600 Euro, possono essere un prezzo più che ragionevole se si ha bisogno di un eBook reader o se (al di là del bisogno) si pensa di utilizzarlo frequentemente ottenendone un certo vantaggio (che può anche essere la semplice comodità).
Ad ogni modo, tornando al lettore, sarà che il mio giudizio è prevenuto, e dettato (almeno in parte) dal fatto che personalmente non ho mai creduto molto in questa tipologia di prodotto, ma non ho visto alcun pregio in questo eBook reader, se non quello della tecnologia e-ink: scarno nelle impostazioni, lento in ogni operazione, per niente reattivo il touch screen. A dirla tutta poi, nonostante la tecnologia e-ink e il trattamento "opaco", non è che lo schermo fosse proprio esente dai riflessi (anche se posso immaginare che all'aperto, sotto il sole, si veda indiscutibilmente meglio rispetto all'LCD dell'iPad che sto provando in questi giorni).
A questo punto, considerando che il tablet Apple è decisamente più prestante, permette di fare molte più cose (anche se gli eBook reader promettono diverse evoluzioni per i prossimi modelli), e ha un costo che si pone sullo stesso ordine di grandezza (considerando il modello base dell'iPad), se non si hanno particolari necessità legate all'utilizzo *esclusivo* come eBook-reader, o ad un frequente utilizzo all'aperto (però non ditemi "in spiaggia" perché lo voglio proprio vedere chi si porta un oggetto si questo tipo sulla sabbia, rischiando di rovinarlo o di farselo rubare), verrebbe da chiedersi perché mai comprarsi un lettore di questo tipo piuttosto che un iPad... un motivo potrebbe essere l'autonomia, ma anche l'iPad non è che se la cavi così male anche sotto questo punto di vista...
In definitiva continuo ad essere dubbioso sul futuro commerciale di questi oggetti: il target è limitato, e anche all'interno del target c'è chi lo vede in modo dubbioso... di contro l'iPad, essendo più versatile, può contare su un target più variegato e più ampio. Probabilmente le cose si evolveranno e tra un paio d'anni potremmo avere eBook-reader con e-ink a colori di buona qualità, reattività dello schermo (sia a livello di visualizzazione che per quanto riguarda la "sensibilità touch"), prestazioni maggiori, e magari la possibilità di fare altre cose, allora ben venga anche l'eBook reader... ma se così fosse saremmo di fronte a qualcosa che assomiglia più ad un tablet con e-ink, piuttosto che non un eBook-reader, e in ogni caso anche gli attuali tablet si evolveranno cercando i compensare i loro attuali punti deboli.
Restando al presente, oggi come oggi i due dispositivi hanno delle differenze sostanziali che li rendono più o meno adatti a diversi utilizzi, e forse nessuno dei due è adatto per coprire al 100% i possibili utilizzi di un device di questo tipo... personalmente, dovessi scegliere ora, punterei comprerei comunque un iPad.
In realtà il prezzo, come ho avuto modo di osservare più volte, a meno di situazioni "estreme" è una variabile molto relativa: 300, 400, o anche 600 Euro, possono essere un prezzo più che ragionevole se si ha bisogno di un eBook reader o se (al di là del bisogno) si pensa di utilizzarlo frequentemente ottenendone un certo vantaggio (che può anche essere la semplice comodità).
Ad ogni modo, tornando al lettore, sarà che il mio giudizio è prevenuto, e dettato (almeno in parte) dal fatto che personalmente non ho mai creduto molto in questa tipologia di prodotto, ma non ho visto alcun pregio in questo eBook reader, se non quello della tecnologia e-ink: scarno nelle impostazioni, lento in ogni operazione, per niente reattivo il touch screen. A dirla tutta poi, nonostante la tecnologia e-ink e il trattamento "opaco", non è che lo schermo fosse proprio esente dai riflessi (anche se posso immaginare che all'aperto, sotto il sole, si veda indiscutibilmente meglio rispetto all'LCD dell'iPad che sto provando in questi giorni).
