Qualche tempo fa parlavo dell'evoluzione delle interfaccie e delle modalità di interazione tra uomo e computer che, a mio avviso, si sta inequivocabilmente orientando verso un utilizzo sempre più preponderante delle gestures (perlomeno in ambito consumer).
In quel contesto, pensando al futuro, accennavo anche un paragone con il film "Minority Report", pur considerando quel futuro ancora lontano e forse anche poco pratico per un utilizzo reale della macchina.
Pur non avendo cambiato idea sull'effettiva praticità di questa soluzione (di grande effetto ma utile solo in contesti ben brecisi e limitati) mi devo forse ricredere su quanto una simile modalità di interazione possa essere lontana nel tempo: LEAP propone un dispositivo in grado sfruttare telecamere e raggi infrarossi per comprendere i movimenti delle mani davanti allo schermo e trasformarli in comandi molto precisi; pur non essendo ancora disponibile per la vendita, chi fosse interessato a preordinarla può farlo ad un prezzo molto interessante (circa 70 dollari) e se il video mostrato sul sito corrisponde alla realtà, le potenzialità sono comunque molto interessanti... vi consiglio di guardarlo.
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martedì 22 maggio 2012
martedì 8 maggio 2012
(evo)luzione
Negli ultimi giorni ho postato poco ma ho passato molto tempo ad osservare... osservare diversi siti internet, sperimentare nuovi servizi, leggere forum, provare nuove vie di utilizzo dell'iPad.
Partiamo da quest'ultimo: l'iPad (parlo di questo perché lo conosco meglio ed è quello che sto usando in questi giorni, ma il discorso vale per qualsiasi tablet) offre molto più di quanto mi potessi aspettare... praticamente non sto più accendendo il computer da qualche settimana e la cosa, sotto certi aspetti, mi preoccupa. Con la sua immediatezza, l'iPad è infinitamente più comodo per un'infinità degli utilizzi più classici, ma i limiti di iOS sono ancora troppo forti (spero in iOS 6 e successivi) e non vorrei correre il rischio di abituarmici troppo. Nei prossimi giorni dovrò necessariamente tornare ad usare il MBP e conto di tornare ad utilizzarlo un po' di più di quanto ho fatto ultimamente, anche se i troppi impegni di questi mesi rendono infinitamente più comodo aprire la smartcover dell'iPad piuttosto che accendere il computer. Mi pare però evidente che l'evoluzione del comportamento (anche a sentire molti miei amici e colleghi) sia in quella direzione, quindi non mi sorprende l'espansione del mercato mobile, inteso come smartphone e tablet, a dispetto della contrazione del mondo dei computer... che a loro volta vedono uno spostamento verso i notebook e una contrazione dei desktop... ed entrando ancora più in profondità, l'interesse sembra andare verso gli ultrabook, più mobili del classici notebook (tipicamente più grossolani e pesanti) e più performanti, anche se più costosi, rispetto al parziale e transitorio successo del netbook (rimpiazzati ormai dai tablet).
E' inevitabile quindi che gli aspetti di convergenza tra tablet e computer (due dispositivi che secondo me, tutt'oggi, sono ancora due cose ben distinte) diventino sempre più forti in molte direzioni, e non solo a livello di interfaccia. Il calo di prezzo degli SSD ne consentirà un'implementazione sempre più diffusa in tutte le macchine, prima di tutto i portatili (non solo l'Air o gli UltraBook in generale ma anche, per esempio, i prossimi MacBook Pro) con benefici anche a sull'autonomia e possibili modifiche anche a livello di gestione di memoria del sistema. Faccio un piccolo esempio (oggetto di discussione su icm nei giorni scorsi): in iOS, a seguito dell'implementazione del multitasking, la distinzione tra RAM e memoria a stato solido è diventata abbastanza labile: al di là delle questioni su quali servizi siano supportati e rimangano realmente attivi nel multitasking, le App vengono caricate in memoria finché c'è spazio, ed entrano in una sorta di FIFO che viene svuotata al bisogno. Su MacOS la gestione è sempre stata differente: le applicazioni vengono aperte e ufficialmente non si chiudono finché non si preme cmd-q (a costo di ricorrere allo swap) neanche se tutti i documenti relativi a quell'applicazione sono stati chiusi (a differenza di MS-Windows dove solitamente, ma non sempre, la chiusura del documento corrisponde alla chiusura dell'applicazione); con Lion le regole sono cambiate: se l'applicazione non è attiva da un po' e c'è bisogno di memoria, l'applicazione viene terminata e, quando serve, va riaperta. Questo non causa grossi problemi per le applicazioni che si caricano velocemente, ma può essere fastidiosa quando vergono terminate applicazioni "pesanti" che richiedono un po' più tempo per l'apertura; probabilmente però anche questo fastidio diventerà più "sopportabile" quando gli SSD sostituiranno gli HD classici.
Qualcuno dirà che Apple "guarda avanti", qualcun'altro dirà che "Apple induce a comprare nuovo hardware"... io dico che "Apple va per la sua strada": la puoi seguire da vicino, la puoi seguire a distanza, puoi guardare indietro perdendo di vista quello che sta davanti, puoi decidere di abbandonare quella strada per tornarci in seguito, oppure non tornarci più... ma Apple fa comunque quello che vuole seguendo la sua evoluzione...
Ad ogni modo, dall'altro lato, si registra fortunatamente qualche scossa anche in iOS... dopo la pubblicazione di Codea (il primo tool che per mette di sviluppare App direttamente su iPad) si comincia a parlare di multi utenza e a quel punto, se solo venisse concessa un po' più di libertà nella gestione delle librerie (oltre alle lamentele già note recentemente ho scoperto che non è nemmeno possibile modificare/cancellare i gruppi di contatti in iOS...), allo scambio dei files tra le App, e alla gestione dei files in iCloud, iOS potrebbe diventare un sistema autonomo al 100% e potenzialmente pronto a sostituire il più classico OSX in molte più circostanze.
A fronte di tutti questi cambiamenti (possibili o ipotetici), quello che noto ultimamente è che nella cosiddetta "vecchia guardia" c'è una sorta di riluttanza al cambiamento; è un argomento di cui avevo già parlato e che in parte condivido quando c'è di mezzo una professione: cambiare abitudini, metodo di lavoro, e magari anche software, è qualcosa che ha un costo... senza contare gli eventuali inconvenienti derivanti dal fatto che magari "le cose nuove" non sono proprio adatte (o non lo sono ancora) per certi lavori; questa situazione inevitabilmente (e giustamente) causa proteste, riluttanze all'aggiornamento, e possibili allontanamenti dalla piattaforma da parte di certe categoria di professionisti (anche se magari facilita l'avvicinamento di altre categorie). Forse però è anche per questo che Apple, ultimamente, sembra rivolgersi maggiormente ad un pubblico consumer (mediamente, ma non necessariamente, più giovane) tipicamente più propenso a sperimentare nuove soluzioni e con più tempo da dedicare alle novità tecnologiche... credo che tutti i quarantenni come me avranno modo di ricordare il diverso approccio che avevano 20-25 anni fa con l'informatica: ai tempi la voglia di sperimentare nuovi sistemi passando da linea di comando a interfaccia grafica era preponderante (per non parlare dell'eplorazione dei files e delle risorse più recondite del sistema) mentre oggi ci si lamenta quando una preferenza cambia di posto nel pannello di controllo, perché se ho bisogno di cambiarla subito per lavorarci, non posso permettermi di perdere tempo. Per quanto mi riguarda, questa cosa la vivo soprattutto con Windows (sistema col quale lavoro) mentre fortunatamente col Mac ho un approccio "casalingo" più rilassato, e forse è anche per questo che me la prendo meno con i cambiamenti "forzati" di Apple...
In conclusione, inizierà presto una nuova era o un nuovo evo informatico? Secondo me c'è tempo ancora qualche anno ma, anche se l'ho già detto altre volte quasi come uno scherzo, quando iOS arriverà alla sua decima incarnazione, potrebbe chiamarsi iOS X, con tutto quello che ne potrebbe derivare anche riguardo la convergenza con OS X, e con conseguenze che al momento riesco ad immaginare solo in parte.
Partiamo da quest'ultimo: l'iPad (parlo di questo perché lo conosco meglio ed è quello che sto usando in questi giorni, ma il discorso vale per qualsiasi tablet) offre molto più di quanto mi potessi aspettare... praticamente non sto più accendendo il computer da qualche settimana e la cosa, sotto certi aspetti, mi preoccupa. Con la sua immediatezza, l'iPad è infinitamente più comodo per un'infinità degli utilizzi più classici, ma i limiti di iOS sono ancora troppo forti (spero in iOS 6 e successivi) e non vorrei correre il rischio di abituarmici troppo. Nei prossimi giorni dovrò necessariamente tornare ad usare il MBP e conto di tornare ad utilizzarlo un po' di più di quanto ho fatto ultimamente, anche se i troppi impegni di questi mesi rendono infinitamente più comodo aprire la smartcover dell'iPad piuttosto che accendere il computer. Mi pare però evidente che l'evoluzione del comportamento (anche a sentire molti miei amici e colleghi) sia in quella direzione, quindi non mi sorprende l'espansione del mercato mobile, inteso come smartphone e tablet, a dispetto della contrazione del mondo dei computer... che a loro volta vedono uno spostamento verso i notebook e una contrazione dei desktop... ed entrando ancora più in profondità, l'interesse sembra andare verso gli ultrabook, più mobili del classici notebook (tipicamente più grossolani e pesanti) e più performanti, anche se più costosi, rispetto al parziale e transitorio successo del netbook (rimpiazzati ormai dai tablet).
