Curiosity, oltre ad essere il nome dell’affascinante sonda inviata su Marte dalla NASA, è anche il nome di un’App multipiattaforma (per iOS e Android) di Peter Molineux.
Per chi ancora non la conoscesse
si tratta, più che di un vero e proprio gioco, di un ambizioso
“esperimento sociale”, anzi, il primo di 22 esperimenti sociali di 22cans:
un enorme cubo, costituito da decine di miliardi di cubetti (per la
precisione 60 miliardi), dev’essere smantellato strato dopo strato con
la collaborazione di tutti i “giocatori”. Chi arriverà al centro,
distruggendo l’ultimo cubetto, riceverà in mail il link ad un filmato
che gli spiegerà un segreto in grado di cambiargli la vita… il
“fortunato” potrà fare quello che vuole di questo “segreto”: potrà
tenerlo per sé o divulgarlo sui social network, ma in ogni caso non
potrà mai scambiarlo per ottenere un vantaggio economico.
[continua su Tevac...]
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martedì 5 marzo 2013
venerdì 23 novembre 2012
iOS6: cosa manca e cosa vorrei in iOS7
Sappiamo tutti che Scott Fortstall, responsable in toto di iOS, è stato cacciato da Apple e che il design dell'interfaccia di iOS (così come quella di OSX) è stata affidato a Jonathan Ive (mentre sarà Craig Federighi ad occuparsi del lato più tecnico di entrambi i sistemi).
Al di là delle dicerie sul pessimo carattere, non saprei dire se Scott Fortstall avesse lo stesso genio di Jobs, o se ne fosse solo una pallida imitazione. Certo è che Fortstall era uno dei pupilli di Steve, anche se le cose peggiori che ha fatto risalgono tutte all'era post-Jobs... gli osservatori del mondo Apple si sono divisi tra chi vede nella sua cacciata l'inizio del decadimento di Apple (una sorta di ripetizione della cacciata di Jobs nell'ormai lontano 1985) e chi vede invece l'inizio di una nuova era che porterà ad interfaccie più coerenti e all'abbandono (o ridimensionamento) del tanto discusso skeumorfismo; se può aver senso su iOS, spesso è fuori luogo su OSX, anche se Apple seguirà probabilmente per la strada della similitudine delle interfaccie, tantopiù che ora sarà una sola persona a seguire entrambe.
In ogni caso, che si parli di interfaccia o di funzionalità, è indubbio che la cacciata di Scott porterà dei cambiamenti in iOS: spesso mi sono lamentato di cose che non mi piacevano, e probabilmente oggi sarò un po' ripetitivo, ma visto che ultimamente sto usando iOS abbastanza intensamente, vorrei cogliere l'occasione per evidenziare quelli che secondo me sono i difetti o le carenze ancora presenti in questo sistema, difetti e carenze che il cambio di rotta potrebbe colmare.
Partiamo subito con un argomento di un certo peso: la multiutenza. Se è vero che lo smartphone è un oggetto molto personale, l'iPad in certi casi sta prendendo il posto del computer di famiglia, il che implica che può essere usato da più persone che possono avere preferenze diverse, applicazioni diverse, account di mail diversi, ecc.... Quando i bimbi mi chiedono di giocare con l'iPad, glielo do senza grossi problemi, perché ho abilitato le restizioni che impediscono gli acquisti in-App, ho disabilitato la possibilità di cancellare applicazioni e, soprattutto, ho bloccato le modifiche agli account. Questo però non mi mette al sicuro da ogni problema: volendo potrei bloccare la navigazione web (anzi, potrei bloccare Safari, ma la navigazione potrebbe avvenire attraverso altri browser) ma, a parte la scomodità di dover entrare ogni volta nelle opzioni di restrizione, non c'è modo di bloccare eventuali pasticci che potrebbero creare su contatti e agenda, né tantomeno sulle mail. Fortunatamente sono ancora abbastanza piccoli da doverli seguirli di continuo ogni volta che prendono l'iPad in mano, quindi al momento queste restrizioni possono essere sufficienti, ma pensate anche al caso in cu un amico vi chiede l'iPad qualche minuto "per vedere com'è": probabilmente un adulto non potrebbe fare, involontariamente, grossi danni, ma che ne è della vostra privacy? In un tap può accedere ai vostri contatti, alle vostre mail, alle vostre foto, e a tutti i dati che avete sull'iPad (fortunatamente Dropbox permette di impostare una password per accedere ai dati)... Se ci fosse la multutuenza, o un account guest al quale dare direttive ben precise su quali App può o non può visualizzare, tutti questi problemi non ci sarebbero.
Secondo argomento: le impostazioni. In iOS le impostazioni sono ben organizzate, e con iOS6 è disponibile anche un pannello "Privacy" dal quale possiamo decidere quali possono accedere o meno a certi dati. Però... c'è un però... se alcune impostazioni come il controllo del musica e del blocco rotazione) sono accessibili col doppio click del tasto home, l'attivazione di altre funzioni basilari è vincolata all'apertura dell'applicazione delle impostazioni, tant'è che, personalmente, un posto nel dock lo riservo sempre ad essa. Secondo me alcune cose basilari come l'accensione o lo spegnimento di WiFi e Bluetooth (o altre a scelta dell'utente) potrebbero essere inserite in qualche modo nel centro notifiche (copiando però da Android) o nel pannello inferiore del multitasking, magari sacrificando il controllo del volume, che comnque è sempre accessibile tramite tasti. Se poi venisse aggiunto anche un controllo che chiude in un colpo solo tutte le App aperte, sarebbe ancora meglio.
Terzo argomento: qualche gesture in più sull'iPhone. L'ho già menzionata altre volte, ma la ripeto anche in questa occasione. E' vero che con l'iPhone 5 il tasto home sembra ver cambiato la meccanica diventando più resistente, ma tutti quei doppi click, prima o poi si pagano, e rimuovere l'unico tasto fisico potrebbe non essere molto conveniente... perché allora non dare la possibilità di accedere al pannello del multitasking tramite uno sliding dal basso? Esattamente come il centro notifiche, però fatto sul lato opposto dello schermo: secondo me sarebbe molto apprezzato.
Quarto argomento: lo scambio dati. Argomento, anche questo, trito e ritrito che si intreccia con i limiti dell'archiviazione dati su iCloud (sulla quale, in questo post, non voglio infierire). Considerando il fatto che ci sono alcune App che consentono in qualche modo di scambiare dati attraverso la rete WiFi, anche con computer o dispositivi non Apple, basterebbe che venisse offerta la stessa possibilità anche su Bluetooth... l'eventuale passaggio dei file alle App interessate può avvenire tranquillamente dall'interno dell'applicazione stessa: nessun problema di sicurezza (o, perlomeno, nessuno in più di quelli che già ci possono essere tramite WiFi) e massima flessibilità di scambio... sogno?
Quinto argomento: le librerie. Tutte le App possono accedere alla libreria musicale, ma non possono salvare nella libreria stessa; però nella libreria musicale si possono creare e modificare le playlist, nonché cancellare elementi se si ha bisogno di spazio. Tutte le App possono accedere alla libreria fotografica e possono salvare immagini nel rullino; si possono creare nuovi album ma non è possibile in alcun modo modificare gli album sincronizzati dal computer o cancellare foto dalla libreria (a parte quelle del rullino). Perché queste diversità? Non può fare un mix delle due cose prendendo ciò che c'è di meglio in entrambi?
Bug, difettucci vari, e scomodità assortite. Le nuove versioni degli store introdotte con iOS6 sono sicuramente fatte meglio, ma in certe occasioni sono molto più lente delle versioni precedenti. In particolare è diventato molto più lento l'accesso agli acquisti precedenti: meno male che gli acquisti vengono comunque segnalati anche sullo store... Non riesco però a capire come mai quando si installa un'App, e la prima volta che la si lancia chiede se si vogliono ricevere notifiche, e gli si risponde di no, talvolta ci si ritrova comunque le notifiche di quell'App: è un problema da poco, perché si risolve in pochi tap dal pannello di impostazione delle notifiche, ma è fastidioso. Parlando sempre di App store, la casella di ricerca nella versione iPad è di una scomodità inaudita: non sarebbe meglio usare un pulsante (sotto c'è lo spazio per aggiungere tutti i pulsanti che si vogliono) per aprire una pagina dedicata? Andando più specificatamente su iOS, con iOS6 il correttore ortografico italiano è inspiegabilmente peggiorato e cerca di aggiungere accenti ovunque: il caso più eclatante lo si riscontra ogni volta che si digita una "e" (congiunzione) e lui propone "è" (verbo), ma ce ne sono molti altri ("ce" diventa "c'è", "torno" viene scambiato con "tornò", ecc...) e a volte ho l'impressione che anche il riconoscimento del tasto premuto sia diventato in qualche modo meno preciso, ma forse non mi sono ancora completamente abituato allo schermo più lungo dell'iPhone 5. Infine, skeumorfismo o non-skeumorfismo, se aggiungessero il giorno della settimana sul calendario, farebbero felice molta gente.
Al di là delle dicerie sul pessimo carattere, non saprei dire se Scott Fortstall avesse lo stesso genio di Jobs, o se ne fosse solo una pallida imitazione. Certo è che Fortstall era uno dei pupilli di Steve, anche se le cose peggiori che ha fatto risalgono tutte all'era post-Jobs... gli osservatori del mondo Apple si sono divisi tra chi vede nella sua cacciata l'inizio del decadimento di Apple (una sorta di ripetizione della cacciata di Jobs nell'ormai lontano 1985) e chi vede invece l'inizio di una nuova era che porterà ad interfaccie più coerenti e all'abbandono (o ridimensionamento) del tanto discusso skeumorfismo; se può aver senso su iOS, spesso è fuori luogo su OSX, anche se Apple seguirà probabilmente per la strada della similitudine delle interfaccie, tantopiù che ora sarà una sola persona a seguire entrambe.
In ogni caso, che si parli di interfaccia o di funzionalità, è indubbio che la cacciata di Scott porterà dei cambiamenti in iOS: spesso mi sono lamentato di cose che non mi piacevano, e probabilmente oggi sarò un po' ripetitivo, ma visto che ultimamente sto usando iOS abbastanza intensamente, vorrei cogliere l'occasione per evidenziare quelli che secondo me sono i difetti o le carenze ancora presenti in questo sistema, difetti e carenze che il cambio di rotta potrebbe colmare.
Partiamo subito con un argomento di un certo peso: la multiutenza. Se è vero che lo smartphone è un oggetto molto personale, l'iPad in certi casi sta prendendo il posto del computer di famiglia, il che implica che può essere usato da più persone che possono avere preferenze diverse, applicazioni diverse, account di mail diversi, ecc.... Quando i bimbi mi chiedono di giocare con l'iPad, glielo do senza grossi problemi, perché ho abilitato le restizioni che impediscono gli acquisti in-App, ho disabilitato la possibilità di cancellare applicazioni e, soprattutto, ho bloccato le modifiche agli account. Questo però non mi mette al sicuro da ogni problema: volendo potrei bloccare la navigazione web (anzi, potrei bloccare Safari, ma la navigazione potrebbe avvenire attraverso altri browser) ma, a parte la scomodità di dover entrare ogni volta nelle opzioni di restrizione, non c'è modo di bloccare eventuali pasticci che potrebbero creare su contatti e agenda, né tantomeno sulle mail. Fortunatamente sono ancora abbastanza piccoli da doverli seguirli di continuo ogni volta che prendono l'iPad in mano, quindi al momento queste restrizioni possono essere sufficienti, ma pensate anche al caso in cu un amico vi chiede l'iPad qualche minuto "per vedere com'è": probabilmente un adulto non potrebbe fare, involontariamente, grossi danni, ma che ne è della vostra privacy? In un tap può accedere ai vostri contatti, alle vostre mail, alle vostre foto, e a tutti i dati che avete sull'iPad (fortunatamente Dropbox permette di impostare una password per accedere ai dati)... Se ci fosse la multutuenza, o un account guest al quale dare direttive ben precise su quali App può o non può visualizzare, tutti questi problemi non ci sarebbero.
Secondo argomento: le impostazioni. In iOS le impostazioni sono ben organizzate, e con iOS6 è disponibile anche un pannello "Privacy" dal quale possiamo decidere quali possono accedere o meno a certi dati. Però... c'è un però... se alcune impostazioni come il controllo del musica e del blocco rotazione) sono accessibili col doppio click del tasto home, l'attivazione di altre funzioni basilari è vincolata all'apertura dell'applicazione delle impostazioni, tant'è che, personalmente, un posto nel dock lo riservo sempre ad essa. Secondo me alcune cose basilari come l'accensione o lo spegnimento di WiFi e Bluetooth (o altre a scelta dell'utente) potrebbero essere inserite in qualche modo nel centro notifiche (copiando però da Android) o nel pannello inferiore del multitasking, magari sacrificando il controllo del volume, che comnque è sempre accessibile tramite tasti. Se poi venisse aggiunto anche un controllo che chiude in un colpo solo tutte le App aperte, sarebbe ancora meglio.
Terzo argomento: qualche gesture in più sull'iPhone. L'ho già menzionata altre volte, ma la ripeto anche in questa occasione. E' vero che con l'iPhone 5 il tasto home sembra ver cambiato la meccanica diventando più resistente, ma tutti quei doppi click, prima o poi si pagano, e rimuovere l'unico tasto fisico potrebbe non essere molto conveniente... perché allora non dare la possibilità di accedere al pannello del multitasking tramite uno sliding dal basso? Esattamente come il centro notifiche, però fatto sul lato opposto dello schermo: secondo me sarebbe molto apprezzato.
Quarto argomento: lo scambio dati. Argomento, anche questo, trito e ritrito che si intreccia con i limiti dell'archiviazione dati su iCloud (sulla quale, in questo post, non voglio infierire). Considerando il fatto che ci sono alcune App che consentono in qualche modo di scambiare dati attraverso la rete WiFi, anche con computer o dispositivi non Apple, basterebbe che venisse offerta la stessa possibilità anche su Bluetooth... l'eventuale passaggio dei file alle App interessate può avvenire tranquillamente dall'interno dell'applicazione stessa: nessun problema di sicurezza (o, perlomeno, nessuno in più di quelli che già ci possono essere tramite WiFi) e massima flessibilità di scambio... sogno?
Quinto argomento: le librerie. Tutte le App possono accedere alla libreria musicale, ma non possono salvare nella libreria stessa; però nella libreria musicale si possono creare e modificare le playlist, nonché cancellare elementi se si ha bisogno di spazio. Tutte le App possono accedere alla libreria fotografica e possono salvare immagini nel rullino; si possono creare nuovi album ma non è possibile in alcun modo modificare gli album sincronizzati dal computer o cancellare foto dalla libreria (a parte quelle del rullino). Perché queste diversità? Non può fare un mix delle due cose prendendo ciò che c'è di meglio in entrambi?
Bug, difettucci vari, e scomodità assortite. Le nuove versioni degli store introdotte con iOS6 sono sicuramente fatte meglio, ma in certe occasioni sono molto più lente delle versioni precedenti. In particolare è diventato molto più lento l'accesso agli acquisti precedenti: meno male che gli acquisti vengono comunque segnalati anche sullo store... Non riesco però a capire come mai quando si installa un'App, e la prima volta che la si lancia chiede se si vogliono ricevere notifiche, e gli si risponde di no, talvolta ci si ritrova comunque le notifiche di quell'App: è un problema da poco, perché si risolve in pochi tap dal pannello di impostazione delle notifiche, ma è fastidioso. Parlando sempre di App store, la casella di ricerca nella versione iPad è di una scomodità inaudita: non sarebbe meglio usare un pulsante (sotto c'è lo spazio per aggiungere tutti i pulsanti che si vogliono) per aprire una pagina dedicata? Andando più specificatamente su iOS, con iOS6 il correttore ortografico italiano è inspiegabilmente peggiorato e cerca di aggiungere accenti ovunque: il caso più eclatante lo si riscontra ogni volta che si digita una "e" (congiunzione) e lui propone "è" (verbo), ma ce ne sono molti altri ("ce" diventa "c'è", "torno" viene scambiato con "tornò", ecc...) e a volte ho l'impressione che anche il riconoscimento del tasto premuto sia diventato in qualche modo meno preciso, ma forse non mi sono ancora completamente abituato allo schermo più lungo dell'iPhone 5. Infine, skeumorfismo o non-skeumorfismo, se aggiungessero il giorno della settimana sul calendario, farebbero felice molta gente.
mercoledì 14 novembre 2012
iPad Mini contro tutti
Come di consueto, ripropongo anche qui la mia recensione sull'iPad mini (con qualche commento anche sul nuovo iPad Retina con processore A6X) pubblicata settimana scorsa su Punto-Informatico:
-Le dimensioni contano-
Dopo le prime impressioni alla presentazione, e una settimana di test a seguito del lancio avvenuto lo scorso venerdì, abbiamo la possibilità di tirare le somme sul tanto atteso e tanto discusso iPad Mini, nonché di fare qualche osservazione sull'aggiornamento dell'iPad Retina Display con processore Apple A6X.
Cominciamo dal Mini, vera novità, al quale è riservata la maggior parte di questa prova. La confezione, raffrontata con quella dell'iPad tradizionale, offre da subito l'idea di quanto il Mini sia effettivamente un dispositivo dalle dimensioni contenute, ma la prima cosa che colpisce davvero quando lo si prende in mano è il peso: 308 grammi (il modello in prova è quello WiFi, ma il modello "Cellular" pesa solo 4 grammi in più) sono meno della metà rispetto ai 652 grammi (o 662 per la versione "Cellular") della versione tradizionale da 9,7 pollici.
Continuando a parlare dell'aspetto fisico, iPad Mini si tiene molto bene anche in mano: nonostante il suo schermo sia da 7,9 pollici (e quindi più vicino agli 8 che non ai 7 pollici più canonici dei prodotti concorrenti), il fattore di forma in 4:3 (anziché il più diffuso 16:9) e l'eliminazione quasi totale della cornice sul lato lungo fanno in modo che l'ingombro sia grossomodo lo stesso di un Nexus 7, di un Galaxy Tab 7 o di un Kindle Fire HD (i tablet Android più discussi del momento): 200x134,7 milimetri per iPad Mini, 193,7x122,4 millimetri per il Galaxy Tab, 198,5x120 millimetri per il Nexus, e 193x137 per il Kindle Fire HD. A fronte dei 12-15 millimetri in più di larghezza, oltre ad avere un display più grande di quasi un pollice iPad Mini guadagna sullo spessore: solo 7,2 millimetri per il tablet della Mela (qualcosina meno rispetto ai 7,6 millimetri di iPhone 5), contro i 10,45 del Nexus, i 10,5 millimetri del Galaxy e 10,3 millimetri del Kindle Fire HD (15,5 millimetri per il Kindle Fire non-HD); anche il peso ne guadagna, perché il Samsung pesa circa 40 grammi in più e anche il Nexus, con i suoi 340 grammi, fa segnare 30 grammi in più rispetto ad iPad Mini (il Kindle arriva invece a sfiorare i 400 grammi).
A livello estetico iPad Mini adotta le stesse finiture di iPhone 5, in particolare la colorazione nero-ardesia o bianco-argento, ed ha un profilo meno affusolato rispetto al fratello maggiore, dettaglio che, oltre a renderlo più piacevole (ma qui può essere una questione di gusti), lo rende più facilmente impugnabile con una sola mano.
Passando all'utilizzo pratico, all'accensione iPad Mini si può configurare in pochi passi, ma basta collegarlo ad iTunes per poter ripristinare il backup di un precedente iPad, segno ulteriore del fatto che anche il piccolo tablet può essere usato senza grossi compromessi. Per completezza d'informazione, il restore del backup si può eseguire anche attraverso iCloud ma, a parte l'onere di dover scaricare 60GB attraverso la rete WiFi, se la vostra musica non è in iTunes Match dovrete comunque passare prima o poi dal computer.
-Il display-
Con iPad pronto all'uso si torna inevitabilmente a parlare del display. iPad Mini ha una risoluzione di 1024x768 (163ppi), contro i 1280x800 del Nexus e del Kindle Fire HD (216ppi), e i 1024x600 del Galaxy Tab o del Kindle Fire non-HD (169ppi). Non si tratta di grosse differenze ma iPad Mini, tra tutti i modelli da 7 pollici che abbiamo considerato, è comunque quello che si ritrova con la definizione peggiore, anche per via dello schermo più grande: se fosse stato un 7 pollici, la definizione dell'iPad Mini sarebbe arrivata a 183ppi. In ogni caso i 163dpi della definizione attuale si posizionano ad un livello intermedio tra i 132ppi di iPad 2 (che spalma gli stessi pixel su 9,7 pollici) e i 264ppi dell'iPad con Retina Display.
Come abbiamo già avuto modo di osservare, iPad Mini ha la stessa identica definizione dei primi modelli di iPhone quindi non risente di alcun compromesso di usabilità, ma soprattutto è dotato della stessa risoluzione di iPad 2, e questo gli consente di sfruttare nel migliore dei modi, e senza alcuna scalatura, le oltre 275mila applicazioni già scritte per iPad e disponibili sull'App Store.