A questo punto, considerando che il tablet Apple è decisamente più prestante, permette di fare molte più cose (anche se gli eBook reader promettono diverse evoluzioni per i prossimi modelli), e ha un costo che si pone sullo stesso ordine di grandezza (considerando il modello base dell'iPad), se non si hanno particolari necessità legate all'utilizzo *esclusivo* come eBook-reader, o ad un frequente utilizzo all'aperto (però non ditemi "in spiaggia" perché lo voglio proprio vedere chi si porta un oggetto si questo tipo sulla sabbia, rischiando di rovinarlo o di farselo rubare), verrebbe da chiedersi perché mai comprarsi un lettore di questo tipo piuttosto che un iPad... un motivo potrebbe essere l'autonomia, ma anche l'iPad non è che se la cavi così male anche sotto questo punto di vista...
In definitiva continuo ad essere dubbioso sul futuro commerciale di questi oggetti: il target è limitato, e anche all'interno del target c'è chi lo vede in modo dubbioso... di contro l'iPad, essendo più versatile, può contare su un target più variegato e più ampio. Probabilmente le cose si evolveranno e tra un paio d'anni potremmo avere eBook-reader con e-ink a colori di buona qualità, reattività dello schermo (sia a livello di visualizzazione che per quanto riguarda la "sensibilità touch"), prestazioni maggiori, e magari la possibilità di fare altre cose, allora ben venga anche l'eBook reader... ma se così fosse saremmo di fronte a qualcosa che assomiglia più ad un tablet con e-ink, piuttosto che non un eBook-reader, e in ogni caso anche gli attuali tablet si evolveranno cercando i compensare i loro attuali punti deboli.
Restando al presente, oggi come oggi i due dispositivi hanno delle differenze sostanziali che li rendono più o meno adatti a diversi utilizzi, e forse nessuno dei due è adatto per coprire al 100% i possibili utilizzi di un device di questo tipo... personalmente, dovessi scegliere ora, punterei comprerei comunque un iPad.
lunedì 8 febbraio 2010
iPad ed eBook, come da pronostico
Come avevo avuto modo di osservare più volte, al di là delle funzionalità più o meno "produttive" e più o meno "ludiche" (entrambe legate al software in uscita), parlando del lato "letterario" dell'iPad, pare gli sforzi degli editori sembrano andare in una direzione che per forza di cose è stata in parte trascurata sugli eBook-reader con tecnologia eInk.
Al di là degli eBook "classici" (la cui disponibilità in formato ePub sarà comunque una buona cosa) molto si sta muovendo in ambito giornalistico (con Jobs che sta stringendo accordi con tutte le maggiori testare americane) e ricreativo (con diversi fumetti già annunciati e in via di realizzazione). Chissà cosa accadrà qui in Italia...
Colgo l'occasione per segnalarvi un sito tutto italiano dedicato all'iPad: iPadders. Non so se è il primo, ma sicuramente non sarà l'ultimo, visto l'interesse che sta nascendo intorno al nuovo dispositivo di Apple. L'ho scoperto un po' per caso, ma visto che mi è piaciuto volevo segnalarlo anche a voi: se state aspettando l'iPad e cercate notizie nuove ogni giorno, questo è sicuramente un buon punto di partenza.
Al di là degli eBook "classici" (la cui disponibilità in formato ePub sarà comunque una buona cosa) molto si sta muovendo in ambito giornalistico (con Jobs che sta stringendo accordi con tutte le maggiori testare americane) e ricreativo (con diversi fumetti già annunciati e in via di realizzazione). Chissà cosa accadrà qui in Italia...
Colgo l'occasione per segnalarvi un sito tutto italiano dedicato all'iPad: iPadders. Non so se è il primo, ma sicuramente non sarà l'ultimo, visto l'interesse che sta nascendo intorno al nuovo dispositivo di Apple. L'ho scoperto un po' per caso, ma visto che mi è piaciuto volevo segnalarlo anche a voi: se state aspettando l'iPad e cercate notizie nuove ogni giorno, questo è sicuramente un buon punto di partenza.
martedì 29 dicembre 2009
iPad -> iSlate
Se fino a 10 giorni fa iPad sembrava il nome più gettonato per l'imminente tablet di Apple, ora sembra quasi certo che il nome sarà iSlate, e la quasi certezza risiede nei domini internet registrati da delle società fantasma che farebbero capo ad Apple, esattamente come successe tre anni fa con l'iPhone.
Tra l'altro questo nome riprende alcune parole di Bill Keller (editore esecutivo del New York Times), che a fine ottobre si augurava una redazione più attiva per la produzione di nuovi contenuti giornalistici, per iPhone, Time Reader, o per l'imminente Apple Slate.