E' inevitabile quindi che gli aspetti di convergenza tra tablet e computer (due dispositivi che secondo me, tutt'oggi, sono ancora due cose ben distinte) diventino sempre più forti in molte direzioni, e non solo a livello di interfaccia. Il calo di prezzo degli SSD ne consentirà un'implementazione sempre più diffusa in tutte le macchine, prima di tutto i portatili (non solo l'Air o gli UltraBook in generale ma anche, per esempio, i prossimi MacBook Pro) con benefici anche a sull'autonomia e possibili modifiche anche a livello di gestione di memoria del sistema. Faccio un piccolo esempio (oggetto di discussione su icm nei giorni scorsi): in iOS, a seguito dell'implementazione del multitasking, la distinzione tra RAM e memoria a stato solido è diventata abbastanza labile: al di là delle questioni su quali servizi siano supportati e rimangano realmente attivi nel multitasking, le App vengono caricate in memoria finché c'è spazio, ed entrano in una sorta di FIFO che viene svuotata al bisogno. Su MacOS la gestione è sempre stata differente: le applicazioni vengono aperte e ufficialmente non si chiudono finché non si preme cmd-q (a costo di ricorrere allo swap) neanche se tutti i documenti relativi a quell'applicazione sono stati chiusi (a differenza di MS-Windows dove solitamente, ma non sempre, la chiusura del documento corrisponde alla chiusura dell'applicazione); con Lion le regole sono cambiate: se l'applicazione non è attiva da un po' e c'è bisogno di memoria, l'applicazione viene terminata e, quando serve, va riaperta. Questo non causa grossi problemi per le applicazioni che si caricano velocemente, ma può essere fastidiosa quando vergono terminate applicazioni "pesanti" che richiedono un po' più tempo per l'apertura; probabilmente però anche questo fastidio diventerà più "sopportabile" quando gli SSD sostituiranno gli HD classici.
Qualcuno dirà che Apple "guarda avanti", qualcun'altro dirà che "Apple induce a comprare nuovo hardware"... io dico che "Apple va per la sua strada": la puoi seguire da vicino, la puoi seguire a distanza, puoi guardare indietro perdendo di vista quello che sta davanti, puoi decidere di abbandonare quella strada per tornarci in seguito, oppure non tornarci più... ma Apple fa comunque quello che vuole seguendo la sua evoluzione...
Ad ogni modo, dall'altro lato, si registra fortunatamente qualche scossa anche in iOS... dopo la pubblicazione di Codea (il primo tool che per mette di sviluppare App direttamente su iPad) si comincia a parlare di multi utenza e a quel punto, se solo venisse concessa un po' più di libertà nella gestione delle librerie (oltre alle lamentele già note recentemente ho scoperto che non è nemmeno possibile modificare/cancellare i gruppi di contatti in iOS...), allo scambio dei files tra le App, e alla gestione dei files in iCloud, iOS potrebbe diventare un sistema autonomo al 100% e potenzialmente pronto a sostituire il più classico OSX in molte più circostanze.
A fronte di tutti questi cambiamenti (possibili o ipotetici), quello che noto ultimamente è che nella cosiddetta "vecchia guardia" c'è una sorta di riluttanza al cambiamento; è un argomento di cui avevo già parlato e che in parte condivido quando c'è di mezzo una professione: cambiare abitudini, metodo di lavoro, e magari anche software, è qualcosa che ha un costo... senza contare gli eventuali inconvenienti derivanti dal fatto che magari "le cose nuove" non sono proprio adatte (o non lo sono ancora) per certi lavori; questa situazione inevitabilmente (e giustamente) causa proteste, riluttanze all'aggiornamento, e possibili allontanamenti dalla piattaforma da parte di certe categoria di professionisti (anche se magari facilita l'avvicinamento di altre categorie). Forse però è anche per questo che Apple, ultimamente, sembra rivolgersi maggiormente ad un pubblico consumer (mediamente, ma non necessariamente, più giovane) tipicamente più propenso a sperimentare nuove soluzioni e con più tempo da dedicare alle novità tecnologiche... credo che tutti i quarantenni come me avranno modo di ricordare il diverso approccio che avevano 20-25 anni fa con l'informatica: ai tempi la voglia di sperimentare nuovi sistemi passando da linea di comando a interfaccia grafica era preponderante (per non parlare dell'eplorazione dei files e delle risorse più recondite del sistema) mentre oggi ci si lamenta quando una preferenza cambia di posto nel pannello di controllo, perché se ho bisogno di cambiarla subito per lavorarci, non posso permettermi di perdere tempo. Per quanto mi riguarda, questa cosa la vivo soprattutto con Windows (sistema col quale lavoro) mentre fortunatamente col Mac ho un approccio "casalingo" più rilassato, e forse è anche per questo che me la prendo meno con i cambiamenti "forzati" di Apple...
In conclusione, inizierà presto una nuova era o un nuovo evo informatico? Secondo me c'è tempo ancora qualche anno ma, anche se l'ho già detto altre volte quasi come uno scherzo, quando iOS arriverà alla sua decima incarnazione, potrebbe chiamarsi iOS X, con tutto quello che ne potrebbe derivare anche riguardo la convergenza con OS X, e con conseguenze che al momento riesco ad immaginare solo in parte.
martedì 28 febbraio 2012
Esagerazioni
Come tutti ormai saprete, ieri Nokia ha presentato un telefono, il Nokia 808 PureView (tra parentesi Symbian, e non Windows Phone) dotato di un camera con un sensore da 41 (quarantuno) Megapixel.
Da più parti si sono sprecati pareri in merito a questo annuncio, ovviamente divisi tra gli entusiarti e gli scettici. Agli estremi ci sono, da un lato i "troppo entusiasti", quelli che non hanno adeguate conoscenze fotografiche e che credono che sia sufficiente aumentare la risoluzione per ottenere foto migliori; dall'altro lato ci sono quelli "troppo scettici", quelli che (senza leggere il modo in cui viene utilizzato questo sensore) sono convinti che questa miglioria non porti alcun beneficio. Come al solito la verità sta nel mezzo...
Chi mi ha seguito in altri post sa come la penso riguardo la fotografia: la fotografia è "luce" e, più che un'elevata risoluzione, per fare una buona foto occorre la giusta quantità di luce. Lo può sperimentare chiunque osservando come, a parità di apparecchiatura, fare una foto all'aperto in una bella giornata di sole, significa ottenere foto nitide e con ottimi colori (attenzione alle scene con troppa luce o alle situazioni come neve e spiaggia che possono creare dei colori falscati) mentre fare una foto al chiuso, magari di sera, significa prima di tutto rischiare di ottenere una foto "mossa" (con poca luce aumenta il tempo di esposizione) e poi subirsi i disturbi legati all'incremento "digitale" degli ISO, e i colori "piatti".
Premesso questo, dovrebbe essere evidente che i "troppo entusiasti" non devono certo pensare che a soli 450 euro + IVA si ritroveranno tra le mani uno smartphone dotato di una macchina fotografica che vale più di una reflex professionale di svariate migliaia di euro, ma nemmeno di una reflex entry-level con un buon obiettivo o di una mirrorless (che va tanto di moda ultimamente)... probabilmente nemmeno di molte compatte di alto livello o di macchine con ottica fissa... perché un buon obiettivo vale più di tanti megapixel.
Inoltre, parlando in linea generale di fotografia digitale, c'è un altro elemento che avrebbe preso in considerazione quando si incrementa la risoluzione, ed è la dimensione del sensore CCD: se si aumenta la densità di pixel, cioé si aumentano i megapixel senza aumentare la dimensione del sensore, aumenta il rumore, il che non è certo un bene per la nitidezza di una fotografia... si può vedere la differenza esaminando delle foto fatte con una macchina full-frame, ma è un confronto più difficile da fare direttamente perché non si tratta di un tipo di macchina che passa tra le mani di tutti.
Nonostante tutto ciò, lo sforzo di Nokia è apprezzabile per almeno un paio di motivi. Tanto per cominciare il sensore CCD è di dimensioni molto generose: 1x1,2" è quasi un Full Frame, anche se la densità di pixel è decisamente esagerata e l'obiettivo, per quanto pregevole, non potrà mai far entrare tanta luce quanta ne entra nell'obiettivo di una reflex. Qual'è quindi lo scopo di questi 41 Mpixel? Sovracampionare per avere un maggior numero di informazioni da convertire tramite appositi algoritmi in foto da 5 Mpixel (risoluzione impostata di default da Nokia). Inoltre un numero di pixel così elevato consente di realizzare delle zoomate digitali senza interpolare i pixel, ma andando semplicemente a restringere la zona interessata del sensore, come una sorta di "crop" fatto in diretta durante lo scatto, ma fatto su un'immagine da 41 Mpixel (ovviamente in tal caso il sovracampionamento è minore).