Tutto bene quindi? Non proprio. A parte la consueta analisi di Display Mate che evidenzia come iPad Mini abbia uno schermo buono ma mediamente inferiore rispetto al Kindle Fire HD e al Nexus 7 (anche se si comporta molto bene a livello di intensità dei colori e contrasto delle immagini), il confronto con i display Retina ai quali Apple ci ha abituato negli due ultimi anni lascia un po' di amaro in bocca. Se non siete abituati a lavorare su uno schermo Retina, probabilmente lo schermo dell'iPad Mini vi sembrerà assolutamente normale (verificato di persona facendo provare iPad Mini a più persone); ma se passate lo sguardo dal nuovo iPad al piccolo tablet della mela, la differenza è evidente (soprattutto quando si ha a che fare col testo) anche perché, parlando di un dispositivo touchscreen, il ruolo dello schermo è di primaria importanza.
C'è da dire che, su questi formati, anche la concorrenza non riesce a spingersi a definizioni molto più elevate, ed Apple ha preferito privilegiare la compatibilità fornendo uno schermo con una risoluzione standard per le App già disponibili. È lecito immaginare che per la prossima generazione di iPad Mini, quando i produttori di display renderanno disponibili schermi da 7 pollici ad altissima definizione, Apple adotterà uno schermo Retina anche su questo tablet.
Come ultima osservazione sul display, va osservato che l'eliminazione della cornice sul lato lungo non causa problemi nell'interazione multitouch: Apple ha fatto modo che gli eventuali contatti accidentali dovuti all'impugnatura non venissero presi in considerazione per il riconoscimento delle gestures più comuni, e in iBooks ha introdotto una modalità di lettura a scorrimento continuo, in modo tale da evitare cambi pagina indesiderati. Al momento però non tutte le App di terze parti utilizzano gli stessi accorgimenti.
-Processori a confronto-
La scelta del processore Apple A5 ha fatto storcere il naso a qualcuno, ma di fatto le versioni "X" dei SoC Apple sono riservate ai casi in cui serve maggiore potenza al comparto grafico (cioè per i 2048x1536 pixel del Retina display del fratello maggiore) e il nuovo Apple A6, probabilmente, avrebbe fatto troppa concorrenza all'iPad tradizionale. L'Apple A5 è lo stesso processore montato anche sul nuovo iPod Touch (la cui risoluzione è dello stesso ordine di grandezza dell'iPad Mini) e alla prova dei fatti si comporta più che bene in tutti i compiti normalmente delegati al tablet: non dimentichiamo che anche l'iPad da 9,7 pollici in vendita da marzo fino a qualche settimana fa montava comunque un A5X, cioè un A5 con doppia GPU dual core, ma pur sempre un A5.
Ovviamente l'Apple A6 di iPhone 5 e l'Apple A6X del nuovo iPad Retina hanno una marcia in più, che verrà sfruttata in futuro da applicazioni sempre più avide di potenza di calcolo (si parla di prestazioni più che raddoppiate), ma questo non toglie nulla al valore della precedente generazione di processori che equipaggiava (e ancora equipaggia) alcuni dispositivi Apple. Programmi di grafica (come Adobe Photoshop Touch) o giochi "impegnativi" a livello computazionale (come N.O.V.A. 3 o Real Racing 2 HD) girano senza batter ciglio, e anche la lettura di grossi PDF o la riformattazione di eBooks voluminosi avviene senza problemi. Apple non rinuncia a sottolineare come l'esperienza d'uso sia in tutto e per tutto simile a quella dell'iPad da 9,7 pollici e lo fa mostrando i due modelli affiancati nell'utilizzo di GarageBand, altra applicazione non proprio parsimoniosa nelle richieste di prestazioni.
Proprio GarageBand, introducendo l'argomento musicale, ci offre lo spunto per citare una piccola ma gradita novità: iPad Mini è il primo dispositivo iOS di Apple ad integrare degli altoparlanti stereofonici. Tutti gli altri dispositivi iOS hanno invece un unico altoparlante, riservando l'audio stereofonico al jack delle cuffie (cuffie che sono assenti dalla confezione, così come in tutti i precedenti modelli di iPad). La resa è effettivamente diversa, ma le dimensioni minori delle casse e del dispositivo stesso non aiutano a migliorare più di tanto l'effetto finale.
-Fotocamera, autonomia e accessori-
Passando al comparto fotografico, iPad Mini monta le stesse identiche camere del modello da 9,7 pollici: quella sul retro è da 5 megapixel con obiettivo a 5 elementi, apertura F2.4, autofocus, riconoscimento automatico dei volti, filtro ad infrarossi e sensore retroilluminato che aiuta ad ottenere foto migliori in condizioni di scarsa luminosità (nella gallery potete osservare un paio di esempi di foto scattate al chiuso, di sera). Anche le mancanze sono comuni al fratello maggiore visto che, a differenza di iPhone e iPod Touch, tutta la famiglia iPad (Mini compreso) non è dotata di flash. La camera frontale, utilizzata principalmente per Facetime, è invece da 1,2 megapixel, ma è anch'essa dotata di sensore retroilluminato e del sistema di rilevamento automatico dei volti. A livello di video, la camera posteriore permette di registrare filmati in full-HD a 1080p (con funzione di stabilizzazione e messa a fuoco tramite tocco) mentre quella frontale registra video a 720p. La qualità dei filmati è buona, anche migliore rispetto a quella delle foto, ma manca la possibilità di zoomare durante le riprese (funzione che si può ottenere utilizzando App diverse da quella fornita di sistema). Infine, a differenza di iPhone, su iPad manca anche la possibilità di scattare foto panoramiche o in modalità HDR: anche in questo caso si tratta di funzionalità che possono essere aggiunte utilizzando altre App ma, visto che Apple ha già sviluppato queste funzioni per iPhone, potrebbe inserirle anche nella versione iOS per iPad.
Con l'utilizzo continuativo di iPad Mini arriviamo inevitabilmente a parlare della durata della batteria, che è uno dei punti a favore del Mini. Apple dichiara 10 ore di autonomia in navigazione WiFi o riproduzione audio/video, e non ci sono sorprese in tal senso: l'autonomia è davvero buona, complice anche il fatto che il modello in prova è WiFi (l'utilizzo della rete dati cellulare è tipicamente più dispendioso, soprattutto se si fa ricorso a numerose notifiche push). Premesso che l'autonomia dipende in gran parte anche dal tipo di utilizzo che viene fatto del dispositivo, in questa settimana di prova ho dovuto ricaricare iPad Mini solo un paio di volte: la carica iniziale (effettuata durante la prima sincronizzazione con iTunes) e una seconda carica tre giorni dopo.
Parlando di accessori, Apple ha realizzato una smartcover leggermente diversa rispetto a quella dell'iPad "maggiore": al di là della divisione in tre parti anziché quattro (inevitabile per via delle minori dimensioni) la parte magnetica che si aggancia al dispositivo è ricoperta di tessuto, così da evitare possibili graffi sulla colorazione ardesia. Nonostante questo l'aggancio è molto saldo, anzi, l'impressione è che sia più saldo rispetto a quello dell'iPad Retina, anche per via del minor peso da sostenere.
Ovviamente iPad Mini nasce con il nuovo connettore Lightning, per il quale sono già disponibili diversi accessori, in particolare gli adattatori per l'importazione delle foto da scheda SD (testato proprio in occasione di questa prova) e tramite porta USB. A tal proposito ricordiamo che il connettore con porta USB consente anche di importare le foto tra vari dispositivi iOS (cosa che a mio avviso è comunque più comoda da fare condividendo le foto stesse su rete WiFi, ammesso che ci sia una rete disponibile) e supporta anche i dispositivi audio MIDI. Un altro accessorio che sarà molto gettonato per qualche tempo è l'adattatore per il connettore dock, disponibile sia in versione compatta che con un cavo di 20 centimetri.
Probabilmente la volontà di spingere all'adozione del nuovo connettore (anche e soprattutto tra i produttori di accessori) è tra i motivi che hanno spinto Apple ad aggiornare prematuramente iPad Retina; da notare che il nuovo modello non ha spinto iPad 2 fuori dal listino, ma è andato a prendere il posto della terza generazione di tablet Apple, quello che era stato introdotto a marzo come "il nuovo iPad". Le motivazioni di un aggiornamento così precoce non possono però limitarsi solo a questo aspetto: Apple sta giocando il tutto e per tutto su questa tipologia di dispositivi, e non vuole correre il rischio di farsi raggiungere dalla concorrenza.
-Conclusioni-
Con il SoC A6X Apple segna un nuovo punto di riferimento a livello di prestazioni, e anche se al momento non ci sono ancora applicativi in grado di sfruttare tutta questa potenza Apple mostra i denti con un tablet che, oltre al nuovo processore, aggiunge la compatibilità alle reti LTE europee, migliora la connettività WiFi 802.11n con il supporto dual band (2.4GHz e 5GHz) e migliora anche le due fotocamere (miglioria che, come abbiamo visto, è stata adottata anche sul Mini).
Un'altra ragione che può aver spinto Apple all'aggiornamento di iPad Retina può essere legata al riposizionamento temporale degli aggiornamenti dei dispositivi iOS: se così fosse il nuovo iPhone potrebbe arrivare prima del previsto, così da riservare ad iPad il consueto spazio autunnale. In ogni caso, il confronto con il modello precedente di iPad Retina perde di significato nel momento stesso in cui Apple ha deciso di eliminarlo dal listino, ma se trovate una buona occasione d'acquisto (e non pensate di comprare troppi accessori) l'iPad di terza generazione rimane un prodotto più che valido da prendere in considerazione per l'acquisto di un tablet di grosse dimensioni.
In conclusione, iPad Mini e iPad Retina sono due prodotti tanto simili quanto diversi: simili perché consentono di fare esattamente le stesse cose senza troppe differenze nell'esperienza di utilizzo; diversi perché ognuno dei due ha i propri pro e contro.
Dopo aver passato un po' di tempo con iPad Mini, il peso del modello Retina sembra davvero eccessivo. Ma bastano pochi istanti sul display ad alta risoluzione per dimenticarsi del peso e apprezzare la maggiore nitidezza delle immagini e, soprattutto, del testo. La scelta tra i due modelli (che complessivamente hanno venduto 3 milioni di esemplari nei primi 3 giorni di vendita) diventa una questione molto personale e legata (oltre che al fattore economico) al tipo di utilizzo che se ne vuole fare: un iPad in casa riesce a sostituire nel 90 percento dei casi il personal computer, ma il Mini è sicuramente molto più comodo da portare in giro.
Resta da chiedersi cosa succederà quando Apple deciderà di introdurre il display Retina anche sul tablet da 7,9 pollici, perché in quel caso le differenze tra i due modelli si assottiglieranno, e il fattore prezzo giocherà sicuramente a favore del Mini. Ma di questo ne riparleremo, probabilmente, tra un anno.
-Le dimensioni contano-
Dopo le prime impressioni alla presentazione, e una settimana di test a seguito del lancio avvenuto lo scorso venerdì, abbiamo la possibilità di tirare le somme sul tanto atteso e tanto discusso iPad Mini, nonché di fare qualche osservazione sull'aggiornamento dell'iPad Retina Display con processore Apple A6X.
Cominciamo dal Mini, vera novità, al quale è riservata la maggior parte di questa prova. La confezione, raffrontata con quella dell'iPad tradizionale, offre da subito l'idea di quanto il Mini sia effettivamente un dispositivo dalle dimensioni contenute, ma la prima cosa che colpisce davvero quando lo si prende in mano è il peso: 308 grammi (il modello in prova è quello WiFi, ma il modello "Cellular" pesa solo 4 grammi in più) sono meno della metà rispetto ai 652 grammi (o 662 per la versione "Cellular") della versione tradizionale da 9,7 pollici.
Continuando a parlare dell'aspetto fisico, iPad Mini si tiene molto bene anche in mano: nonostante il suo schermo sia da 7,9 pollici (e quindi più vicino agli 8 che non ai 7 pollici più canonici dei prodotti concorrenti), il fattore di forma in 4:3 (anziché il più diffuso 16:9) e l'eliminazione quasi totale della cornice sul lato lungo fanno in modo che l'ingombro sia grossomodo lo stesso di un Nexus 7, di un Galaxy Tab 7 o di un Kindle Fire HD (i tablet Android più discussi del momento): 200x134,7 milimetri per iPad Mini, 193,7x122,4 millimetri per il Galaxy Tab, 198,5x120 millimetri per il Nexus, e 193x137 per il Kindle Fire HD. A fronte dei 12-15 millimetri in più di larghezza, oltre ad avere un display più grande di quasi un pollice iPad Mini guadagna sullo spessore: solo 7,2 millimetri per il tablet della Mela (qualcosina meno rispetto ai 7,6 millimetri di iPhone 5), contro i 10,45 del Nexus, i 10,5 millimetri del Galaxy e 10,3 millimetri del Kindle Fire HD (15,5 millimetri per il Kindle Fire non-HD); anche il peso ne guadagna, perché il Samsung pesa circa 40 grammi in più e anche il Nexus, con i suoi 340 grammi, fa segnare 30 grammi in più rispetto ad iPad Mini (il Kindle arriva invece a sfiorare i 400 grammi).
A livello estetico iPad Mini adotta le stesse finiture di iPhone 5, in particolare la colorazione nero-ardesia o bianco-argento, ed ha un profilo meno affusolato rispetto al fratello maggiore, dettaglio che, oltre a renderlo più piacevole (ma qui può essere una questione di gusti), lo rende più facilmente impugnabile con una sola mano.
Passando all'utilizzo pratico, all'accensione iPad Mini si può configurare in pochi passi, ma basta collegarlo ad iTunes per poter ripristinare il backup di un precedente iPad, segno ulteriore del fatto che anche il piccolo tablet può essere usato senza grossi compromessi. Per completezza d'informazione, il restore del backup si può eseguire anche attraverso iCloud ma, a parte l'onere di dover scaricare 60GB attraverso la rete WiFi, se la vostra musica non è in iTunes Match dovrete comunque passare prima o poi dal computer.
-Il display-
Con iPad pronto all'uso si torna inevitabilmente a parlare del display. iPad Mini ha una risoluzione di 1024x768 (163ppi), contro i 1280x800 del Nexus e del Kindle Fire HD (216ppi), e i 1024x600 del Galaxy Tab o del Kindle Fire non-HD (169ppi). Non si tratta di grosse differenze ma iPad Mini, tra tutti i modelli da 7 pollici che abbiamo considerato, è comunque quello che si ritrova con la definizione peggiore, anche per via dello schermo più grande: se fosse stato un 7 pollici, la definizione dell'iPad Mini sarebbe arrivata a 183ppi. In ogni caso i 163dpi della definizione attuale si posizionano ad un livello intermedio tra i 132ppi di iPad 2 (che spalma gli stessi pixel su 9,7 pollici) e i 264ppi dell'iPad con Retina Display.
Come abbiamo già avuto modo di osservare, iPad Mini ha la stessa identica definizione dei primi modelli di iPhone quindi non risente di alcun compromesso di usabilità, ma soprattutto è dotato della stessa risoluzione di iPad 2, e questo gli consente di sfruttare nel migliore dei modi, e senza alcuna scalatura, le oltre 275mila applicazioni già scritte per iPad e disponibili sull'App Store.
Tutto bene quindi? Non proprio. A parte la consueta analisi di Display Mate che evidenzia come iPad Mini abbia uno schermo buono ma mediamente inferiore rispetto al Kindle Fire HD e al Nexus 7 (anche se si comporta molto bene a livello di intensità dei colori e contrasto delle immagini), il confronto con i display Retina ai quali Apple ci ha abituato negli due ultimi anni lascia un po' di amaro in bocca. Se non siete abituati a lavorare su uno schermo Retina, probabilmente lo schermo dell'iPad Mini vi sembrerà assolutamente normale (verificato di persona facendo provare iPad Mini a più persone); ma se passate lo sguardo dal nuovo iPad al piccolo tablet della mela, la differenza è evidente (soprattutto quando si ha a che fare col testo) anche perché, parlando di un dispositivo touchscreen, il ruolo dello schermo è di primaria importanza.
C'è da dire che, su questi formati, anche la concorrenza non riesce a spingersi a definizioni molto più elevate, ed Apple ha preferito privilegiare la compatibilità fornendo uno schermo con una risoluzione standard per le App già disponibili. È lecito immaginare che per la prossima generazione di iPad Mini, quando i produttori di display renderanno disponibili schermi da 7 pollici ad altissima definizione, Apple adotterà uno schermo Retina anche su questo tablet.
Come ultima osservazione sul display, va osservato che l'eliminazione della cornice sul lato lungo non causa problemi nell'interazione multitouch: Apple ha fatto modo che gli eventuali contatti accidentali dovuti all'impugnatura non venissero presi in considerazione per il riconoscimento delle gestures più comuni, e in iBooks ha introdotto una modalità di lettura a scorrimento continuo, in modo tale da evitare cambi pagina indesiderati. Al momento però non tutte le App di terze parti utilizzano gli stessi accorgimenti.
-Processori a confronto-
La scelta del processore Apple A5 ha fatto storcere il naso a qualcuno, ma di fatto le versioni "X" dei SoC Apple sono riservate ai casi in cui serve maggiore potenza al comparto grafico (cioè per i 2048x1536 pixel del Retina display del fratello maggiore) e il nuovo Apple A6, probabilmente, avrebbe fatto troppa concorrenza all'iPad tradizionale. L'Apple A5 è lo stesso processore montato anche sul nuovo iPod Touch (la cui risoluzione è dello stesso ordine di grandezza dell'iPad Mini) e alla prova dei fatti si comporta più che bene in tutti i compiti normalmente delegati al tablet: non dimentichiamo che anche l'iPad da 9,7 pollici in vendita da marzo fino a qualche settimana fa montava comunque un A5X, cioè un A5 con doppia GPU dual core, ma pur sempre un A5.
Ovviamente l'Apple A6 di iPhone 5 e l'Apple A6X del nuovo iPad Retina hanno una marcia in più, che verrà sfruttata in futuro da applicazioni sempre più avide di potenza di calcolo (si parla di prestazioni più che raddoppiate), ma questo non toglie nulla al valore della precedente generazione di processori che equipaggiava (e ancora equipaggia) alcuni dispositivi Apple. Programmi di grafica (come Adobe Photoshop Touch) o giochi "impegnativi" a livello computazionale (come N.O.V.A. 3 o Real Racing 2 HD) girano senza batter ciglio, e anche la lettura di grossi PDF o la riformattazione di eBooks voluminosi avviene senza problemi. Apple non rinuncia a sottolineare come l'esperienza d'uso sia in tutto e per tutto simile a quella dell'iPad da 9,7 pollici e lo fa mostrando i due modelli affiancati nell'utilizzo di GarageBand, altra applicazione non proprio parsimoniosa nelle richieste di prestazioni.
Proprio GarageBand, introducendo l'argomento musicale, ci offre lo spunto per citare una piccola ma gradita novità: iPad Mini è il primo dispositivo iOS di Apple ad integrare degli altoparlanti stereofonici. Tutti gli altri dispositivi iOS hanno invece un unico altoparlante, riservando l'audio stereofonico al jack delle cuffie (cuffie che sono assenti dalla confezione, così come in tutti i precedenti modelli di iPad). La resa è effettivamente diversa, ma le dimensioni minori delle casse e del dispositivo stesso non aiutano a migliorare più di tanto l'effetto finale.
-Fotocamera, autonomia e accessori-
Passando al comparto fotografico, iPad Mini monta le stesse identiche camere del modello da 9,7 pollici: quella sul retro è da 5 megapixel con obiettivo a 5 elementi, apertura F2.4, autofocus, riconoscimento automatico dei volti, filtro ad infrarossi e sensore retroilluminato che aiuta ad ottenere foto migliori in condizioni di scarsa luminosità (nella gallery potete osservare un paio di esempi di foto scattate al chiuso, di sera). Anche le mancanze sono comuni al fratello maggiore visto che, a differenza di iPhone e iPod Touch, tutta la famiglia iPad (Mini compreso) non è dotata di flash. La camera frontale, utilizzata principalmente per Facetime, è invece da 1,2 megapixel, ma è anch'essa dotata di sensore retroilluminato e del sistema di rilevamento automatico dei volti. A livello di video, la camera posteriore permette di registrare filmati in full-HD a 1080p (con funzione di stabilizzazione e messa a fuoco tramite tocco) mentre quella frontale registra video a 720p. La qualità dei filmati è buona, anche migliore rispetto a quella delle foto, ma manca la possibilità di zoomare durante le riprese (funzione che si può ottenere utilizzando App diverse da quella fornita di sistema). Infine, a differenza di iPhone, su iPad manca anche la possibilità di scattare foto panoramiche o in modalità HDR: anche in questo caso si tratta di funzionalità che possono essere aggiunte utilizzando altre App ma, visto che Apple ha già sviluppato queste funzioni per iPhone, potrebbe inserirle anche nella versione iOS per iPad.