Il tutto sembra quindi convergere verso quello che dovrebbe essere una sorta di eBook reader "evoluto", con capacità multimediali molto spinte per la fruizione dei contenuti video messi in vendita su iTunes, possibilità videoludiche (visto il modo in cui si è sviluppato l'AppStore) e connettività internet. Se così fosse, con un'uscita video, un supporto, e un controllo remoto potrebbe quasi rimpiazzare la AppleTV...
In ogni caso l'attesa dovrebbe essere ormai breve: si parla di un evento a gennaio per la presentazione (con tanto di richieste specifiche fatte ad alcuni sviluppatori "selezionati" per la realizzazione di alcune applicazioni full screen per l'occasione) e commercializzazione qualche mese più in là. Per quanto riguarda l'aspetto, penso di aver già detto molto nei giorni scorsi, in ogni caso basta cercare in google che di idee se ne trovano a iosa...
Tra l'altro questo nome riprende alcune parole di Bill Keller (editore esecutivo del New York Times), che a fine ottobre si augurava una redazione più attiva per la produzione di nuovi contenuti giornalistici, per iPhone, Time Reader, o per l'imminente Apple Slate.
Il tutto sembra quindi convergere verso quello che dovrebbe essere una sorta di eBook reader "evoluto", con capacità multimediali molto spinte per la fruizione dei contenuti video messi in vendita su iTunes, possibilità videoludiche (visto il modo in cui si è sviluppato l'AppStore) e connettività internet. Se così fosse, con un'uscita video, un supporto, e un controllo remoto potrebbe quasi rimpiazzare la AppleTV...
In ogni caso l'attesa dovrebbe essere ormai breve: si parla di un evento a gennaio per la presentazione (con tanto di richieste specifiche fatte ad alcuni sviluppatori "selezionati" per la realizzazione di alcune applicazioni full screen per l'occasione) e commercializzazione qualche mese più in là. Per quanto riguarda l'aspetto, penso di aver già detto molto nei giorni scorsi, in ogni caso basta cercare in google che di idee se ne trovano a iosa...
mercoledì 28 ottobre 2009
...e se l'iPad fosse un eBook reader?
Qualche tempo fa, nel corso di un'intervista rilasciata poco dopo la prsentazione die nuovi iPod, Jobs disse che secondo lui la gente non è molto interessata agli eBook, semplicemente perché è poco interessata a leggere.
Purtroppo, nonostante il recente boom dei lettori, non gli si può dar torto: le statistiche parlano di diffusione degli eBook Reader soprattutto tra chi necessita di portarsi appresso grandi quantità di manuali, grossi archivi di quotidiani, o altre utilizzi simili. La tendenza però potrebbe presto cambiare, visto che Amazon (che con il Kindle è stata un po' la promotrice di questa tecnologia) vede in testa alle sue classifiche di vendita l'ultimo libro di Dan Brown, in formato digitale.
Difficile dire se questo sia l'inizio di una svolta, ma molto probabilmente quella degli eBook reader "tradizionali" non sarà la strada percorsa da Apple, anche se qualsiasi tablet ben si sposa per questo tipo di utilizzo, a patto di avere una sufficiente autonomia e uno schermo di qualità. E' inutile nascondere che l'iPhone è usato anche come lettore di libri digitali, con oltre 4500 titoli classificati sotto questo genere sull'AppStore: perché non cavalcare l'onda, magari dirigendola dove più interessa? Ad Apple non interessa proporsi come leader nel settore degli eBook reader (almeno, così pare), ma avrà tra le mani un dispositivo di dimensioni opportune e con grandi possibilità tecniche. Se i lettori di libri digitali hanno dalla loro parte la tecnologia e-ink e una grande autonomia, Apple avrà dalla sua le potenzialità grafiche (incluso il colore, che ancora manca all'inchiostro eletronico), la multimediaità e l'esperienza maturata in questi anni sugli schermi multitouch. Certo, per la lettura intensiva la tecnologia e-ink è impareggiabile, ma per leggere un fumetto (e qui faccio mente locale alla recente acquisizione della Marvel da parte di Disney), sfogliare un quotidiano (magari con foto e video), o far nascere un nuovo filone di "letteratura interattiva", il dispositivo di Apple potrebbe essere molto avanti rispetto agli altri lettori e avrebbe dalla sua anche la possibilità di installare altro software per altri compiti, con un'ampia gamma di possibilità. Sarà questo lo scopo non-ancora-dichiarato dell'iPad (o iTablet o Apple-Slate)? Più ci penso e più credo che potrebbe anche esserlo...