[per inciso, il sensore dell'iPhone è decisamente piccolo: si ottengono discreti risultati con buoni colori (a volte anche un po' troppo saturi) quando c'è una buona esposizione, ma l'ingrandimento mostra chiaramente il rumore dei pixel troppo vicini sul sensore]
Un plauso quindi a Nokia per la soluzione studiata, sicuramente unica nel suo genere, ma è davvero questo il futuro della fotografia digitale? Difficile dirlo... se Nokia ha deciso di sovracampionare la scena catturata dal sensore per ottenere un maggior numero di informazioni, Sony qualche tempo fa ha annunciato un nuovo tipo di sensore CMOS che oltre a catturare le canoniche tre componenti RGB (Red, Green, Blue) aggiunge anche la componente "bianca" (White) per un'informazione aggiuntiva di luminosità, il cosiddetto sensore con codifica RGBW... è un altro modo per ottenere maggiori informazioni da restituire all'immagine, avvicinandosi maggiormenta a quella che è la nostra percezione. Sempre parlando di possibili sviluppi futuri dell'immagine digitale, perché non citare Lytro, che molti volevano in contatto con Apple? Certo, sarebbe un po' difficile racchiudere in uno smartphone la tecnologia che sta dietro la creazone di queste immagini "multifocali", ma anche questo è un posssibile sviluppo delle nuove tecnologie.
Dopo tutto questo discorso concludo con messaggio che vuole essere d'incoraggiamento: non è indispensabile un'attrezzatura professionale per fare delle bone foto, basta avere il giusto intuito per l'inquadratura, un po' di fortuna per le condizioni di luce (che vanno valutate conoscendo i limiti di ciò che si sta usando) e magari ingegnarsi un po' in post-produzione.... buoni scatti a tutti.
[foto scattata con un cellulare da pochi soldi a 1.3 Mpixel]
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Da più parti si sono sprecati pareri in merito a questo annuncio, ovviamente divisi tra gli entusiarti e gli scettici. Agli estremi ci sono, da un lato i "troppo entusiasti", quelli che non hanno adeguate conoscenze fotografiche e che credono che sia sufficiente aumentare la risoluzione per ottenere foto migliori; dall'altro lato ci sono quelli "troppo scettici", quelli che (senza leggere il modo in cui viene utilizzato questo sensore) sono convinti che questa miglioria non porti alcun beneficio. Come al solito la verità sta nel mezzo...
Chi mi ha seguito in altri post sa come la penso riguardo la fotografia: la fotografia è "luce" e, più che un'elevata risoluzione, per fare una buona foto occorre la giusta quantità di luce. Lo può sperimentare chiunque osservando come, a parità di apparecchiatura, fare una foto all'aperto in una bella giornata di sole, significa ottenere foto nitide e con ottimi colori (attenzione alle scene con troppa luce o alle situazioni come neve e spiaggia che possono creare dei colori falscati) mentre fare una foto al chiuso, magari di sera, significa prima di tutto rischiare di ottenere una foto "mossa" (con poca luce aumenta il tempo di esposizione) e poi subirsi i disturbi legati all'incremento "digitale" degli ISO, e i colori "piatti".
Premesso questo, dovrebbe essere evidente che i "troppo entusiasti" non devono certo pensare che a soli 450 euro + IVA si ritroveranno tra le mani uno smartphone dotato di una macchina fotografica che vale più di una reflex professionale di svariate migliaia di euro, ma nemmeno di una reflex entry-level con un buon obiettivo o di una mirrorless (che va tanto di moda ultimamente)... probabilmente nemmeno di molte compatte di alto livello o di macchine con ottica fissa... perché un buon obiettivo vale più di tanti megapixel.
Inoltre, parlando in linea generale di fotografia digitale, c'è un altro elemento che avrebbe preso in considerazione quando si incrementa la risoluzione, ed è la dimensione del sensore CCD: se si aumenta la densità di pixel, cioé si aumentano i megapixel senza aumentare la dimensione del sensore, aumenta il rumore, il che non è certo un bene per la nitidezza di una fotografia... si può vedere la differenza esaminando delle foto fatte con una macchina full-frame, ma è un confronto più difficile da fare direttamente perché non si tratta di un tipo di macchina che passa tra le mani di tutti.
Nonostante tutto ciò, lo sforzo di Nokia è apprezzabile per almeno un paio di motivi. Tanto per cominciare il sensore CCD è di dimensioni molto generose: 1x1,2" è quasi un Full Frame, anche se la densità di pixel è decisamente esagerata e l'obiettivo, per quanto pregevole, non potrà mai far entrare tanta luce quanta ne entra nell'obiettivo di una reflex. Qual'è quindi lo scopo di questi 41 Mpixel? Sovracampionare per avere un maggior numero di informazioni da convertire tramite appositi algoritmi in foto da 5 Mpixel (risoluzione impostata di default da Nokia). Inoltre un numero di pixel così elevato consente di realizzare delle zoomate digitali senza interpolare i pixel, ma andando semplicemente a restringere la zona interessata del sensore, come una sorta di "crop" fatto in diretta durante lo scatto, ma fatto su un'immagine da 41 Mpixel (ovviamente in tal caso il sovracampionamento è minore).
[per inciso, il sensore dell'iPhone è decisamente piccolo: si ottengono discreti risultati con buoni colori (a volte anche un po' troppo saturi) quando c'è una buona esposizione, ma l'ingrandimento mostra chiaramente il rumore dei pixel troppo vicini sul sensore]
Un plauso quindi a Nokia per la soluzione studiata, sicuramente unica nel suo genere, ma è davvero questo il futuro della fotografia digitale? Difficile dirlo... se Nokia ha deciso di sovracampionare la scena catturata dal sensore per ottenere un maggior numero di informazioni, Sony qualche tempo fa ha annunciato un nuovo tipo di sensore CMOS che oltre a catturare le canoniche tre componenti RGB (Red, Green, Blue) aggiunge anche la componente "bianca" (White) per un'informazione aggiuntiva di luminosità, il cosiddetto sensore con codifica RGBW... è un altro modo per ottenere maggiori informazioni da restituire all'immagine, avvicinandosi maggiormenta a quella che è la nostra percezione. Sempre parlando di possibili sviluppi futuri dell'immagine digitale, perché non citare Lytro, che molti volevano in contatto con Apple? Certo, sarebbe un po' difficile racchiudere in uno smartphone la tecnologia che sta dietro la creazone di queste immagini "multifocali", ma anche questo è un posssibile sviluppo delle nuove tecnologie.
Dopo tutto questo discorso concludo con messaggio che vuole essere d'incoraggiamento: non è indispensabile un'attrezzatura professionale per fare delle bone foto, basta avere il giusto intuito per l'inquadratura, un po' di fortuna per le condizioni di luce (che vanno valutate conoscendo i limiti di ciò che si sta usando) e magari ingegnarsi un po' in post-produzione.... buoni scatti a tutti.
[foto scattata con un cellulare da pochi soldi a 1.3 Mpixel].
martedì 15 marzo 2011
Una speranza per iOS 5
Chi segue queste pagine sa che una delle lamentele più frequenti che faccio verso iOS è l'impossibilità di gestire files in modo flessibile: sia che vengano caricati da iTunes, sia che passino attraverso WiFi, sono sempre associati ad una specifica applicazione, e il fatto che questa applicazione possa esportarli verso un'altra applicazione in grado di gestirli, è affidato al buonsenso del programmatore.
Se proprio Apple non vuole inserire un file manager in iOS, quantomeno potrebbe creare una "zona libera" da cui ogni applicazione può importare ed esportare files: se la zona è comune, tutte le applicazioni possono accedervi, e sarebbe la fine di ogni problema legato a questo aspetto.
Ora, a molti non sarà sfuggito che in Lion c'è una nuova funzione chiamata AirDrop, pensata per lo scambio rapido dei files tra computer nella stessa rete... non sarebbe affatto male se questa funzione venisse integrata anche in iOS 5, anche perché mi aspetto che una simile integrazione implicherebbe anche la realizzazione della da-me-tanto-auspicata "zona comune": se trasferisco un file da Mac a iPhone mi aspetto poi di poterlo aprire con l'applicazione più adatta...
E' ancora presto, ma girano voci su una presentazione di iOS 5 in aprile, cosa più che plausibile per dare tempo agli sviluppatori di aggiornare le loro app prima del rilascio del nuovo sistema... staremo a vedere...
Se proprio Apple non vuole inserire un file manager in iOS, quantomeno potrebbe creare una "zona libera" da cui ogni applicazione può importare ed esportare files: se la zona è comune, tutte le applicazioni possono accedervi, e sarebbe la fine di ogni problema legato a questo aspetto.
Ora, a molti non sarà sfuggito che in Lion c'è una nuova funzione chiamata AirDrop, pensata per lo scambio rapido dei files tra computer nella stessa rete... non sarebbe affatto male se questa funzione venisse integrata anche in iOS 5, anche perché mi aspetto che una simile integrazione implicherebbe anche la realizzazione della da-me-tanto-auspicata "zona comune": se trasferisco un file da Mac a iPhone mi aspetto poi di poterlo aprire con l'applicazione più adatta...