Con l'utilizzo continuativo di iPad Mini arriviamo inevitabilmente a parlare della durata della batteria, che è uno dei punti a favore del Mini. Apple dichiara 10 ore di autonomia in navigazione WiFi o riproduzione audio/video, e non ci sono sorprese in tal senso: l'autonomia è davvero buona, complice anche il fatto che il modello in prova è WiFi (l'utilizzo della rete dati cellulare è tipicamente più dispendioso, soprattutto se si fa ricorso a numerose notifiche push). Premesso che l'autonomia dipende in gran parte anche dal tipo di utilizzo che viene fatto del dispositivo, in questa settimana di prova ho dovuto ricaricare iPad Mini solo un paio di volte: la carica iniziale (effettuata durante la prima sincronizzazione con iTunes) e una seconda carica tre giorni dopo.
Parlando di accessori, Apple ha realizzato una smartcover leggermente diversa rispetto a quella dell'iPad "maggiore": al di là della divisione in tre parti anziché quattro (inevitabile per via delle minori dimensioni) la parte magnetica che si aggancia al dispositivo è ricoperta di tessuto, così da evitare possibili graffi sulla colorazione ardesia. Nonostante questo l'aggancio è molto saldo, anzi, l'impressione è che sia più saldo rispetto a quello dell'iPad Retina, anche per via del minor peso da sostenere.
Ovviamente iPad Mini nasce con il nuovo connettore Lightning, per il quale sono già disponibili diversi accessori, in particolare gli adattatori per l'importazione delle foto da scheda SD (testato proprio in occasione di questa prova) e tramite porta USB. A tal proposito ricordiamo che il connettore con porta USB consente anche di importare le foto tra vari dispositivi iOS (cosa che a mio avviso è comunque più comoda da fare condividendo le foto stesse su rete WiFi, ammesso che ci sia una rete disponibile) e supporta anche i dispositivi audio MIDI. Un altro accessorio che sarà molto gettonato per qualche tempo è l'adattatore per il connettore dock, disponibile sia in versione compatta che con un cavo di 20 centimetri.
Probabilmente la volontà di spingere all'adozione del nuovo connettore (anche e soprattutto tra i produttori di accessori) è tra i motivi che hanno spinto Apple ad aggiornare prematuramente iPad Retina; da notare che il nuovo modello non ha spinto iPad 2 fuori dal listino, ma è andato a prendere il posto della terza generazione di tablet Apple, quello che era stato introdotto a marzo come "il nuovo iPad". Le motivazioni di un aggiornamento così precoce non possono però limitarsi solo a questo aspetto: Apple sta giocando il tutto e per tutto su questa tipologia di dispositivi, e non vuole correre il rischio di farsi raggiungere dalla concorrenza.
-Conclusioni-
Con il SoC A6X Apple segna un nuovo punto di riferimento a livello di prestazioni, e anche se al momento non ci sono ancora applicativi in grado di sfruttare tutta questa potenza Apple mostra i denti con un tablet che, oltre al nuovo processore, aggiunge la compatibilità alle reti LTE europee, migliora la connettività WiFi 802.11n con il supporto dual band (2.4GHz e 5GHz) e migliora anche le due fotocamere (miglioria che, come abbiamo visto, è stata adottata anche sul Mini).
Un'altra ragione che può aver spinto Apple all'aggiornamento di iPad Retina può essere legata al riposizionamento temporale degli aggiornamenti dei dispositivi iOS: se così fosse il nuovo iPhone potrebbe arrivare prima del previsto, così da riservare ad iPad il consueto spazio autunnale. In ogni caso, il confronto con il modello precedente di iPad Retina perde di significato nel momento stesso in cui Apple ha deciso di eliminarlo dal listino, ma se trovate una buona occasione d'acquisto (e non pensate di comprare troppi accessori) l'iPad di terza generazione rimane un prodotto più che valido da prendere in considerazione per l'acquisto di un tablet di grosse dimensioni.
In conclusione, iPad Mini e iPad Retina sono due prodotti tanto simili quanto diversi: simili perché consentono di fare esattamente le stesse cose senza troppe differenze nell'esperienza di utilizzo; diversi perché ognuno dei due ha i propri pro e contro.
Dopo aver passato un po' di tempo con iPad Mini, il peso del modello Retina sembra davvero eccessivo. Ma bastano pochi istanti sul display ad alta risoluzione per dimenticarsi del peso e apprezzare la maggiore nitidezza delle immagini e, soprattutto, del testo. La scelta tra i due modelli (che complessivamente hanno venduto 3 milioni di esemplari nei primi 3 giorni di vendita) diventa una questione molto personale e legata (oltre che al fattore economico) al tipo di utilizzo che se ne vuole fare: un iPad in casa riesce a sostituire nel 90 percento dei casi il personal computer, ma il Mini è sicuramente molto più comodo da portare in giro.
Resta da chiedersi cosa succederà quando Apple deciderà di introdurre il display Retina anche sul tablet da 7,9 pollici, perché in quel caso le differenze tra i due modelli si assottiglieranno, e il fattore prezzo giocherà sicuramente a favore del Mini. Ma di questo ne riparleremo, probabilmente, tra un anno.
giovedì 8 novembre 2012
iPhone 5, un mese dopo
A un mese circa dalla pubblicazione della mia recensione sull'iPhone 5, posso riprendere l'argomento con qualche informazione aggiuntiva data dall'uso continuativo.
-Dimensioni/peso e finiture estetiche. Gli 8 mm in più di lunghezza sono ampiamente compensati dallo spessore ridotto e, soprattutto, dal peso sensibilmente inferiore. Di contro la sensazione del fondo "vetroso" offerta dall'iPhone 4 e dall 4S è per certi versi migliore e ancora adesso, quando mi capita di afferrare l'iPhone 4 di mia moglie, ho l'impressione (falsa, visti i "test di caduta" dei due modelli) di stringere tra le mani qualcosa di più solido. Il fondo di alluminio non reca alcun segno di graffi e solo sugli spigoli accentuati della lavorazione lucida a 45° si intravedono delle lievi imperfezioni nella colorazione nero-ardesia (personalmente credo che il modello bianco, in questo caso, sia più azzeccato).A seguito di una caduta, uno degli spigoli in alluminio si leggermente ammaccato sulla parte posteriore, ma non cè nulla di compromesso.
-Display. Lo schermo più grande rimane utilizzabile al 100% con una sola mano, ma per i miei gusti (e per la lunghezza del mio pollice) siamo al limite: ci ho messo un po' ad abituarmi... Detto questo, la maggiore altezza torna utile in alcuni casi (a parte l'ovvio esempio dei filmati, personalmente la trovo molto utile sul calendario) ma non migliora la leggibilità del testo. Resta il fatto che il display dell'iPhone 5 è nettamente migliore come luminosità, contrasto e colori rispetto al 4 e al 4S, e si vede meglio anche all'aperto... La differenza è tale da far quasi sfigurare il Retina del 4S se si mettono i due telefoni fianco a fianco.
-Camera. Sono andato a riguardare alcune vecchie foto fatte col 4S; il problema del lens flare è ben evidente anche lì, solo che in quel caso non assume la tonalità fuscia che del 5, ma assume la forma di un alone chiaro, il che lo rende meno evidente anche se la dimensione dell'alone è maggiore. In alcune situazioni dove l'inquadratura non si può modificare più di tanto, può essere un problema.
-Pulsante Home. La meccanica che ci sta dietro sembra diversa... migliore
-WiFi. Nel corso dei miei viaggi, ma anche a casa di parenti, amici, e luoghi pubblici con hotspot disponibili, ho testato la connettività WiFi in diverse decine di occasioni e con decine di reti differenti. Una sola volta mi sono ritrovato ad avere problemi di lentezza o di connessione che andava e veniva in continuazione, problemi che il 4S non aveva e che quindi sono per forza di cose legati al nuovo chip dell'iPhone 5 o ad una sua gestione non corretta in determinate occasioni.
-Connettore Lightning. Ho solo due accessori che sfruttavano il collegamento dock a 30 pin: uno è lo stereo in salotto, dove è posizionato in pianta stabile il vecchio iPod Touch. L'altro è il kit sull'automobile, che però non uso praticamente più perché mi sono affezionato a Radio24 e a Virgin Radio. Per la ricarica in auto (indispensabile quando l'iPhone viene utilizzato come navigatore per lunghe tratte) passo comunque da una porta USB attraverso l'accendisigari, quindi il cambio di connettore mi ha lasciato quasi indenne. Capisco che potrebbe non essere così per tutti, ma un cambio dopo 11 anni non mi pare una tragedia, e anche se avrebbe potuto starci ancora sull'iPhone, dubito che il connettore dock a 30 pin avrebbe trovato posto facilmente sugli altri dispositivi più sottili (il nuovo iPod Touch è 6.1 mm, l'iPod nano 5.4 mm, e il futuro è sicuramente ancora più sottile...)
Dei difetti ancora presenti in iOS6 (quindi non specifici dell'iPhone 5) parlerò prossimamente... sono in arretrato su diversi argomenti che mi ero ripromesso di commentare su queste pagine.
-Dimensioni/peso e finiture estetiche. Gli 8 mm in più di lunghezza sono ampiamente compensati dallo spessore ridotto e, soprattutto, dal peso sensibilmente inferiore. Di contro la sensazione del fondo "vetroso" offerta dall'iPhone 4 e dall 4S è per certi versi migliore e ancora adesso, quando mi capita di afferrare l'iPhone 4 di mia moglie, ho l'impressione (falsa, visti i "test di caduta" dei due modelli) di stringere tra le mani qualcosa di più solido. Il fondo di alluminio non reca alcun segno di graffi e solo sugli spigoli accentuati della lavorazione lucida a 45° si intravedono delle lievi imperfezioni nella colorazione nero-ardesia (personalmente credo che il modello bianco, in questo caso, sia più azzeccato).A seguito di una caduta, uno degli spigoli in alluminio si leggermente ammaccato sulla parte posteriore, ma non cè nulla di compromesso.
-Display. Lo schermo più grande rimane utilizzabile al 100% con una sola mano, ma per i miei gusti (e per la lunghezza del mio pollice) siamo al limite: ci ho messo un po' ad abituarmi... Detto questo, la maggiore altezza torna utile in alcuni casi (a parte l'ovvio esempio dei filmati, personalmente la trovo molto utile sul calendario) ma non migliora la leggibilità del testo. Resta il fatto che il display dell'iPhone 5 è nettamente migliore come luminosità, contrasto e colori rispetto al 4 e al 4S, e si vede meglio anche all'aperto... La differenza è tale da far quasi sfigurare il Retina del 4S se si mettono i due telefoni fianco a fianco.
-Camera. Sono andato a riguardare alcune vecchie foto fatte col 4S; il problema del lens flare è ben evidente anche lì, solo che in quel caso non assume la tonalità fuscia che del 5, ma assume la forma di un alone chiaro, il che lo rende meno evidente anche se la dimensione dell'alone è maggiore. In alcune situazioni dove l'inquadratura non si può modificare più di tanto, può essere un problema.
-Pulsante Home. La meccanica che ci sta dietro sembra diversa... migliore
-WiFi. Nel corso dei miei viaggi, ma anche a casa di parenti, amici, e luoghi pubblici con hotspot disponibili, ho testato la connettività WiFi in diverse decine di occasioni e con decine di reti differenti. Una sola volta mi sono ritrovato ad avere problemi di lentezza o di connessione che andava e veniva in continuazione, problemi che il 4S non aveva e che quindi sono per forza di cose legati al nuovo chip dell'iPhone 5 o ad una sua gestione non corretta in determinate occasioni.
-Connettore Lightning. Ho solo due accessori che sfruttavano il collegamento dock a 30 pin: uno è lo stereo in salotto, dove è posizionato in pianta stabile il vecchio iPod Touch. L'altro è il kit sull'automobile, che però non uso praticamente più perché mi sono affezionato a Radio24 e a Virgin Radio. Per la ricarica in auto (indispensabile quando l'iPhone viene utilizzato come navigatore per lunghe tratte) passo comunque da una porta USB attraverso l'accendisigari, quindi il cambio di connettore mi ha lasciato quasi indenne. Capisco che potrebbe non essere così per tutti, ma un cambio dopo 11 anni non mi pare una tragedia, e anche se avrebbe potuto starci ancora sull'iPhone, dubito che il connettore dock a 30 pin avrebbe trovato posto facilmente sugli altri dispositivi più sottili (il nuovo iPod Touch è 6.1 mm, l'iPod nano 5.4 mm, e il futuro è sicuramente ancora più sottile...)
Dei difetti ancora presenti in iOS6 (quindi non specifici dell'iPhone 5) parlerò prossimamente... sono in arretrato su diversi argomenti che mi ero ripromesso di commentare su queste pagine.
giovedì 4 ottobre 2012
iPhone 5, la prova italiana
Di seguito la recensione sull'iPhone 5 pubblicata nei giorni scorsi da Punto-Informatico:
Dopo mesi di attesa caratterizzati da indiscrezioni che hanno svelato di tutto e di più, causando un inevitabile calo di vendite del modello precedente, iPhone 5 è arrivato sugli scaffali segnando un nuovo record di vendite, seppur con cifre al disotto delle aspettative degli analisti
5 milioni di unità vendute nei primi tre giorni del lancio, il 25 per cento in più rispetto a quanto ottenuto lo scorso anno da iPhone 4S ma meno dei 6-8 milioni previsti (anche se non è ben chiaro quanto le scorte abbiano influenzato questi numeri, e se nei 5 milioni sono compresi tutti i 2 milioni dei preordini, e le unità vendute nei negozi degli operatori telefonici). Probabilmente in questi giorni avremo dei dati più precisi anche in relazione ai dati dei 22 paesi coinvolti nel lancio di venerdì scorso: in ogni caso, grazie alla disponibilità nel Belpaese, siamo finalmente pronti anche noi a prendere contatto con il nuovo iPhone.
Con iPhone 5 la consueta attenzione ai dettagli di Apple raggiunge livelli quasi maniacali, e i risultati si vedono: a tal proposito vi consiglio di dare un'occhiata al video introduttivo per meglio comprendere come viene realizzata una tale precisione nell'assemblaggio. La prima cosa che si nota prendendo in mano iPhone 5 è il suo peso, sensibilmente inferiore rispetto ad iPhone 4 o 4S (sostanzialmente identici) nonostante lo schermo di maggiori dimensioni: il merito è sicuramente del nuovo corpo in alluminio, un cambiamento che va al di là dell'effetto finale sull'estetica (estetica che resta quasi invariata alla vista frontale). Il corpo realizzato con un unico pezzo conferisce al nuovo modello una struttura completamente differente, nonché più semplice da smontare in caso di inconvenienti.
Purtroppo, nonostante i sofisticati dettagli del processo di assemblaggio, pare che alcuni esemplari siano stati consegnati agli acquirenti con alcune ammaccature, esemplari che probabilmente saranno prontamente sostituiti ma che mettono in evidenza una "caratteristica" dell'iPhone 5: se il vetro era più duro e meno suscettibile ai graffi, ma più fragile in caso di caduta, il nuovo iPhone è più resistente agli urti (a meno che non cada "di faccia" proprio sul display) ma più suscettibile ai graffi.
L'alluminio nero ardesia rende inoltre più uniforme il colore dell'intero dispositivo nella variante scura (anche se rimane ancora più sensibile ai graffi, a differenza del modello bianco/argento), e per aumentare ulteriormente questa sensazione di uniformità anche il consueto quadrato bianco del pulsante Home è diventato grigio. Parlando sempre del pulsante Home, al di là della dimensione leggermente ridotta per lasciare spazio allo schermo più lungo, il meccanismo di pressione sembra diverso e più resistente rispetto ai modelli precedenti.
Ma torniamo alla prova vera e propria: come al solito, il ripristino del backup ripropone un telefono configurato al 100 per cento come il precedente, e gli aggiornamenti delle App eseguiti nella scorsa settimana hanno preparato la strada al nuovo display maggiorato. Nonostante fossi inizialmente scettico sul nuovo formato, le scelte operate da Apple per aumentare la taglia del display di iPhone sono in realtà molto conservative: la larghezza é rimasta identica, sia a livello fisico (così da assicurare la stessa maneggevolezza dei modelli precedenti) che come pixel (per limitare gli adattamenti necessari agli sviluppatori). Anche l'ingombro in altezza non varia più di tanto, solo 8 mm in più di iPhone 4s, mentre la rimozione del fondo in vetro ha permesso di guadagnare quasi 2 mm di spessore, che in mano si sentono: lo spessore e il peso ridotti danno la sensazione di possdere un oggetto completamente differente, esattamente il contrario di chi pensa che iPhone 5 sia identico al 4s.
Alcune applicazioni (per esempio quella del meteo fornita con iOS6) mettono in mostra già da subito le diverse possibilità per sfruttare i pixel in più presenti sul nuovo schermo. Per concludere la parentesi del display (una delle novità più "visibili" di iPhone 5,) non si può non accennare all'approfondita analisi tecnica di DisplayMate, che mette in evidenza tutte le caratteristiche del nuovo schermo, in particolare la luminosità, la gamma cromatica, e il minor numero di riflessi rispetto al passato.
La scelta di Apple va un po' controcorrente sia rispetto alla concorrenza (che propone dispositivi di dimensione ancora maggiore, forse più comodi per certi compiti ma per altri versi meno maneggevoli) sia rispetto gli utenti Apple più tradizionali, che consideravano i 3,5 pollici come il formato ottimale per lo smartphone. Complessivamente la scelta di aumentare la dimensione del display modificando il formato ma mantenendo la stessa larghezza è un buon compromesso sotto molti punti di vista. Resta da chiedersi se il nuovo corso dei dispositivi mobile di Apple si orienterà in tutto e per tutto su questo formato: se l'uscita di un iPad nano da 7.85" (ancora ipotetica, nonostante le numerose indiscrezioni) si rivelasse in formato 16:9 con uno schermo da 1366x768, si potrebbe aprire la strada ad un ampliamento nella stessa direzione anche del display dell'attuale modello da 9.7", così da differenziare ulteriormente le due versioni di iPad, e unificare gli schermi di tutti i dispositivi e computer Apple (compresa la Apple TV, la cui uscita video è quella di un pannello full HD).
Tornando ad iPhone 5, l'altra grande novità è il nuovo processore Apple A6, un SoC dual core a frequenza variabile con una GPU a tre core; l'architettura è proprietaria Apple ma utilizza il set standard di istruzioni ARMv7s, le stesse utilizzate dall'architettura standard ARM Cortex A15, e ciò assicura (a detta di Apple) prestazioni doppie rispetto al precedente Apple A5, un SoC dual core basato sulla precedente architettura ARM Cortex A9. Tecnicismi a parte, nell'utilizzo reale la sensazione di maggiore velocità è evidente, e la si può notare sia nei tempi di avviamento di applicazioni "pesanti" (come può essere Garageband) sia nell'utilizzo vero e proprio delle applicazioni, per esempio nei tempi di rendering dei filmati montati in iMovie, nell'elaborazione delle fotografie (compresi i tempo di salvataggio degli scatti in HDR) o nell'aggiornamento delle librerie (operazione che spesso viene eseguita al lancio di iPhoto).
La maggior reattività dl sistema è comunque evidente anche nelle operazioni più semplici, come lo scorrimento degli album nella classica visuale Cover Flow, il semplice rendering delle pagine durante la navigazione, o lo scorrimento delle pagine degli eBook e dei documenti PDF (a volte molto "pesanti" da digerire in fase di visualizzazione).
Rimanendo sulle novità hardware, sicuramente non si può dimenticare il nuovo connettore Lightning che ha sostituito il connettore 30 pin (comunque sempre presente sui modelli 4 e 4s, ancora in vendita, nonché sull'iPad e l'iPod Touch di quarta generazione). Le foto non rendono l'idea di quanto sia piccolo e compatto il nuovo connettore riuscendo però, nello stesso tempo, a risultare robusto. Le dimensioni ridotte e sottili, e la flessibilità offerta dalle connessioni tutte digitali dei pin (ricordiamo, per esempio, che il connettore può essere inserito in entrambi i sensi), consentiranno al nuovo "standard" di accompagnare i futuri dispositivi iOS per molti anni, anche nell'eventualità che vengano raggiunti spessori veramente estremi.
Una delle cose che a livello hardware pare cambiata solo marginalmente è la fotocamera. In realtà, sebbene il sensore sia il sempre da 8Mpixel, l'ottica ha subito qualche cambiamento: la lente si è leggermente rimpicciolita, ma lo scatto è diventato del 40 per cento più veloce e sono stati inclusi nuovi sistemi di stabilizzazione. Inoltre, grazie alla retroilluminazione del sensore, al filtro IR ibrido, e a nuovi algoritmi di elaborazione dell'immagine, la nuova fotocamera riesce a garantire risultati molto buoni sia rispetto a iPhone 4S che rispetto ad altri telefoni in tutti quegli scatti caratterizzati da condizioni ambientali di scarsa luminosità. In condizioni di luce ottimale la differenza si riduce, ma le foto fatte con iPhone 5 sembrano meglio bilanciate a livello di tonalità, luminosità e contrasto.
Di contro pare che in particolari condizioni di luce (quando compaiono forti sorgenti luminose vicino all'inquadratura) iPhone 5 soffra di problemi di lens flare che lasciano aloni violacei sulle foto (non è ancora ben chiaro se il problema sia negli algoritmi di elaborazione oppure nella nuova superficie della fotocamera in cristallo di zaffiro). Miglioramenti più significativi si hanno invece nella stabilizzazione dei video (con tanto di possibilità di scattare foto mentre si effettuano riprese) e nella camera frontale utilizzata principalmente per FaceTime, che diventa HD a 720p (a 30 fps), con possibilità scattare foto a 1,2MPixel.