Purtroppo, nonostante il recente boom dei lettori, non gli si può dar torto: le statistiche parlano di diffusione degli eBook Reader soprattutto tra chi necessita di portarsi appresso grandi quantità di manuali, grossi archivi di quotidiani, o altre utilizzi simili. La tendenza però potrebbe presto cambiare, visto che Amazon (che con il Kindle è stata un po' la promotrice di questa tecnologia) vede in testa alle sue classifiche di vendita l'ultimo libro di Dan Brown, in formato digitale.
Difficile dire se questo sia l'inizio di una svolta, ma molto probabilmente quella degli eBook reader "tradizionali" non sarà la strada percorsa da Apple, anche se qualsiasi tablet ben si sposa per questo tipo di utilizzo, a patto di avere una sufficiente autonomia e uno schermo di qualità. E' inutile nascondere che l'iPhone è usato anche come lettore di libri digitali, con oltre 4500 titoli classificati sotto questo genere sull'AppStore: perché non cavalcare l'onda, magari dirigendola dove più interessa? Ad Apple non interessa proporsi come leader nel settore degli eBook reader (almeno, così pare), ma avrà tra le mani un dispositivo di dimensioni opportune e con grandi possibilità tecniche. Se i lettori di libri digitali hanno dalla loro parte la tecnologia e-ink e una grande autonomia, Apple avrà dalla sua le potenzialità grafiche (incluso il colore, che ancora manca all'inchiostro eletronico), la multimediaità e l'esperienza maturata in questi anni sugli schermi multitouch. Certo, per la lettura intensiva la tecnologia e-ink è impareggiabile, ma per leggere un fumetto (e qui faccio mente locale alla recente acquisizione della Marvel da parte di Disney), sfogliare un quotidiano (magari con foto e video), o far nascere un nuovo filone di "letteratura interattiva", il dispositivo di Apple potrebbe essere molto avanti rispetto agli altri lettori e avrebbe dalla sua anche la possibilità di installare altro software per altri compiti, con un'ampia gamma di possibilità. Sarà questo lo scopo non-ancora-dichiarato dell'iPad (o iTablet o Apple-Slate)? Più ci penso e più credo che potrebbe anche esserlo...
venerdì 8 maggio 2009
Kindle DX: l'alba di una nuova era?
Come tutti ormai saprete, ieri Amazon ha presentato al pubblico il Kindle DX, versione extra-size del già noto lettore di libri digitali. Tralasciando DRM, brevetti, e dettagli tecnici (che chiamerò in causa singolarmente se necessario), quello che tutti gli addetti del settore si stanno chiedendo, è se sia giunto il momento in cui il vecchio libro di carta può essere soppiantato dal libro digitale.
A detta di molti (è stato detto anche su queste pagine), Amazon sta cercando di fare con la letteratura, ciò che Apple ha fatto con la musica. Il problema, a mio avviso, è che letteratura e musica sono due cose completamente differenti, e soprattutto sono completamente differenti le situazioni in cui si usufruisce dei due beni, quindi lo scopo che si prefigge Amazon non è dei più semplici.
Provate a pensare al modo in cui, fino a qualche anno fa, si ascoltava la musica o ci si immergeva in una buona lettura. Escludendo le esibizioni dal vivo, ascoltare musica ha sempre richiesto l'utilizzo di un apposito apperecchio elettrico, che sia lo stereo di casa, il vecchio walkman, o un lettore CD portatile. L'introduzione dell'iPod non ha cambiato le abitudini, ma ha semplicemente modificato lo strumento utilizzato per fruire della musica.
L'introduzione dell'eBook porta invece con se un cambiamento totale delle abitudini: un libro si legge sempre ed ovunque, non necessità di elettricità, si può prendere in prestito in biblioteca, si può lasciare sulla sdraio in spiaggia senza temere che qualcuno ce lo rubi; inoltre, in situazioni particolari (sto ripensando al periodo degli studi), è possibile tenere aperti e consultare 2 o 3 libri contemporaneamente. Passare al digitale significherebbe cambiare tutte queste abitudini.