E' ancora presto, ma girano voci su una presentazione di iOS 5 in aprile, cosa più che plausibile per dare tempo agli sviluppatori di aggiornare le loro app prima del rilascio del nuovo sistema... staremo a vedere...
venerdì 25 febbraio 2011
Un fulmine a ciel sereno
Se ne parlava da molto: il suo nome in codice era Light Peak ed è stata ideata da Intel col supporto di Apple. Nelle intenzioni originali doveva essere in fibra ottica e consentire velocità fino a 100 Gbit/s bidirezionali, ma nell'implementazione attuale (il cui nome commerciale è Thunderbolt e trova la sua prima applicazione nei MacBook Pro presentati ieri) è in rame e arriva "solo" fino a 10 Gbit/s. Per fare un paragone, con la USB2 si parla di un massimo teorico pari a 480 Mbit/s (20 volte inferiore) e anche la Firewire 800 arriva 800 Mbit/s, cioé meno di 1/10 di Thunderbolt. Anche la USB3 si ferma a 5 Gbit/s, cioé la metà di Thunderbolt, ma se consideriamo che quest'ultima è comunque destinata a salire nei prossimi anni fino a 100 Gbit/s (cioé 20 volte la USB3), il confronto col resto delle interfacce attuali è improponibile. Per darvi un'idea di cosa significhino 100 Gbit/s, considerate che con questa velocità si potrebbe trasferire un intero film in HD (quindi un Bluray) in meno di 3 secondi...
Larghezza di banda a parte, la cosa più interessante di Thunderbolt è che è in grado di gestire contemporaneamente più protocolli, il che significa che con dei semplici adattatori (in realtà non ho ancora capito "quanto" semplici dovranno essere e quale sarà il loro costo) sulla Tunderbolt si potrebbero collegare monitor, dischi firewire, periferiche USB, rete ethernet, RAID PCI Express, e tutto quello che vi viene in mente (la porta può anche alimentare fino a 10 watt).
Attualmente Apple ne ha fatto un utilizzo molto cauto: sui MacBook Pro sono ancora presenti tanto la USB quanto la Firewire (oltre che la Giga-Ethernet), e la Thunderbolt ha sostituito solo la Mini-DisplayPort per il collegamento dei monitor (cosa fattibile senza grosso sforzo visto che Thunderbolt "nasce" dagli stessi concetti che stanno alla base del PCI Express e della DisplayPort (che già poteva assicurare 5,4Gbit/s di banda bidirezionale, ma era focalizzato sul solo video). Posso però immaginare che una prossima revisione dei LED Cinema Display possa fare da hub per più periferiche passando il tutto dall'unica porta Thunderbolt (attualmente può fare da hub USB se si collega l'apposito connettore). Inoltre pensate alla prossima versione del MacBook Air: una delle critiche che sono sempre state mosse a questa macchina è la mancanza di porte... con una Thunderbolt in luogo della Midi-DisplayPort (e degli appositi adattatori), anche l'Air sarebbe dotato di Ethernet, Firewire, e tutto il resto... Se fossi un produttore di periferiche mi appresterei a realizzare una sorta di hub multiporta che sfocia in un'unica Thunderbolt!!!
PS: mi viene da sorridere se penso a qualche cassandra che prevedeva (già molti anni fa) l'abbandono della Firewire da parte di Apple per questioni economiche-commerciali, oltre che per fare un dispetto ai propri utenti (visto che la moda di parlar male di Apple per partito preso è sempre più in auge). Al di là del fatto che la Firewire è ancora presente sui nuovi MacBookPro, anche dopo l'introduzione della ben-più-veloce Thunderbolt, è ovvio che quando avrà fatto il suo tempo sparirà: dopotutto la danza della pioggia funziona perché si balla finché piove... La Firewire sparirà perché succede ad ogni tecnologia di lasciare spazio a qualcosa di migliore (provate a comprare un portatile con PCMCIA oggi: sono veramente pochi) ma non sparirà per essere rimpiazzata da una "banale" USB, bensì per lasciare spazio a questa nuova tecnologia infinitamente più prestante, e sulla quale potrà comunque passare "anche" il protocollo Firewire: alla faccia di chi dice che Apple non introduce innovazioni...
Larghezza di banda a parte, la cosa più interessante di Thunderbolt è che è in grado di gestire contemporaneamente più protocolli, il che significa che con dei semplici adattatori (in realtà non ho ancora capito "quanto" semplici dovranno essere e quale sarà il loro costo) sulla Tunderbolt si potrebbero collegare monitor, dischi firewire, periferiche USB, rete ethernet, RAID PCI Express, e tutto quello che vi viene in mente (la porta può anche alimentare fino a 10 watt).
Attualmente Apple ne ha fatto un utilizzo molto cauto: sui MacBook Pro sono ancora presenti tanto la USB quanto la Firewire (oltre che la Giga-Ethernet), e la Thunderbolt ha sostituito solo la Mini-DisplayPort per il collegamento dei monitor (cosa fattibile senza grosso sforzo visto che Thunderbolt "nasce" dagli stessi concetti che stanno alla base del PCI Express e della DisplayPort (che già poteva assicurare 5,4Gbit/s di banda bidirezionale, ma era focalizzato sul solo video). Posso però immaginare che una prossima revisione dei LED Cinema Display possa fare da hub per più periferiche passando il tutto dall'unica porta Thunderbolt (attualmente può fare da hub USB se si collega l'apposito connettore). Inoltre pensate alla prossima versione del MacBook Air: una delle critiche che sono sempre state mosse a questa macchina è la mancanza di porte... con una Thunderbolt in luogo della Midi-DisplayPort (e degli appositi adattatori), anche l'Air sarebbe dotato di Ethernet, Firewire, e tutto il resto... Se fossi un produttore di periferiche mi appresterei a realizzare una sorta di hub multiporta che sfocia in un'unica Thunderbolt!!!
PS: mi viene da sorridere se penso a qualche cassandra che prevedeva (già molti anni fa) l'abbandono della Firewire da parte di Apple per questioni economiche-commerciali, oltre che per fare un dispetto ai propri utenti (visto che la moda di parlar male di Apple per partito preso è sempre più in auge). Al di là del fatto che la Firewire è ancora presente sui nuovi MacBookPro, anche dopo l'introduzione della ben-più-veloce Thunderbolt, è ovvio che quando avrà fatto il suo tempo sparirà: dopotutto la danza della pioggia funziona perché si balla finché piove... La Firewire sparirà perché succede ad ogni tecnologia di lasciare spazio a qualcosa di migliore (provate a comprare un portatile con PCMCIA oggi: sono veramente pochi) ma non sparirà per essere rimpiazzata da una "banale" USB, bensì per lasciare spazio a questa nuova tecnologia infinitamente più prestante, e sulla quale potrà comunque passare "anche" il protocollo Firewire: alla faccia di chi dice che Apple non introduce innovazioni...
mercoledì 5 gennaio 2011
Euforia da ppi
Nei giorni scorsi, preso dall'euforia delle indiscrezioni sull'iPad 2, mi sono lasciato trascinare in commenti volti a dimostrare che il Retina Display non può essere implementato sull'iPad, in quanto richiederebbe risoluzioni troppo elevate (grossomodo 2560x1920, come avevo già scritto a fine novembre).
In queste dimostrazioni sono sempre partito dal presupposto che per Retina Display si intendesse un display con una definizione simile a quella delliPhone 4 (326ppi), o comunque sullo stesso ordine di grandezza, ovvero superiore ai 300ppi... ma proviamo a fare un altro ragionamento...
Il presupposto su cui si basa il Retina Display è quello per cui i pixel sono indistinguibili dall'occhio umano (retina) alla normale distanza a cui si tiene l'oggetto: se per un iPhone questa distanza può essere di 25-30 cm, per l'iPad questa distanza cresce (idealmente potrebbero essere 40-50 cm), quindi la definizione potrebbe anche essere minore... l'iPhone ha quadruplicato la sua risoluzione per passare al Retina, e se l'iPad facesse lo stesso passaggio arriveremmo ad una risoluzione di 2048x1536 (QXGA), risoluzione comunque molto elevata, ma di un bel pezzo inferiore rispetto a quanto pronosticato per raggiungere i 326ppi (si parla di 3 Mpixel anziché 5), e compatibile con quanto già fatto con iPhone e iPod Touch. Con questa risoluzione si arriverebbe a 264ppi, lontano dai già citati 326ppi, ma che in virtù della maggiore distanza dalla quale si guarda l'iPad, potrebbe essere sufficiente ad Apple per "spacciarlo" comunque come Retina Display...
Premesso questo, e al di là dei costi (non so quanto potrebbe costare un display da 10" con una simile risoluzione, ammesso che ne esistano), credo che l'attuale processore utilizzato dall'iPad avrebbe non pochi problemi a gestire una simile mole di dati grafici, mentre il discorso potrebbe cambiare se si adottasse un processore dualcore basato su Cortex A9. Ammesso che con un nuovo processore la cosa sia fattibile (ma i dubbi sono ancora molti, e il fatto che Apple sia alla ricerca di personale per lo sviluppo di processori mi lascia pensare che ci sarà ancora molta strada da fare per ottenere quello che vuole) mi sembra comunque improbabile che Apple introduca due modifiche di tale portata in un solo passaggio... anche se devo ammettere che la cosa non mi dispiacerebbe...
Non resta quindi che aspettare e stare a vedere cosa succederà... ma di fatto sono ancora convinto (lieto di essere smentito) che per il Retina Display sull'iPad sia ancora presto, anche per un'eventuale versione da "soli" 264ppi (che, a seguito del ragionamento fatto oggi, ritengo sia comunque più probabile rispetto a quella da 326ppi).
In queste dimostrazioni sono sempre partito dal presupposto che per Retina Display si intendesse un display con una definizione simile a quella delliPhone 4 (326ppi), o comunque sullo stesso ordine di grandezza, ovvero superiore ai 300ppi... ma proviamo a fare un altro ragionamento...