Infine, tra le novità non propriamente legate al melafonino, rientrano gli EarPods. Finalmente, dopo 11 anni di cuffie che ho sempre trovato inutilizzabili, ed ho sostituito con un modello in-ear della Sennheiser, i nuovi auricolari di Apple diventano convincenti: la nuova forma si adatta in modo naturale all'orecchio e la resa sonora ha poco da invidiare a quella di modelli più blasonati, e più costosi, sia sulle basse frequenze (cosa che si percepisce da subito, già al primo ascolto) che su quelle alte (a patto di non eccedere troppo con il volume). Se siete interessati a scoprire i dettagli dei vari componenti interni, potete consultare l'immancabile "disassemblaggio" di iFixit.
Come ultimo argomento parliamo della batteria: dare un giudizio basato su pochi giorni di utilizzo è un po' difficile, soprattutto se in questi giorni si è utilizzato il telefono in modo intenso per testarne tutte le nuove caratteristiche. L'impressione è che, nonostante questo utilizzo intenso, la batteria di iPhone 5 si comporti leggermente meglio rispetto a quella di iPhone 4S, anche se bisogna considerare che la batteria del modello precedente è in funzione ormai da un anno, mentre quella di iPhone 5 è nuova. Inoltre, nel caso specifico, i due telefoni in prova utilizzavano SIM di due operatori differenti, altro parametro che può modificare l'autonomia del telefono quando ci si trova fuori casa.
Arriviamo infine alle dolenti note dei prezzi italiani: al di là delle offerte più o meno vantaggiose dei vari operatori (che in questo caso, più che in passato, vanno prese seriamente in considerazione) non si può fare a meno di notare che sui prezzi dei modelli sbloccati, l'Italia è il paese più svantaggiato di tutta Europa, e forse anche del mondo intero: iPhone 5 da 16GB viene venduto nel nostro paese a 729 Euro, 50 Euro in più della maggior parte degli altri paesi (a parte la Svezia, dove costa solo 19 Euro in meno) e addirittura 125 Euro in più rispetto alla Svizzera. Le cose non cambiano se scegliamo un modello di capacità maggiore, anzi, sul modello da 64GB (che in Italia arriva a ben 949 Euro) ci sono quasi 150 Euro di differenza rispetto alla Svizzera, e 80 Euro con la Spagna, mentre resta quasi invariata la differenza con gli altri paesi e si pareggia il conto con la Svezia (in questo caso il prezzo differisce di un solo Euro). Stesso ordine di grandezza anche sul modello intermedio da 32GB (che in Italia costa 839 Euro) e sul vecchio iPhone 4S, che è rimasto in vendita a 629 Euro in un'unica variante da 16GB (anch'esso costa mediamente 50 Euro in meno negli altri paesi europei).
iPhone 5 è senz'altro il miglior iPhone prodotto finora (non potrebbe essere diversamente, cronologicamente parlando) ma il prezzo italiano ha toccato livelli davvero esorbitanti, soprattutto sul modello di punta. Chi dovesse già possedere un iPhone 4S può trovare ben pochi motivi per cambiare telefono (regola che vale in generale ogni anno, all'uscita di un nuovo modello, nei confronti della generazione precedente) e soprattutto diventa quasi d'obbligo valutare le offerte degli operatori: a fronte di quello che diventa a tutti gli effetti un pagamento rateale, è comunque inclusa una buona dose di traffico telefonico e di traffico dati, indispensabile per sfruttare al meglio tutte le caratteristiche di uno smartphone e, nello specifico, di iOS6.
Dopo mesi di attesa caratterizzati da indiscrezioni che hanno svelato di tutto e di più, causando un inevitabile calo di vendite del modello precedente, iPhone 5 è arrivato sugli scaffali segnando un nuovo record di vendite, seppur con cifre al disotto delle aspettative degli analisti
5 milioni di unità vendute nei primi tre giorni del lancio, il 25 per cento in più rispetto a quanto ottenuto lo scorso anno da iPhone 4S ma meno dei 6-8 milioni previsti (anche se non è ben chiaro quanto le scorte abbiano influenzato questi numeri, e se nei 5 milioni sono compresi tutti i 2 milioni dei preordini, e le unità vendute nei negozi degli operatori telefonici). Probabilmente in questi giorni avremo dei dati più precisi anche in relazione ai dati dei 22 paesi coinvolti nel lancio di venerdì scorso: in ogni caso, grazie alla disponibilità nel Belpaese, siamo finalmente pronti anche noi a prendere contatto con il nuovo iPhone.
Con iPhone 5 la consueta attenzione ai dettagli di Apple raggiunge livelli quasi maniacali, e i risultati si vedono: a tal proposito vi consiglio di dare un'occhiata al video introduttivo per meglio comprendere come viene realizzata una tale precisione nell'assemblaggio. La prima cosa che si nota prendendo in mano iPhone 5 è il suo peso, sensibilmente inferiore rispetto ad iPhone 4 o 4S (sostanzialmente identici) nonostante lo schermo di maggiori dimensioni: il merito è sicuramente del nuovo corpo in alluminio, un cambiamento che va al di là dell'effetto finale sull'estetica (estetica che resta quasi invariata alla vista frontale). Il corpo realizzato con un unico pezzo conferisce al nuovo modello una struttura completamente differente, nonché più semplice da smontare in caso di inconvenienti.
Purtroppo, nonostante i sofisticati dettagli del processo di assemblaggio, pare che alcuni esemplari siano stati consegnati agli acquirenti con alcune ammaccature, esemplari che probabilmente saranno prontamente sostituiti ma che mettono in evidenza una "caratteristica" dell'iPhone 5: se il vetro era più duro e meno suscettibile ai graffi, ma più fragile in caso di caduta, il nuovo iPhone è più resistente agli urti (a meno che non cada "di faccia" proprio sul display) ma più suscettibile ai graffi.
L'alluminio nero ardesia rende inoltre più uniforme il colore dell'intero dispositivo nella variante scura (anche se rimane ancora più sensibile ai graffi, a differenza del modello bianco/argento), e per aumentare ulteriormente questa sensazione di uniformità anche il consueto quadrato bianco del pulsante Home è diventato grigio. Parlando sempre del pulsante Home, al di là della dimensione leggermente ridotta per lasciare spazio allo schermo più lungo, il meccanismo di pressione sembra diverso e più resistente rispetto ai modelli precedenti.
Ma torniamo alla prova vera e propria: come al solito, il ripristino del backup ripropone un telefono configurato al 100 per cento come il precedente, e gli aggiornamenti delle App eseguiti nella scorsa settimana hanno preparato la strada al nuovo display maggiorato. Nonostante fossi inizialmente scettico sul nuovo formato, le scelte operate da Apple per aumentare la taglia del display di iPhone sono in realtà molto conservative: la larghezza é rimasta identica, sia a livello fisico (così da assicurare la stessa maneggevolezza dei modelli precedenti) che come pixel (per limitare gli adattamenti necessari agli sviluppatori). Anche l'ingombro in altezza non varia più di tanto, solo 8 mm in più di iPhone 4s, mentre la rimozione del fondo in vetro ha permesso di guadagnare quasi 2 mm di spessore, che in mano si sentono: lo spessore e il peso ridotti danno la sensazione di possdere un oggetto completamente differente, esattamente il contrario di chi pensa che iPhone 5 sia identico al 4s.
Alcune applicazioni (per esempio quella del meteo fornita con iOS6) mettono in mostra già da subito le diverse possibilità per sfruttare i pixel in più presenti sul nuovo schermo. Per concludere la parentesi del display (una delle novità più "visibili" di iPhone 5,) non si può non accennare all'approfondita analisi tecnica di DisplayMate, che mette in evidenza tutte le caratteristiche del nuovo schermo, in particolare la luminosità, la gamma cromatica, e il minor numero di riflessi rispetto al passato.
La scelta di Apple va un po' controcorrente sia rispetto alla concorrenza (che propone dispositivi di dimensione ancora maggiore, forse più comodi per certi compiti ma per altri versi meno maneggevoli) sia rispetto gli utenti Apple più tradizionali, che consideravano i 3,5 pollici come il formato ottimale per lo smartphone. Complessivamente la scelta di aumentare la dimensione del display modificando il formato ma mantenendo la stessa larghezza è un buon compromesso sotto molti punti di vista. Resta da chiedersi se il nuovo corso dei dispositivi mobile di Apple si orienterà in tutto e per tutto su questo formato: se l'uscita di un iPad nano da 7.85" (ancora ipotetica, nonostante le numerose indiscrezioni) si rivelasse in formato 16:9 con uno schermo da 1366x768, si potrebbe aprire la strada ad un ampliamento nella stessa direzione anche del display dell'attuale modello da 9.7", così da differenziare ulteriormente le due versioni di iPad, e unificare gli schermi di tutti i dispositivi e computer Apple (compresa la Apple TV, la cui uscita video è quella di un pannello full HD).
Tornando ad iPhone 5, l'altra grande novità è il nuovo processore Apple A6, un SoC dual core a frequenza variabile con una GPU a tre core; l'architettura è proprietaria Apple ma utilizza il set standard di istruzioni ARMv7s, le stesse utilizzate dall'architettura standard ARM Cortex A15, e ciò assicura (a detta di Apple) prestazioni doppie rispetto al precedente Apple A5, un SoC dual core basato sulla precedente architettura ARM Cortex A9. Tecnicismi a parte, nell'utilizzo reale la sensazione di maggiore velocità è evidente, e la si può notare sia nei tempi di avviamento di applicazioni "pesanti" (come può essere Garageband) sia nell'utilizzo vero e proprio delle applicazioni, per esempio nei tempi di rendering dei filmati montati in iMovie, nell'elaborazione delle fotografie (compresi i tempo di salvataggio degli scatti in HDR) o nell'aggiornamento delle librerie (operazione che spesso viene eseguita al lancio di iPhoto).
La maggior reattività dl sistema è comunque evidente anche nelle operazioni più semplici, come lo scorrimento degli album nella classica visuale Cover Flow, il semplice rendering delle pagine durante la navigazione, o lo scorrimento delle pagine degli eBook e dei documenti PDF (a volte molto "pesanti" da digerire in fase di visualizzazione).
Rimanendo sulle novità hardware, sicuramente non si può dimenticare il nuovo connettore Lightning che ha sostituito il connettore 30 pin (comunque sempre presente sui modelli 4 e 4s, ancora in vendita, nonché sull'iPad e l'iPod Touch di quarta generazione). Le foto non rendono l'idea di quanto sia piccolo e compatto il nuovo connettore riuscendo però, nello stesso tempo, a risultare robusto. Le dimensioni ridotte e sottili, e la flessibilità offerta dalle connessioni tutte digitali dei pin (ricordiamo, per esempio, che il connettore può essere inserito in entrambi i sensi), consentiranno al nuovo "standard" di accompagnare i futuri dispositivi iOS per molti anni, anche nell'eventualità che vengano raggiunti spessori veramente estremi.
Una delle cose che a livello hardware pare cambiata solo marginalmente è la fotocamera. In realtà, sebbene il sensore sia il sempre da 8Mpixel, l'ottica ha subito qualche cambiamento: la lente si è leggermente rimpicciolita, ma lo scatto è diventato del 40 per cento più veloce e sono stati inclusi nuovi sistemi di stabilizzazione. Inoltre, grazie alla retroilluminazione del sensore, al filtro IR ibrido, e a nuovi algoritmi di elaborazione dell'immagine, la nuova fotocamera riesce a garantire risultati molto buoni sia rispetto a iPhone 4S che rispetto ad altri telefoni in tutti quegli scatti caratterizzati da condizioni ambientali di scarsa luminosità. In condizioni di luce ottimale la differenza si riduce, ma le foto fatte con iPhone 5 sembrano meglio bilanciate a livello di tonalità, luminosità e contrasto.
Di contro pare che in particolari condizioni di luce (quando compaiono forti sorgenti luminose vicino all'inquadratura) iPhone 5 soffra di problemi di lens flare che lasciano aloni violacei sulle foto (non è ancora ben chiaro se il problema sia negli algoritmi di elaborazione oppure nella nuova superficie della fotocamera in cristallo di zaffiro). Miglioramenti più significativi si hanno invece nella stabilizzazione dei video (con tanto di possibilità di scattare foto mentre si effettuano riprese) e nella camera frontale utilizzata principalmente per FaceTime, che diventa HD a 720p (a 30 fps), con possibilità scattare foto a 1,2MPixel.
Infine, tra le novità non propriamente legate al melafonino, rientrano gli EarPods. Finalmente, dopo 11 anni di cuffie che ho sempre trovato inutilizzabili, ed ho sostituito con un modello in-ear della Sennheiser, i nuovi auricolari di Apple diventano convincenti: la nuova forma si adatta in modo naturale all'orecchio e la resa sonora ha poco da invidiare a quella di modelli più blasonati, e più costosi, sia sulle basse frequenze (cosa che si percepisce da subito, già al primo ascolto) che su quelle alte (a patto di non eccedere troppo con il volume). Se siete interessati a scoprire i dettagli dei vari componenti interni, potete consultare l'immancabile "disassemblaggio" di iFixit.
Come ultimo argomento parliamo della batteria: dare un giudizio basato su pochi giorni di utilizzo è un po' difficile, soprattutto se in questi giorni si è utilizzato il telefono in modo intenso per testarne tutte le nuove caratteristiche. L'impressione è che, nonostante questo utilizzo intenso, la batteria di iPhone 5 si comporti leggermente meglio rispetto a quella di iPhone 4S, anche se bisogna considerare che la batteria del modello precedente è in funzione ormai da un anno, mentre quella di iPhone 5 è nuova. Inoltre, nel caso specifico, i due telefoni in prova utilizzavano SIM di due operatori differenti, altro parametro che può modificare l'autonomia del telefono quando ci si trova fuori casa.
Arriviamo infine alle dolenti note dei prezzi italiani: al di là delle offerte più o meno vantaggiose dei vari operatori (che in questo caso, più che in passato, vanno prese seriamente in considerazione) non si può fare a meno di notare che sui prezzi dei modelli sbloccati, l'Italia è il paese più svantaggiato di tutta Europa, e forse anche del mondo intero: iPhone 5 da 16GB viene venduto nel nostro paese a 729 Euro, 50 Euro in più della maggior parte degli altri paesi (a parte la Svezia, dove costa solo 19 Euro in meno) e addirittura 125 Euro in più rispetto alla Svizzera. Le cose non cambiano se scegliamo un modello di capacità maggiore, anzi, sul modello da 64GB (che in Italia arriva a ben 949 Euro) ci sono quasi 150 Euro di differenza rispetto alla Svizzera, e 80 Euro con la Spagna, mentre resta quasi invariata la differenza con gli altri paesi e si pareggia il conto con la Svezia (in questo caso il prezzo differisce di un solo Euro). Stesso ordine di grandezza anche sul modello intermedio da 32GB (che in Italia costa 839 Euro) e sul vecchio iPhone 4S, che è rimasto in vendita a 629 Euro in un'unica variante da 16GB (anch'esso costa mediamente 50 Euro in meno negli altri paesi europei).
iPhone 5 è senz'altro il miglior iPhone prodotto finora (non potrebbe essere diversamente, cronologicamente parlando) ma il prezzo italiano ha toccato livelli davvero esorbitanti, soprattutto sul modello di punta. Chi dovesse già possedere un iPhone 4S può trovare ben pochi motivi per cambiare telefono (regola che vale in generale ogni anno, all'uscita di un nuovo modello, nei confronti della generazione precedente) e soprattutto diventa quasi d'obbligo valutare le offerte degli operatori: a fronte di quello che diventa a tutti gli effetti un pagamento rateale, è comunque inclusa una buona dose di traffico telefonico e di traffico dati, indispensabile per sfruttare al meglio tutte le caratteristiche di uno smartphone e, nello specifico, di iOS6.
lunedì 24 settembre 2012
iOS6, l'iPhone parlante
Di seguito, la mia recensione su iOS6 pubblicata venerdì su Punto-Informatico. Nei prossimi giorni, ulteriori dettagli.
L'arrivo di una nuova major release di iOS è un evento che gli utenti Apple attendono sempre con entusiasmo, anche perché si tratta dell'occasione in cui i loro dispositivi tascabili (iPhone e iPod touch) o tablet (iPad) vengono dotati di nuove funzioni.
Nel caso specifico di iOS6, l'attesa coinvolgeva un pubblico molto ampio in quanto interessava, seppur a diversi livelli di funzionalità, gli utenti di iPhone 3GS (un telefono del 2009), iPhone 4, iPhone 4S, l'ultima generazione di iPod Touch, iPad 2 e il nuovo iPad. In molti si sono chiesti come mai il primo iPad (che comunque ha già usufruito di tre versioni di iOS) sia rimasto escluso da questo update che supporta addirittura un dispositivo più vecchio come iPhone 3GS: sicuramente si sono delle motivazioni commerciali, visto che iPhone 3GS era in vendita fino ad un paio di settimane fa (cioé fino alla presentazione dell'iPhone 5), mentre il primo iPad non è più in vendita da inizio anno, quando è arrivata la nuova versione del tablet con la mela.
Se però facciamo una verifica delle specifiche tecniche, scopriamo che il primo iPad aveva solo 256MB di memoria RAM, la metà di iPhone 4 (che utilizza lo stesso processore Apple A4) e la stessa quantità di iPhone 3GS, che però si trova a dover gestire una risoluzione ben inferiore: probabilmente il primo iPad avrebbe sofferto in prestazioni tant'è che anche iPhone 3GS e iPhone 4, nonostante siano interessati dall'update, non supportano tutte le funzioni di iOS6, funzioni che sono supportate in toto solo da iPhone 4S (oltre, ovviamente, all'iPhone 5 in uscita nei prossimi giorni).
Nonostante il prevedibile rischio di intasamento dei server, nel giro di un'oretta ho eseguito il backup e aggiornato sia iPhone 4S che iPad (mentre mia moglie aggiornava anche iPhone 4); più lento invece il successivo aggiornamento di tutte le App che hanno aggiunto la compatibilità al nuovo sistema o hanno approfittato dell'occasione per aggiungere funzioni o eseguire un restiling in vista dello schermo allungato di iPhone 5. Gli aggiornamenti hanno coinvolto pressoché tutte le App prodotte da Apple, e la sempre maggiore integrazione tra iOS e OSX (attraverso iCloud) si evince anche dal fatto che contestualmente è stato rilasciato anche un aggiornamento di Mountain Lion (per la precisione la versione 10.8.2) e di altre applicazioni Apple per Mac, in particolare Aperture e iPhoto, per supportare al meglio la nuova funzione di Photo Streaming condiviso.
Ma entriamo nel vivo del nuovo sistema mobile: iOS6 segna una piccola rivoluzione nell'ecosistema dei dispositivi Apple in quanto tronca in modo deciso il legame con Google, legame che aveva assicurato, fin dalla nascita di iPhone nel 2007, la disponibilità di applicazioni native per le mappe e per la visualizzazione dei video su YouTube (pur senza il supporto di Adobe Flash). Quest'ultima può essere sostituita dall'apposita App rilasciata da Google nei giorni scorsi, graficamente più gradevole ma a mio avviso molto meno funzionale, senza considerare il fatto che non esiste (ancora) nella versione per iPad: per il momento può risultare più comodo rinunciare all'App e passare direttamente dal Web anche perché, in ogni caso, il video viene visualizzato a schermo pieno sfruttando al meglio il display.
Per le mappe invece Apple ha realizzato una nuova applicazione nativa, un'applicazione che utilizza i contributi di OSM (OpenStreetMap), di TomTom e di Waze (per la navigazione), di DigitalGlobe (per le immagini satellitari), di Yelp (per le indicazioni di ristoranti e servizi) e di molti altri ancora, compresa la NASA. Il risultato è un'applicazione comoda da utilizzare (in quanto meglio integrata con il resto del sistema) e dotata di un navigatore turn by turn che, sperimentato nel tragitto casa-ufficio di 30 minuti, si è dimostrato efficiente anche in occasione dei ricalcoli forzati dai miei cambi di tragitto.
Tra le pecche del navigatore va sicuramente segnalata l'impossibilità di scaricare le mappe offline mentre, parlando globalmente dell'applicazione, il livello di dettaglio delle mappe può essere più o meno accurato a seconda delle zone: in alcune città (neanche troppo piccole) il livello di dettaglio della vista satellitare è ancora molto basso, e le indicazioni dei servizi non sono sempre complete. Diciamo che c'è molto spazio per i miglioramenti e per l'aggiunta di quelle informazioni che ancora mancano, ma l'impostazione sembra migliore rispetto a prima. L'altra novità della nuova applicazione delle mappe è il famoso Flyover, ovvero la possibilità di "sorvolare" alcune zone urbane interamente ricostruite in 3D (per quanto riguarda l'Italia, al momento Flyover è in grado di mostrare le città di Roma e Milano). Si tratta di un effetto molto scenografico, anche utile in alcune situazioni, ma sicuramente dispendioso in termini di traffico dati.