Anche supponendo di accettare uesto cambio, l'unica similitudine che vedo tra iPod e Kindle è quella legata alla capacità di memorizzazione: con l'iPod ognuno si può portare appresso la sua intera libreria musicale, in un oggetto dal peso e ingombro minimo. Nel Kindle (o, più in generale, in ogni eBook-reader) il vantaggio in tal senso è ancora maggiore, visto che in un dispositivo non più grande di un libro, potrebbe portarsi appresso un'intera biblioteca.
La differenza è che scegliere un brano da una libreria musicale ha un certo senso e "impegna" qualche minuto, mentre con i libri il discorso cambia completamente. In una vacanza di una settimana, ascoltando musica per 2 o 3 ore al giorno, si ascolta facilmente qualche centinaio di brani. Nella stessa vacanza, anche supponendo di essere un buon lettore, difficilmente si andrebbe oltre i 3 o 4 libri.
Inoltre, se una canzone la puoi ascoltare centinaia di volte, anche come sottofondo ad altre attività, un libro difficilmente viene riletto, quindi tenersi in memoria migliaia di libri ha senso fino ad un certo punto. Certo, poi ci sono le eccezioni, come i testi scolastici, i manuali specifici per chi fa certi lavori (e che è meglio avere sempre tutti a disposizione), una raccolta di quodidiani o di fumetti, ...
In realtà se si vanno ad eseminare i clienti (ancora molto pochi) di questi oggetti, si scopre che sono quasi tutti dei forti lettori, ovvero fanno parte di una cerchia ristretta di persone. L'iPod invece (o, più in generale, il lettore MP3) ha una diffusione molto più ampia, vuoi per il minor "impegno" dell'ascolto musicale rispetto alla lettura di un libro, vuoi per i prezzi più bassi di molti modelli. Chi legge libri occasionalmente non spenderà mai 300-400 Euro per un eBook-reader, ma un MP3-reader ce l'hanno quasi tutti, fosse anche un modello di capacità limitata da qualche decina di Euro. Infine, non dimentichiamoci i limiti tecnici: al di là della confusione dei formati (solo in quest'ultima versione il Kindle ha il supporto pieno al PDF, che dovrebbe essere il formato più standard per questo genere di documenti, quantomeno per quelli non soggetti a diritto d'autore), attualmente si parla di 16 tonalità di grigio: molti libri non potrebbero mai essere pubblicati in questo modo...
In definitiva, secondo il mio parere, con questo nuovo lettore di Amazon, che finalmente ha dimensioni comparabili con quelle di un normale libro, la diffusione può avere inizio. Alcune testate americane sono interessate a distribuire i loro quotidiani con questo sistema (anche regalando il lettore, risparmierebbero sui costi di stampa e distribuzione) e alcune università vogliono sperimentarne l'uso a livello didattico. La strada per una diffusione più capillare però la vedo ancora molto in salita... ne riparleremo tra un paio d'anni per capire a che punto siamo arrivati...
A detta di molti (è stato detto anche su queste pagine), Amazon sta cercando di fare con la letteratura, ciò che Apple ha fatto con la musica. Il problema, a mio avviso, è che letteratura e musica sono due cose completamente differenti, e soprattutto sono completamente differenti le situazioni in cui si usufruisce dei due beni, quindi lo scopo che si prefigge Amazon non è dei più semplici.
Provate a pensare al modo in cui, fino a qualche anno fa, si ascoltava la musica o ci si immergeva in una buona lettura. Escludendo le esibizioni dal vivo, ascoltare musica ha sempre richiesto l'utilizzo di un apposito apperecchio elettrico, che sia lo stereo di casa, il vecchio walkman, o un lettore CD portatile. L'introduzione dell'iPod non ha cambiato le abitudini, ma ha semplicemente modificato lo strumento utilizzato per fruire della musica.
L'introduzione dell'eBook porta invece con se un cambiamento totale delle abitudini: un libro si legge sempre ed ovunque, non necessità di elettricità, si può prendere in prestito in biblioteca, si può lasciare sulla sdraio in spiaggia senza temere che qualcuno ce lo rubi; inoltre, in situazioni particolari (sto ripensando al periodo degli studi), è possibile tenere aperti e consultare 2 o 3 libri contemporaneamente. Passare al digitale significherebbe cambiare tutte queste abitudini.