Il presupposto su cui si basa il Retina Display è quello per cui i pixel sono indistinguibili dall'occhio umano (retina) alla normale distanza a cui si tiene l'oggetto: se per un iPhone questa distanza può essere di 25-30 cm, per l'iPad questa distanza cresce (idealmente potrebbero essere 40-50 cm), quindi la definizione potrebbe anche essere minore... l'iPhone ha quadruplicato la sua risoluzione per passare al Retina, e se l'iPad facesse lo stesso passaggio arriveremmo ad una risoluzione di 2048x1536 (QXGA), risoluzione comunque molto elevata, ma di un bel pezzo inferiore rispetto a quanto pronosticato per raggiungere i 326ppi (si parla di 3 Mpixel anziché 5), e compatibile con quanto già fatto con iPhone e iPod Touch. Con questa risoluzione si arriverebbe a 264ppi, lontano dai già citati 326ppi, ma che in virtù della maggiore distanza dalla quale si guarda l'iPad, potrebbe essere sufficiente ad Apple per "spacciarlo" comunque come Retina Display...
Premesso questo, e al di là dei costi (non so quanto potrebbe costare un display da 10" con una simile risoluzione, ammesso che ne esistano), credo che l'attuale processore utilizzato dall'iPad avrebbe non pochi problemi a gestire una simile mole di dati grafici, mentre il discorso potrebbe cambiare se si adottasse un processore dualcore basato su Cortex A9. Ammesso che con un nuovo processore la cosa sia fattibile (ma i dubbi sono ancora molti, e il fatto che Apple sia alla ricerca di personale per lo sviluppo di processori mi lascia pensare che ci sarà ancora molta strada da fare per ottenere quello che vuole) mi sembra comunque improbabile che Apple introduca due modifiche di tale portata in un solo passaggio... anche se devo ammettere che la cosa non mi dispiacerebbe...
Non resta quindi che aspettare e stare a vedere cosa succederà... ma di fatto sono ancora convinto (lieto di essere smentito) che per il Retina Display sull'iPad sia ancora presto, anche per un'eventuale versione da "soli" 264ppi (che, a seguito del ragionamento fatto oggi, ritengo sia comunque più probabile rispetto a quella da 326ppi).
lunedì 6 dicembre 2010
iOS, la quadratura del cerchio
Ripropongo un mio articolo della scorsa settimana (Punto-Informatico):
Con l'ultimo aggiornamento di iOS, Apple non non ha solamente introdotto il tanto atteso multitasking su iPad, ma anche molte altre novità: c'è Airprint (tecnologia in parte ancora immatura, anche se esistono alternative), c'è il supporto ai dispositivi MIDI attraverso la porta USB del Camera Connection Kit (novità passata un po' in secondo piano, ma sicuramente molto interessante per i musicisti) e soprattutto, nell'ottica dell'ecosistema Apple, c'è Airplay.
Facciamo un passo indietro. A inizio 2007 Apple lanciò sul mercato la prima AppleTV, estensione naturale del concetto di iPod ma destinato ad essere utilizzato tra le mura domestiche, e soprattutto destinato a sostenere le vendite di film su iTunes Store (vendite iniziate a fine 2006 negli USA, mentre l'anno precedente era iniziata la vendita di video musicali e programmi televisivi). Nonostante i buoni numeri iniziali, Apple TV non raggiunse mai grossi volumi di vendita, sia perché in commercio c'erano già altri media center che per certi versi erano più versatili, sia perché la vendita di video e film sull'iTunes Store è rimasta fino a poche settimane fa confinata agli USA e a pochi altri paesi.
A tutto questo ci sarebbero da aggiungere altre considerazioni legate ai prezzi di vendita (soprattutto in relazione al corrispettivo "fisico" venduto in negozio) e alle diverse modalità di fruizione dei contenuti video rispetto a quelli audio: alcuni film si guardano un sola volta nella vita, e anche per quelli che si vedono più volte la frequenza non è certo elevata. Ben venga quindi il noleggio a basso prezzo: ma, inizialmente, iTunes Store prevedeva solo l'acquisto, e anche questo era un bel limite (il noleggio dei film arrivò solo nel 2008). Non è un mistero che la vendita di contenuti video sia ben lontana dai successi dello store musicale.
A fronte di tutte queste difficoltà (e considerando il fatto che gli aggiornamenti arrivavano col contagocce) in molti davano AppleTV per spacciata, ma, a dispetto di questa ipotesi, negli ultimi mesi Apple ha messo a segno una serie di operazioni atte a far quadrare il cerchio intorno a questo dispositivo: e l'ha fatto sfruttando come trampolino di lancio i suoi prodotti di maggior successo. Come prima cosa ha presentato una nuova AppleTV, più piccola, più economica, e basata su iOS (caratteristica che attualmente è sfruttata marginalmente, ma che potrebbe offrire numerose altre possibilità); contestualmente ha rinnovato l'offerta dei contenuti fruibili attraverso questo device, potenziando le possibilità di noleggio (anche perché la nuova AppleTV non ha hard disk) e aggiungendo la possibilità di collegamento diretto a Netflix (servizio disponibile solo negli USA).
In secondo luogo ha allargato su scala pressoché mondiale il mercato dei film su iTunes, che ora possono essere scaricati anche in Italia, e anche utilizzando iPhone, iPod Touch, e iPad. Infine, per far quadrare tutto l'ecosistema iOS, ha pensato ad una funzione che consentisse di mettere in comunicazione AppleTV (che non ha hard disk) con tutti i dispositivi dotati di capacità di archiviazione: grazie ad Airplay se avete scaricato un film su iPad potete far partire la riproduzione inviandolo in streaming verso AppleTV (e quindi visualizzarlo sul televisore). Lo stesso dicasi per le foto: senza alcuna connessione fisica, e senza alcuna operazione di scaricamento o sincronizzazione, potrete mostrare a tutti, sul televisore, le foto scattate con iPhone o i filmati ripresi con iPod Touch.
Apple ha sopperito alla mancanza di memoria di massa su AppleTV, consentendole di accedere ai media presenti su tutti gli altri dispositivi iOS (oltre che alle librerie iTunes dei computer): sotto certi punti di vista si tratta anche di una soluzione migliore, visto che evita inutili duplicazioni di librerie voluminose, ma di fatto obbliga ad avere una rete wireless (cablata solo nel caso di collegamento ad un computer) e un altro dispositivo che faccia da "contenitore", a meno di non voler utilizzare Apple TV esclusivamente per il noleggio dei film o per i contenuti di Youtube e Netflix (ove disponibile).
In definitiva si tratta di un metodo per aggiungere ulteriori funzioni all'ecosistema iPod/iTunes/iOS, una chiusura del cerchio che può destare qualche perplessità in chi non conosce questo mondo, ma che continua a regalare novità a chi invece lo vede crescere in continuazione (basti pensare ai limiti della prima versione dell'iPhone OS e a come è cresciuto in tre anni). In ogni caso, come spesso accade con le novità, la prima release di Airplay presenta un concetto interessante ma per certi versi ancora limitato: per esempio, anche se l'unico dispositivo senza memoria di massa è AppleTV, sarebbe molto comodo se lo streaming potesse avvenire anche da iTunes verso gli altri dispositivi iOS, oppure tra i vari dispositivi tra di loro (possibilità che al momento sono possibili, parzialmente, solo tramite altre applicazioni).
Difficile capire se in futuro verranno ampliate le potenzialità di Airplay, mentre sono più propenso a pensare che in futuro AppleTV possa integrare nuove funzioni: le possibilità di sono, sia a livello tecnico che nel mercato, e anche gli indizi non mancano. Inoltre, non credo che ad Apple dispiacerebbe aprire una nuova sezione sull'AppStore dedicata ad AppleTV: anche perché la voglia di sfruttarla maggiormente ha già dato vita a diversi hack e firmware alternativi.
Con l'ultimo aggiornamento di iOS, Apple non non ha solamente introdotto il tanto atteso multitasking su iPad, ma anche molte altre novità: c'è Airprint (tecnologia in parte ancora immatura, anche se esistono alternative), c'è il supporto ai dispositivi MIDI attraverso la porta USB del Camera Connection Kit (novità passata un po' in secondo piano, ma sicuramente molto interessante per i musicisti) e soprattutto, nell'ottica dell'ecosistema Apple, c'è Airplay.
Facciamo un passo indietro. A inizio 2007 Apple lanciò sul mercato la prima AppleTV, estensione naturale del concetto di iPod ma destinato ad essere utilizzato tra le mura domestiche, e soprattutto destinato a sostenere le vendite di film su iTunes Store (vendite iniziate a fine 2006 negli USA, mentre l'anno precedente era iniziata la vendita di video musicali e programmi televisivi). Nonostante i buoni numeri iniziali, Apple TV non raggiunse mai grossi volumi di vendita, sia perché in commercio c'erano già altri media center che per certi versi erano più versatili, sia perché la vendita di video e film sull'iTunes Store è rimasta fino a poche settimane fa confinata agli USA e a pochi altri paesi.
A tutto questo ci sarebbero da aggiungere altre considerazioni legate ai prezzi di vendita (soprattutto in relazione al corrispettivo "fisico" venduto in negozio) e alle diverse modalità di fruizione dei contenuti video rispetto a quelli audio: alcuni film si guardano un sola volta nella vita, e anche per quelli che si vedono più volte la frequenza non è certo elevata. Ben venga quindi il noleggio a basso prezzo: ma, inizialmente, iTunes Store prevedeva solo l'acquisto, e anche questo era un bel limite (il noleggio dei film arrivò solo nel 2008). Non è un mistero che la vendita di contenuti video sia ben lontana dai successi dello store musicale.