Flyover e il navigatore turn by turn fanno parte di quelle funzioni non disponibili per per iPhone 3GS, e nemmeno per iPhone 4, mentre sono disponibili sull'iPhone 4S e su iPad 2. Con l'abbandono delle mappe di Google, si perde anche la visuale StreetView: in attesa che una funzione simile venga ripristinata da uno dei nuovi partner di Apple (pare che proprio TomTom sia in procinto di avviare un servizio di questo tipo), chi proprio non potesse fare a meno di questa visuale può rivolgersi ad applicazioni alternative, come Street Viewer o Live Street View.
Un'altra grande novità, quantomeno per gli utenti italiani, è l'arrivo di Siri, funzionalità che (a scanso di equivoci) sul sito viene dichiarata ancora in fase di beta. Per far comprendere al meglio l'utilità dell'assistente vocale di Apple possiamo dire che Siri non si limita alla comprensione vocale di semplici comandi, ma si comporta (se è lecito parlare di "comportamento") come un assistente vero e proprio, interagendo con l'utente per comprendere al meglio le sue richieste. Se per esempio è da poco passata la mezzanotte, e chiedete a Siri di fissarvi un appuntamento per domani, Siri vi chiederà una conferma sulla data, perché presumibilmente la vostra intenzione è quella di metterlo a calendario per il giorno che è appena iniziato; e se per quell'ora avete già un altro appuntamento, Siri vi avvisa chiedendovi se siete sicuri di volerne fissare un'altro.
Un'altro esempio: se dite a Siri che avete voglia si sushi, vi proporrà l'elenco dei ristoranti giapponesi più vicini a voi. Potete anche chiedere a Siri "manda un messaggio a mia moglie", e Siri interpreterà i dati impostati nei contatti per capire qual'è il numero di telefono al quale inviare il messaggio, prima di chiedervi di dettare il testo. Oppure potete chiedere più banalmente di lanciare un'App, iniziare la riproduzione di un brano musicale, indicarvi la strada per un determinato indirizzo (in tal caso parte il navigatore della nuova applicazione delle mappe) o cercare in internet determinate informazioni. Siri (oltre che sui nuovi prodotti di prossima uscita) è disponibile solo su iPhone 4S e sul nuovo iPad, ed è accompagnato dalla possibilità di dettare il testo in ogni contesto in cui normalmente compare la tastiera (a parte rare eccezioni, come la barra degli indirizzi di Safari). Il riconoscimento del testo in italiano funziona molto bene e arriva anche in Mountain Lion, con l'aggiornamento a cui abbiamo accennato sopra: parte di questo articolo è stata "scritta" utilizzando proprio questa funzione.
Un'altra funzione che personalmente trovo molto interessante, è quella del Photo Streaming condiviso: con un semplice passaggio, direttamente dalla galleria delle immagini, potete condividere le vostre foto con chiunque abbia un account iCloud (sia sui dispositivi iOS che sul Mac, o anche su Apple TV) oppure visualizzarle su una pagina web, consentendo ai vostri amici di guardarle e commentarle. Questa funzione non ha limiti legati ai vari dispositivi: tutti quelli che possono essere aggiornati a iOS6 avranno la possibilità di condividere le foto in questo modo. Sempre in tema di fotografie, iOS6 aggiunge (ma solo su iPhone 4S) l'opzione per realizzare foto panoramiche: a differenza di altre applicazioni che richiedono di realizzare diversi scatti in sequenza (scatti che vengono poi uniti da un particolare algoritmo), la funzione panoramica integrata della fotocamera di iOS6 si realizza con un movimento continuo del telefono, come se si stesse facendo una ripresa video, e la foto è immediatamente disponibile al termine dello scatto, senza attendere ulteriori tempi di elaborazione: più semplice e più veloce.
Infine, parlando di nuove applicazioni, in iOS6 Apple ha introdotto Passbook, una sorta di "raccoglitore" per biglietti (cinema, concerti, eventi sportivi ecc), carte d'imbarco di diverse compagnie aeree, tessere e carte fedeltà, coupon e documenti similari. Si tratta dell'alternativa, pensata da Apple, alla tecnologia NFC, tecnologia che a Cupertino non è ancora stata abbracciata perché ritenuta non ancora risolutiva o adatta a tutte le situazioni. Le applicazioni in grado di generare documenti da raccogliere in Passbook stanno già arrivando, a testimonianza del fatto che la maggiore semplicità di implementazione di questa soluzione potrebbe rivelarsi un'arma vincente; non mancano inoltre le possibilità di crearsi autonomamente dei documenti da inserire nella nuova applicazione di Apple, passando per esempio da siti come PassSource (utilizzato per generare gli esempi che vedete nelle immagini). Anche Passbook non ha particolari limiti legati alla potenza dell'hardware, ma è disponibile solo su iPhone e iPod Touch, mentre rimane assente dai tablet della Mela. In compenso iPad guadagna, finalmente, un'applicazione di sistema per l'orologio e la sveglia.
iOS6 introduce poi diverse novità, sia estetiche che funzionali, nell'iTunes Store e nell'App Store: al di là delle differenti scelte cromatiche, la pagina di presentazione delle varie App (ma anche della musica e dei film) presenta una struttura diversa, sfruttando al meglio anche lo scorrimento in orizzontale; anche i risultati delle ricerche sono in una forma completamente differente rispetto a prima, e offrono già da subito un maggior numero di informazioni sui prodotti trovati. Nel caso di aggiornamenti non viene più richiesta la password dell'account, e l'inizio del download non provoca l'uscita dallo store, due dettagli che (pur non rappresentando nulla di eclatante) sui sistemi precedenti potevano essere fastidiosi.
Venendo più specificatamente al comparto telefonico, iOS6 aggiunge ad iPhone nuove funzioni per rifiutare le chiamate con un messaggio, o aggiungere automaticamente un promemoria che, quando ci saremo liberati dagli impegni, ci rammenterà che qualcuno ci aveva cercato. In aggiunta a queste opzioni è anche possibile impostare la modalità "non disturbare", che blocca tutte le notifiche e le chiamate eccetto (se lo vogliamo) quelle del gruppo dei preferiti, o quelle più insistenti; questa modalità può anche essere programmata per attivarsi automaticamente in base ad orari prefissati, idealmente quelli notturni.
Se quelle di cui abbiamo parlato finora sono le funzioni più appariscenti della nuova versione di iOS, non mancano numerosi altre modifiche e dettagli più o meno importanti, a partire dall'integrazione con FaceBook, passando per la possibilità di effettuare chiamate FaceTime attraverso la rete 3G (operatori permettendo), e arrivando ad un nuovo pannello di preferenze per la privacy; qui, esattamente come avviene anche in OS X 10.8 (Mountain Lion), possiamo vedere tutte le applicazioni che hanno accesso alle varie categorie dei dati personali presenti sul nostro terminale, e decidere se autorizzare o meno l'accesso.
In conclusione, pur non introducendo alcuna modifica sostanziale negli standard di interfaccia definiti 5 anni fa, iOS6 rappresenta un miglioramento significativo nelle funzionalità offerte da Apple sui propri dispositivi tascabili. Non è ancora ben chiaro fino a che punto arriverà la convergenza tra iOS e OS X, ma è certo che l'anello di congiunzione sarà iCloud, i cui servizi via Web (come facilmente prevedibile) si sono arricchiti nei giorni scorsi delle applicazioni "Note" e "Promemoria".
Tornando all'aggiornamento di iOS, dopo un solo giorno di utilizzo (speso perlopiù a testarne le caratteristiche) è un po' difficile stimare se ci sono state delle modifiche nel consumo della batteria, mentre è ben evidente che la nuova versione del sistema non causa alcun problema di prestazioni ad iPhone 4 e, anche se non ho avuto modo di verificarlo personalmente, pare che si comporti bene anche sul vecchio iPhone 3Gs. L'unica remora che potrebbe trattenere qualcuno dall'aggiornamento deriva da un utilizzo intensivo dell'applicazione "Mappe" di Google (le cui funzioni non sono ancora sostituite al 100 per cento dalla nuova app creata da Apple): considerato che le mappe di Google sono accessibili anche per altre vie (e magari, prossimamente, da un'applicazione della stessa Google) a mio avviso si tratta di un aggiornamento da fare senza porsi troppi problemi.
L'arrivo di una nuova major release di iOS è un evento che gli utenti Apple attendono sempre con entusiasmo, anche perché si tratta dell'occasione in cui i loro dispositivi tascabili (iPhone e iPod touch) o tablet (iPad) vengono dotati di nuove funzioni.
Nel caso specifico di iOS6, l'attesa coinvolgeva un pubblico molto ampio in quanto interessava, seppur a diversi livelli di funzionalità, gli utenti di iPhone 3GS (un telefono del 2009), iPhone 4, iPhone 4S, l'ultima generazione di iPod Touch, iPad 2 e il nuovo iPad. In molti si sono chiesti come mai il primo iPad (che comunque ha già usufruito di tre versioni di iOS) sia rimasto escluso da questo update che supporta addirittura un dispositivo più vecchio come iPhone 3GS: sicuramente si sono delle motivazioni commerciali, visto che iPhone 3GS era in vendita fino ad un paio di settimane fa (cioé fino alla presentazione dell'iPhone 5), mentre il primo iPad non è più in vendita da inizio anno, quando è arrivata la nuova versione del tablet con la mela.
Se però facciamo una verifica delle specifiche tecniche, scopriamo che il primo iPad aveva solo 256MB di memoria RAM, la metà di iPhone 4 (che utilizza lo stesso processore Apple A4) e la stessa quantità di iPhone 3GS, che però si trova a dover gestire una risoluzione ben inferiore: probabilmente il primo iPad avrebbe sofferto in prestazioni tant'è che anche iPhone 3GS e iPhone 4, nonostante siano interessati dall'update, non supportano tutte le funzioni di iOS6, funzioni che sono supportate in toto solo da iPhone 4S (oltre, ovviamente, all'iPhone 5 in uscita nei prossimi giorni).
Nonostante il prevedibile rischio di intasamento dei server, nel giro di un'oretta ho eseguito il backup e aggiornato sia iPhone 4S che iPad (mentre mia moglie aggiornava anche iPhone 4); più lento invece il successivo aggiornamento di tutte le App che hanno aggiunto la compatibilità al nuovo sistema o hanno approfittato dell'occasione per aggiungere funzioni o eseguire un restiling in vista dello schermo allungato di iPhone 5. Gli aggiornamenti hanno coinvolto pressoché tutte le App prodotte da Apple, e la sempre maggiore integrazione tra iOS e OSX (attraverso iCloud) si evince anche dal fatto che contestualmente è stato rilasciato anche un aggiornamento di Mountain Lion (per la precisione la versione 10.8.2) e di altre applicazioni Apple per Mac, in particolare Aperture e iPhoto, per supportare al meglio la nuova funzione di Photo Streaming condiviso.
Ma entriamo nel vivo del nuovo sistema mobile: iOS6 segna una piccola rivoluzione nell'ecosistema dei dispositivi Apple in quanto tronca in modo deciso il legame con Google, legame che aveva assicurato, fin dalla nascita di iPhone nel 2007, la disponibilità di applicazioni native per le mappe e per la visualizzazione dei video su YouTube (pur senza il supporto di Adobe Flash). Quest'ultima può essere sostituita dall'apposita App rilasciata da Google nei giorni scorsi, graficamente più gradevole ma a mio avviso molto meno funzionale, senza considerare il fatto che non esiste (ancora) nella versione per iPad: per il momento può risultare più comodo rinunciare all'App e passare direttamente dal Web anche perché, in ogni caso, il video viene visualizzato a schermo pieno sfruttando al meglio il display.
Per le mappe invece Apple ha realizzato una nuova applicazione nativa, un'applicazione che utilizza i contributi di OSM (OpenStreetMap), di TomTom e di Waze (per la navigazione), di DigitalGlobe (per le immagini satellitari), di Yelp (per le indicazioni di ristoranti e servizi) e di molti altri ancora, compresa la NASA. Il risultato è un'applicazione comoda da utilizzare (in quanto meglio integrata con il resto del sistema) e dotata di un navigatore turn by turn che, sperimentato nel tragitto casa-ufficio di 30 minuti, si è dimostrato efficiente anche in occasione dei ricalcoli forzati dai miei cambi di tragitto.
Tra le pecche del navigatore va sicuramente segnalata l'impossibilità di scaricare le mappe offline mentre, parlando globalmente dell'applicazione, il livello di dettaglio delle mappe può essere più o meno accurato a seconda delle zone: in alcune città (neanche troppo piccole) il livello di dettaglio della vista satellitare è ancora molto basso, e le indicazioni dei servizi non sono sempre complete. Diciamo che c'è molto spazio per i miglioramenti e per l'aggiunta di quelle informazioni che ancora mancano, ma l'impostazione sembra migliore rispetto a prima. L'altra novità della nuova applicazione delle mappe è il famoso Flyover, ovvero la possibilità di "sorvolare" alcune zone urbane interamente ricostruite in 3D (per quanto riguarda l'Italia, al momento Flyover è in grado di mostrare le città di Roma e Milano). Si tratta di un effetto molto scenografico, anche utile in alcune situazioni, ma sicuramente dispendioso in termini di traffico dati.
Flyover e il navigatore turn by turn fanno parte di quelle funzioni non disponibili per per iPhone 3GS, e nemmeno per iPhone 4, mentre sono disponibili sull'iPhone 4S e su iPad 2. Con l'abbandono delle mappe di Google, si perde anche la visuale StreetView: in attesa che una funzione simile venga ripristinata da uno dei nuovi partner di Apple (pare che proprio TomTom sia in procinto di avviare un servizio di questo tipo), chi proprio non potesse fare a meno di questa visuale può rivolgersi ad applicazioni alternative, come Street Viewer o Live Street View.
Un'altra grande novità, quantomeno per gli utenti italiani, è l'arrivo di Siri, funzionalità che (a scanso di equivoci) sul sito viene dichiarata ancora in fase di beta. Per far comprendere al meglio l'utilità dell'assistente vocale di Apple possiamo dire che Siri non si limita alla comprensione vocale di semplici comandi, ma si comporta (se è lecito parlare di "comportamento") come un assistente vero e proprio, interagendo con l'utente per comprendere al meglio le sue richieste. Se per esempio è da poco passata la mezzanotte, e chiedete a Siri di fissarvi un appuntamento per domani, Siri vi chiederà una conferma sulla data, perché presumibilmente la vostra intenzione è quella di metterlo a calendario per il giorno che è appena iniziato; e se per quell'ora avete già un altro appuntamento, Siri vi avvisa chiedendovi se siete sicuri di volerne fissare un'altro.
Un'altro esempio: se dite a Siri che avete voglia si sushi, vi proporrà l'elenco dei ristoranti giapponesi più vicini a voi. Potete anche chiedere a Siri "manda un messaggio a mia moglie", e Siri interpreterà i dati impostati nei contatti per capire qual'è il numero di telefono al quale inviare il messaggio, prima di chiedervi di dettare il testo. Oppure potete chiedere più banalmente di lanciare un'App, iniziare la riproduzione di un brano musicale, indicarvi la strada per un determinato indirizzo (in tal caso parte il navigatore della nuova applicazione delle mappe) o cercare in internet determinate informazioni. Siri (oltre che sui nuovi prodotti di prossima uscita) è disponibile solo su iPhone 4S e sul nuovo iPad, ed è accompagnato dalla possibilità di dettare il testo in ogni contesto in cui normalmente compare la tastiera (a parte rare eccezioni, come la barra degli indirizzi di Safari). Il riconoscimento del testo in italiano funziona molto bene e arriva anche in Mountain Lion, con l'aggiornamento a cui abbiamo accennato sopra: parte di questo articolo è stata "scritta" utilizzando proprio questa funzione.
Un'altra funzione che personalmente trovo molto interessante, è quella del Photo Streaming condiviso: con un semplice passaggio, direttamente dalla galleria delle immagini, potete condividere le vostre foto con chiunque abbia un account iCloud (sia sui dispositivi iOS che sul Mac, o anche su Apple TV) oppure visualizzarle su una pagina web, consentendo ai vostri amici di guardarle e commentarle. Questa funzione non ha limiti legati ai vari dispositivi: tutti quelli che possono essere aggiornati a iOS6 avranno la possibilità di condividere le foto in questo modo. Sempre in tema di fotografie, iOS6 aggiunge (ma solo su iPhone 4S) l'opzione per realizzare foto panoramiche: a differenza di altre applicazioni che richiedono di realizzare diversi scatti in sequenza (scatti che vengono poi uniti da un particolare algoritmo), la funzione panoramica integrata della fotocamera di iOS6 si realizza con un movimento continuo del telefono, come se si stesse facendo una ripresa video, e la foto è immediatamente disponibile al termine dello scatto, senza attendere ulteriori tempi di elaborazione: più semplice e più veloce.
Infine, parlando di nuove applicazioni, in iOS6 Apple ha introdotto Passbook, una sorta di "raccoglitore" per biglietti (cinema, concerti, eventi sportivi ecc), carte d'imbarco di diverse compagnie aeree, tessere e carte fedeltà, coupon e documenti similari. Si tratta dell'alternativa, pensata da Apple, alla tecnologia NFC, tecnologia che a Cupertino non è ancora stata abbracciata perché ritenuta non ancora risolutiva o adatta a tutte le situazioni. Le applicazioni in grado di generare documenti da raccogliere in Passbook stanno già arrivando, a testimonianza del fatto che la maggiore semplicità di implementazione di questa soluzione potrebbe rivelarsi un'arma vincente; non mancano inoltre le possibilità di crearsi autonomamente dei documenti da inserire nella nuova applicazione di Apple, passando per esempio da siti come PassSource (utilizzato per generare gli esempi che vedete nelle immagini). Anche Passbook non ha particolari limiti legati alla potenza dell'hardware, ma è disponibile solo su iPhone e iPod Touch, mentre rimane assente dai tablet della Mela. In compenso iPad guadagna, finalmente, un'applicazione di sistema per l'orologio e la sveglia.
iOS6 introduce poi diverse novità, sia estetiche che funzionali, nell'iTunes Store e nell'App Store: al di là delle differenti scelte cromatiche, la pagina di presentazione delle varie App (ma anche della musica e dei film) presenta una struttura diversa, sfruttando al meglio anche lo scorrimento in orizzontale; anche i risultati delle ricerche sono in una forma completamente differente rispetto a prima, e offrono già da subito un maggior numero di informazioni sui prodotti trovati. Nel caso di aggiornamenti non viene più richiesta la password dell'account, e l'inizio del download non provoca l'uscita dallo store, due dettagli che (pur non rappresentando nulla di eclatante) sui sistemi precedenti potevano essere fastidiosi.
Venendo più specificatamente al comparto telefonico, iOS6 aggiunge ad iPhone nuove funzioni per rifiutare le chiamate con un messaggio, o aggiungere automaticamente un promemoria che, quando ci saremo liberati dagli impegni, ci rammenterà che qualcuno ci aveva cercato. In aggiunta a queste opzioni è anche possibile impostare la modalità "non disturbare", che blocca tutte le notifiche e le chiamate eccetto (se lo vogliamo) quelle del gruppo dei preferiti, o quelle più insistenti; questa modalità può anche essere programmata per attivarsi automaticamente in base ad orari prefissati, idealmente quelli notturni.
Se quelle di cui abbiamo parlato finora sono le funzioni più appariscenti della nuova versione di iOS, non mancano numerosi altre modifiche e dettagli più o meno importanti, a partire dall'integrazione con FaceBook, passando per la possibilità di effettuare chiamate FaceTime attraverso la rete 3G (operatori permettendo), e arrivando ad un nuovo pannello di preferenze per la privacy; qui, esattamente come avviene anche in OS X 10.8 (Mountain Lion), possiamo vedere tutte le applicazioni che hanno accesso alle varie categorie dei dati personali presenti sul nostro terminale, e decidere se autorizzare o meno l'accesso.
In conclusione, pur non introducendo alcuna modifica sostanziale negli standard di interfaccia definiti 5 anni fa, iOS6 rappresenta un miglioramento significativo nelle funzionalità offerte da Apple sui propri dispositivi tascabili. Non è ancora ben chiaro fino a che punto arriverà la convergenza tra iOS e OS X, ma è certo che l'anello di congiunzione sarà iCloud, i cui servizi via Web (come facilmente prevedibile) si sono arricchiti nei giorni scorsi delle applicazioni "Note" e "Promemoria".
Tornando all'aggiornamento di iOS, dopo un solo giorno di utilizzo (speso perlopiù a testarne le caratteristiche) è un po' difficile stimare se ci sono state delle modifiche nel consumo della batteria, mentre è ben evidente che la nuova versione del sistema non causa alcun problema di prestazioni ad iPhone 4 e, anche se non ho avuto modo di verificarlo personalmente, pare che si comporti bene anche sul vecchio iPhone 3Gs. L'unica remora che potrebbe trattenere qualcuno dall'aggiornamento deriva da un utilizzo intensivo dell'applicazione "Mappe" di Google (le cui funzioni non sono ancora sostituite al 100 per cento dalla nuova app creata da Apple): considerato che le mappe di Google sono accessibili anche per altre vie (e magari, prossimamente, da un'applicazione della stessa Google) a mio avviso si tratta di un aggiornamento da fare senza porsi troppi problemi.
giovedì 2 agosto 2012
In Montagna col Leone
Con un po' di ritardo, ripropongo anche qui la mia recensione di Mountain Lion, pubblicata lunedì su Punto-Informatico; evito le (numerose) immagini.