Anche supponendo di accettare uesto cambio, l'unica similitudine che vedo tra iPod e Kindle è quella legata alla capacità di memorizzazione: con l'iPod ognuno si può portare appresso la sua intera libreria musicale, in un oggetto dal peso e ingombro minimo. Nel Kindle (o, più in generale, in ogni eBook-reader) il vantaggio in tal senso è ancora maggiore, visto che in un dispositivo non più grande di un libro, potrebbe portarsi appresso un'intera biblioteca.
La differenza è che scegliere un brano da una libreria musicale ha un certo senso e "impegna" qualche minuto, mentre con i libri il discorso cambia completamente. In una vacanza di una settimana, ascoltando musica per 2 o 3 ore al giorno, si ascolta facilmente qualche centinaio di brani. Nella stessa vacanza, anche supponendo di essere un buon lettore, difficilmente si andrebbe oltre i 3 o 4 libri.
Inoltre, se una canzone la puoi ascoltare centinaia di volte, anche come sottofondo ad altre attività, un libro difficilmente viene riletto, quindi tenersi in memoria migliaia di libri ha senso fino ad un certo punto. Certo, poi ci sono le eccezioni, come i testi scolastici, i manuali specifici per chi fa certi lavori (e che è meglio avere sempre tutti a disposizione), una raccolta di quodidiani o di fumetti, ...
In realtà se si vanno ad eseminare i clienti (ancora molto pochi) di questi oggetti, si scopre che sono quasi tutti dei forti lettori, ovvero fanno parte di una cerchia ristretta di persone. L'iPod invece (o, più in generale, il lettore MP3) ha una diffusione molto più ampia, vuoi per il minor "impegno" dell'ascolto musicale rispetto alla lettura di un libro, vuoi per i prezzi più bassi di molti modelli. Chi legge libri occasionalmente non spenderà mai 300-400 Euro per un eBook-reader, ma un MP3-reader ce l'hanno quasi tutti, fosse anche un modello di capacità limitata da qualche decina di Euro. Infine, non dimentichiamoci i limiti tecnici: al di là della confusione dei formati (solo in quest'ultima versione il Kindle ha il supporto pieno al PDF, che dovrebbe essere il formato più standard per questo genere di documenti, quantomeno per quelli non soggetti a diritto d'autore), attualmente si parla di 16 tonalità di grigio: molti libri non potrebbero mai essere pubblicati in questo modo...
In definitiva, secondo il mio parere, con questo nuovo lettore di Amazon, che finalmente ha dimensioni comparabili con quelle di un normale libro, la diffusione può avere inizio. Alcune testate americane sono interessate a distribuire i loro quotidiani con questo sistema (anche regalando il lettore, risparmierebbero sui costi di stampa e distribuzione) e alcune università vogliono sperimentarne l'uso a livello didattico. La strada per una diffusione più capillare però la vedo ancora molto in salita... ne riparleremo tra un paio d'anni per capire a che punto siamo arrivati...
giovedì 30 aprile 2009
App Store: leggere su iPhone
Abbiamo accennato ieri alle mire di Amazon sui libri digitali; nonostante l'iPhone non abbia uno schermo enorme (dopotutto è pur sempre un telefono), il display è sufficientemente grande e molto luminoso, il che consente una lettura abbastanza agevole in molte occasioni. Diamo un'occhiata veloce a qualche applicazione a tema.
-La Divina Commedia [free, voto: 3/5]
Applicazione italiana, il cui titolo dice già tutto. Da apprezzare lo sforzo, ma il voto non può essere altissimo perché manca di qualsiasi opzione (non si può ingrandire il font, né cambiare i colori, o leggere in orizzontale, mettere un segnalibro, fare un ricerca, ecc...).
-iLex: la costituzione [free, voto: 5/5]
Altra applicazione italiana dello stesso autore di "English for Fear". In questo caso lo scopo è più "nobile", e la realizzazione è ottima: si possono inserire note, fare delle ricerche, e marcare alcuni articoli come preferiti. Inutile nascondere che l'applicazione ha anche uno scopo promozionale, visto che lo stesso autore vende altri prodotti della stessa serie (codice civile/penale, codice di procedura civile/penale, ...). Nella stessa serie esiste comunque un'altro prodotto free, "iLex: lo statuto dei lavoratori".
-Shakespeare [free, voto: 4/5]
Applicazione notevole che include tutte le opere di Shakespeare (in inglese); il software offre la possibilità di leggere in orizzontale, impostare colore e dimensione del font, ed effettuare delle ricerche nel testo.