A fronte di tutte queste difficoltà (e considerando il fatto che gli aggiornamenti arrivavano col contagocce) in molti davano AppleTV per spacciata, ma, a dispetto di questa ipotesi, negli ultimi mesi Apple ha messo a segno una serie di operazioni atte a far quadrare il cerchio intorno a questo dispositivo: e l'ha fatto sfruttando come trampolino di lancio i suoi prodotti di maggior successo. Come prima cosa ha presentato una nuova AppleTV, più piccola, più economica, e basata su iOS (caratteristica che attualmente è sfruttata marginalmente, ma che potrebbe offrire numerose altre possibilità); contestualmente ha rinnovato l'offerta dei contenuti fruibili attraverso questo device, potenziando le possibilità di noleggio (anche perché la nuova AppleTV non ha hard disk) e aggiungendo la possibilità di collegamento diretto a Netflix (servizio disponibile solo negli USA).
In secondo luogo ha allargato su scala pressoché mondiale il mercato dei film su iTunes, che ora possono essere scaricati anche in Italia, e anche utilizzando iPhone, iPod Touch, e iPad. Infine, per far quadrare tutto l'ecosistema iOS, ha pensato ad una funzione che consentisse di mettere in comunicazione AppleTV (che non ha hard disk) con tutti i dispositivi dotati di capacità di archiviazione: grazie ad Airplay se avete scaricato un film su iPad potete far partire la riproduzione inviandolo in streaming verso AppleTV (e quindi visualizzarlo sul televisore). Lo stesso dicasi per le foto: senza alcuna connessione fisica, e senza alcuna operazione di scaricamento o sincronizzazione, potrete mostrare a tutti, sul televisore, le foto scattate con iPhone o i filmati ripresi con iPod Touch.
Apple ha sopperito alla mancanza di memoria di massa su AppleTV, consentendole di accedere ai media presenti su tutti gli altri dispositivi iOS (oltre che alle librerie iTunes dei computer): sotto certi punti di vista si tratta anche di una soluzione migliore, visto che evita inutili duplicazioni di librerie voluminose, ma di fatto obbliga ad avere una rete wireless (cablata solo nel caso di collegamento ad un computer) e un altro dispositivo che faccia da "contenitore", a meno di non voler utilizzare Apple TV esclusivamente per il noleggio dei film o per i contenuti di Youtube e Netflix (ove disponibile).
In definitiva si tratta di un metodo per aggiungere ulteriori funzioni all'ecosistema iPod/iTunes/iOS, una chiusura del cerchio che può destare qualche perplessità in chi non conosce questo mondo, ma che continua a regalare novità a chi invece lo vede crescere in continuazione (basti pensare ai limiti della prima versione dell'iPhone OS e a come è cresciuto in tre anni). In ogni caso, come spesso accade con le novità, la prima release di Airplay presenta un concetto interessante ma per certi versi ancora limitato: per esempio, anche se l'unico dispositivo senza memoria di massa è AppleTV, sarebbe molto comodo se lo streaming potesse avvenire anche da iTunes verso gli altri dispositivi iOS, oppure tra i vari dispositivi tra di loro (possibilità che al momento sono possibili, parzialmente, solo tramite altre applicazioni).
Difficile capire se in futuro verranno ampliate le potenzialità di Airplay, mentre sono più propenso a pensare che in futuro AppleTV possa integrare nuove funzioni: le possibilità di sono, sia a livello tecnico che nel mercato, e anche gli indizi non mancano. Inoltre, non credo che ad Apple dispiacerebbe aprire una nuova sezione sull'AppStore dedicata ad AppleTV: anche perché la voglia di sfruttarla maggiormente ha già dato vita a diversi hack e firmware alternativi.
venerdì 30 luglio 2010
"Roba terribile, molto sofisticata..."
"...Cioè, era schiacciato e non funzionava, ma ha dato delle idee, ci ha spinto verso nuove direzioni"
Quanti di voi hanno riconosciuto queste parole? Sono tratte da "Terminator 2: il giorno del giudizio", e la persona che parla è Miles Dyson, progettista della Cyberdyne al quale è stato affidato lo studio di quel che rimaneva del chip del primo Terminator. Il resto della storia penso che lo conosciate, in caso contrario vi invito a leggerne il sunto su Wikipedia.
Quando ho letto del prototipo di un chip ibrido ottico/silicio sviluppato da Intel mi sono automaticamente venute in mente quelle parole, non tanto perché creda che la tecnologia che sta dietro questo proptotipo arrivi da un fantomatico cyborg che viene dal futuro, ma perché credo che un chip di questo tipo potrebbe rappresentare quel "salto verso nuove direzioni" che potrà fare la differenza nel prossimo futuro.
Non che l'idea di sfruttare la luce sia nuova, la stessa Intel ne aveva già parlato nel 2006 e nel 2008, e anche IBM sta lavorando con la luce, sebbene su concetti differenti. L'informatica è una scienza giovane (come ho già avuto modo di dire parlando di tutt'altro) e sarà interessante vedere come verranno sfruttate a livello di software tutte queste nuove potenzialità hardware: già ora si ha la sensazione che l'hardware stia correndo molto più del software (anche se, ad onor del vero la "pesantezza" di alcuni software è stata "digerita" solo recentemente grazie ai processori multicore), ma in futuro il divario potrebbe aumentare, e sotto molti aspetti non può che essere un bene perché ci permetterà di avere dei sistemi infinitamente più reattivi e ci offrirà la possibilità di sviluppare software seguendo nuove vie; lo so, qualcuno dirà che a rimetterci sarà l'ottimizzazione del codice, ma questo è il rovescio della medaglia (e comunque non lo darei troppo per scontato...)
Quanti di voi hanno riconosciuto queste parole? Sono tratte da "Terminator 2: il giorno del giudizio", e la persona che parla è Miles Dyson, progettista della Cyberdyne al quale è stato affidato lo studio di quel che rimaneva del chip del primo Terminator. Il resto della storia penso che lo conosciate, in caso contrario vi invito a leggerne il sunto su Wikipedia.
Quando ho letto del prototipo di un chip ibrido ottico/silicio sviluppato da Intel mi sono automaticamente venute in mente quelle parole, non tanto perché creda che la tecnologia che sta dietro questo proptotipo arrivi da un fantomatico cyborg che viene dal futuro, ma perché credo che un chip di questo tipo potrebbe rappresentare quel "salto verso nuove direzioni" che potrà fare la differenza nel prossimo futuro.
Non che l'idea di sfruttare la luce sia nuova, la stessa Intel ne aveva già parlato nel 2006 e nel 2008, e anche IBM sta lavorando con la luce, sebbene su concetti differenti. L'informatica è una scienza giovane (come ho già avuto modo di dire parlando di tutt'altro) e sarà interessante vedere come verranno sfruttate a livello di software tutte queste nuove potenzialità hardware: già ora si ha la sensazione che l'hardware stia correndo molto più del software (anche se, ad onor del vero la "pesantezza" di alcuni software è stata "digerita" solo recentemente grazie ai processori multicore), ma in futuro il divario potrebbe aumentare, e sotto molti aspetti non può che essere un bene perché ci permetterà di avere dei sistemi infinitamente più reattivi e ci offrirà la possibilità di sviluppare software seguendo nuove vie; lo so, qualcuno dirà che a rimetterci sarà l'ottimizzazione del codice, ma questo è il rovescio della medaglia (e comunque non lo darei troppo per scontato...)
venerdì 2 luglio 2010
Blu oltremare
Un anno fa, in occasione dell'aggiornamento della linea dei MacBook Pro, e in risposta a chi si domandava come mai anche sulle nuove macchine non mancava il lettore Bluray, scrissi un breve commento sul perché (a mio avviso) Apple non avesse alcuna fretta (e probabilmente nemmeno l'intenzione) di montare questo tipo di unità ottica sulle sue macchine, pur sapendo di andare controcorrente rispetto ai suoi concorrenti.
In questi giorni pare che Jobs, a seguito di uno scambio di mail in cui si è dilungato più del solito, abbia dato conferma di quanto sospettato: Apple (più che altro Jobs, visto che è lui stesso a parlarne, oltre che essere il principale artefice delle decisione di Apple) crede nel download dei contenuti video, incluso il noleggio e lo streaming (quest'ultima osservazione potrebbe significare qualche prossima novità), ed è convinto che questo tipo di distribuzione soppianterà a breve ogni altro supporto.
Non è la prima volta che Apple/Jobs fa scelte "impopolari" in nome delle proprie convinzioni, alcune volte ha sbagliato, ma solitamente ci azzecca... e in questo caso, per le motivazioni già espresse nel mio post di un anno fa, mi sento di essere completamente d'accordo con questa visione, anche se mi rendo conto che nell'immediato può sembrare assurdo, soprattutto a chi è più "tradizionalista" e non si trova molto a suo agio con una tecnologia che avanza sempre più rapidamente... ma forse è proprio per via del rapido avanzamento delle tecnologie che in alcuni casi non conviene affidarsi a soluzioni "intermedie", ma andare oltre e puntare direttamente a ciò che verrà, a costo di correre qualche rischio...