PS: a proposito delle discussioni degli scettici intorno al nuovo sistema di Apple (a cui accenno a inizio articolo) figuratevi che c'è perfino chi è talmente malato di polemica (e uso la parola malato non a caso, perché l'accanimento insensato di alcuni individui si potrebbe quasi diagnosticare in una particolare patologia mentale) che si è messo a contare le novità, vere o presunte, di Mountain Lion per verificare se siano davvero 200... ovviamente senza nemmeno porsi il problema di comprendere e distinguere (ammesso che ne sia capace) ciò che sta dietro una pagina di marketing rispetto alle altre modifiche vere e proprie che sono "annidate" all'interno del sistema (modifiche che, non ho nessun problema a dirlo, possono anche non essere tutte piacevoli).
PS: a proposito delle discussioni degli scettici intorno al nuovo sistema di Apple (a cui accenno a inizio articolo) figuratevi che c'è perfino chi è talmente malato di polemica (e uso la parola malato non a caso, perché l'accanimento insensato di alcuni individui si potrebbe quasi diagnosticare in una particolare patologia mentale) che si è messo a contare le novità, vere o presunte, di Mountain Lion per verificare se siano davvero 200... ovviamente senza nemmeno porsi il problema di comprendere e distinguere (ammesso che ne sia capace) ciò che sta dietro una pagina di marketing rispetto alle altre modifiche vere e proprie che sono "annidate" all'interno del sistema (modifiche che, non ho nessun problema a dirlo, possono anche non essere tutte piacevoli).
Di seguito, l'articolo:
Mountain Lion è stato (ed è tutt'ora) uno degli aggiornamenti più discussi del sistema operativo di Apple. Al di là della scelta ambigua del nome (il leone di montagna sarebbe il puma, nome già usato da Apple dieci anni fa per la versione 10.1 di Mac OS X) utenti e recensori si sono da subito divisi tra i favorevoli e gli scettici, sia prima del lancio (per le richieste di sistema che tagliano fuori le prime macchine Intel del 2006 e del 2007) che a seguito dei primi giorni di test.
Come già successo in passato nel passaggio da Leopard a Snow Leopard, Apple sceglie la via della continuità del nome per indicare che a livello di interfaccia non ci sono grossi cambiamenti, e l'utente si ritrova a gestire un sistema che grossomodo ha le stesse modalità operative di prima, modalità introdotte nel passaggio da Snow Leopard a Lion (per esempio lo scrolling invertito con la contestata sparizione delle frecce sulle barre di scorrimento, Mission Control , le applicazioni a pieno schermo, Launchpad e tutte le gestures derivate da iOS). Se però Snow Leopard aveva lasciato un sistema quasi inalterato introducendo grosse novità nelle fondamenta (dal taglio del PPC all'ottimizzazione per Intel, passando per i 64 bit, Grand Central Dispatch, e OpenCL), Mountain Lion procede in una direzione diversa lasciando quasi inalterate le fondamenta ma arricchendo il sistema con numerose nuove utility e servizi per l'utente.
Cominciamo quindi dalle conclusioni e chiediamoci da subito se OS X 10.8 è un sistema rivoluzionario, e se vale la pena aggiornare la propria macchina. Mountain Lion è sostanzialmente un miglioramento di Lion che aggiunge (come ben raccontato da Apple) oltre 200 nuove funzioni a OSX: nulla di realmente rivoluzionario sotto il cofano, ma una lunga serie di miglioramenti che per 15 Euro vale sicuramente la pena di installare, con le consuete riserve per chi utilizza il Mac per lavoro e deve assicurarsi della compatibilità del software in proprio possesso con la nuova release del sistema. Se state già usando Lion non avete motivo per non passare al suo successore, tantopiù se ne siete soddisfatti: se invece fate parte di quella metà di utenti che ancora utilizza sistemi precedenti, magari troverete in Mountain Lion qualche motivo in più per fare il grande salto. Infine, se siete tra quelli che non gradiscono la strada intrapresa da Apple, rassegnatevi, perché con Mountain Lion diventa ancora più evidente la volontà di assimilare sul desktop alcuni concetti derivati da iOS... e passare a Windows 8 potrebbe significare un'ulteriore esasperazione dell'unione tra il mondo "classico" del computer e il mondo dei tablet.
Delle 200 novità di Mountain Lion prenderemo in considerazione quelle che a mio avviso sono le più importanti, e partiamo subito con iCloud. Con Mountain Lion, e il relativo aggiornamento delle applicazioni Apple, l'integrazione del sistema con la nuvola di Apple diventa molto evidente: ogni volta che create un file in Pages (ma la stessa cosa vale anche per altre utility come Textedit) vi verrà proposta la scelta tra la sua creazione in locale oppure su iCloud. Va da sè che se lo creerete in iCloud lo avrete a disposizione anche su tutti gli altri dispositivi Apple, ma solo all'interno dell'applicazione omologa: un documento creato con Pages sul Mac lo potrete vedere con Pages su iPad (o su iPhone) con un concetto di sincronizzazione automatica molto semplice ed efficace ma nel contempo limitato, in quanto orientato all'applicazione. Se su iPhone non installate Pages non avrete alcun modo per recuperare quel documento sul vostro melafonino (magari per inviarlo via email ad un amico) e l'unica altra possibilità è quella di accedere via Web al proprio account attraverso un computer: nota bene, non attraverso iPhone, perché in tal caso il sito di iCloud non propone la visualizzazione standard ma la configurazione di iCloud sul dispositivo.
Sempre riguardo la creazione e la gestione dei documenti, in Mountain Lion è possibile eseguire le operazioni più comuni (come rinominare, dupicare, e spostare, anche su iCloud) direttamente dalla barra del titolo. Questa opzione va un po' a supplire all'eliminazione di "Salva con nome..." e meglio si integra con il salvataggio automatico (e relativa possibilità di recupero) delle diverse versioni del documento, anche se nel complesso è un sistema di gestione un po' distante da quello a cui siamo abituati, soprattutto per chi ancora non utilizza Lion e ci si dovrà abituare.
Tornando invece a parlare di rete, Mountain Lion propone un pannello di controllo dove definire e tenere sotto controllo tutti i propri account, di qualsiasi tipo, anche quelli dei social network come Twitter e Facebook (le funzioni di integrazione con quest'ultimo saranno disponibili solo tra qualche mese).
Esattamente come accade in iOS, per ogni account è possibile definire quali funzioni utilizzare per ogni profilo (mail, messaggistica, sincronizzazione di calendari, contatti, note ecc) e le stesse voci entrano in gioco anche quando si parla di condivisione: documenti, immagini, link a pagine web, ovunque ci sia qualcosa da condividere in Mountain Lion compare la classica icona (anch'essa di derivazione iOS) che permette di condividere quello che stiamo guardando su Twitter, Flickr, Vimeo, o di inviarlo via email o tramite un messaggio a un nostro contatto.
Quest'ultima considerazione ci permette di introdurre un'altra nuova funzione di OSX: Messaggi. Annunciata a febbraio, quando fu distribuita in versione beta, Messaggi sustituisce il vecchio iChat e consente di inviare messaggi sfruttando il proprio Apple ID per raggiungere non solo gli iPhone e gli iPad, ma anche qualsiasi contatto di Google Talk, AIM, Jabber e Yahoo!.
Ovviamente la somiglianza con l'omonima App per iOS è scontata, ed è possibile richiamare la videochiamata tramite Facetime in qualsiasi momento. Inoltre, se fossimo distratti mentre qualcuno ci invia un messaggio, nessun problema: Mountain Lion include un Centro Notifiche (con relativo pannello di preferenze per le scelte di visualizzazione) del tutto simile a quello di iOS. Anche la gesture per richiamarlo ricorda quello che si effettua su iPhone e iPad, solo che in questo caso si trascina con due dita dal margine destro del trackpad (e non dal bordo superiore dello schermo come sugli iDevice).
Se pensate che le similitudini con iOS si fermino qui vi state sbagliando di grosso: Mountain Lion introduce Promemoria e Note, due applicazioni sostanzialmente identiche alla loro controparte su iPad e ovviamente, anche in questo caso, il loro contenuto può essere sincronizzato attraverso iCloud tra tutti i dispositivi associati allo stesso account Apple ID. Infine, per non farsi mancare nulla, se siete dei giocatori incalliti avrete GameCenter anche su Mac, dal quale potrete tenere sotto controllo la vostra posizione in classifica di tutti i giochi che state utilizzando, anche quelli su iOS.
La linea di sviluppo che sta seguendo Apple è ben evidente, ed è quella di cui abbiamo già parlato lo scorso aprile, con un interfaccia che si evolve nel senso di unificare le stesse modalità di utilizzo su tutti i propri computer e dispositivi, fornendo i servizi di sincronizzazione, ma mantenendo comunque dei ruoli ben distinti in relazione alla tipologia del prodotto.
Volendo fare altri esempi, anche Safari acquista la vista a pannelli tipica dell'iPhone, attraverso iCloud permette di sincronizzare tutti le tab aperte sui vari dispositivi, e attraverso l'ormai immancabile pulsante di condivisione permette di twittare direttamente il link della pagina che stiamo leggendo o di inviarlo a qualcuno in modo immediato, anche con un messaggio (che sui device iOS apparirà come se fosse un SMS).
Oltre a tutte queste derivazioni da iOS, Mountain Lion riesce a migliorare con piccoli dettagli anche le applicazioni di base del sistema: i calendari per esempio mostrano le varie categorie in un pannello fisso sulla sinistra (anziché lo scomodo pannello in discesa di Lion), e Mail riesce finalmente a gestire in modo ottimale tutte le categorie delle caselle di GMail.
Tra le altre migliorie possiamo citare dei controlli ulteriormente perfezionati per l'accessibilità, per Time Machine, per la crittografia dei dati e per la sicurezza, sia a livello di privacy (un'apposito pannello ci dice quali applicazioni hanno accesso, per esempio, ai nostri contatti o ai servizi di localizzazione) che con il tanto "temuto" Gatekeeper che verifica (su richiesta) la provenienza e la certificazione delle applicazioni che stiamo utilizzando. Anche lo stesso Finder mostra qualche opzione interessante in più, tra cui quella di ordinare i file secondo vari criteri anche nella vista per colonne.
Una cosa che invece OS X non ha ancora acquisito da iOS è Siri, ma Mountain Lion offre comunque la possibilità di dettare del testo, anche se al momento le lingue accettate sono solo l'inglese (in tre diversi "accenti": Regno Unito, Australia e Stati Uniti d'America), il francese, il tedesco e il giapponese. Probabilmente in autunno, con l'uscita di iOS6, si assisterà ad un aggiornamento importante anche di OSX, aggiornamento che includerà tutte le lingue di Siri (e quindi, presumibilmente, anche l'italiano) l'integrazione con Facebook (che sarà una delle caratteristiche della nuova release di iOS) e altre migliorie a livello di sincronizzazione tra i sistemi: le stesse web-app del sito di iCloud, che attualmente replicano solo Calendario, Contatti, Mail, Trova il mio iPhone, e la lista dei documenti di iWork, potrebbero guadagnare (per esempio) la possibilità di visualizzare le notifiche o impostare Promemoria e Note.
Di novità più o meno grandi ce ne sarebbero molte altre ancora (una su tutte Airplay, oppure Power Nap) ma credo che quanto detto finora sia più che sufficiente sia per valutare l'upgrade, sia per intravedere la direzione presa da Apple.
Tutto bene quindi? In questi primi giorni di utilizzo non ho notato particolari problemi, ma in Rete si legge di alcuni piccoli bug sulle notifiche e qualche problema con il campo intelligente di Safari (ora c'è un unico campo sia per le URL che per la ricerca, come su Chrome). Anche a livello di prestazioni non noto particolari differenze e chi si è messo a fare dei test ha riscontrato che in certe situazioni Mountain Lion si comporta meglio del suo predecessore, e in altre si comporta peggio: la media tende ad azzerare le differenze.
Quello che però ho notato è che il mio Mac (un MacBook Pro early 2008 con 5GB di RAM) scalda più di prima, nonostante il monitoraggio delle attività non registra carichi particolari della CPU o un consumo eccessivo di RAM che costringa allo swap su disco: sarà il caldo di questi giorni, un effettivo consumo di risorse, qualche bug della prima release, o altro ancora?
Visto che le conclusioni le abbiamo già dette all'inizio, come ultima cosa ricordiamo che OSX 10.8 (Mountain Lion) è distribuito solo attraverso il Mac App Store, e attualmente non è previsto il rilascio su chiavetta USB com'era invece avvenuto con Lion. Per evitare pasticci in caso di problemi, e doversi ritrovare ad eseguire in situazione di emergenza delle procedure non sempre agevoli che necessitano di una connessione internet, è meglio crearsi in casa un sistema di ripristino su DVD (dual layer) o su una chiavetta USB da almeno 8GB. L'immagine del disco di installazione è contenuta nel file che si scarica dal Mac AppStore, e che viene cancellato al termine dell'aggiornamento: fatene una copia prima di iniziare l'installazione e poi seguite una delle tante guide che si trovano in rete (attenzione: per essere avviabile, la chiavetta deve essere inizializzata nel formato MacOSX esteso journaled con tabella di partizione GUID), oppure scaricate l'utiliy Lion DiskMaker e affidatevi alla sua sequenza di comandi AppleScript (con urlo liberatorio finale).
Mountain Lion è stato (ed è tutt'ora) uno degli aggiornamenti più discussi del sistema operativo di Apple. Al di là della scelta ambigua del nome (il leone di montagna sarebbe il puma, nome già usato da Apple dieci anni fa per la versione 10.1 di Mac OS X) utenti e recensori si sono da subito divisi tra i favorevoli e gli scettici, sia prima del lancio (per le richieste di sistema che tagliano fuori le prime macchine Intel del 2006 e del 2007) che a seguito dei primi giorni di test.
Come già successo in passato nel passaggio da Leopard a Snow Leopard, Apple sceglie la via della continuità del nome per indicare che a livello di interfaccia non ci sono grossi cambiamenti, e l'utente si ritrova a gestire un sistema che grossomodo ha le stesse modalità operative di prima, modalità introdotte nel passaggio da Snow Leopard a Lion (per esempio lo scrolling invertito con la contestata sparizione delle frecce sulle barre di scorrimento, Mission Control , le applicazioni a pieno schermo, Launchpad e tutte le gestures derivate da iOS). Se però Snow Leopard aveva lasciato un sistema quasi inalterato introducendo grosse novità nelle fondamenta (dal taglio del PPC all'ottimizzazione per Intel, passando per i 64 bit, Grand Central Dispatch, e OpenCL), Mountain Lion procede in una direzione diversa lasciando quasi inalterate le fondamenta ma arricchendo il sistema con numerose nuove utility e servizi per l'utente.
Cominciamo quindi dalle conclusioni e chiediamoci da subito se OS X 10.8 è un sistema rivoluzionario, e se vale la pena aggiornare la propria macchina. Mountain Lion è sostanzialmente un miglioramento di Lion che aggiunge (come ben raccontato da Apple) oltre 200 nuove funzioni a OSX: nulla di realmente rivoluzionario sotto il cofano, ma una lunga serie di miglioramenti che per 15 Euro vale sicuramente la pena di installare, con le consuete riserve per chi utilizza il Mac per lavoro e deve assicurarsi della compatibilità del software in proprio possesso con la nuova release del sistema. Se state già usando Lion non avete motivo per non passare al suo successore, tantopiù se ne siete soddisfatti: se invece fate parte di quella metà di utenti che ancora utilizza sistemi precedenti, magari troverete in Mountain Lion qualche motivo in più per fare il grande salto. Infine, se siete tra quelli che non gradiscono la strada intrapresa da Apple, rassegnatevi, perché con Mountain Lion diventa ancora più evidente la volontà di assimilare sul desktop alcuni concetti derivati da iOS... e passare a Windows 8 potrebbe significare un'ulteriore esasperazione dell'unione tra il mondo "classico" del computer e il mondo dei tablet.
Delle 200 novità di Mountain Lion prenderemo in considerazione quelle che a mio avviso sono le più importanti, e partiamo subito con iCloud. Con Mountain Lion, e il relativo aggiornamento delle applicazioni Apple, l'integrazione del sistema con la nuvola di Apple diventa molto evidente: ogni volta che create un file in Pages (ma la stessa cosa vale anche per altre utility come Textedit) vi verrà proposta la scelta tra la sua creazione in locale oppure su iCloud. Va da sè che se lo creerete in iCloud lo avrete a disposizione anche su tutti gli altri dispositivi Apple, ma solo all'interno dell'applicazione omologa: un documento creato con Pages sul Mac lo potrete vedere con Pages su iPad (o su iPhone) con un concetto di sincronizzazione automatica molto semplice ed efficace ma nel contempo limitato, in quanto orientato all'applicazione. Se su iPhone non installate Pages non avrete alcun modo per recuperare quel documento sul vostro melafonino (magari per inviarlo via email ad un amico) e l'unica altra possibilità è quella di accedere via Web al proprio account attraverso un computer: nota bene, non attraverso iPhone, perché in tal caso il sito di iCloud non propone la visualizzazione standard ma la configurazione di iCloud sul dispositivo.
Sempre riguardo la creazione e la gestione dei documenti, in Mountain Lion è possibile eseguire le operazioni più comuni (come rinominare, dupicare, e spostare, anche su iCloud) direttamente dalla barra del titolo. Questa opzione va un po' a supplire all'eliminazione di "Salva con nome..." e meglio si integra con il salvataggio automatico (e relativa possibilità di recupero) delle diverse versioni del documento, anche se nel complesso è un sistema di gestione un po' distante da quello a cui siamo abituati, soprattutto per chi ancora non utilizza Lion e ci si dovrà abituare.
Tornando invece a parlare di rete, Mountain Lion propone un pannello di controllo dove definire e tenere sotto controllo tutti i propri account, di qualsiasi tipo, anche quelli dei social network come Twitter e Facebook (le funzioni di integrazione con quest'ultimo saranno disponibili solo tra qualche mese).
Esattamente come accade in iOS, per ogni account è possibile definire quali funzioni utilizzare per ogni profilo (mail, messaggistica, sincronizzazione di calendari, contatti, note ecc) e le stesse voci entrano in gioco anche quando si parla di condivisione: documenti, immagini, link a pagine web, ovunque ci sia qualcosa da condividere in Mountain Lion compare la classica icona (anch'essa di derivazione iOS) che permette di condividere quello che stiamo guardando su Twitter, Flickr, Vimeo, o di inviarlo via email o tramite un messaggio a un nostro contatto.
Quest'ultima considerazione ci permette di introdurre un'altra nuova funzione di OSX: Messaggi. Annunciata a febbraio, quando fu distribuita in versione beta, Messaggi sustituisce il vecchio iChat e consente di inviare messaggi sfruttando il proprio Apple ID per raggiungere non solo gli iPhone e gli iPad, ma anche qualsiasi contatto di Google Talk, AIM, Jabber e Yahoo!.
Ovviamente la somiglianza con l'omonima App per iOS è scontata, ed è possibile richiamare la videochiamata tramite Facetime in qualsiasi momento. Inoltre, se fossimo distratti mentre qualcuno ci invia un messaggio, nessun problema: Mountain Lion include un Centro Notifiche (con relativo pannello di preferenze per le scelte di visualizzazione) del tutto simile a quello di iOS. Anche la gesture per richiamarlo ricorda quello che si effettua su iPhone e iPad, solo che in questo caso si trascina con due dita dal margine destro del trackpad (e non dal bordo superiore dello schermo come sugli iDevice).
Se pensate che le similitudini con iOS si fermino qui vi state sbagliando di grosso: Mountain Lion introduce Promemoria e Note, due applicazioni sostanzialmente identiche alla loro controparte su iPad e ovviamente, anche in questo caso, il loro contenuto può essere sincronizzato attraverso iCloud tra tutti i dispositivi associati allo stesso account Apple ID. Infine, per non farsi mancare nulla, se siete dei giocatori incalliti avrete GameCenter anche su Mac, dal quale potrete tenere sotto controllo la vostra posizione in classifica di tutti i giochi che state utilizzando, anche quelli su iOS.
La linea di sviluppo che sta seguendo Apple è ben evidente, ed è quella di cui abbiamo già parlato lo scorso aprile, con un interfaccia che si evolve nel senso di unificare le stesse modalità di utilizzo su tutti i propri computer e dispositivi, fornendo i servizi di sincronizzazione, ma mantenendo comunque dei ruoli ben distinti in relazione alla tipologia del prodotto.
Volendo fare altri esempi, anche Safari acquista la vista a pannelli tipica dell'iPhone, attraverso iCloud permette di sincronizzare tutti le tab aperte sui vari dispositivi, e attraverso l'ormai immancabile pulsante di condivisione permette di twittare direttamente il link della pagina che stiamo leggendo o di inviarlo a qualcuno in modo immediato, anche con un messaggio (che sui device iOS apparirà come se fosse un SMS).