-Stanza [free, voto: 5/5]
Indubbiamente il miglior software di lettura degli eBook su iPhone. Potete leggere in orizzontale, verticale, ingrandire i font a piacimento, invertire i colori, mettere un segnalibro, e organizzare i libri della vostra biblioteca elettronica. La cosa più interessante (a differenza degli altri software esaminati sopra, che sono prodotti "chiusi") è che Stanza è un vero e proprio eBook-reader: potete aggiungere libri scaricandoli direttamente dall'applicazione, oppure condividendoli dalla controparte che gira su computer. Dal catalogo potete scaricare gratuitamente alcuni libri che non hanno problemi di diritto d'autore, oppure potere leggere le descrizioni di vari eBook in vendita in rete (con relativo rimando al sito internet per l'eventuale acquisto). Probabilmente quest'ultima opzione avrà ulteriori sviluppi legati sia al prossimo firmware (che dovrebbe consentire acquisti direttamente all'interno delle applicazioni), che al recente acquisto da parte di Amazon, di cui abbiamo parlato ieri.
-Star Trek: Year Four - Enterprise Experiment #1 [prezzo: 0,79, voto: 4/5]
Se siete interessati a letture un po' più leggere, sull'App Store trovate anche molti fumetti. Segnalo questo a semplice titolo di esempio, e perché la realizzazione mi sembra buona (tra parentesi, la stessa casa propone una lunga serie di fumetti su Star Trek, tra cui la serie legata al film in uscita), ma ci sono molti fumetti di tutti i tipi, da Lucky Luke ai classici fumetti giapponesi.
Se l'argomento vi interessa, l'App Store è ricco di eBook: sullo store italiano (al momento in cui scrivo) ce ne sono 2500, di cui oltre 400 free, e i rimanenti un po' per tutti i generi (anche molto specialistici) le tasche: si va dai classici 79 centesimi, fino ai 44.99 Euro, che è una delle cifre più alte in assoluto per le applicazioni in vendita su iTunes.
-La Divina Commedia [free, voto: 3/5]
Applicazione italiana, il cui titolo dice già tutto. Da apprezzare lo sforzo, ma il voto non può essere altissimo perché manca di qualsiasi opzione (non si può ingrandire il font, né cambiare i colori, o leggere in orizzontale, mettere un segnalibro, fare un ricerca, ecc...).-iLex: la costituzione [free, voto: 5/5]
Altra applicazione italiana dello stesso autore di "English for Fear". In questo caso lo scopo è più "nobile", e la realizzazione è ottima: si possono inserire note, fare delle ricerche, e marcare alcuni articoli come preferiti. Inutile nascondere che l'applicazione ha anche uno scopo promozionale, visto che lo stesso autore vende altri prodotti della stessa serie (codice civile/penale, codice di procedura civile/penale, ...). Nella stessa serie esiste comunque un'altro prodotto free, "iLex: lo statuto dei lavoratori".-Shakespeare [free, voto: 4/5]
Applicazione notevole che include tutte le opere di Shakespeare (in inglese); il software offre la possibilità di leggere in orizzontale, impostare colore e dimensione del font, ed effettuare delle ricerche nel testo.-Stanza [free, voto: 5/5]
Indubbiamente il miglior software di lettura degli eBook su iPhone. Potete leggere in orizzontale, verticale, ingrandire i font a piacimento, invertire i colori, mettere un segnalibro, e organizzare i libri della vostra biblioteca elettronica. La cosa più interessante (a differenza degli altri software esaminati sopra, che sono prodotti "chiusi") è che Stanza è un vero e proprio eBook-reader: potete aggiungere libri scaricandoli direttamente dall'applicazione, oppure condividendoli dalla controparte che gira su computer. Dal catalogo potete scaricare gratuitamente alcuni libri che non hanno problemi di diritto d'autore, oppure potere leggere le descrizioni di vari eBook in vendita in rete (con relativo rimando al sito internet per l'eventuale acquisto). Probabilmente quest'ultima opzione avrà ulteriori sviluppi legati sia al prossimo firmware (che dovrebbe consentire acquisti direttamente all'interno delle applicazioni), che al recente acquisto da parte di Amazon, di cui abbiamo parlato ieri.-Star Trek: Year Four - Enterprise Experiment #1 [prezzo: 0,79, voto: 4/5]
Se l'argomento vi interessa, l'App Store è ricco di eBook: sullo store italiano (al momento in cui scrivo) ce ne sono 2500, di cui oltre 400 free, e i rimanenti un po' per tutti i generi (anche molto specialistici) le tasche: si va dai classici 79 centesimi, fino ai 44.99 Euro, che è una delle cifre più alte in assoluto per le applicazioni in vendita su iTunes.