...che poi in questo caso non mi pare che i rischi siano molto elevati: il Bluray è ancora in minoranza rispetto al classico DVD, e gli stessi televisori in HD sono pesantemente sotto-sfruttati, visto che il 90% delle trasmissioni è ancora in format PAL (per non parlare di quelli che vorrebbero convincerci a comprare le TV-3D).
In questi giorni pare che Jobs, a seguito di uno scambio di mail in cui si è dilungato più del solito, abbia dato conferma di quanto sospettato: Apple (più che altro Jobs, visto che è lui stesso a parlarne, oltre che essere il principale artefice delle decisione di Apple) crede nel download dei contenuti video, incluso il noleggio e lo streaming (quest'ultima osservazione potrebbe significare qualche prossima novità), ed è convinto che questo tipo di distribuzione soppianterà a breve ogni altro supporto.
Non è la prima volta che Apple/Jobs fa scelte "impopolari" in nome delle proprie convinzioni, alcune volte ha sbagliato, ma solitamente ci azzecca... e in questo caso, per le motivazioni già espresse nel mio post di un anno fa, mi sento di essere completamente d'accordo con questa visione, anche se mi rendo conto che nell'immediato può sembrare assurdo, soprattutto a chi è più "tradizionalista" e non si trova molto a suo agio con una tecnologia che avanza sempre più rapidamente... ma forse è proprio per via del rapido avanzamento delle tecnologie che in alcuni casi non conviene affidarsi a soluzioni "intermedie", ma andare oltre e puntare direttamente a ciò che verrà, a costo di correre qualche rischio...
...che poi in questo caso non mi pare che i rischi siano molto elevati: il Bluray è ancora in minoranza rispetto al classico DVD, e gli stessi televisori in HD sono pesantemente sotto-sfruttati, visto che il 90% delle trasmissioni è ancora in format PAL (per non parlare di quelli che vorrebbero convincerci a comprare le TV-3D).
giovedì 11 marzo 2010
Ricerca o Sviluppo? Le solite mezze verità...
Qualche giorno fa, Gizmodo ha pubblicato un confronto tra Apple, Sony e Microsoft, riguardo la situazione degli investimenti in ricerca e sviluppo negli ultimi 10 anni. La cosa più lampante è che Apple è l'azienda che meno investe in questo settore, sia in termini assoluti che come percentuale sul fatturato. L'altra cosa lampante è che Apple, delle tre, è comunque l'azienda che ha il fatturato minore (nonostante il migliore trend migliore), il che potrebbe anche giustificare i minori investimenti in termini assoluti, ma non dovrebbe giustificare il calo degli investimenti in termini percentuali: tra il 2003 e il 2005 si è passati da un 7,5% ad un 4% (dopodiché la situazione è rimasta grossomodo costante). Quale migliore occasione per dedicarsi allo sport più di moda del momento, ovvero quello di "sparare contro Apple"? Basta pubblicare il grafico con le percentuali di investimento rispetto fatturato (mi raccomando... solo quello...), e avrete dimostrato che Apple è l'azienda che investe meno nello sviluppo, nonostante si proponga come innovatrice; se poi volete rincarare la dose potete anche collegare la cosa al calo della qualità media di prodotti (i problemi allo schermo dell'iMac da 27" sono un buon argomento), che non c'azzecca nulla con lo sviluppo, ma aiuta a far sfigurare Apple.
Al di là del fatto forse è più importante capire "come" si impiegano in soldi investiti in R&D, piuttosto che farne una questione di quantità, e al di là del fatto che i mercati di Microsoft e Sony sono un tantino differenti, e quindi possono richiedere sforzi diversi in diverse direzioni (console, televisori, supporto all'hardware più disparato, e chi più ne ha più ne metta...), "forse" per fare un'analisi un po' più seria andrebbero presi in considerzione entrambi in grafici, così da scoprire qualcosina in più...
Focalizzando l'attenzione su Apple, è vero che tra il 2003 e il 2005 la percentuale di fatturato dedicata agli investimenti si è ridotta, ma è anche vero che proprio in quegli anni è iniziato il boom del fatturato, che dal 2003 ad oggi si è più che quadruplicato: basta un semplice calcolo matematico per capire che, in termini assoluti, i soldi destinati al settore "Ricerca e Sviluppo" sono andati sempre aumentando.
Parlando di Sony, possiamo invece osservare come la quantità di denaro investita in ricerca sia rimasta sostanzialmente costante: il saliscendi a livello di percentuale (che comunque si assesta su livelli non troppo dissimili da quelli di Apple) è una semplice conseguenza del saliscendi del fatturato, quindi nessuno sforzo particolare da parte di Sony, ma una banale regola che mantiene costante il volume degli investimenti: quando il fatturato diminuisce (come nell'ultimo anno)gli investimenti (costanti) diventano una percentuale maggiore delle entrate.
Discorso un po' diverso per Microsoft dove, nonostante il costante incremento di fatturato fino al 2008, gli investimenti subiscono un brusco stop (non solo in termini percentuali ma, soprattutto, in termini assoluti) tra il 2004 e il 2006... sarà per questo che Windows-Vista si è rivelato un flop? In ogni caso, anche per Microsoft, l'aumento percentuale di investimenti nell'ultimo anno è dovuto in parte ad un aumento effettivo del budget destinato al R&D, ma in parte è l'effetto "matematico" del calo di fatturato.
Cosa voglio dire con tutto ciò? Sicuramente questo mio ragionamento non vuole essere un'arringa difensiva nei confronti di Apple, né tantomeno "offensiva" nei confronti delle altre aziende, anche perché è impossibile entrare nel merito di come vengono effettivamente impiegati questi soldi, sia a livello di "settore di investimento", sia a livello di "efficacia" (quanti progetti di ricerca e sviluppo hanno avuto risvolti pratici?). Quello che possiamo notare attenendoci ai fatti, è che Apple si trova spesso a fare da apripista con gli altri che inseguono (basta vedere cos'è successo con l'iPhone e cosa sta succedendo ora con l'iPad), il che lascia immaginare che i soldi investiti da Apple danno buoni risultati... e se ne investisse di più potrebbe anche fare meglio: non possiamo certo nascondere che alcuni prodotti sono affetti da difetti, mentre altri hanno diversi margini di miglioramento...
Il messaggio principale che vorrei passarvi (come ho già fatto in altre occasioni) è però quello di non fermarvi mai a chi vi dà la notizia, soprattutto se lo fa con lo scopo più o meno esplicito di denigrare o di esaltare qualcuno: andate sempre alla fonte, leggete opinioni diverse, e cercate di farvi una vostra idea della situazione, perché altrimenti rischiate di essere "vittime" dei pensieri estremi degli altri.
Al di là del fatto forse è più importante capire "come" si impiegano in soldi investiti in R&D, piuttosto che farne una questione di quantità, e al di là del fatto che i mercati di Microsoft e Sony sono un tantino differenti, e quindi possono richiedere sforzi diversi in diverse direzioni (console, televisori, supporto all'hardware più disparato, e chi più ne ha più ne metta...), "forse" per fare un'analisi un po' più seria andrebbero presi in considerzione entrambi in grafici, così da scoprire qualcosina in più...Focalizzando l'attenzione su Apple, è vero che tra il 2003 e il 2005 la percentuale di fatturato dedicata agli investimenti si è ridotta, ma è anche vero che proprio in quegli anni è iniziato il boom del fatturato, che dal 2003 ad oggi si è più che quadruplicato: basta un semplice calcolo matematico per capire che, in termini assoluti, i soldi destinati al settore "Ricerca e Sviluppo" sono andati sempre aumentando.
Parlando di Sony, possiamo invece osservare come la quantità di denaro investita in ricerca sia rimasta sostanzialmente costante: il saliscendi a livello di percentuale (che comunque si assesta su livelli non troppo dissimili da quelli di Apple) è una semplice conseguenza del saliscendi del fatturato, quindi nessuno sforzo particolare da parte di Sony, ma una banale regola che mantiene costante il volume degli investimenti: quando il fatturato diminuisce (come nell'ultimo anno)gli investimenti (costanti) diventano una percentuale maggiore delle entrate.Discorso un po' diverso per Microsoft dove, nonostante il costante incremento di fatturato fino al 2008, gli investimenti subiscono un brusco stop (non solo in termini percentuali ma, soprattutto, in termini assoluti) tra il 2004 e il 2006... sarà per questo che Windows-Vista si è rivelato un flop? In ogni caso, anche per Microsoft, l'aumento percentuale di investimenti nell'ultimo anno è dovuto in parte ad un aumento effettivo del budget destinato al R&D, ma in parte è l'effetto "matematico" del calo di fatturato.
Cosa voglio dire con tutto ciò? Sicuramente questo mio ragionamento non vuole essere un'arringa difensiva nei confronti di Apple, né tantomeno "offensiva" nei confronti delle altre aziende, anche perché è impossibile entrare nel merito di come vengono effettivamente impiegati questi soldi, sia a livello di "settore di investimento", sia a livello di "efficacia" (quanti progetti di ricerca e sviluppo hanno avuto risvolti pratici?). Quello che possiamo notare attenendoci ai fatti, è che Apple si trova spesso a fare da apripista con gli altri che inseguono (basta vedere cos'è successo con l'iPhone e cosa sta succedendo ora con l'iPad), il che lascia immaginare che i soldi investiti da Apple danno buoni risultati... e se ne investisse di più potrebbe anche fare meglio: non possiamo certo nascondere che alcuni prodotti sono affetti da difetti, mentre altri hanno diversi margini di miglioramento...