Oltre a tutte queste derivazioni da iOS, Mountain Lion riesce a migliorare con piccoli dettagli anche le applicazioni di base del sistema: i calendari per esempio mostrano le varie categorie in un pannello fisso sulla sinistra (anziché lo scomodo pannello in discesa di Lion), e Mail riesce finalmente a gestire in modo ottimale tutte le categorie delle caselle di GMail.
Tra le altre migliorie possiamo citare dei controlli ulteriormente perfezionati per l'accessibilità, per Time Machine, per la crittografia dei dati e per la sicurezza, sia a livello di privacy (un'apposito pannello ci dice quali applicazioni hanno accesso, per esempio, ai nostri contatti o ai servizi di localizzazione) che con il tanto "temuto" Gatekeeper che verifica (su richiesta) la provenienza e la certificazione delle applicazioni che stiamo utilizzando. Anche lo stesso Finder mostra qualche opzione interessante in più, tra cui quella di ordinare i file secondo vari criteri anche nella vista per colonne.
Una cosa che invece OS X non ha ancora acquisito da iOS è Siri, ma Mountain Lion offre comunque la possibilità di dettare del testo, anche se al momento le lingue accettate sono solo l'inglese (in tre diversi "accenti": Regno Unito, Australia e Stati Uniti d'America), il francese, il tedesco e il giapponese. Probabilmente in autunno, con l'uscita di iOS6, si assisterà ad un aggiornamento importante anche di OSX, aggiornamento che includerà tutte le lingue di Siri (e quindi, presumibilmente, anche l'italiano) l'integrazione con Facebook (che sarà una delle caratteristiche della nuova release di iOS) e altre migliorie a livello di sincronizzazione tra i sistemi: le stesse web-app del sito di iCloud, che attualmente replicano solo Calendario, Contatti, Mail, Trova il mio iPhone, e la lista dei documenti di iWork, potrebbero guadagnare (per esempio) la possibilità di visualizzare le notifiche o impostare Promemoria e Note.
Di novità più o meno grandi ce ne sarebbero molte altre ancora (una su tutte Airplay, oppure Power Nap) ma credo che quanto detto finora sia più che sufficiente sia per valutare l'upgrade, sia per intravedere la direzione presa da Apple.
Tutto bene quindi? In questi primi giorni di utilizzo non ho notato particolari problemi, ma in Rete si legge di alcuni piccoli bug sulle notifiche e qualche problema con il campo intelligente di Safari (ora c'è un unico campo sia per le URL che per la ricerca, come su Chrome). Anche a livello di prestazioni non noto particolari differenze e chi si è messo a fare dei test ha riscontrato che in certe situazioni Mountain Lion si comporta meglio del suo predecessore, e in altre si comporta peggio: la media tende ad azzerare le differenze.
Quello che però ho notato è che il mio Mac (un MacBook Pro early 2008 con 5GB di RAM) scalda più di prima, nonostante il monitoraggio delle attività non registra carichi particolari della CPU o un consumo eccessivo di RAM che costringa allo swap su disco: sarà il caldo di questi giorni, un effettivo consumo di risorse, qualche bug della prima release, o altro ancora?
Visto che le conclusioni le abbiamo già dette all'inizio, come ultima cosa ricordiamo che OSX 10.8 (Mountain Lion) è distribuito solo attraverso il Mac App Store, e attualmente non è previsto il rilascio su chiavetta USB com'era invece avvenuto con Lion. Per evitare pasticci in caso di problemi, e doversi ritrovare ad eseguire in situazione di emergenza delle procedure non sempre agevoli che necessitano di una connessione internet, è meglio crearsi in casa un sistema di ripristino su DVD (dual layer) o su una chiavetta USB da almeno 8GB. L'immagine del disco di installazione è contenuta nel file che si scarica dal Mac AppStore, e che viene cancellato al termine dell'aggiornamento: fatene una copia prima di iniziare l'installazione e poi seguite una delle tante guide che si trovano in rete (attenzione: per essere avviabile, la chiavetta deve essere inizializzata nel formato MacOSX esteso journaled con tabella di partizione GUID), oppure scaricate l'utiliy Lion DiskMaker e affidatevi alla sua sequenza di comandi AppleScript (con urlo liberatorio finale).
mercoledì 11 aprile 2012
Il nuovo iPad: qualche commento extra sull'era "post-PC"
Come avevo già fatto l'anno scorso, al di là del consueto articolo scritto di corsa per pubblicare una recensione il prima possibile, dopo un periodo di prova più intensivo mi ritrovo a scrivere qualche commento aggiuntivo sul nuovo iPad, qualche pensiero realizzato con più calma e in modo più rilassato, dettagli che arrivano dall'esperienza quotidiana.
Prima di tutto il colore: quest'anno il modello in prova era di colore bianco (con smart cover in pelle blue marina) mentre in passato ho sempre avuto a che fare con dispositivi iOS di colore nero. Se sull'iPhone il bianco pare che stoni, lo schermo di maggiori dimensioni dell'iPad distoglie competamente lo sguardo dalla cornice, che durante il normale utilizzo sembra quasi scomparire... anzi... la cornice chiara tende a far scomparire dalla vista anche il sottile profilo di alluminio del corpo unibody, profilo che invece salta subito all'occhio con l'iPad nero. In definitiva, se dovessi comprare un iPad adesso, la mia preferenza andrebbe proprio sulla combinazione di colori che ho avuto in prova.
Utilizzo: inizialmente (complice la novità del prodotto e l'ansia di testarlo) non ci si fa caso ma è assolutamente vero che, avendo un iPad a disposizione, il computer quasi non lo si accende... nelle ultime due settimane avrò utilizzato il MacBook Pro solo un paio di volte, di cui una per la sincronizzazione iniziale dell'iPad. Il numero di applicazioni presenti è poi così elevato e variegato, che spesso viene più comodo fare certe cose sull'iPad piuttosto che sul Mac, anche se poi si corre il rischio di scontrarsi con certe mancanze: alcune applicazioni di ritocco fotografico, per esempio, hanno dei grossi limiti sulla dimensione delle immagini elaborate, spesso insufficienti per la stampa (lo stesso Photoshop Touch lavora su immagini di soli 1600x1600 pixel) e la stessa stampa offre meno possibilità di personalizzazione (quantomeno passando dall'applicazione HP... non so se con una stampante Airprint cambierebbe qualcosa).
Nonostante ciò, in queste settimane ho avuto modo di provare in modo più dettagliato iMovie e Garageband, scoprendoli davvero ottimi come prodotti (Garageband l'ho testato anche con un mio amico musicista)... e dopo tutte queste prove vi posso assicurare che il presunto "eccessivo riscaldamento" del nuovo iPad è in gran parte una grossa montatura: certo, scalda un po' più dell'iPad 2, ma niente di eccessivo... ho trovato temperature maggiori sull'iPhone dopo l'utilizzo intensivo del GPS col navigatore (quindi con display sempre accesso e spinotto inserito nella presa a 12V dell'accendisigari).
Piccola controindicazione: un oggetto come l'iPad rappresenta un vero è proprio surrogato del "paese dei balocchi"... i miei figli mi chiedono in continuazione di "giocare con quello bianco", in contrapposizione con "quello nero" che qualche anno fa erano l'iPod Touch o l'iPhone (sicuramente meno affascinanti di fronte ai 10" dell'iPad); da genitore che non vuole usare gli strumenti informatici come servizi di baby-sitting, ma non vuole nemmeno negarli, puntare ad un utilizzo limitato, guidato e consapevole dell'iPad, significa avere un oggetto in più da gestire nel complicato mestiere dell'educazione... quando però vedi un bimbo di 6 anni che grazie all'iPad comincia ad interessarsi alla fotografia, al fotoritocco e alla musica (interesse che si evolve nel voler apprendere uno strumento "reale") allora capisci che dietro un oggetto che molti vedono solo come un gadget, si nasconde anche un potenziale educativo enorme, potenziale che probabilmente è ancora in gran parte da scoprire.
In ogni caso, l'utilizzo intensivo mette in luce, purtroppo, un altri due aspetti negativo di iOS di cui mi lamento da sempre: l'impossibilità di gestire liberamente le proprie librerie e la mancanza di uno spazio comune alle App per scambiarsi i files. Se questo secondo problema può essere aggirato (almeno in parte) con DropBox e Phone Drive (o applicazioni simili), l'impossibilità di gestire liberamente le proprie librerie musicali, fotografiche o di video, possono diventare pesanti. Facciamo qualche esempio: le foto presenti nel rullino possono essere utilizzate per creare nuovi album, ma non posso aggiungerle ad album pre-esistenti che ho sincronizzato dal computer... anzi, dagli album sincronizzati non posso nemmeno cancellare foto. Sotto certi versi il comportamento può anche essere legittimo: il computer fa da master e qualsiasi operazione fatta da una qualunque applicazione (compreso iPhoto per iOS) è non-distruttiva; sotto altri versi però è limitante perchè presuppone una sorta di dipendenza dal computer. Se per le foto il problema potrebbe anche essere sopportabile (dopotutto si può lavorare a partire dal rullino, soprattutto per chi non sincronizza da computer ma, scatta, elabora e importa dal Camera Connection Kit), con la musica la situazione è ancora più contorta: l'unico modo per importare nella libreria è passare da iTunes o acquistare direttamente dall'iTunes Store, ma i singoli brani possono essere cancellati causando incongruenze rispetto a quanto sincronizzato da iTunes... se si importano brani per altre vie (per esempio l'immancabile Phone Drive) non è possibile spostarlo nella libreria musicale, e da iTunes non è possibile importare i brani della libreria musicale (per le foto invece si può accedere direttamente al rullino). Se iOS6 potesse dare una scrollata a queste gestioni, l'iPad potrebbe davvero diventare un po' più indipendente, altrimenti la famosa era del post-PC non inizierà mai...
Prima di tutto il colore: quest'anno il modello in prova era di colore bianco (con smart cover in pelle blue marina) mentre in passato ho sempre avuto a che fare con dispositivi iOS di colore nero. Se sull'iPhone il bianco pare che stoni, lo schermo di maggiori dimensioni dell'iPad distoglie competamente lo sguardo dalla cornice, che durante il normale utilizzo sembra quasi scomparire... anzi... la cornice chiara tende a far scomparire dalla vista anche il sottile profilo di alluminio del corpo unibody, profilo che invece salta subito all'occhio con l'iPad nero. In definitiva, se dovessi comprare un iPad adesso, la mia preferenza andrebbe proprio sulla combinazione di colori che ho avuto in prova.
Utilizzo: inizialmente (complice la novità del prodotto e l'ansia di testarlo) non ci si fa caso ma è assolutamente vero che, avendo un iPad a disposizione, il computer quasi non lo si accende... nelle ultime due settimane avrò utilizzato il MacBook Pro solo un paio di volte, di cui una per la sincronizzazione iniziale dell'iPad. Il numero di applicazioni presenti è poi così elevato e variegato, che spesso viene più comodo fare certe cose sull'iPad piuttosto che sul Mac, anche se poi si corre il rischio di scontrarsi con certe mancanze: alcune applicazioni di ritocco fotografico, per esempio, hanno dei grossi limiti sulla dimensione delle immagini elaborate, spesso insufficienti per la stampa (lo stesso Photoshop Touch lavora su immagini di soli 1600x1600 pixel) e la stessa stampa offre meno possibilità di personalizzazione (quantomeno passando dall'applicazione HP... non so se con una stampante Airprint cambierebbe qualcosa).
Nonostante ciò, in queste settimane ho avuto modo di provare in modo più dettagliato iMovie e Garageband, scoprendoli davvero ottimi come prodotti (Garageband l'ho testato anche con un mio amico musicista)... e dopo tutte queste prove vi posso assicurare che il presunto "eccessivo riscaldamento" del nuovo iPad è in gran parte una grossa montatura: certo, scalda un po' più dell'iPad 2, ma niente di eccessivo... ho trovato temperature maggiori sull'iPhone dopo l'utilizzo intensivo del GPS col navigatore (quindi con display sempre accesso e spinotto inserito nella presa a 12V dell'accendisigari).
Piccola controindicazione: un oggetto come l'iPad rappresenta un vero è proprio surrogato del "paese dei balocchi"... i miei figli mi chiedono in continuazione di "giocare con quello bianco", in contrapposizione con "quello nero" che qualche anno fa erano l'iPod Touch o l'iPhone (sicuramente meno affascinanti di fronte ai 10" dell'iPad); da genitore che non vuole usare gli strumenti informatici come servizi di baby-sitting, ma non vuole nemmeno negarli, puntare ad un utilizzo limitato, guidato e consapevole dell'iPad, significa avere un oggetto in più da gestire nel complicato mestiere dell'educazione... quando però vedi un bimbo di 6 anni che grazie all'iPad comincia ad interessarsi alla fotografia, al fotoritocco e alla musica (interesse che si evolve nel voler apprendere uno strumento "reale") allora capisci che dietro un oggetto che molti vedono solo come un gadget, si nasconde anche un potenziale educativo enorme, potenziale che probabilmente è ancora in gran parte da scoprire.
In ogni caso, l'utilizzo intensivo mette in luce, purtroppo, un altri due aspetti negativo di iOS di cui mi lamento da sempre: l'impossibilità di gestire liberamente le proprie librerie e la mancanza di uno spazio comune alle App per scambiarsi i files. Se questo secondo problema può essere aggirato (almeno in parte) con DropBox e Phone Drive (o applicazioni simili), l'impossibilità di gestire liberamente le proprie librerie musicali, fotografiche o di video, possono diventare pesanti. Facciamo qualche esempio: le foto presenti nel rullino possono essere utilizzate per creare nuovi album, ma non posso aggiungerle ad album pre-esistenti che ho sincronizzato dal computer... anzi, dagli album sincronizzati non posso nemmeno cancellare foto. Sotto certi versi il comportamento può anche essere legittimo: il computer fa da master e qualsiasi operazione fatta da una qualunque applicazione (compreso iPhoto per iOS) è non-distruttiva; sotto altri versi però è limitante perchè presuppone una sorta di dipendenza dal computer. Se per le foto il problema potrebbe anche essere sopportabile (dopotutto si può lavorare a partire dal rullino, soprattutto per chi non sincronizza da computer ma, scatta, elabora e importa dal Camera Connection Kit), con la musica la situazione è ancora più contorta: l'unico modo per importare nella libreria è passare da iTunes o acquistare direttamente dall'iTunes Store, ma i singoli brani possono essere cancellati causando incongruenze rispetto a quanto sincronizzato da iTunes... se si importano brani per altre vie (per esempio l'immancabile Phone Drive) non è possibile spostarlo nella libreria musicale, e da iTunes non è possibile importare i brani della libreria musicale (per le foto invece si può accedere direttamente al rullino). Se iOS6 potesse dare una scrollata a queste gestioni, l'iPad potrebbe davvero diventare un po' più indipendente, altrimenti la famosa era del post-PC non inizierà mai...
lunedì 2 aprile 2012
Vecchio e nuovo, iPad a confronto
Di seguito, l'articolo pubblicato settima scorsa su Punto-Informatico:
Dopo l'attesa per il lancio italiano, finalmente abbiamo la possibilità di testare il nuovo iPad e di mettere (letteralmente) le mani sul Retina Display da 10 pollici.
Lo schermo prima di tutto
Partiamo subito parlando di quest'ultimo (ovvero dal Retina Display) per un motivo ben preciso: lo schermo è la prima cosa che ci si trova di fronte quando si maneggia un tablet e l'elevata risoluzione è ciò che più colpisce del nuovo iPad. Un tablet è un oggetto "tutto schermo" e ogni cosa che si fa su di un tablet la si fa interagendo con esso: chi minimizza l'importanza dello schermo sottovaluta il valore aggiunto che può avere un simile display, anche se questa cosa non vale in senso assoluto (in particolare non vale per chi ha delle necessita molto specifiche su certe caratteristiche o determinati software).
In ogni caso, parlando di dati oggettivi che vanno al di là delle sensazioni personali,Displaymate ha fatto un'analisi molto dettagliata delle tecnologia che sta dietro il Retina Display, analisi dalla quale emergere una gamma cromatica in grado di sovrapporsi quasi completamente all'area standard: un enorme passo in avanti rispetto all'iPad precedente e anche rispetto al Retina Display dell'iPhone (che ricoprono solo i 2/3 dell'area standard) anche se, sotto questo aspetto, la tecnologia AM-TFT (Active Matrix Thin Film Transistors) rimane ancora inferiore a quella di alcuni display Super AMOLED. La migliore resa cromatica è evidente mettendo a confronto, l'una di fianco all'altra, le diverse generazioni di iPad, e si nota soprattutto sulle sfumature del blu e del rosso: a cercare un difetto per quanto riguarda questo aspetto, i colori sul nuovo iPad appaiono leggermente più freddi, probabilmente proprio per la maggiore resa del blu.
Dopo l'attesa per il lancio italiano, finalmente abbiamo la possibilità di testare il nuovo iPad e di mettere (letteralmente) le mani sul Retina Display da 10 pollici.
Lo schermo prima di tutto
Partiamo subito parlando di quest'ultimo (ovvero dal Retina Display) per un motivo ben preciso: lo schermo è la prima cosa che ci si trova di fronte quando si maneggia un tablet e l'elevata risoluzione è ciò che più colpisce del nuovo iPad. Un tablet è un oggetto "tutto schermo" e ogni cosa che si fa su di un tablet la si fa interagendo con esso: chi minimizza l'importanza dello schermo sottovaluta il valore aggiunto che può avere un simile display, anche se questa cosa non vale in senso assoluto (in particolare non vale per chi ha delle necessita molto specifiche su certe caratteristiche o determinati software).
In ogni caso, parlando di dati oggettivi che vanno al di là delle sensazioni personali,Displaymate ha fatto un'analisi molto dettagliata delle tecnologia che sta dietro il Retina Display, analisi dalla quale emergere una gamma cromatica in grado di sovrapporsi quasi completamente all'area standard: un enorme passo in avanti rispetto all'iPad precedente e anche rispetto al Retina Display dell'iPhone (che ricoprono solo i 2/3 dell'area standard) anche se, sotto questo aspetto, la tecnologia AM-TFT (Active Matrix Thin Film Transistors) rimane ancora inferiore a quella di alcuni display Super AMOLED. La migliore resa cromatica è evidente mettendo a confronto, l'una di fianco all'altra, le diverse generazioni di iPad, e si nota soprattutto sulle sfumature del blu e del rosso: a cercare un difetto per quanto riguarda questo aspetto, i colori sul nuovo iPad appaiono leggermente più freddi, probabilmente proprio per la maggiore resa del blu.
Batteria XL
Oltre alla gamma cromatica, il Retina Display del nuovo iPad si distingue anche per la brillantezza dei colori, brillantezza assicurata da una retro-illuminazione molto più potente rispetto a quella dell'iPad precedente (7 watt attuali contro i 3 scarsi di iPad 2). Se si considera anche la maggiore potenza del comparto grafico, indispensabile per gestire un numero così elevato di pixel, ecco un altro punto chiave dell'architettura del nuovo iPad: la batteria. Per assicurare la stessa autonomia del modello precedente, la capacità della batteria è stata aumentata del 70 per cento, con conseguente incremento dei tempi necessari per una ricarica completa. Inoltre i maggiori consumi elettrici generano inevitabilmente una maggiore quantità di calore, con conseguenti lamentele relative a problemi di surriscaldamento.
Venendo alla prova pratica, l'autonomia è grossomodo identica a quella di iPad 2 ma, di contro, la ricarica completa della batteria richiede molto più tempo rispetto a prima; inoltre i 50 grammi di peso in più dovuti alla maggiore dimensione della batteria, sebbene costituiscano solo una piccola percentuale dei 662 grammi totali, si sentono. Viceversa non si riscontrano grossi problemi relativi al surriscaldamento di cui tanto si parla: è vero che il nuovo iPad scalda di più, ma solo quando si chiede grande potenza di calcolo ai quattro core della GPU (quindi, tipicamente, utilizzando gli immancabili giochi 3D in alta risoluzione, comeInfinity Blade II oppure Real Racing 2); con un normale utilizzo il riscaldamento del nuovo iPad non genera alcun problema e, sebbene sia maggiore rispetto a quello del modello precedente, pare che sia in linea con quello degli altri tablet presenti sul mercato.

Infinity Blade II
La CPU
Parlando della potenza di calcolo arriviamo a parlare del processore integrato nel nuovo iPad. L'Apple A5X è fondamentalmente un processore Apple A5 con un comparto grafico potenziato. La CPU è sempre basata su architettura ARM Cortex A9 e le sue prestazioni sonogrossomodo identiche a quelle dell'Apple A5 montato da iPad 2. La differenza la fanno la RAM integrata (che è pari ad 1GB, il doppio rispetto al passato) e il comparto grafico, che vede l'integrazione di due GPU dual core di nuova generazione, per un totale di quattro core complessivi. La nuova GPU non è solo in grado di gestire il quadruplo dei pixel, ma riesce anche ad assicurare prestazioni grafiche doppie rispetto al modello precedente. Al di là deiraffronti numerici con altri processori (confronti che lasciano il tempo che trovano visto che poi il dispositivo va visto nella sua globalità, e non limitatamente alla forza bruta di uno dei suoi elementi) le migliori prestazioni sono ben evidenti: nonostante iOS 5.1 sia già fluido di suo anche sui precedenti modelli iPad, il nuovo iPad offre una sensazione di fluidità ancora migliore, e la differenza si nota sia nell'utilizzo delle applicazioni di grafica e video, sia in altre applicazioni come iBooks.