mercoledì 29 aprile 2009
Amazon compra Lexcycle
Stavo preparando un post sulle possibili letture da fare sfruttando l'iPhone (o iPod Touch) come se fosse un eBook reader, quando mi sono imbattuto in una notizia a tema che mi ha fatto riflettere: Amazon ha comprato Lexcycle.
Per chi non lo sapesse, Lexcycle è la software house che produce "Stanza", un'applicazione per che consente di leggere libri in formato elettronico (siano essi in PDF, XML, o alcuni dei formati più specifici degli eBook) e di condividerli tra PC e iPhone, iPod Touch e anche Kindle, l'eBook reader di Amazon.
Non mi addentro ora nei dettagli delle caratteristiche dell'applicazione per iPhone, e della sua controparte per Mac OS X e Windows (magari ne parlerò nei prossimi giorni, comunque potete scoprirli da soli dando un'occhiata al sito), ma vorrei porgere l'attenzione sulla strategia che Amazon sta mettendo in atto per consolidare la sua posizione di leader di questo particolare settore che, nonostante se ne parli da molti anni, non è ancora esploso.
Dopo aver presentato la nuova versione del suo Kindle, e averne rilasciato una versione software anche sull'AppStore (per il momento solo sul mercato americano), aquisisce anche il parco utenti di Stanza, nonché il know-how dell'azienda che l'ha sviluppato, con tutte le idee che ci stanno dietro (Stanza per iPhone è un applicativo molto apprezzato).
Personalmente ritengo che sia ancora un po' presto per stabilire quali saranno le sorti di questo mercato, che sebbene sia in continua crescita non riesce a far presa sugli utenti com'è successo invece con la musica in formato MP3; probabilmente non ha nemmeno molto senso fare un parallelo con il mercato della musica digitale, perché cambiano totalmente le modalità di fruizione.
Sono quasi certo che si tratti di un mercato destinato ad espandersi, ma non in maniera esplosiva, e non in tempi brevissimi... in ogni caso Amazon si sta preparando al meglio per presentarsi agli utenti come leader indiscussa del settore, mostrandosi attiva e anticipando i tempi... un po' com'è riuscita a fare Apple con l'iPod...
Per chi non lo sapesse, Lexcycle è la software house che produce "Stanza", un'applicazione per che consente di leggere libri in formato elettronico (siano essi in PDF, XML, o alcuni dei formati più specifici degli eBook) e di condividerli tra PC e iPhone, iPod Touch e anche Kindle, l'eBook reader di Amazon.
Non mi addentro ora nei dettagli delle caratteristiche dell'applicazione per iPhone, e della sua controparte per Mac OS X e Windows (magari ne parlerò nei prossimi giorni, comunque potete scoprirli da soli dando un'occhiata al sito), ma vorrei porgere l'attenzione sulla strategia che Amazon sta mettendo in atto per consolidare la sua posizione di leader di questo particolare settore che, nonostante se ne parli da molti anni, non è ancora esploso.
Dopo aver presentato la nuova versione del suo Kindle, e averne rilasciato una versione software anche sull'AppStore (per il momento solo sul mercato americano), aquisisce anche il parco utenti di Stanza, nonché il know-how dell'azienda che l'ha sviluppato, con tutte le idee che ci stanno dietro (Stanza per iPhone è un applicativo molto apprezzato).
Personalmente ritengo che sia ancora un po' presto per stabilire quali saranno le sorti di questo mercato, che sebbene sia in continua crescita non riesce a far presa sugli utenti com'è successo invece con la musica in formato MP3; probabilmente non ha nemmeno molto senso fare un parallelo con il mercato della musica digitale, perché cambiano totalmente le modalità di fruizione.
Sono quasi certo che si tratti di un mercato destinato ad espandersi, ma non in maniera esplosiva, e non in tempi brevissimi... in ogni caso Amazon si sta preparando al meglio per presentarsi agli utenti come leader indiscussa del settore, mostrandosi attiva e anticipando i tempi... un po' com'è riuscita a fare Apple con l'iPod...
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