Il messaggio principale che vorrei passarvi (come ho già fatto in altre occasioni) è però quello di non fermarvi mai a chi vi dà la notizia, soprattutto se lo fa con lo scopo più o meno esplicito di denigrare o di esaltare qualcuno: andate sempre alla fonte, leggete opinioni diverse, e cercate di farvi una vostra idea della situazione, perché altrimenti rischiate di essere "vittime" dei pensieri estremi degli altri.
venerdì 30 ottobre 2009
Sull'interfaccia a piene mani... sarà efficace?
Riprendo il discorso che avevo solo accennato riguardo le nuove possibilità di interazione con l'interfaccia proposte da 10/GUI. Parto subito dicendo che, a mio avviso, questo tipo di approccio non è la soluzione migliore per creare nuove esperienze di controllo, anche se presenta alcuni aspetti interessanti.
Il modello "diretto" di interazione touch, per cui ad ogni punto della superficie dove si appoggiano le dita, corrisponde una posizione precisa dello schermo, funziona bene quando è l'interazione stessa ad essere diretta, con gesti che "toccano l'interfaccia", come nel caso un dispositivo palmare o di un tablet; quando invece si ha a che fare con un computer "classico" la questione diventa più problematica. Assodato (anche se ci sarà chi non è d'accordo) che uno schermo touch è scomodo (visto che implicherebbe il fatto di dover tenere le braccia tese in avanti), e altrettanto scomodo sarebbe uno schermo incastonato nella scrivania (stavolta per il collo), vediamo perché non è molto convincente nemmeno la soluzione ideata da 10/GUI.
Il primo problema che vedo è puramente "fisico": avere una superficie per appoggiare comodamente due mani, in un paradigma che realizza una corrispondenza uno-a-uno con lo schermo significa di fatto andare a sostituire la tastiera (soprattutto se parliamo di notebook). Le tecnologie attuali però non sono ancora in grado di assicurare (perlomeno a bassi costi) un feedback "tattile" che consenta di utilizzare comodamente una tastiera virtuale. Su un palmare (o un tablet) l'utente interagisce direttamente con la tastiera virtuale guardandola nello schermo, quindi ha una sorta di feedback "ottico" su quello che sta facendo: vede dove mette le dita... nella proosta di 10/GUI lo schermo sta da una parte, e la tastiera da un'altra: non c'è alcun feedback diretto tra tastiera e dita... non può funzionare...
Anche ammesso di superare il problema "fisico" con nuove tecnologie, il fatto di controllare delle dita che si muovono sullo schermo mi lascia un po' perplesso, soprattutto perché (come detto sopra) in questo modo l'utente non avrebbe né la sensazione di "toccare l'interfaccia" (visto che le mani stanno altrove), né quella di comandare "puntualmente" uno spostamento, come succede col mouse. In qualsiasi movimento ne verrebbe meno la precisione, il che potrebbe anche non essere un grosso problema per la normale gestione del sistema operativo (ammesso che l'interfaccia venga modificata ad-hoc, come mostrato nel video e com'è già successo per l'iPhone OS), ma si sono situazioni e applicazioni in cui è indispensabile avere maggiore precisione, ed è necessario averla in maniera immediata, senza particolari artifizi.
Infine mi sfugge la necessità di avere così tanti "punti attivi" sullo schermo: 10 punti sembrano un numero troppo elevato da seguire con lo sguardo, e nemmeno riesco ad immaginare delle potenziali azioni da effettuare con un numero così elevato di controlli. D'altro canto è comunque vero che 10 rimane un limite massimo che serve solo a riconoscere tutte le possibili dita e a consentire maggiore flessibilità, per esempio fare lo zoom con due qualsiasi dita in un. A questo punto, senza voler sminuire il progetto, mi pare che la vera utilità di questo sistema si traduca nel riconoscere diversi tipi di gestures (eventualmente anche più di una contemporaneamente) in più punti dello schermo, punti determinati dalla posizione delle dita. Ma è veramente indispensabile operare "a piene mani" per realizzare un'interazione come quelle mostrata nel video di 10/GUI? A mio avviso sarebbe sufficiente ampliare alcuni concetti delle gestures già messe in pratica da Apple, eventualmente implementando un doppio strato sensoriale in grado di interpretare diversamente il "contatto" e la "pressione", e comunque rinunciando alla corrispondenza "1 a 1" con lo schermo, in modo tale da poter utilizzare una zona più piccola integrata nella tastiera (che così non verrebbe eliminata).
In ogni caso, le mie sono solo supposizioni... onore al merito a chi ha messo in pratica il sistema mostrato nel video, che se anche non dovesse mai prendere piede (e personalmente credo che non lo prenderà), sicuramente darà qualche idea su come portare avanti certi concetti di interfaccia.
Il modello "diretto" di interazione touch, per cui ad ogni punto della superficie dove si appoggiano le dita, corrisponde una posizione precisa dello schermo, funziona bene quando è l'interazione stessa ad essere diretta, con gesti che "toccano l'interfaccia", come nel caso un dispositivo palmare o di un tablet; quando invece si ha a che fare con un computer "classico" la questione diventa più problematica. Assodato (anche se ci sarà chi non è d'accordo) che uno schermo touch è scomodo (visto che implicherebbe il fatto di dover tenere le braccia tese in avanti), e altrettanto scomodo sarebbe uno schermo incastonato nella scrivania (stavolta per il collo), vediamo perché non è molto convincente nemmeno la soluzione ideata da 10/GUI.
Il primo problema che vedo è puramente "fisico": avere una superficie per appoggiare comodamente due mani, in un paradigma che realizza una corrispondenza uno-a-uno con lo schermo significa di fatto andare a sostituire la tastiera (soprattutto se parliamo di notebook). Le tecnologie attuali però non sono ancora in grado di assicurare (perlomeno a bassi costi) un feedback "tattile" che consenta di utilizzare comodamente una tastiera virtuale. Su un palmare (o un tablet) l'utente interagisce direttamente con la tastiera virtuale guardandola nello schermo, quindi ha una sorta di feedback "ottico" su quello che sta facendo: vede dove mette le dita... nella proosta di 10/GUI lo schermo sta da una parte, e la tastiera da un'altra: non c'è alcun feedback diretto tra tastiera e dita... non può funzionare...
Anche ammesso di superare il problema "fisico" con nuove tecnologie, il fatto di controllare delle dita che si muovono sullo schermo mi lascia un po' perplesso, soprattutto perché (come detto sopra) in questo modo l'utente non avrebbe né la sensazione di "toccare l'interfaccia" (visto che le mani stanno altrove), né quella di comandare "puntualmente" uno spostamento, come succede col mouse. In qualsiasi movimento ne verrebbe meno la precisione, il che potrebbe anche non essere un grosso problema per la normale gestione del sistema operativo (ammesso che l'interfaccia venga modificata ad-hoc, come mostrato nel video e com'è già successo per l'iPhone OS), ma si sono situazioni e applicazioni in cui è indispensabile avere maggiore precisione, ed è necessario averla in maniera immediata, senza particolari artifizi.
Infine mi sfugge la necessità di avere così tanti "punti attivi" sullo schermo: 10 punti sembrano un numero troppo elevato da seguire con lo sguardo, e nemmeno riesco ad immaginare delle potenziali azioni da effettuare con un numero così elevato di controlli. D'altro canto è comunque vero che 10 rimane un limite massimo che serve solo a riconoscere tutte le possibili dita e a consentire maggiore flessibilità, per esempio fare lo zoom con due qualsiasi dita in un. A questo punto, senza voler sminuire il progetto, mi pare che la vera utilità di questo sistema si traduca nel riconoscere diversi tipi di gestures (eventualmente anche più di una contemporaneamente) in più punti dello schermo, punti determinati dalla posizione delle dita. Ma è veramente indispensabile operare "a piene mani" per realizzare un'interazione come quelle mostrata nel video di 10/GUI? A mio avviso sarebbe sufficiente ampliare alcuni concetti delle gestures già messe in pratica da Apple, eventualmente implementando un doppio strato sensoriale in grado di interpretare diversamente il "contatto" e la "pressione", e comunque rinunciando alla corrispondenza "1 a 1" con lo schermo, in modo tale da poter utilizzare una zona più piccola integrata nella tastiera (che così non verrebbe eliminata).
In ogni caso, le mie sono solo supposizioni... onore al merito a chi ha messo in pratica il sistema mostrato nel video, che se anche non dovesse mai prendere piede (e personalmente credo che non lo prenderà), sicuramente darà qualche idea su come portare avanti certi concetti di interfaccia.
lunedì 19 ottobre 2009
A 10 dita...
Cercando informazioni sulle interfacce multitouch, mi sono imbattuto in un progetto interessante che prevede l'utilizzo di tutte le dita per "affrontare" l'intefaccia con un nuovo tipo di apporccio. Il progetto si chiama 10/GUI, e vi consiglio di dare un'occhiata al video, che mostra molto dettagliatamente le idee e le intenzioni che vi stanno dietro.
A mio avviso è molto interessante, anche se presenta alcuni limiti (magari non evidenti nel primo approccio, visto che si resta "affascinati" dai concetti generali che vi stanno dietro) sui quali tornerò a discutere nei prossimi giorni.
A mio avviso è molto interessante, anche se presenta alcuni limiti (magari non evidenti nel primo approccio, visto che si resta "affascinati" dai concetti generali che vi stanno dietro) sui quali tornerò a discutere nei prossimi giorni.
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