Real Racing 2
Ancora schermo
Con quest'ultimo richiamo torniamo inevitabilmente a parlare di display. Se due anni fa il confronto di utilizzo tra iPhone e iPad faceva emergere indiscutibilmente il vantaggio di avere sottomano (con lo stesso OS e applicazioni simili) uno schermo di dimensioni generose, l'anno scorso il confronto dell'iPad con il Retina Display dell'iPhone 4 offriva indicazioni contrapposte: da un lato c'era il vantaggio della maggiore dimensione dello schermo, ma dall'altro si notava chiaramente la differenza densità di pixel tra i due display. Ora che anche iPad offre il Retina Display, il confronto diventa inevitabile quando si torna a lavorare sul monitor di un normale computer: dopo aver passato un po' di tempo con iPad (anche solo mezz'ora) i pixel dei normali monitor diventano subito evidenti e solo i display ad alta risoluzione di alcuni portatili (come i 15" in fullHD) riescono, in parte, a reggere il paragone.
Se in certe situazioni una definizione così elevata si potrebbe notare solo in parte (per esempio con gli ingrandimenti delle foto), quando si parla di "testo" la differenza è molto più marcata: che si tratti di un libro o una pagina Web, la definizione dei font sullo schermo del nuovo iPad rende la lettura molto piacevole. È vero che un display e-Ink, per la sua "similitudine" con la carta e la mancanza di retro-illuminazione, rappresenta ancora l'alternativa migliore per una lettura intensiva, ma visto che stiamo parlando di un tablet (e non di un e-reader) lo schermo di iPad offre una maggiore versatilità e la definizione del Retina Display offre comunque diversi vantaggi anche per la lettura di testi.
La fotocamera
Per concludere (o quasi) il discorso hardware, arriviamo alla fotocamera. Premesso che difficilmente la fotocamera sarà uno degli elementi più importanti delle specifiche di un tablet (se non per il fatto di avere quantomeno la possibilità di effettuare una videochiamata), il nuovo iPad permette di scattare immagini di qualità decisamente migliori rispetto al precedente. Al di là della risoluzione da 5 megapixel, Apple ha montato un'ottica a 5 elementi di dimensione maggiore, che unitamente al sensore retroilluminato, a al filtro infrarossi, assicurano una discreta qualità dello scatto anche in condizioni di bassa luminosità. Tra le altre novità: la stabilizzazione automatica, il riconoscimento automatico fino a 10 volti e la possibilità di registrare video fullHD, video che successivamente può essere elaborato direttamente nella nuova versione di iMovie per iOS, una nuova versione che, oltre al montaggio tradizionale con la classica timeline, permette di realizzare una sorta di filmato breve simile ad un trailer cinematografico, con modelli e linee guida pre-impostati.
Oltre alla gamma cromatica, il Retina Display del nuovo iPad si distingue anche per la brillantezza dei colori, brillantezza assicurata da una retro-illuminazione molto più potente rispetto a quella dell'iPad precedente (7 watt attuali contro i 3 scarsi di iPad 2). Se si considera anche la maggiore potenza del comparto grafico, indispensabile per gestire un numero così elevato di pixel, ecco un altro punto chiave dell'architettura del nuovo iPad: la batteria. Per assicurare la stessa autonomia del modello precedente, la capacità della batteria è stata aumentata del 70 per cento, con conseguente incremento dei tempi necessari per una ricarica completa. Inoltre i maggiori consumi elettrici generano inevitabilmente una maggiore quantità di calore, con conseguenti lamentele relative a problemi di surriscaldamento.
Venendo alla prova pratica, l'autonomia è grossomodo identica a quella di iPad 2 ma, di contro, la ricarica completa della batteria richiede molto più tempo rispetto a prima; inoltre i 50 grammi di peso in più dovuti alla maggiore dimensione della batteria, sebbene costituiscano solo una piccola percentuale dei 662 grammi totali, si sentono. Viceversa non si riscontrano grossi problemi relativi al surriscaldamento di cui tanto si parla: è vero che il nuovo iPad scalda di più, ma solo quando si chiede grande potenza di calcolo ai quattro core della GPU (quindi, tipicamente, utilizzando gli immancabili giochi 3D in alta risoluzione, comeInfinity Blade II oppure Real Racing 2); con un normale utilizzo il riscaldamento del nuovo iPad non genera alcun problema e, sebbene sia maggiore rispetto a quello del modello precedente, pare che sia in linea con quello degli altri tablet presenti sul mercato.

Infinity Blade II
La CPU
Parlando della potenza di calcolo arriviamo a parlare del processore integrato nel nuovo iPad. L'Apple A5X è fondamentalmente un processore Apple A5 con un comparto grafico potenziato. La CPU è sempre basata su architettura ARM Cortex A9 e le sue prestazioni sonogrossomodo identiche a quelle dell'Apple A5 montato da iPad 2. La differenza la fanno la RAM integrata (che è pari ad 1GB, il doppio rispetto al passato) e il comparto grafico, che vede l'integrazione di due GPU dual core di nuova generazione, per un totale di quattro core complessivi. La nuova GPU non è solo in grado di gestire il quadruplo dei pixel, ma riesce anche ad assicurare prestazioni grafiche doppie rispetto al modello precedente. Al di là deiraffronti numerici con altri processori (confronti che lasciano il tempo che trovano visto che poi il dispositivo va visto nella sua globalità, e non limitatamente alla forza bruta di uno dei suoi elementi) le migliori prestazioni sono ben evidenti: nonostante iOS 5.1 sia già fluido di suo anche sui precedenti modelli iPad, il nuovo iPad offre una sensazione di fluidità ancora migliore, e la differenza si nota sia nell'utilizzo delle applicazioni di grafica e video, sia in altre applicazioni come iBooks.

Real Racing 2
Ancora schermo
Con quest'ultimo richiamo torniamo inevitabilmente a parlare di display. Se due anni fa il confronto di utilizzo tra iPhone e iPad faceva emergere indiscutibilmente il vantaggio di avere sottomano (con lo stesso OS e applicazioni simili) uno schermo di dimensioni generose, l'anno scorso il confronto dell'iPad con il Retina Display dell'iPhone 4 offriva indicazioni contrapposte: da un lato c'era il vantaggio della maggiore dimensione dello schermo, ma dall'altro si notava chiaramente la differenza densità di pixel tra i due display. Ora che anche iPad offre il Retina Display, il confronto diventa inevitabile quando si torna a lavorare sul monitor di un normale computer: dopo aver passato un po' di tempo con iPad (anche solo mezz'ora) i pixel dei normali monitor diventano subito evidenti e solo i display ad alta risoluzione di alcuni portatili (come i 15" in fullHD) riescono, in parte, a reggere il paragone.
Se in certe situazioni una definizione così elevata si potrebbe notare solo in parte (per esempio con gli ingrandimenti delle foto), quando si parla di "testo" la differenza è molto più marcata: che si tratti di un libro o una pagina Web, la definizione dei font sullo schermo del nuovo iPad rende la lettura molto piacevole. È vero che un display e-Ink, per la sua "similitudine" con la carta e la mancanza di retro-illuminazione, rappresenta ancora l'alternativa migliore per una lettura intensiva, ma visto che stiamo parlando di un tablet (e non di un e-reader) lo schermo di iPad offre una maggiore versatilità e la definizione del Retina Display offre comunque diversi vantaggi anche per la lettura di testi.
La fotocamera
Per concludere (o quasi) il discorso hardware, arriviamo alla fotocamera. Premesso che difficilmente la fotocamera sarà uno degli elementi più importanti delle specifiche di un tablet (se non per il fatto di avere quantomeno la possibilità di effettuare una videochiamata), il nuovo iPad permette di scattare immagini di qualità decisamente migliori rispetto al precedente. Al di là della risoluzione da 5 megapixel, Apple ha montato un'ottica a 5 elementi di dimensione maggiore, che unitamente al sensore retroilluminato, a al filtro infrarossi, assicurano una discreta qualità dello scatto anche in condizioni di bassa luminosità. Tra le altre novità: la stabilizzazione automatica, il riconoscimento automatico fino a 10 volti e la possibilità di registrare video fullHD, video che successivamente può essere elaborato direttamente nella nuova versione di iMovie per iOS, una nuova versione che, oltre al montaggio tradizionale con la classica timeline, permette di realizzare una sorta di filmato breve simile ad un trailer cinematografico, con modelli e linee guida pre-impostati.
Il software
Anche Gargeband è stato aggiornato con l'aggiunta degli strumenti ad arco, la possibilità di eseguire jam session tra più dispositivi e molti altri dettagli, ma la vera novità in grado di sfruttare anche il nuovo display è iPhoto per iOS. iPhoto consente di fare dell'editing non distruttivo sulle foto della propria libreria utilizzando strumenti semplici, al pari di quanto offerto dall'omologa versione per Mac, anche se i due software non sono identici in tutto e per tutto: la versione iOS manca di diverse funzioni presenti su Mac (in particolare tutto ciò che riguarda la gestione della libreria in base a diversi criteri) ma di contro offre anche qualcosa di più. Una delle funzioni più interessanti della versione iOS è quella che permette di creare dei "diari fotografici", una sorta di mosaico delle proprie foto dove aggiungere note, didascalie, date, riferimenti geografici ecc. Il risultato, oltre che essere importato sul computer o avviato come presentazione, può essere facilmente condiviso sul web attraverso iCloud, così da mostrarlo ai propri amici. iPhoto per iOS consente inoltre di abilitare la funzione di Photo Beaming, ovvero la possibilità di trasferire automaticamente (tramite WiFi o Bluetooth) le proprie foto tra i vari dispositivi iOS: è possibile scattare una foto a 8 Mpixel con iPhone 4S, ritrovarsela istantaneamente suiPad per una rielaborazione più agevole e, in modo altrettanto automatico, vedere il risultato dell'elaborazione sull'iPhone che aveva scattato la foto originale.

iPhoto per iOS

Sky Gamblers: Air Supremacy
Continuando a parlare di software, giochi come Infinity Blade II e Real Racing 2 sono stati già ottimizzati per il Retina Display e mettono in luce la potenza della GPU quad-core con grafica 3D che gira a risoluzione superiore al fullHD, con risultati paragonabili (se non superiori) a certe console casalinghe. Volendo continuare a parlare di giochi si potrebbe accennare anche a Sky Gamblers: Air Supremacy, ma il Retina Display non serve solo per giocare: tra le applicazioni educative già adattate al nuovo schermo vanno sicuramente menzionate Solar Walk (un viaggio virtuale attraverso il sistema solare) e Star Walk (che permette di osservare le stelle in realtà aumentata), mentre tra le applicazioni grafiche che hanno da subito abbracciato la risoluzione del nuovo iPad ritroviamo SketchBook Pro di Autodesk.

Star Walk

Autodesk SketchBook Pro
Il dilemma dell'aggiornamento
A valle di tutto ciò, in molti si staranno chiedendo se valga la pena cambiare il vecchio iPadcon il nuovo. Premesso che ognuno può fare valutazioni personali in relazione alle proprie esigenze, sicuramente va considerato che lo sforzo di Apple nella realizzazione di questo nuovo iPad è orientato quasi esclusivamente in direzione del Retina Display, tant'è che la risoluzione quadruplicata ha richiesto una GPU molto più performante e una batteria maggiorata che potesse assicurare la stessa autonomia del modello precedente. Gli altri miglioramenti riguardano la fotocamera e la velocità di trasferimento dati sulla rete cellulare: è vero che la connettività 4G LTE è supportata solo sulle reti di alcuni operatori USA e canadesi, ma è anche vero che il nuovo iPad supporta HSPA+ e DC-HSDPA (Dual Cell HSDPA) consentendo di raggiungere velocità maggiori di iPad 2 anche sulle reti nostrane.
Anche Gargeband è stato aggiornato con l'aggiunta degli strumenti ad arco, la possibilità di eseguire jam session tra più dispositivi e molti altri dettagli, ma la vera novità in grado di sfruttare anche il nuovo display è iPhoto per iOS. iPhoto consente di fare dell'editing non distruttivo sulle foto della propria libreria utilizzando strumenti semplici, al pari di quanto offerto dall'omologa versione per Mac, anche se i due software non sono identici in tutto e per tutto: la versione iOS manca di diverse funzioni presenti su Mac (in particolare tutto ciò che riguarda la gestione della libreria in base a diversi criteri) ma di contro offre anche qualcosa di più. Una delle funzioni più interessanti della versione iOS è quella che permette di creare dei "diari fotografici", una sorta di mosaico delle proprie foto dove aggiungere note, didascalie, date, riferimenti geografici ecc. Il risultato, oltre che essere importato sul computer o avviato come presentazione, può essere facilmente condiviso sul web attraverso iCloud, così da mostrarlo ai propri amici. iPhoto per iOS consente inoltre di abilitare la funzione di Photo Beaming, ovvero la possibilità di trasferire automaticamente (tramite WiFi o Bluetooth) le proprie foto tra i vari dispositivi iOS: è possibile scattare una foto a 8 Mpixel con iPhone 4S, ritrovarsela istantaneamente suiPad per una rielaborazione più agevole e, in modo altrettanto automatico, vedere il risultato dell'elaborazione sull'iPhone che aveva scattato la foto originale.

iPhoto per iOS

Sky Gamblers: Air Supremacy
Continuando a parlare di software, giochi come Infinity Blade II e Real Racing 2 sono stati già ottimizzati per il Retina Display e mettono in luce la potenza della GPU quad-core con grafica 3D che gira a risoluzione superiore al fullHD, con risultati paragonabili (se non superiori) a certe console casalinghe. Volendo continuare a parlare di giochi si potrebbe accennare anche a Sky Gamblers: Air Supremacy, ma il Retina Display non serve solo per giocare: tra le applicazioni educative già adattate al nuovo schermo vanno sicuramente menzionate Solar Walk (un viaggio virtuale attraverso il sistema solare) e Star Walk (che permette di osservare le stelle in realtà aumentata), mentre tra le applicazioni grafiche che hanno da subito abbracciato la risoluzione del nuovo iPad ritroviamo SketchBook Pro di Autodesk.

Star Walk

Autodesk SketchBook Pro
Il dilemma dell'aggiornamento
A valle di tutto ciò, in molti si staranno chiedendo se valga la pena cambiare il vecchio iPadcon il nuovo. Premesso che ognuno può fare valutazioni personali in relazione alle proprie esigenze, sicuramente va considerato che lo sforzo di Apple nella realizzazione di questo nuovo iPad è orientato quasi esclusivamente in direzione del Retina Display, tant'è che la risoluzione quadruplicata ha richiesto una GPU molto più performante e una batteria maggiorata che potesse assicurare la stessa autonomia del modello precedente. Gli altri miglioramenti riguardano la fotocamera e la velocità di trasferimento dati sulla rete cellulare: è vero che la connettività 4G LTE è supportata solo sulle reti di alcuni operatori USA e canadesi, ma è anche vero che il nuovo iPad supporta HSPA+ e DC-HSDPA (Dual Cell HSDPA) consentendo di raggiungere velocità maggiori di iPad 2 anche sulle reti nostrane.
Detto questo, nonostante l'impatto visivo del Retina display sia notevole, se non siete soliti girare con un tablet da 10 pollici per fare foto o girare filmati, e la lettura non è l'utilizzo principale che pensate di fare del tablet, iPad 2 rimane tutt'ora una macchina più che valida e probabilmente non vale la pena di effettuare il cambio: meglio attendere la prossima generazione che, verosimilmente, dovrebbe portare una nuova architettura anche a livello di CPU. Se invece avete un iPad del 2010, il passaggio al nuovo modello offre molti più vantaggi: oltre al display ad alta risoluzione, si otterrebbe un notevole incremento di prestazioni, la doppia fotocamera (completamente assente sul primo modello), nonché la possibilità di installare alcuni software che il primo iPad non digerisce. Per i più indecisi, il punto cruciale per la decisione finale potrebbe essere l'uscita di iOS6, ma non è facile adesso prendere una decisione basata su questo aspetto.
Finora Apple ha sempre supportato i device iOS con almeno 3 major release del propriosistema mobile: a titolo di esempio, iPhone 3GS è stato lanciato nel 2009 con iOS3, è stato aggiornato nel 2010 con iOS4, e ancora oggi (2012) è supportato da iOS5; sebbene non ci sia nulla di certo, potremmo facilmente pronosticare che iOS6 verrà rilasciato in concomitanza della presentazione del prossimo iPhone (tra circa sei mesi) e che funzionerà su iPhone 4 ma non più sul 3GS. Per l'iPad del 2010 però è più difficile fare una previsione, perché il primo modello è arrivato a metà strada tra iOS3 e iOS4 e ufficialmente è già passato per 3 release di sistema.

Solar Walk
Se è vero che il primo iPad monta lo stesso processore di iPhone 4 (ovvero un SoC Apple A4) è anche vero che la RAM del primo iPad è la metà di quella dell'iPhone (256MB contro 512MB) quindi non possiamo dare nulla per scontato. Rimandare la scelta nei mesi di settembre/ottobre significherebbe arrivare a ridosso delle indiscrezioni dell'iPad successivo (e magari anche del fantomatico iPad nano da 8 pollici), indiscrezioni che complicherebbero ulteriormente la decisione. Chi ha un iPad del 2010, e lo usa intensamente, probabilmente trarrebbe molti vantaggi da un update immediato senza rimanere nell'indecisione di iOS6; chi invece utilizza iPad in modo limitato può permettersi di attendere, ed eventualmente di affrontare qualche mese con una versione di iOS non aggiornata, in attesa dell'uscita del modello 2013.
Conclusioni
In definitiva il nuovo iPad rappresenta un passo in avanti significativo nella definizione dei confini di questo mercato emergente. Uno schermo con questa definizione mantiene iPad ai vertici della categoria, soprattutto considerando che la chiusura dell'ecosistema Apple è in grado di assicurare che tutte (o quasi) le applicazioni presenti sull'App Store sfrutteranno a dovere ogni pixel del Retina Display. Chi non ha ancora un tablet, o chi ne utilizza uno già datato, può guardare al nuovo arrivato come ad buon un acquisto; per chi invece possiede già iPad 2, se riesce a resistere ai vantaggi del nuovo schermo, il consiglio è quello di attendere gli ulteriori sviluppi derivanti da un futuro cambio di architettura atteso verosimilmente nella prossima generazione 2013.
Finora Apple ha sempre supportato i device iOS con almeno 3 major release del propriosistema mobile: a titolo di esempio, iPhone 3GS è stato lanciato nel 2009 con iOS3, è stato aggiornato nel 2010 con iOS4, e ancora oggi (2012) è supportato da iOS5; sebbene non ci sia nulla di certo, potremmo facilmente pronosticare che iOS6 verrà rilasciato in concomitanza della presentazione del prossimo iPhone (tra circa sei mesi) e che funzionerà su iPhone 4 ma non più sul 3GS. Per l'iPad del 2010 però è più difficile fare una previsione, perché il primo modello è arrivato a metà strada tra iOS3 e iOS4 e ufficialmente è già passato per 3 release di sistema.

Solar Walk
Se è vero che il primo iPad monta lo stesso processore di iPhone 4 (ovvero un SoC Apple A4) è anche vero che la RAM del primo iPad è la metà di quella dell'iPhone (256MB contro 512MB) quindi non possiamo dare nulla per scontato. Rimandare la scelta nei mesi di settembre/ottobre significherebbe arrivare a ridosso delle indiscrezioni dell'iPad successivo (e magari anche del fantomatico iPad nano da 8 pollici), indiscrezioni che complicherebbero ulteriormente la decisione. Chi ha un iPad del 2010, e lo usa intensamente, probabilmente trarrebbe molti vantaggi da un update immediato senza rimanere nell'indecisione di iOS6; chi invece utilizza iPad in modo limitato può permettersi di attendere, ed eventualmente di affrontare qualche mese con una versione di iOS non aggiornata, in attesa dell'uscita del modello 2013.
Conclusioni
In definitiva il nuovo iPad rappresenta un passo in avanti significativo nella definizione dei confini di questo mercato emergente. Uno schermo con questa definizione mantiene iPad ai vertici della categoria, soprattutto considerando che la chiusura dell'ecosistema Apple è in grado di assicurare che tutte (o quasi) le applicazioni presenti sull'App Store sfrutteranno a dovere ogni pixel del Retina Display. Chi non ha ancora un tablet, o chi ne utilizza uno già datato, può guardare al nuovo arrivato come ad buon un acquisto; per chi invece possiede già iPad 2, se riesce a resistere ai vantaggi del nuovo schermo, il consiglio è quello di attendere gli ulteriori sviluppi derivanti da un futuro cambio di architettura atteso verosimilmente nella prossima generazione 2013.
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